la vita di Jeshu e quella di san Gennaro: agiografia, non biografia. il profeta egiziano 15 – 349

giustamente osservava, parlandomene dal vivo, un mio attento e caro lettore che questi miei post sul profeta egiziano, cioe` sullo Jeshu storico,​ sono piu` la storia di una ricerca personale che l’esposizione organica dei suoi risultati, e li trovava difficili e confusi.

il primo giudizio e` indubbiamente corretto: anche se mi occupo, fra tante altre cose, dello Jeshu storico da una decina d’anni, non sono ancora arrivato ad un giudizio definitivo su tutti gli aspetti del problema, e ho quasi l’impressione che questa sia la mia ultima scommessa per riuscirci.

ma non avere idee precostituite spero possa aiutarmi, piuttosto che ostacolarmi, nell’arrivare ad una interpretazione complessiva che mi convinca.

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ed e` anche per questo motivo che procedo senza fretta; dopo l’ultimo post, visto che ero incerto sulla direzione da dare al mio discorso, dato che mi si aprivano davanti due o tre percorsi diversi, ho deciso semplicemente di aspettare.

ed e` stata una buona scelta: qualcosa e` successo che mi ha definitivamente chiarito un punto centrale di metodo; e d’ora in poi sara` molto piu` facile procedere.

riparto dalle conclusioni dell’ultimo post sul tema: 
la falsificazione come metodo nei primi cristiani e lo Jesus Seminar. il profeta egiziano 13 – 329 https://wordpress.com/post/corpus15.wordpress.com/89422

ma con una acquisizione in piu`, che mi e` venuta intanto dalla casuale conoscenza dell’insieme delle tradizioni sulla vita di san Gennaro.

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dov’e` il punto di contatto? mi si potrebbe chiedere.

sul genere letterario, fate attenzione a questo punto, ipotetici lettori.

i vangeli sono oggi letti e interpretati all’interno del genere lettarario della biografia.

ma non appartengono affatto a questo genere, bensi` a quello dell’agiografia.

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differenza ben sottile, mi si potrebbe obiettare: che cos’e` l’agiografia se non la narrazione della vita di un santo o di un uomo toccato comunque dal sovrannaturale?

no, la differenza fra il genere letterario della biografia e quello dell’agiografia e` ben piu` profonda e la rivelano le due definizioni stesse.

una biografia e` la narrazione di una vita, una vita umana nella sua dimensione realistica.

una agiografia e` la narrazione delle manifestazioni del divino, del sovrannaturale, ma diciamo pure semplicemente del magico, attraverso la vita di una persona: qui il personaggio centrale non e` affatto l’essere umano di cui si parla, e la dimensione della narrazione e` religiosa, riguarda la fede, non la realta`.

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naturalmente nei tempi moderni l’agiografia e` tramontata: esistono indubbiamente ancora delle narrazioni di vite dei santi, ma sono appunto biografie, anche se di uomini considerati straordinari.

sono loro, nella loro concretezza anche illuminata dal sovrannaturale per chi ci crede, il soggetto della narrazione, e il miracolistico, che pure puo` trovare spazio, rimane un elemento di contorno di una narrazione ben ancorata al visibile della storia umana.

l’agiografia non ha nulla di simile: e` un delirio fantastico, traboccante di fede o di superstizione, a seconda di come si voglia guardarla, dove il realismo, la credibilita`, la verita` storica non solo non sono richieste, ma appaiono piuttosto elementi di disturbo.

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da un paio di secoli almeno, se non altro nella cultura alta, l’agiografia non e` piu` proponibile, se non come pittoresca curiosita`.

per questo i vangeli, nati come costruzione ampiamente collettiva, delle narrazioni agiografiche esemplari delle manifestazioni del magico sovrannaturale nella vita di Jeshu, vengono proposte oggi come biografie.

ma a questo punto i conti non tornano piu`.

all’evangelista collettivo non interessava affatto lo Jeshu storico, reale, la vita concreta di un personaggio umano comunque straordinario, in qualunque modo lo si voglia giudicare.

non cercavano la verosimiglianza, ma al contrario l’assurdo, l’inverosimile, il rovesciamento delle regole ordinarie della vita reale.

e` il credo quia absurdum di Tertulliano che spiega questa forma mentis.

quanto piu` il narrato e` inverosimile, perche` nega la realta` conosciuta, tanto piu` appare capace di donare una sovrumana speranza ed appare proprio per questo piu` degno di essere creduto.

affermare di un uomo che e` risorto dalla morte appare una pura follia, ma e` proprio per questo che l’incredibile viene creduto, a dispetto di ogni osservazione lucida e razionale.

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ed eccoci alle fantastiche leggende su san Gennaro.

la prima fonte su san Gennaro e` il Martirologio Geronimiano del V secolo, un catalogo dei martiri cristiani della chiesa latina composto da un autore vissuto fra Milano e Aquileia sulla base di un piu` antico Martirologio siriaco, forse di Nicomedia, redatto fra il 360 e il 411, ma utilizzando anche il Chronographus anni 354, noto come Calendario di Filocalo, il cui codice originale e` andato perduto ed e` noto a noi attraverso copie, e un altro Martirologio africano.

se ne hanno due diverse redazioni, quella italica e quella gallicana, che venne a sua volta variamente arricchita.

ma vi e` anche, come fonte, un Calendario Cartaginese del 505.

il primo Martirologio non ci dice dove nacque Gennaro, ma diverse tradizioni lo fanno nascere, per i beneventani a Benevento, per i napoletani a Napoli, ma non manca chi lo fa nascere in Calabria.

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cosi` nel caso di Jeshu, era noto col titolo di galileo; ma questo era pericoloso perche` ricordava l’iniziatore del movimento degli zeloti, Giuda il Galileo; venne chiamato piuttosto nazireo, probabilmente per il voto di nazireato da lui compiuto; ma come impedire che nazireo venisse interpretato piuttosto come abitante di Nazaret? eppure, per l’adempimento delle profezie (per come erano lette in quei tempi) era necessario che Jeshu nascesse a Betlemme.

ed ecco dunque uno Jeshu di Nazaret, nato invece a Betlemme.

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ma eccoci invece alla morte di san Gennaro, vescovo di Benevento, ai tempi dell’imperatore Diocleziano: si reca in visita pastorale a Pozzuoli; ma un persecutore cattivissimo, Dragonzio, fa arrestare il diacono Sossio di Pozzuoli, che stava andando a trovare l’amico Gennaro; e siccome Gennaro va a chiedere di liberarlo, viene arrestato a sua volta da Dragonzio, e ammette di essere cristiano.

viene pertanto condannato ad essere sbranato dai leoni il giorno dopo, nell’anfiteatro di Pozzuoli; ma poi il governatore si assenta, forse per rinviare l’esecuzione ed evitare tumulti della popolazione che simpatizzerebbe per Gennaro; o forse questa viene sospesa perche` gli animali feroci nel circo si inginocchiano davanti al condannato, dopo che lui li aveva benedetti.

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ma negli Atti Vaticani del VIII-IX secolo la storia e` raccontata diversamente; qui subentra il perfido giudice Timoteo, che fa imprigionare e torturare Gennaro, ma senza effetto; e alla fine lo getta in una fornace ardente: come il profeta Daniele; una volta riaperta la fornace, non solo Gennaro ne esce illeso e senza che neppure le sue vesti siano state minimamente intaccate dal fuoco, ma le fiamme investono i pagani venuti ad assistere al supplizio.

vero? che importa? ricalca il libro del profeta Daniele…

46 I servi del re, che li avevano gettati dentro, non cessarono di aumentare il fuoco nella fornace, con bitume, stoppa, pece e sarmenti. 47 La fiamma si alzava quarantanove cubiti sopra la fornace 48 e uscendo bruciò quei Caldei che si trovavano vicino alla fornace. 49 Ma l’angelo del Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco della fornace 50 e rese l’interno della fornace come se vi soffiasse dentro un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia.
Daniele 3, 46-50

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non basta ancora: Timoteo si ammala e viene guarito da Gennaro, ma non mostra gratitudine, anzi lo fa condurre all’anfiteatro di Pozzuoli per farlo sbranare dalle fiere (anche lui). 

ovviamente, anche questo tentativo fallisce: i leoni lo risparmiano.

ma il modello narrativo e` sempre lo stesso:

17 Allora il re ordinò che si prendesse Daniele e lo si gettasse nella fossa dei leoni. Il re, rivolto a Daniele, gli disse: «Quel Dio, che tu servi con perseveranza, ti possa salvare!». 18 Poi fu portata una pietra e fu posta sopra la bocca della fossa: il re la sigillò con il suo anello e con l’anello dei suoi dignitari, perché niente fosse mutato riguardo a Daniele. 19 Quindi il re ritornò al suo palazzo, passò la notte digiuno, non gli fu introdotta nessuna concubina e anche il sonno lo abbandonò.
20 La mattina dopo il re si alzò di buon’ora e allo spuntare del giorno andò in fretta alla fossa dei leoni. 21 Quando fu vicino, il re chiamò Daniele con voce mesta: «Daniele, servo del Dio vivente, il tuo Dio che tu servi con perseveranza ti ha potuto salvare dai leoni?».22 Daniele rispose: «O re, vivi in eterno! 23 Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; ma neppure contro di te, o re, ho commesso alcun male».
24 Il re fu pieno di gioia e comandò che Daniele fosse tirato fuori dalla fossa. Appena uscito, non si riscontrò in lui lesione alcuna, poiché egli aveva confidato nel suo Dio. 25 Quindi, per ordine del re, fatti venire quegli uomini che avevano accusato Daniele, furono gettati nella fossa dei leoni insieme con i figli e le mogli. Non erano ancora giunti al fondo della fossa, che i leoni si avventarono contro di loro e ne stritolarono tutte le ossa.
Daniele, 6, 17-25

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anche il racconto della decapitazione di Gennaro e` arricchito di mille particolari leggendari:

Durante il cammino verso il luogo dell’esecuzione, situato presso la Solfatara, un mendicante chiese a Gennaro un lembo della sua veste, da conservare come reliquia. Gennaro rispose che, una volta eseguita la sentenza, avrebbe potuto prendere il fazzoletto con cui sarebbe stato bendato.
Mentre il carnefice si prepara a vibrare il colpo mortale, Gennaro si porta un dito alla gola per sistemarsi il fazzoletto. In quell’istante il carnefice cala la scure, recidendo anche il dito. Quella notte, Gennaro apparve in sogno a colui che era incaricato di portare via il corpo, invitandolo a raccogliere anche il dito.

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bene, ora possiamo paragonare questi racconti con quelli dei vangeli e constatare che sono fatti della stessa materia.

qualcuno puo` credere davvero che Jeshu sia stato condotto davanti al Sinedrio, riunito in seduta straordinaria notturna, o a Pilato, noto per la durezza con la quale reprimeva nel sangue ogni cenno di insofferenza degli ebrei per il dominio romano?

qualcuno cercherebbe forse la verita` storica in queste leggende?

sarebbe follia.

e perche` ci ostiniamo allora a cercarla nei vangeli e negli altri testi che formano il Nuovo Testamento cristiano?

solo per un riguardo all’opinione dei cristiani e alla loro fede?

ecco l’errore marchiano di metodo su cui vanno a sbattere da decenni centinaia di studiosi delle origini cristiani: cercano la storia dove regna la fantasia.

sono storie bellissime, hanno plasmato la nostra cultura, con effetti anche benefici, non solo negativi: puo` bastare questa valutazione parzialmente positiva?

oppure dobbiamo per forza mentire, altrimenti qualcuno si offende, e dire che le crediamo vere?

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quei testi nascono in una societa`, quella antica, di cui abbiamo una rappresentazione forzata, e che interpretiamo alla luce della moderna mentalita` razionalistica e scientifica.

ma il mondo antico era dominato dal pensiero magico: nessuno degli avversari del cristianesimo nascente contesta mai che Jeshu abbia effettivamente potuto compiere i numerosi miracoli che gli venivano attribuiti.

questo negato consenso, questa incredulita` sono moderne , non sono antiche.

ma i testi sacri cristiani nascono nella cultura del fideismo magico e superstizioso; per trasferirli nella cultura moderna bisogna farne dei testi storici.

ma questa trasformazione non e` affatto possibile.

i documenti del cristianesimo nascente sono testi agiografici, non storici.

mescolano assieme, senza riguardo, mille elementi di storie diverse, probabilmente anche di persone diverse delle origini del movimento, che vengono attribuite tutte ad un unico protagonista, e anche di leggende e profezie che dovevano essere state realizzate.

non interessa  loro la misera verita` della storia umana concreta, ma quella ben piu` luminosa e straordinaria del miracoloso che illumina la loro fede contro la realta`.

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per questo, se vogliamo la storia del cristianesimo nascente e qualche traccia quasi impossibile della vita di uno Jeshu storico, dobbiamo cercarle negli storici, non nel confuso corpus di leggende confluite alla fine nella narrazione fantasmagorica della sua vita e dei suoi presunti miracoli.


Una risposta a "la vita di Jeshu e quella di san Gennaro: agiografia, non biografia. il profeta egiziano 15 – 349"

  1. La cosa che più mi incuriosisce è come mai a questa narrazione biografica su Gesù, fatta da terzi, si sia data così tanta importanza tanto da diventare documento ufficiale della Chiesa cattolica, mentre a certe biografie di gente più recente, che dice di vedere la Madonna, che dice di fare miracoli, che dice di essere speciale, non si dà alcuna considerazione e anzi la Chiesa Cattolica fa di tutto per evitare un giudizio in merito. Mi chiedo, ma perchè quegli evangelisti allora sono stati creduti su ciò che scrivevano e oggi invece tutto viene preso per falso? Cosa c’era di speciale nei loro scritti che non c’è oggi? Cosa c’era di speciale in questo Jeshu e perchè oggi anche se ci sono predicatori e santoni vari esaltati e adorati da molta gente, non si scrivono altre Bibbie e non si credono dei Messia anche loro? Mi sembra che la Chiesa abbia preso qualcosa e fatto sì che fosse Vangelo e abbia rinnegato tutto il resto di quello che esisteva, sia prima che dopo. Inoltre non dimentichiamo che ufficialmente Gesù era ebreo e che fu educato ai misteri essenici, e che non creò nessuna Chiesa ma andò in giro a predicare, come fanno molti santoni e predicatori americani, che oggi vengono presi per sfruttatori e speculatori. Mi chiedo, perchè allora la gente ha creduto agli evangelisti e non crede al divino in questi santoni moderni? Perchè le loro testimonianze non sono state incluse nella Bibbia o in qualche altro testo sacro? Troppo comodo mettere quello che hanno detto Marco, Luca e Giovanni e lasciar fuori tutti gli altri. Succede questo anche nelle altre religioni monoteiste?

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