Ezechia era un asmoneo? ma allora anche Giuda il Galileo. e Jeshu? – il profeta egiziano 17 – 356

a pensarci bene anche solo un attimo e` davvero sconcertante che la storia della Palestina del tempo di Jeshu sia praticamente sconosciuta, salvo pochissimi specialisti di storia ebraica, ma difficilmente di storia del cristianesimo.

l’ambientazione storica della vicenda di Jeshu, come narrata nei vangeli, difficilmente va oltre le poche e confuse notizie in essi contenute: ci sta il dominio romano, con Ponzio Pilato, ma nello stesso tempo un re locale, Erode (e pochi sanno che il primo Erode, quello della nascita, e` diverso dal secondo, quello che compare nel Vangelo secondo Luca, al momento della condanna a morte di Jeshu, ma non negli altri); ma ogni conoscenza del quadro storico preciso dell’ebraismo politico al tempo di Jeshu e` assente dalle riflessioni sulla sua figura come personaggio storico.

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e non a caso, aggiungo: perche` la prima vistosa incongruenza delle narrazioni evangeliche e` la stupefacente assenza di questo quadro storico in loro, che basta da solo a dimostrarne la formazione tarda, fuori contesto, e il carattere leggendario.

solo di recente e` emersa una attenzione verso le tendenze religiose e politiche del mondo ebraico dell’epoca, e con questa la scoperta del preciso rapporto della figura di Jeshu col mondo degli zeloti, cioe` potremmo chiamarli oggi gli ebraisti intransigenti, e che e` ben documentata da una pluralita` di fonti storiche antiche.

rapporto in realta` per nulla lineare, come vedremo meglio proprio approfondendo la storia ebraica del periodo, ma comunque indiscutibile, almeno come riferimento di fondo.

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per dimostrarlo mi limito ad un accenno, semplice, ma risolutivo:

4 E non temete coloro che uccidono il corpo ma non possono uccidere l’anima. 5 Temete piuttosto  colui che puo` far perire l’anima e il corpo nella Geènna. 6 Cinque passeri non si vendono forse per due assi? Eppure nemmeno uno di essi cade sulla terra senza il consenso del proprio Padre. 7 Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete paura: voi valete più di molti passeri.

fonte Q, poi confluita nei vangeli secondo Luca e secondo Matteo.

Libro XVIII:23 – 6. Giuda il Galileo si pose come guida di una quarta filosofia. Questa scuola concorda con tutte le opinioni dei Farisei eccetto nel fatto che costoro hanno un ardentissimo amore per la libertà, convinti come sono che solo Dio è loro guida e padrone. Ad essi poco importa affrontare forme di morte non comuni, permettere che la vendetta si scagli contro parenti e amici, purché possano evitare di chiamare un uomo padrone.
Giuseppe Flavio, Antichita` Giudaiche

Libro VII:323 “Da gran tempo noi avevamo deciso, o miei valorosi, di non riconoscere come nostri padroni né i romani né alcun altro all’infuori del Dio, perché egli solo è il vero e giusto signore degli uomini; ed ecco che ora è arrivato il momento di confermare con i fatti quei propositi.
324 In tale momento badiamo a non coprirci di vergogna, noi che prima non ci siamo piegati nemmeno a una servitù che non comportava pericoli, e che ora assieme alla schiavitù ci attireremo i più terribili castighi se cadremo vivi nelle mani dei romani. Siamo stati i primi, infatti, a ribellarci a loro e gli ultimi a deporre le armi.
325 Credo poi che sia una grazia concessaci dal Dio questa di poter morire con onore e in libertà, mentre ciò non fu possibile ad altri, che furono vinti inaspettatamente. […]
343 Da gran tempo, infatti, e sin da quando la nostra mente ha cominciato ad aprirsi, la disciplina tradizionale e i precetti divini ci hanno sempre insegnato – e i nostri avi ce l’hanno confermato con il loro agire e con il loro pensare – che per gli uomini è una disgrazia vivere, non morire.
Libro VII:344 La morte infatti, donando la libertà alle anime, fa sì che esse possano raggiungere quel luogo di purezza che è la loro sede propria, dove andranno esenti da ogni calamità, mentre finché sono prigioniere in un corpo mortale, schiacciate sotto il peso dei suoi malanni, allora sì che esse son morte, se vogliamo dire il vero; infatti il divino mal s’adatta a coesistere col mortale.
345 Senza dubbio, grandi cose può realizzare l’anima anche quando è prigioniera di un corpo; essa infatti fa di questo il suo organo di percezione e invisibilmente lo muove e lo guida a compiere opere che vanno al di là della sua natura mortale; 346 ma una volta che, affrancata dal peso che la trascina in basso verso la terra e ve la tiene avvinta, essa raggiunge la sua sede naturale, allora partecipa di un potere straordinario e di una forza che non patisce alcuna limitazione, continuando ad essere invisibile agli occhi umani come lo stesso Dio.
Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica, VII
– dal discorso di Eleazar per ordinare il suicidio nel 73 d.C. di tutti gli ultimi resistenti assediata dai romani nella fortezza di Masada.

il tema della immortalita` dell’anima e della conseguente mancanza di paura della morte attraversa allo stesso modo la prima predicazione dei seguaci di Jeshu come la propaganda degli zeloti.

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la storia della Palestina ebraica prima di Jeshu conviene farla iniziare da; momento in cui Mitridate, ultimo figlio di re Antioco III di Siria, svento` il colpo di stato del primo ministro Eliodoro contro suo fratello Seleuco nel 175 a.C., e sali` al potereprima come reggente e tutore del figlio minore di suo fratello ed erede legittimo,  Antioco, e poi da solo, dopo averlo fatto uccidere, assumendo il nome di Antioco IV, detto Epifane.

di ritorno da una guerra condotta in Egitto nel 168 a.C., Antioco IV saccheggiò Gerusalemme, sterminò gran parte della popolazione, rapinò gli arredi sacri del tempio e, nel quadro di una ellenizzazione forzata del suo impero, proibì conla pena di morte la pratica della religione ebraica, poi costrui` una grande fortezza sulla sommità di Gerusalemme, consacrò il Tempio a Giove Olimpo, introducendovi una sua statua e costringendo le èlite ebraiche a fare sacrifici in onore delle divinità pagane.

ma, partito Antioco IV da Gerusalemme, tra gli ebrei scoppio` la rivolta, guidata da Mattatia sacerdote ebreo, appartenente alla famiglia degli Asmonei (dal nome del bisnonno di Mattatia): questi  uccise l’apostata ebreo preposto al nuovo culto e poi si rifugiò sui monti insieme ai suoi cinque figli e a numerosi seguaci.

dopo la sua morte per vecchiaia nel 166 a.C.,  i figli Simone, Giuda e Gionata, detti Maccabei, proseguirono la lotta.

queste vicende sono narrate (ma con una datazione sbagliata) nel Primo Libro dei Maccabei, che col Secondo, fa parte della Bibbia cattolica e ortodossa, ma non di quella ebraica ne` di quella protestante​; mentre altri due libri del ciclo dei Maccabei sono riconosciuti come sacri dalla sola chiesa ortodossa (il quarto risale giusto al periodo della presunta nascita di Jeshu), e il quinto non e` riconosciuto come sacro da nessuna religione, ci e` arrivato in una traduzione araba, ed e` stato composto alla fine del I secolo d.C.

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Giuda, figlio di Mattatia, divenne l’eroe della ribellione ebraica contro Antioco IV  ed  assunse il soprannome di “Maccabeo”,che accenna a un versetto dell’Esodo (“Chi è come Te tra i potenti, o Eterno?”), le cui parole formano con le loro iniziali il termine “Maccabi” derivante dall’ebraico “maqqabah” (martello).

e Giuda Maccabeo, con i suoi partigiani, riuscì a liberare Gerusalemme, riconquistando il Tempio.

dopo diverse campagne vittoriose contro vari generali mandati a reprimere la rivolta da Antioco IV (Gorgia, Lisia e Nicanore), ed essere divenuto alleato di Roma, dopo la morte di Antioco IV, Giuda viene tuttavia sopraffatto dal suo successore, il figlio Antioco V e muore in battaglia nel 160 a.C.; Gerusalemme viene quindi riconquistata dai re siriani.

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e` al suo tempo (165 a. C. circa) che deve essere fatta risalire la versione definitiva del Libro di Daniele, con le sue oscure profezie.

vale la pena di riportarle, per avere un’idea del modo di pensare che guidava gli ebrei nella loro lotto per la propia identita` nazionale e religiosa:

9, 24 Settanta settimane sono fissate
per il tuo popolo e per la tua santa città
per mettere fine all’empietà,
mettere i sigilli ai peccati,
espiare l’iniquità,
stabilire una giustizia eterna,
suggellare visione e profezia
e ungere il Santo dei Santi.
25 Sappi e intendi bene:
da quando uscì la parola
sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme
fino a un principe consacrato,
vi saranno sette settimane.
Durante sessantadue settimane
saranno restaurati, riedificati piazze e fossati,
e ciò in tempi angosciosi.
26 Dopo sessantadue settimane,
un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui.
Il popolo di un principe che verrà
distruggerà la città e il santuario;
la sua fine sarà un’inondazione
e guerra e desolazioni sono decretate fino all’ultimo.
27 Egli stringerà una solida alleanza con molti
per una settimana e, nello spazio di metà settimana,
farà cessare il sacrificio e l’offerta;
sull’ala del tempio porrà l’abominio devastante,
finché un decreto di rovina
non si riversi sul devastatore».

10,Il giorno ventiquattro del primo mese, mentre stavo sulla sponda del grande fiume, cioè il Tigri, alzai gli occhi e guardai, ed ecco un figlio dell’uomo vestito di lino, con ai fianchi una cintura d’oro di Ufaz; il suo corpo somigliava a topazio, la sua faccia aveva l’aspetto della folgore, i suoi occhi erano come fiamme di fuoco, le sue braccia e le sue gambe somigliavano a bronzo lucente e il suono delle sue parole pareva il clamore di una moltitudine.

12, 5 Io, Daniele, stavo guardando, ed ecco altri due che stavano in piedi, uno di qua sulla sponda del fiume, l’altro di là sull’altra sponda. Uno disse all’uomo vestito di lino, che era sulle acque del fiume: «Quando si compiranno queste cose meravigliose?». Udii l’uomo vestito di lino, che era sulle acque del fiume, il quale, alzate la destra e la sinistra al cielo, giurò per colui che vive in eterno che tutte queste cose si sarebbero realizzate fra un tempo, tempi e metà di un tempo, quando fosse giunta a compimento la distruzione della potenza del popolo santo.
Io udii bene, ma non compresi, e dissi: «Signore mio, quale sarà la fine di queste cose?». Egli mi rispose: «Va’, Daniele, queste parole sono nascoste e sigillate fino al tempo della fine. 10 Molti saranno purificati, resi candidi, integri, ma gli empi agiranno empiamente: nessuno degli empi intenderà queste cose, ma i saggi le intenderanno. 11 Ora, dal tempo in cui sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà eretto l’abominio devastante, passeranno milleduecentonovanta giorni. 12 Beato chi aspetterà con pazienza e giungerà a milletrecentotrentacinque giorni. 13 Tu, va’ pure alla tua fine e riposa: ti alzerai per la tua sorte alla fine dei giorni».

questo, per quanto possa essere sconcertante, e` il quadro culturale di quel periodo, per gli ebrei.

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l’eredita` di Giuda Maccabeo viene tuttavia assunta dal fratello Gionata, che riprende la guerriglia contro i Seleucidi, tra i quali si avvicendano diversi re, intanto, per 18 anni, fino al 143, e diventa di fatto re di Israele, anche se propriamente non puo` assumere questo titolo, dato che la famiglia non discendeva da Davide, alla cui discendenza soltanto spettava questo titolo, ma era di origine sacerdotale, e dunque, come i fratelli che si avvicendano alla guida del popolo, assume il nome di etnarca.

anche Gionata alla fine cade vittima di un agguato, e viene sostituito dal fratello Simone, che esercita il potere per una decina d’anni, sempre in un quadro di alleanza con i Romani e di lotta contro i sovrani della Siria; alla fine anche Simone viene ucciso durante un banchetto per il tradimento di un suo generale, assieme a suoi due figli, probabilmente per ordine di Tolomeo, loro cognato.

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subentra, nel 134 a.C., il figlio superstite di Simone, Giovanni Ircano I, per trasmissione dinastica del titolo all’interno della famiglia degli Asmonei.

questi, anche grazie all’alleanza proseguita con Roma, ampliò notevolmente il regno di Giudea portandolo alla sua massima potenza, fino a comprendere l’Idumea, i cui abitanti, gli Edomiti, furono obbligati a convertirsi, e divennero dunque ebrei.

ebbe cinque figli:

alla sua morte nel 104 a.C. gli succedette prima, brevemente, il figlio Aristobulo I, il primo a darsi il titolo ufficiale di re, che fece uccidere il fratello Antigono, che pure amava, ma che temeva per le dicerie sul suo conto che giravano per la corte, e per lo stesso motivo fece imprigionare e lascio` morire di fame la madre, e mori` dopo un anno di regno.

la vedova Salina o Salome`, detta Alessandra in greco, fece liberare i tre fratelli rimasti e designo` come re il fratello e successore Alessandro Ianneo, ritenendolo piu` adatto e sposandolo anche. 

questi regno` dal 103 al 76 a.C. e parteggiò per i Sadducei nelle loro lotte contro i Farisei, facendo crocifiggere 800 di questi attorno alle mura di Gerusalemme; quanto ai due fratelli sopravvissuti di Alessandro Ianneo, questi ne aveva fatto uccidere uno, che macchinava per il trono, vero o falso che fosse il sospetto, mentre tenne in onore l’altro suo fratello che preferiva vivere lontano dagli affari pubbliciGiuseppe Flavio, Antichita` Giudaiche, Libro XIII, 323.

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alla morte del marito Alessandro Ianneo fu appunto Alessandra Salomè a regnare fino al 67 a.C., e favorì invece i Farisei; e questa mori` a 72 anni, nel corso di una rivolta per la presa del potere, che assunse anche il significato di un tentativo di ridimensionare il potere dei farisei, iniziata dal figlio Aristobulo approfittando appunto della malattia della madre.

Libro XIII, 410 Per l’intera regione c’era tranquillità, eccetto che nei Farisei; costoro sobillavano i sentimenti della regina e tentavano di persuaderla a uccidere quelli che avevano spinto Alessandro Ianneo a mettere a morte gli ottocento. Più tardi essi stessi ne eliminarono uno, di nome Diogene, e la sua morte fu seguita da quella di uno dopo l’altro, 411 fino a che i cittadini più importanti andarono alla reggia e tra essi Aristobulo: ovviamente costui disapprovava quanto stava accadendo, e mostrava chiaramente che alla prima occasione che gli si offrisse, non avrebbe lasciato a sua madre alcun potere.

Libro XIII:422 – 5. Qualche tempo dopo la regina fu colpita da una pericolosa infermità, perciò Aristobulo decise di compiere il tentativo di prendere il potere: fuggì nascostamente di notte con uno dei suoi attendenti, e andò in giro tra le fortezze ove erano stati suddivisi gli amici di suo padre.
423 Da tempo mal sopportava l’agire di sua madre, proprio allora temeva che alla sua morte tutta la loro famiglia cadesse sotto il governo dei Farisei; vedeva, infatti, l’incapacità del fratello destinato a succederle sul trono. […]
425 Il giorno appresso la regina fu informata della fuga di Aristobulo, e per un certo periodo pensò che la sua partenza non fosse motivata da un inizio di rivolta; ma allorché si succedettero molti corrieri e l’un dopo l’altro riferivano che aveva occupato la prima fortezza, in seguito la seconda, e poi tutte: una volta che la prima aveva dato l’inizio, una alla volta si sottomisero tutte al suo volere; infine tanto la regina quanto la nazione si trovarono nella più grande costernazione.

426 Sapevano, infatti, che Aristobulo non era lungi da impadronirsi del trono, ed erano molto spaventati che egli potesse esigere adeguata soddisfazione per gli eccessi compiuti contro la sua casa. Decisero perciò di rinchiudere sua moglie e i figli nella fortezza sovrastante il tempio.
427 Intanto Aristobulo riceveva molte adesioni da ogni parte, tanto che si era formato attorno a lui un vero seguito regale. Soltanto in quindici giorni aveva occupato ventidue fortezze e ottenuto da esse risorse, radunò un esercito dal Libano, dalla Traconitide e da principi locali. Questi uomini si sottomisero subito a lui, attratti dalla parte più forte, e d’altronde ritenevano che aiutando Aristobulo potevano essere utili al suo regno non meno di quelli che gli erano più vicini in quanto erano stati gli strumenti della sua conquista.
428 Intanto gli anziani dei Giudei e Ircano andarono dalla regina e la pregarono di dar loro qualche consiglio in merito alla presente situazione. Aristobulo, asserivano, era già padrone di quasi tutta la regione per il fatto che aveva occupato un notevole numero di fortezze; tuttavia non era giunto ancora il momento di fare dei piani da soli, per quanto grave fosse la malattia, lei era ancora viva; tuttavia il pericolo non era affatto lontano.
429 Lei rispose di fare quanto giudicavano fosse meglio, assicurando che le loro risorse erano abbondanti: una nazione in buone condizioni, un esercito e ricchezze nei gazofilaci. Quanto a lei, non si dava più gran pensiero dei pubblici affari, giacché la sua forza fisica le stava venendo meno.
430 – 6. Non molto dopo che aveva pronunciato queste parole, morì. Regnò nove anni, e visse in tutto settantadue anni. Era una donna che non mostrò alcuna delle debolezze del suo sesso; portata in modo eccessivo dal desiderio di comandare, mostrò con le sue gesta l’abilità di realizzare i suoi piani e nello stesso tempo manifestò la follia di quegli uomini che continuamente vengono meno ad ogni valore nel mantenere il potere sovrano.
431 Lei, infatti, valutava più il presente che il futuro, e facendo ogni cosa secondaria rispetto alla regola assoluta, in vista di questo, non si diede pensiero né del decoro né della giustizia. Alla fine le cose andarono in modo così sfortunato per il suo casato che per quel potere che ella acquistò attraverso grandi pericoli e difficoltà, di lì a poco le fu tolto sia per il suo desiderio di cose non convenienti a una donna e sia perché adottò gli stessi sentimenti di coloro che erano contrari alla sua famiglia, e anche perché lasciò il regno senza alcuno che avesse a cuore i suoi interessi.
432 E anche dopo la sua morte fu la causa per cui il palazzo si riempì di sfortune e di disordini, sorti dalle misure pubbliche prese da lei durante la sua vita. Tuttavia nonostante abbia regnato in tale maniera mantenne la nazione in pace. Così, dunque, fu la fine di Alessandra.

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il primo figlio di Alessandro Ianneo, Giovanni Ircano II, aveva ereditato il titolo di sommo sacerdote alla morte del padre nel 76 a.C. e divenne anche re dopo quella della madre Alessandra Salome` nel 67 a.C., ma fu contrastato dal fratello Aristobulo II; ne scaturì una guerra civile che offrì a Roma il pretesto per intervenire.

Gerusalemme fu conquistata quindi da Pompeo nel 63 a.C.

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la storia di questa dinastia degli Asmonei e`, dunque, come si vede, l’immagine di una trista e sanguinaria decadenza che nel giro di un secolo aveva portato i discendenti di una orgogliosa lotta per il mantenimento della identita` ebraica ad essere i portatori di una visione ellenistica del potere e della cultura; per non parlare delle lotte dinastiche fratricide che portarono quasi ad una autodissoluzione della famiglia.

il grado di violenza interfamiliare, ma non solo, che si esprime in queste vicende e` talmente allucinante ai nostri occhi che meriterebbe una riflessione antropologica sull’intrinseca ferocia del potere poltico tra gli esseri umani, e induce ai riflettere positivamente sul cambiamento almeno parziale portato attraverso i secoli non tanto dal cristianesimo in se stesso, durante il quale esse continuarono, sia pure in forme a volte attenuate, ma dal processo di incivilimento e di uscita dalla barbarie, che oggi ci appare cosi` fragile e provvisorio.

si comprende comunque benissimo, credo, come la legge del perdono e l’invito alla mitezza potessero risultare la piu` radicale forma di opposizione politica, ben piu` di oggi, dove comunque ci si attende nella vita politica, standard di violenza molto piu` attenuati.

la storia degli Asmonei come sovrani di Israele non e` ancora finita del tutto, e non abbiamo ancora gettato uno sguardo sulla successiva ferocia senza eguali di Erode il Grande e dei suoi successori, ma della fase successiva alla conquista romana ad opera di Pompeo ho gia` parlato nel post precedente di questa serie: ma chi era Zaccaria? il profeta egiziano 16 – 353

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il passaggio della Palestina al controllo diretto romano aggravo` comunque la situazione, dando la via a movimenti di ribellione e guerriglia diffusi, che trasferirono nella vita degli uomi comuni le violenze e le atrocita` che erano appannaggio degli uomini di governo e delle loro cerchie familiari.

quelli che precedettero la figura di Jeshu furono dunque in Palestina decenni di transizione violenta e confusa, in cui l’inetto Giovanni Ircano II, che aveva mantenuto la carica di sommo sacerdote, fu anche riportato sul trono da Giulio Cesare nel 47 a.C., per poi perderlo definitivamente a favore dello spregiudicato Erode, poi detto il Grande.

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questi era uno dei due figli di un suo procuratore, Antipatro figlio a sua volta di Antipa, che divenne il principale consigliere e ministro di Giovanni Ircano II,  al momento del suo ritorno alla carica di re, stringendo forti legami con la Repubblica romana: Giulio Cesare nominò infatti Antipatro, che era un suo cliente, procuratore di Giudea nel 47 a.C., in concomitanza con la restituzione formale del trono a Giovanni Ircano II; e a sua volta Antipatro nominò i propri figli Fasaele ed Erode governatori di Gerusalemme e della Galilea, rispettivamente; e dopo che nel 43 a.C. il padre Antipatro fu assassinato, questi furono elevati al rango di tetrarchi da Marco Antonio nel 41 a.C.

poi Erode, che aveva comunque sposato Mariamne, della famiglia degli Asmonei, venne nominato re della Giudea nel 40 a.C., dopoche i Parti avevano ucciso il fratello Fasaele.

segui` il suo scontro con Antigono Mattatia, il secondo figlio di Aristobulo II, il fratello del re regnante Giovanni Ircano II, e dunque ultimo erede degli Asmonei, che pure si considero` re dal 40 a.C. al 37, quando fu catturato e portato prigioniero a Roma.

Libro XIV, 489 Ma Erode temeva che Antigono custodito da Antonio e da lui portato a Roma, perorasse davanti al Senato la sua causa e dimostrasse di essere discendente di re, mentre Erode era un comune cittadino e i suoi figli avrebbero regnato in virtù della loro stirpe, 490 nonostante che egli avesse offeso i Romani; a motivo di questo timore, Erode diede ad Antonio molto denaro e lo convinse a liberarsi di Antigono.

cosi` Antigono Mattatia fu ucciso da Marco Antonio nel 37 a.C.:

Libro XV, 8 Ricevuto Antigono prigioniero, Antonio decise di mantenerlo fino al suo trionfo; ma quando sentì che la nazione tramava ribellioni e restava fedele ad Antigono e portava odio a Erode, decise di tagliargli la testa in Antiochia, 9 perché difficilmente si poteva tenere quieti i Giudei con un altro modo. Strabone di Cappadocia conferma le mie parole allorché scrive come segue:
“Antonio decapitò Antigono che gli era stato condotto ad Antiochia. Egli fu il primo Romano che decise di decapitare un re, poiché pensava che non vi fosse altro mezzo che potesse mutare l’attitudine dei Giudei affinché accettassero Erode, che era stato posto in suo luogo; poiché neppure sotto la tortura, essi li avrebbero sottomessi a proclamarlo re, 10 tanto alto era il concetto che avevano del re antecedente. E così pensava che tale infamia scemasse, in qualche modo, il ricordo che avevano di lui e attenuasse l’odio che nutrivano per Erode”.
Così Strabone.

Libro XIV, 489 Fatto questo, Erode si liberò dal timore e allo stesso tempo ebbe fine il potere degli Asmonei dopo centoventisei anni. Splendida e illustre fu la loro casata sia per il lignaggio sia per il loro ufficio sacerdotale, e ancora per le gesta compiute dai suoi fondatori per la nazione.
491 Persero però il potere regio a motivo delle lotte interne e lo passarono ad Erode, figlio di Antipatro, venuto da una comune famiglia popolare e da una stirpe che era soggetta ai re. Tale, dunque, è il racconto che noi abbiamo ricevuto sulla fine della stirpe degli Asmonei.

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se Antigono Mattatia era l’ultimo degli Asmonei che aveva esercitato il potere, non era pero` l’ultimo di questa famiglia ancora in vita, come dimostra poi l’uccisione da parte di Erode del figlio di questi, di nome Aristobulo, come il nonno, che era anche il fratello non ancora diciottenne di sua moglie Mariamne, e a cui Erode aveva conferito un anno prima il sommo sacerdozio, togliendolo a suo figlio Ananel.

entrambi i fratelli, Mariamne e Aristobulo, figli di Alessandra, figlia di Ircano, e di Alessandro, figlio del re Aristobulo, erano di straordinaria bellezza, tanto che Marco Antonio ne aveva voluto i ritratti, avendone sentito parlare da un amico che li aveva visti di persona, e aveva poi chiesto che gli venisse mandato almeno il ragazzo, non volendo suscitare la gelosia di Cleopatra per la ragazza, ma Erode aveva abilmente eluso la domanda.

Libro XV, 29 Quando Erode seppe questo, decise che per lui non era sicuro mandare Aristobulo, ragazzo di somma avvenenza – non aveva che sedici anni – di famiglia distinta, ad Antonio, allora più potente di ogni altro Romano e pronto a servirsene per scopi erotici e capace di indulgere nei piaceri senza riguardo, a motivo del suo potere.

30 Perciò gli rispose dicendo che, se il ragazzo mettesse soltanto i piedi fuori della regione, tutta la terra si riempirebbe di disordini e di guerra, poiché i Giudei avevano speranze di un rovesciamento di governo col passaggio del comando a un altro re.

ma poco dopo Erode fece uccidere il bellissimo Aristobulo e si tolse ogni preoccupazione ulteriore sulle contestazioni possibili da parte degli Asmonei.

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il racconto di questo delitto in Giuseppe Flavio, Antichita` Giudaiche,​ e` veramente atroce:

Libro XV, 51 Aristobulo era un giovane di diciasette anni quando salì all’altare per compiere i sacrifici secondo la legge: indossava l’abito ornato dei sommi sacerdoti ed eseguiva i riti del culto, era straordinariamente di bell’aspetto e più alto della maggior parte dei giovani della sua età, mostrava perciò tutta la nobiltà della sua stirpe.
52 Sorse così tra il popolo uno spontaneo sentimento di affezione verso di lui e venne in mente a tutti la memoria viva delle gesta compiute dal suo nonno Aristobulo. Gradualmente sopraffatti, rivelarono i loro sentimenti di gioia e, allo stesso tempo, di dolorosa emozione, e gli gridarono voci di augurio miste a preghiere, cosicché fu evidente l’affetto della folla e la manifestazione delle loro emozioni parve troppo impulsiva per la vista di un re.
53 Fatto sta che per tutte queste cose Erode decise di mandare ad effetto i suoi disegni contro il giovane. Terminata la festa, banchettarono a Gerico ospiti di Alessandra; egli dimostrava molta gentilezza verso il giovane e lo portò a bere senza paura, ed era pronto a unirsi al suo gioco e si comportava come un giovane per fargli piacere.
54 Ma il luogo era naturalmente molto caldo, ed essi presto si recarono in gruppo a compiere una passeggiata; nella località si trovavano vasche da bagno, alcune delle quali, di fianco al palazzo, erano spaziose, e così si rinfrescarono dall’eccessivo calore del mezzodì.
55 All’inizio osservarono dei servi e amici che nuotavano, poi, stimolati da Erode, la gioventù fu indotta a raggiungerli; quando sopravvenne la notte ed egli ancora seguitava a nuotare, alcuni amici – ai quali erano stati dati ordini di comportarsi così – lo presero, lo tuffarono giù e lo trattennero sott’acqua come per gioco, e non lo lasciarono risalire fino a che non fu completamente affogato.
56 In questo modo fece Erode fuori Aristobulo, quand’egli aveva al massimo diciotto anni e aveva per un anno tenuto il sommo sacerdozio. Questo ufficio fu nuovamente ripreso da Ananel.

con questo ulteriore omicidio Erode voleva anche punire la madre di lui Alessandra, cioe` sua suocera, la sorella di Aristobulo, per i suoi intrighi contro di lui, che la avevano indotta a scrivere a Cleopatra e ad otterne l’appoggio con la proposta di rifugiarsi da lei con suo figlio Aristobulo; ma con l’uccisione di questo Erode pose anche termine definitivamente ad ogni pretesa dinastica degli Asmonei, avendoli sterminati tutti, almeno si direbbe (ma vedremo meglio piu` avanti), dato che l’ultima erede della dinastia era sua moglie Mariamne.

ma e` anche vero che in seguito, aizzato dalla sorella che la odiava, Erode fece uccidere anche lei, pur amandola follemente, al punto di arrivare sull’orlo del suicidio per il rimorso: prima di procurarsi comunque altre cinque mogli, fra cui una ulteriore Mariamne ed averne diversi figli, alcuni dei quali fece peraltro uccidere.

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credo che sia molto difficile, per non dire impossibile, a giudicare dalla fatica che io stesso ho fatto, seguire nei dettagli tutte le vicende di questi uomini spregiudicati e incredibilmente sanguinari, storie dove l’omicidio regna, preferibilmente in famiglia e che costituiscono buona parte dell’opera Antiquitates Iudaicae di Giuseppe Flavio, qui riassunta velocemente e un poco faticosamente.

ma e` proprio questo insieme di vicende di un potere palesemente degenerato che vede sorgere il movimento degli zeloti, all’inizio in parallelo col passaggio della Palestina sotto il potere romano.

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Giuseppe Flavio non ne parla volentieri nelle sue due opere storiche; li considera evidentemente i responsabili principali della rovina del popolo ebraico, per la rivolta e la successiva catastrofica guerra contro i Romani; e li definisce sempre o quasi col nome spregiativo di briganti.

e sembra voglia costantemente sminuirne il ruolo e l’importanza nella storia di Israele.

certamente Giuseppe Flavio e` uno storico, il che significa che si sforza di dare notiuzie fondate e verificate, ma questo non significa affatto che sia anche obiettivo, anzi la sua opera e` una operazione politica molto precisa: dimostrare che e` Flavio Vespasiano, il nuovo imperatore di Roma, vincitore degli ebrei nella guerra giudaica e succeduto a Nerone alla fine dell’anno convulso dei quattro imperatori, il figlio dell’uomo profetizzato nel libro del profeta Daniele come il fondatore di un impero universale e pacifico che sarebbe nato in Palestina. 

e` talmente centrale nella sua vita di protagonista sconfitto della rivolta ebraica contro i romani, fortunosamente sopravvissuto anche grazie al tradimento dei suoi commilitoni, da marchiare per sempre nella storia persino il suo nome, che diventa romanamente Titus Josephus Flavius, come l’imperatore e il figlio dell’imperatore che concluse la campagna contro gli ebrei dopo l’ascesa al trono del padre, e in loroo onore, da Yosef ben Matityahu che era.

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come abbiamo visto, Ezechia e` il padre di Giuda il Galileo, il primo protagonista e il fondatore di questo movimento:

Libro XIV, 159 [Erode], venuto a sapere che Ezechia, un capo bandito, con un numeroso seguito, infestava ai confini della Siria con una numerosa banda, lo catturò e l’uccise, e con lui molti banditi che erano con lui.

Libro XVII, 271 Ezechia […] era stato uomo di grande potere e fu catturato da Erode solo con molta difficoltà.
Giuseppe Flavio, Antichita` Giudaiche

e` da notare anche che Giuseppe Flavio, anche se considera Giuda il Galileo, il figlio di Ezechia, il fondatore dell’ideologia zelota, definisce gia` il padre come un capo bandito, che e` la denominazione tipica che usa per individuare gli zeloti.

la sconfitta e la cattura di Ezechia e la sua uccisione ad opera di Erode sono anzi il primo passo della sua scalata al regno, iniziata nel 48 a.C. quando, secondo Giuseppe Flavio,  aveva soltanto 15 anni (ma in realta` sembra un suo errore di calcolo, ed Erode aveva 25 anni): carica nella quale sostituisce gli Asmonei.

si puo` anzi dire, guardando alle vicende dal punto di vista degli zeloti, che la storia del tempo e` caratterizzata dal conflitto fra Erode, longa manus in fondo del potere romano, e loro.

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ma indubbiamente Ezechia godeva di appoggi notevoli, se la sua morte porta addirittura ad un processo ad Erode davanti al Sinedrio, e addirittura al rischio di una sua condanna a morte per omicidio.

il Sinedrio era dominato dai farisei e torna alla mente da un lato l’appoggio ai e sui farisei di Alessandra Salome` e del figlio Alessandro Ianneo, ​all’altro l’affermazione di Giuseppe Flavio sulla contiguita` ideologica fra i farisei e gli zeloti, quando parla del movimento avviato da Giuda il Galileo, che era il figlio di Ezechia:

Questa scuola concorda con tutte le opinioni dei Farisei eccetto nel fatto che costoro hanno un ardentissimo amore per la libertà. Libro XVIII, 23 – 6

ma in che cosa consisteva esattamente il grande potere passato di Ezechia? e come mai era cosi` sostenuta dall’ala dei farisei nel Sinedrio?

del grande potere di Ezechia vorremmo sapere molto di piu`, ma Giuseppe Flavio e` scarno di notizie.

poiche` sappiamo che il figlio Giuda era di Gamala, siamo portati a pensare che anche lui lo fosse o almeno che Gamala fosse stata il centro di questo suo potere.

mappa_gamala

Gamala era una citta` poco distante dalla costa sud-orientale del cosiddetto Mare di Galilea, oggi all’estremita` nord-occidentale della Giordania.

ecco come ne parla wikipedia:

Gàmala (in ebraico: גמלא, Gamla o Gamala) fu la principale città del Golan dall’87 a.C. al 67 d.C., quando fu distrutta dai Romani nel corso della prima guerra giudaica.

Le fonti non forniscono dati precisi sulla sua localizzazione e il sito della fortezza ha potuto essere identificato sulla base di indagini archeologiche negli anni settanta.

ma la distruzione romana fu cosi` radicale e definitiva che e` ben difficile riconoscere oggi qui i resti di una citta` cosi` importante.

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la sinagoga di Gamala

Le sue rovine possono ancora essere viste sulle alture del Golan. Il nome Gamla deriva dalla parola ebraica gamal, che significa “cammello”, dato che è situata su una collina a forma di gobba di cammello.

La città venne fondata dal sovrano asmoneo Alessandro Ianneo nell’81 a.C. Di questa città erano Ezechia di Gamala e il figlio Giuda di Gamala, che si proclamavano discendenti della dinastia asmonea e furono a capo di rivolte antiromane. Giuda di Gamala fu inoltre il fondatore della setta degli Zeloti.

Fu fortificata durante la rivolta giudaica contro Roma nell’anno 66,  da Giuseppe Flavio, comandante della Galilea, che ne descrisse l’aspetto e la conquista, attuata nel 67 dal futuro imperatore Vespasiano a capo della legione X Fretensis.

I Romani dapprima cercarono senza successo di prendere la città mediante la costruzione di una rampa. Ad un secondo tentativo riuscirono a penetrare all’interno delle mura e conquistarono la città. Gli abitanti furono sterminati o si suicidarono gettandosi dalla collina.

era stata conquistata da Alessandro Ianneo, che regno`, come abbiamo visto sopra, dal 103 al 76 a.C.

Si impadronì pure della così detta Valle di Antioco, e della fortezza di Gamala.
Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio libro XIII, 394

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Gamala e` a nord-ovest anche dell’importante centro di Gerasa o Jerash, in arabo oggi, che viene a trovarsi circa a meta` strada fra Amman e Gamala; e se ne conservano ancora imponenti resti archeologici.

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non troppo lontana da Gamala, si trova Gadara: Alessandro Ianneo ne aveva invaso il territorio e la sottomise dopo dieci mesi d’assedio.

Alessandro Ianneo assediò e prese anche Gadara
Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica, Libro I, 86 – 4, 2.

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qualcuno dice anche che Ezechia aveva un ruolo politico importante a Gadara.

Pompeo sembra che abbia ridato autonomia alla città nel 63 a.C. (Ant., XIV, iv, 4; BJ, I, vii, 7), dandole una libera costituzione, dopo un periodo di dominazione giudaica.

potrebbe essere questo, appunto, il periodo del grande potere di Ezechia o di suo padre, esercitato tuttavia senza rivestire cariche pubbliche (preferiva vivere lontano dagli affari pubblici) e in una specie di esilio da Gerusalemme autoimpostosi, terminato con la cattura e l’uccisione ad opera di Erode nel 47 a.C.

uccisione volta non a conquistare la citta`, che fu poi ceduta da Augusto a Erode il Grande soltanto nel 30 a.C., ma proprio a liberarsi personalmente di Ezechia: il che costituisce un ulteriore indizio, comunque non risolutivo, sulla sua possibile appartenenza alla famiglia degli Asmonei, come ramo cadetto favorevole ai farisei,  che difficilmente avrebbero difeso con tanti rischi la figura di un cittadino qualunque.

e per chi lo avrebbero fatto, poi, a ben riflettere, se non in vista di un sostegno al figlio di Ezechia, Giuda il Galileo?

ripeto la citazione, perche` assume significati diversi e diversamente illuminanti a seconda del contesto:

Libro XVIII:23 – 6. Giuda il Galileo si pose come guida di una quarta filosofia. Questa scuola concorda con tutte le opinioni dei Farisei eccetto nel fatto che costoro hanno un ardentissimo amore per la libertà, convinti come sono che solo Dio è loro guida e padrone.

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ma l’area a est del lago di Tiberiade, che oggi appartiene alla parte nord-ovest della Giordania, vicino alle alture del Golan, si conferma centrale nello sviluppo del movimento degli zeloti.

del resto Gadara resto` sempre insofferente rispetto al dominio di Erode, cioe` legata nostalgicamente alle figure di Ezechia e di Giuda il Galielo, anche se l’imperatore non ascoltò mai le accuse della popolazione locale contro il governo oppressivo di Erode.

Libro XV, 350 Intanto Agrippa fu inviato da Cesare quale luogotenente nelle province al di là del Mare Jonio, e mentre svernava a Mitilene, Erode, suo strettissimo confidente e amico, andò a trovarlo, poi se ne ritornò in Giudea.

351 E allorché alcuni abitanti di Gadara si presentarono ad Agrippa con accuse contro Erode, egli li inviò in catene al re senza dare loro la parola.

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– sono stato a Gerasa e a Gamala nel 2008.

ecco alcune foto di allora:

Gerasa:

IMGA0690

IMGA0724

Gadara

IMGA0850

non sono mai stato, invece, a Gamala, e mi dispiace molto.

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ma tornando alle relazioni di parentela degli Asmonei, possiamo infine aggiungere che Giuseppe Flavio scrive in un altro passaggio, a proposito di Aristobulo II, che fu il secondo figlio di Alessandro Ianneo, e che si oppose al fratello Giovanni Ircano II, cercando di togliergli il trono:

“Tra i prigionieri fu preso anche il suocero di Aristobulo, che gli era anche zio.”
Guerra Giudaica I, 7, 6- 154.

in sostanza Aristobulo II aveva sposato una cugina, la figlia di un fratello di suo padre di cui non conosciamo il nome.

quindi se il padre della moglie di Aristobulo II era anche fratello di suo padre, questo era presumibilmente quel fratello, non nominato da Giuseppe Flavio, che  preferiva vivere lontano dagli affari pubblici, non quello che Alessandro Ianneo aveva fatto assassinare, o qualche altro dei quattro fratelli morti o assassinati prima.

questo fratello, non nominato da Giuseppe Flavio, che appartiene alla stessa generazione di Alessandro Ianneo, e dunque poteva essere nato attorno al 120 a.C., potrebbe essere quell’Ezechia che Erode catturo` e uccise nel 47 a.C.?

non e` impossibile, ma avrebbe avuto piu` di settant’anni all’epoca della cattura, e qualcuno ha preferito pensare che ne potesse essere a sua volta il padre: ipotesi piu` realistica.

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sia vera la prima o la seconda di queste due ipotesi, dovremmo arrivare a pensare che Ezechia, il padre di Giuda il Galileo, fosse a sua volta un esponente della famiglia degli Asmonei, anzi l’ultimo erede di un ramo cadetto.

in ogni caso la sua cattura ed uccisione sembra una tappa importante nel percorso che porta Erode sul trono al posto degli Asmonei.

e se anche Ezechia era un asmoneo, questo renderebbe ancora piu` chiara la motivazione della sua uccisione da parte di Erode, come parte del suo disegno di sostituire la dinastia.

tuttavia, per quanto suggestiva, questa ipotesi non ha solide prove dalla sua parte, solo indizi, quindi accettarla oppure no rimane affidato a convinzioni soggettive.

e rimane oscuro e inspiegato il silenzio di Giuseppe Flavio su questa eventuale relazione di parentela.

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che effettivamente Ezechia, padre di Giuda il Galileo, fosse un membro della dinastia degli Asmonei e` dunque soltanto una suggestiva ipotesi, non dimostrata, che tuttavia solleva anche alcuni interrogativi.

come mai Giuseppe Flavio non da` rilievo a questo dettaglio cosi` importante? non lo sapeva neppure lui, oppure il silenzio fa parte della sua precisa strategia volta a svalutare del tutto la portata del movimento degli zeloti?

in ogni caso, non occorre pensare che Ezechia fosse imparentato con gli Asmonei per riconoscere che il ruolo degli zeloti nella societa` ebraica era molto piu` incisivo di quanto lascia pensare Giuseppe Flavio.

in particolare nella fase iniziale di nascita del movimento, i suoi rapporti con l’ala farisaica dell’ebraismo tradizionalista e` molto piu` stretto di quanto si potrebbe pensare.

e se il Sinedrio si dimostro` propenso ad agire contro Erode per una punizione postuma dell’uccisione di Ezechia, allora non e` fuori posto pensare che potesse anche esserci, in ambienti zeloti, qualche decennio dopo, una vicinanza al sommo sacerdote Gionata, fino a definirlo profeta e martire, visto che era stato ucciso da una infame e provvisoria alleanza fra il governatore romano Felice e l’ala radicalizzata degli zeloti, dediti alla lotta armata.

. . .

ma con questo siamo arrivati ad un punto davvero cruciale per l’analisi del contesto storico nel quale viene collocata la figura semi-mitizzata di Jeshu: la storia e le divisioni interne al movimento zelota cui la sua vicenda e` strettamente collegata.

oggetto di ulteriori riflessioni, ricerche e di un prossimo post.


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