vangeli senza storia – il profeta egiziano 13 – 324

nel post precedente di questa serie abbiamo cominciato a vedere le insanabili contraddizioni della tradizione cristiana sulla cronologia della vita di Jeshu.

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abbiamo visto che Ireneo, nella seconda meta` del secondo secolo, scrive:

Cristo fu battezzato nel Suo trentesimo anno: Lui non patì nel dodicesimo mese dopo il Suo battesimo, ma aveva più di cinquant’anni quando morì.
(Ireneo, Contro le Eresie 2.22)

ma il Vangelo secondo Luca pone l’inizio della predicazione di Johannes nel deserto all’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, cioe` al 29 d.C..

combinando le due informazioni, questo sposterebbe la morte di Jeshu agli anni dopo il 50, cioe` in un momento nel quale lo storico Giuseppe Flavio descrive l’episodio del profeta egiziano.

pero` il Vangelo secondo Giovanni lascia capire che in quel periodo, cioe` attorno agli anni 30 d.C., Jeshu sarebbe stato prossimo ai cinquant’anni, cioe` sembra anticiparne di vent’anni la nascita, implicitamente.

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abbiamo anche visto che Alessandro, vescovo di Gerusalemme e fondatore là della Biblioteca Teologica, morto alla meta` del terzo secolo, cioe` nel 250 d.C. circa, dice, sulla base di non meglio precisati  “documenti apostolici”:

Gesù era nato nel consolato di Sulpicio Camerino e Poppeo Sabino cioè nel 9 d.C. – 
fu battezzato – da Johannes – nel secondo consolato di Valerio Asiatico – vale a dire nel 46 d.C. 
morì nel terzo consolato di Nerone, con Valerio Messala  vale a dire nel 58 d.C..

qui abbiamo una cronologia precisissima, che sposta pure in avanti di circa trent’anni, la vita di Jeshu rispetto alla sua collocazione tradizionale e la avvicina moltissimo allo scoppia della guerra giudaica, l’insurrezione generale anti-romana degli ebrei, ma la rende comunque incompatibile con l’identificazione col profeta egiziano di cui parla Giuseppe Flavio, la cui azione si svolse quattro anni prima dei tempi indicati qui sopra.

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aggiungo ora la testimonianza di Eusebio di Cesarea, la figura centrale nella definizione del cristianesimo imperiale costantiniano, su una ulteriore versione del tempo della vita di Jeshu, che era stata diffusa ai suoi tempi:

9. 3. E’ dunque chiaramente dimostrata la falsità degli Atti contro il nostro Salvatore pubblicati recentemente, e il tempo indicato nel loro titolo dimostra da solo la menzogna dei compilatori.
4. Essi, infatti, pongono sotto il quarto consolato di Tiberio, che coincide col suo settimo anno di regno
– quindi nel 21 d.C. –, le sofferenze che gli Ebrei osarono infliggere al nostro Salvatore.

in questo testo, contro il quale Eusebio polemizza, di nuovo abbiamo una datazione molto precisa della morte di Jeshu, peraltro incompatibile con la versione evangelica che essa sarebbe avvenuta sotto Pilato.

ed e` questo l’argomento principale in base al quale Eusebio di Cesarea la rifiuta:

9. 4. ma in quel tempo Pilato non governava ancora la Giudea, se bisogna credere almeno alla testimonianza di Giuseppe, che indica espressamente nel libro già citato che Pilato fu nominato procuratore della Giudea da Tiberio, durante il dodicesimo anno del suo regno – cioe` nel 26 d.C..

9.2. Il medesimo scrittore – Giuseppe Flavio –, nel libro diciottesimo delle sue Antichità racconta che nell’anno dodicesimo del regno di Tiberio – cioe` nel 26 d.C. – (quest’ultimo era succeduto nell’impero ad Augusto che aveva esercitato il potere per cinquantasette anni) Ponzio Pilato ottenne la procuratura della Giudea e vi restò per dieci anni, quasi fino alla morte di Tiberio – cioe` fino al 36 d.C. .

questo passo della Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea e` dunque molto interessante perche` dimostra che ancora ai suoi tempi, cioe` all’inizio del quarto secolo, all’avvio dell’eta` costantiniana, vi erano seri dissensi sul tempo nel quale Jeshu era effettivamente vissuto.

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per concludere con un quadro di sintesi anche questa limitata rassegna:

Jeshu sarebbe nato attorno al 20 a.C. secondo una lettura possibile di un passo del Vangelo secondo Giovanni; nel 6 a.C. circa secondo il Vangelo secondo Luca e secondo Ireneo; nel 9 d.C., secondo Alessandro di Gerusalemme; non sappiamo quando secondo gli Atti dell’epoca di Eusebio di Cesarea.

una oscillazione di trent’anni.

Jeshu sarebbe stato battezzato da Johannes (Teuda?) attorno al 29 d.C. secondo il Vangelo secondo Luca, nel 46 d.C. secondo Alessandro di Gerusalemme

la sua attivita` sarebbe durata un anno secondo il Vangelo secondo Luca, tre anni secondo la lettura corrente del Vangelo secondo Giovanni, ma un periodo indefinito secondo una lettura piu` attenta, che comunque ammette anche la durata di un anno soltanto; dodici anni secondo Alessandro di Gerusalemme; vent’anni secondo Ireneo.

Jesu sarebbe morto nel 21 d.C. secondo gli Atti dell’epoca di Eusebio di Cesarea, attorno al 30 d.C. secondo il Vangelo secondo Luca, nel 58 d.C. secondo Alessandro di Gerusalemme: di nuovo abbiamo una oscillazione di date di quasi trent’anni: la durata di una generazione abbondante.

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e`davvero stupefacente che gia` alla fine del secondo secolo non si riuscisse a stabilire con certezza quando Jeshu era effettivamente vissuto e che la questione fosse discussa ancora nei due secoli successivi.

come ricorda la Einhorn, il vescovo di Gerusalemme Narcisso presiedette il grande concilio di Gerusalemme nel 198 circa e una delle questioni scottanti in quel concilio era di risolvere il “disaccordo tra i vangeli” per quanto riguarda la cronologia.

la questione dei tempi della vita di Jeshu divenne talmente importante e causa di conflitti cosi` acuti ​fra i cristiani, che divenne addirittura articolo di fede nel primo concilio di Costantinopoli del 381, che anche su questo punto modifico` la dichiarazione di fede uscita dal Concilio di Nicea del 325, il cosiddetto Simbolo Niceno.

questo diceva di Jeshu:

παθόντα, καὶ ἀναστάντα τῇ τριτῇ ἡμέρᾳ
passus [est] et resurrexit tertia die
morì e risorse il terzo giorno.

il Simbolo Niceno-Costantinopolitano corresse e integro`:

Σταυρωθέντα τε ὑπὲρ ἡμῶν ἐπὶ Ποντίου Πιλάτου, καὶ παθόντα καὶ ταφέντα. Καὶ ἀναστάντα τῇ τρίτῃ ἡμέρᾳ κατὰ τὰς Γραφάς.
Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio Pilato; passus et sepultus est. Et resurrexit tértia die, secundum Scripturas.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilatomorì e fu sepoltoIl terzo giorno è risuscitatosecondo le Scritture.

notate bene: dal 381 divento` articolo di fede che Jeshu fosse morto sotto Ponzio Pilato; e lo stesso anno nel quale tutti i vangeli non canonici, cioe` non ufficiali, da allora detti apocrifi (nascosti), furono messi fuori legge, ne fu ordinata la distruzione e venne introdotta la pena di morte per chi ne possedesse qualcuno.

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ancora piu` stupefacente, a pensarci bene, e che i vangeli canonici non contenessero nessun elemento per datarne la vita, a parte il riferimento a Pilato e ad Erode nei due piu` tardi, a cui il Vangelo secondo Luca aggiunse un riferimento al censimento di Quirinio, creando pero` una contraddizione cronologica insanabile con la contemporanea citazione di Erode, dato che quel censimento si svolse diversi anni dopo la sua morte.

il riferimento a Pilato sembrerebbe storicamente accertato, visto che ritorna anche nell’opera di uno storico serissimo come Tacito, all’inizio del secondo secolo; ma in realta` non e` affatto cosi`, dato che quel che Tacito scrive in questo famoso passo (che qualcuno ritiene interpolato, ma vogliamo esagerare?) e` semplicemente quel che si diceva fra i cristiani del tempo, non e` il frutto di qualche sua ricerca indipendente.

L’autore di questa denominazione, Cristo, sotto l’impero di Tiberio  era stato condannato al supplizio dal Procuratore Ponzio Pilato
Annales, XV, 44

strano errore fa comunque Tacito, perche` Pilato era prefetto, carica militare, allora, e non procuratore, carica politica.

lo conferma anche l’iscrizione a lui dedicata e trovata a Cesarea Marittima nel 1961:

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e` come se Tacito chiamasse oggi governatore un generale.

stranamente e` proprio lo stesso errore che fa anche il Vangelo secondo Luca:
procurante Pontio Pilato Iudaeam, 3, 1

ma poteva farlo Tacito?

e volete che il passo non sia interpolato?

oppure e` un lapsus di Tacito e l’autore del Vangelo secondo Luca copia Tacito?

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proviamo ad accettare la datazione tradizionale di questi vangeli (gli anni 50 per il Vangelo secondo Marco, il 70 per il Vangelo secondo Luca e quello secondo Matteo, e la fine del primo secolo per quello secondo Giovanni, almeno nella sua redazione definitiva, la cosa si fa ancora piu` inspiegabile.

(anche se poi queste datazioni sono inaccettabili, perche` contrastano con le informazioni di Papia nella prima meta` del secondo secolo e sono soprattutto condizionate dal mancato riconoscimento del carattere pseudoepigrafico delle Lettere attribuite a Saul/Paulus: un romanzo epistolare del secondo secolo, tranne la cosiddetta Lettera agli Ebrei, che ha basi di autenticita` ben maggiori).

il Vangelo secondo Marco, a stare a questa datazione attribuita, sarebbe stato scritto addirittura PRIMA dello svolgimento dei fatti secondo Alessandro di Gerusalemme, e anche gli altri due vangeli sarebbero stati scritti a cosi` poca distanza dagli avvenimenti – solo quarant’anni, a stare alle datazioni tradizionali – che oscillazioni di date di trent’anni non sono assolutamente comprensibili.

sarebbe come pensare che se qualcuno avesse voluto dire della morte di Kennedy all’inizio del 2000, non sapesse se era vissuto negli anni Sessanta o negli anni Novanta, cioe` soltanto dieci anni prima.

oltretutto siamo nel pieno della fioritura dell’impero romano, non in un’epoca barbarica e incolta.

insomma non si sta narrando la vita del Buddha di qualche secolo prima, ma la vita di un personaggio considerato centrale vissuto al massimo un paio di generazioni prima.

e illuminante ​l’esempio parallelo della vita di Mohammed, vissuto in una realta` ben meno sviluppata culturalmente ed ampiamente dominata dall’analfabetismo, dato che lui stesso non sapeva scrivere: la conosciamo benissimo in molti particolari ed e` collocabile in modo rigoroso nella storia del suo tempo e senza difficolta` cronologiche.

l’ignoranza dei seguaci, l’oralita` della tradizione, l’abbandono culturale delle classi povere palestinesi del tempo non bastano comunque a spiegare discrepanze cosi` enormi e nello stesso le evidenti contraddizioni con i dati storici reali della Palestina di quel periodo.

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in sostanza c’e` una sola spiegazione possibile di tutte queste contraddizioni:

si tratta di bugie diverse, inventate su una base comune da persone diverse.

ma la menzogna originaria delle tradizioni evangeliche, che domina tutto il periodo della loro composizione, fino alla meta` del secondo secolo, e` seguita da una seconda fase di falsificazione che coincide con l’inizio del quarto secolo, con la progressiva trasformazione del cristianesimo in religione ufficiale imperiale.

qui si torna a falsificare, deformare, correggere, censurare, distruggere parti fondamentali della stessa tradizione cristiana precedente che era gia` il risultato di decenni e decenni di invenzioni e deformazioni progressive.

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conclusione alquanto scoraggiante per il ricercatore che la insegue:

la verita` storica, sotto questo strato quasi insuperabile di falsificazioni, non e` riconoscibile nei testi ufficiali del cristianesimo, che non hanno piu` altro rapporto con la realta` dei fatti realmente avvenuti che quello formato da qualche vago e confuso richiamo.

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