i migranti di cui si deve parlare – 341

parlare, molto, moltissimo, dei 181.000 disgraziati entrati in Italia nel 2016 per fuggirne appena possibile, e gia` dimezzati nel 2017, perche` oramai anche in Africa e in Asia si sa che non ha senso emigrare in un paese senza prospettive.

si parla di loro per non parlare dei 250.000 giovani italiani emigrati all’estero nello stesso periodo, per mancanza di prospettive qui.

anzi parlare di loro serve a nascondere proprio gli emigranti nostri.

. . .

il vero problema dell’immigrazione italiana sta negli italiani che immigrano altrove.

emigranti-italiani-estero-20141209122559

ma su questo non hanno proposte i partiti che ci preparano una campagna elettorale isterica da terzo mondo, sotto la consumata regia berlusconiana.

l’immigrazione politicamente paga, e il popolo e` abbastanza bue per cascarci.


6 risposte a "i migranti di cui si deve parlare – 341"

  1. L’economia in tutto il mondo è economia capitalistica (poche e marginali le eccezioni), basata cioè sull’appropriazione privata del lavoro sociale. Più il capitale è libero di circolare più c’è concentrazione visto che il grosso si mangia il piccolo. Globalizzazione dunque equivale a concentrazione ed emersione di ultraplutocrati.
    Capitalismo significa insignificanza della persona e distruzione dei valori umani. Senza messa al centro del tipo di economia l’analisi mi sembra monca. Nessun progresso di civiltà nel capitalismo, a meno che la si intenda legata a smartphon et similaria…

    642
    ENTROPIA CAPITALISTICA

    La furiosa entropia del capitale
    Ha consumato in poco
    Montagne, valli e pianure,
    Foreste e mari,
    Sottosuoli e cieli,
    Corpi e menti,
    Bruciando risorse
    Di ogni futuro.

    Senza progetto
    Che non sia
    Sottrarre alla vita
    Ricchezze e potere
    Per soddisfare
    Brutali menti animali.

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    1. potrei limitarmi a dire che sono d’accordo su questi fondamenti di analisi generale.

      pero` vorrei porre una domanda: la globalizzazione e` un prodotto specifico del capitalismo, oppure il capitalismo la sfrutta solamente?

      mi rendo conto che la domanda appare capziosa e ideologica, e allora la riformulo:

      come la mettiamo con la tradizione dell’opposizione al capitalismo e col suo internazionalismo?

      se il modello socialista avesse vinto e non perso la sua battaglia col capitalismo, non ci troveremmo comunque in un pianeta globalizzato, anche se indubbiamente in modo molto diverso?

      e infine le migrazioni di massa non sono uno degli aspetti stessi della globalizzazione, che il capitalismo sfrutta per ridurre i salari, ma che comunque sono un risultato inevitabile del pregresso tecnologico?

      e se provassimo a pensare alla globalizzazione in termini di internazionalismo?

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      1. Che il progresso tecnologico porti a globalizzare il mondo avvicinando il lontano e rendendo il sapere accessibile (almeno in teoria) mi pare effettivamente inevitabile. il punto determinante lo accenni anche tu… il come.
        O si bada all’uomo ed all’ambiente pensando in modo sociale oppure, come sta avvenendo, al profitto ed allo sfruttamento senza criterio delle risorse e del pianeta tutto.
        L’inerzia capitalista senza opposizione mi fa molto pessimista.
        La perdità della diversità delle culture rimane comunque a grandissimo rischio.

        731
        NOI OCCIDENTALI

        Abbiamo, abbiamo, abbiamo,

        La TV grande a colori,
        Lo shampo con il balsamo aggiunto,
        La bici a 21 cambi,
        L’assicurazione sulla casa,
        Il navigatore,
        La giacca in gorotex,
        Il robot per impastare,
        L’abbonamento ad internet,
        I fiori alla finestra,
        la carta di credito,
        L’oki per l’emicrania.

        Ma non abbiamo più voglia
        Di guardarci e pensare il mondo.

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        1. l’opposizione globale al capitalismo e` ovviamente finita con la crisi del socialismo.

          oggi l’unica opposizione sta nell’ambientalismo, ma e` un’opposizione di tipo molto diversa, localistica ed individualistica, piuttosto che collettiva.

          e tuttavia un punto fermo rimane (per me): che non e` nella chiusura e nelle nuove barriere la risposta all’uso capitalistico della globalizzazione.

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  2. A mio parere sono due facce della stessa medaglia, LA GLOBALIZZAZIONE (correggimi pure se non ti trovi d’accordo!)
    La circolazione di denaro, beni e servizi, più o meno libera in quasi tutto il mondo (sicuramente molto più libera e rapida oggi, di quanto non fosse in passato. Il flusso di capitali a livello mondiale è aumento in maniera impressionante negli ultimi 10-15 anni… C’è stato un crollo con la crisi del 2007, ma poi è tornato a livelli nettamente superiori rispetto a 15 anni fa!), ovviamente porta a una concentrazione di denaro in poche aree del mondo che per i più svariati motivi sono particolarmente competitive in un dato settore, a scapito delle “periferie” del mondo.
    Logicamente se emigrano i soldi ed emigra il lavoro, saranno costrette ad emigrare anche le persone!

    La conseguenza è che le aree povere e sottosviluppate sono condannate a diventare sempre più povere(sicuramente il fatto che le persone più giovani e più colte dell’Africa vengano in Europa a svolgere lavori sotto-qualificati, non è di certo un arricchimento per l’Africa, così come non è stato un arricchimento per il Sud Italia il fatto che tutte le persone più giovani, e/o intraprendenti e qualificate sono emigrate ed emigrano a Nord, o il fatto che una grossa parte della migliore “forza lavoro” italiana sta emigrando in Nord Europa, USA e Australia), mentre solo le poche zone più competitive si arricchiscono.
    Ha senso tutto questo? Ha senso concentrare tutta la ricchezza in poche zone del mondo, e lasciare la “periferia” nel sottosviluppo e nella povertà?
    Certo, l’Italia ha la colpa di aver perso competitività nella maggior parte dei settori, ma in un sistema così competitivo è ovvio che saranno sempre troppo limitate (rispetto al totale) le zone capaci di attrarre e produrre ricchezza (non parlo neanche di Paesi o Stati, perché anche i Paesi più ricchi d’Europa hanno una ricchezza concentrata in poche “regioni”, con “periferie” rimaste indietro) e lavoro!

    Forse sarebbe opportuno prendere atto che il sistema economico attuale non ha molto senso (che senso ha ad esempio per un Paese formare laureati che poi, dopo essere costati anni ed anni di formazione in gran parte finanziata dallo stato, produrranno ricchezza soprattutto all’estero?), produce più problemi di quanti non ne risolva, e di rialzare un po’ di muri locali (nazionali, o anche regionali), sia a capitali, servizi e merci, che alle persone.
    O si cambia rotta, oppure sarà la fine dello stato sociale… finirà per diventare tutto (istruzione, sanità, polizia, ecc..) privatizzato!

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    1. al solito, il tuo commento e` molto impegnativo (grazie!) e la mia risposta cerchera` di esserlo altrettanto.

      premetti che immigrazione in Italia ed emigrazione dall’Italia sono due facce della stessa medaglia, la globalizzazione, e con questo credo che stai centrando il cuore del problema e fai fare indubbiamente un salto di qualita` alla discussione

      cerchero` di intervenire su alcuni dettagli, per metterli meglio a fuoco secondo il mio punto di vista.

      tu dici che la globalizzazione “porta a una concentrazione di denaro in poche aree del mondo”: puo` essere vero, ma soprattutto porta ad una concetrazione di denaro in pochissime mani.

      il fenomeno principale e` il secondo, non il primo: questo e` funzionale al secondo.

      e gli iperplutocrati non hanno veramente nazione: sono entita` impersonali, che quasi si sottraggono al potere degli stati nazionali e rappresentano un potere parallelo, per non dire alternativo, che a tratti appare piu` forte anche di loro.

      per questo la proposta di rialzare i muri locali e` completamente sbagliata, sempre a parer mio.

      e` la strada che hanno scelto il Regno Unito rispetto all’Unione Europea e l’America di Trump rispetto al resto del mondo: stiamo vedendo sin d’ora quanto sia incerta e fumosa e difficile da praticare.

      la prima conseguenza di queste scelte e` che, ostacolando il mercato globale e la libera circolazione delle merci e delle persone (che nell’economia capitalistica sono a loro volta pure merci), inevitabilmente si riduce la circolazione del denaro, cioe` il famoso PIL, e dunque – in questo sistema economico – si genera maggiore poverta`.

      nonostante ne` la Mayr ne` Trump abbiano sinora davvero realizzato nulla dei loro difficili programmi, e` gia` evidente l’effetto negativo sull’economia dei loro paesi provocato dal semplice annuncio di intenzioni abbastanza velleitarie: di piu` nel Regno Unito, dove le cose sono iniziate sei mesi prima, un po’ meno ancora negli USA, che sono arrivati un po’ dopo.

      aggiungo che la storia – che questi signori conoscono poco – ci dice anche chiaramente che una politica fondata sul protezionismo economico porta inevitabilmente anche al confronto militare e alla guerra, nel giro di tempi non troppo distanti.

      pero` facciamo conto che queste siano elucubrazioni da intellettuale, no?

      concludo dicendo che quindi non credo possibile ne` giusto fermare la globalizzazione, che e` un frutto dello straordinario sviluppo delle scoperte della civilta` umana, a meno di un crollo globale di questo sistema e di un ritorno – dove possibile – all’economia di sussistenza per isole chiuse o quasi.

      stiamo parlando di economia e dimentichiamo la crisi climatica, che effettivamente spinge in questa direzione.

      forse e` troppo tardi per invertire non il processo della globalizzazione, ma il MODO nel quale e` realizzato.

      pero` certamente la fine della globalizzazione – a parer mio – non potra` essere gestita, ma sara` catastrofica.

      le chiusure nazionalistiche che affiorano ampiamente nel mondo attuale le vedo molto di piu` come uno dei sintomi iniziali della catastrofe prossima ventura che come un progetto politico effettivamente gestibile nella media distanza per negare la globalizzazione.

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