mele d’antiquariato – 362

vivere in montagna ha cancellato per qualche mese la mia dipendenza dal supermercato per quanto riguarda frutta e verdure, a partire dalla primavera.

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e i raccolti continuano, anche ora che l’orto si va fermando per l’autunno precoce: il problema e` soltanto quello della conservazione di quanto prodotto.

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fragole,

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lamponi e more, ciliegie ed amarene,

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poi le prugnette; l’orto ha regalato qualche melone e i cantalupo, perfino delle minuscole e rosacee anguriette, dal sapore stranissimo; le corniole, un frutto praticamente scomparso, da conservare in acqua salata, come se fossero olive; adesso le mele e le noci; tra pochissimo l’uva, riuscita benissimo, e tra poco le castagne; mentre si stanno preparando le nespole tardive: non quelle giapponesi gialle, ma quelle storiche italiane, marroncine e farinose.

non sto a descrivere le verdure, perche` mi parrebbe una pura provocazione verso i lettori che stanno in citta`: sarebbe bello parlare di come la produzione varia da un anno con l’altro, a seconda del clima; ma mi trattengo.

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dovrei soltanto parlarvi della piantagione di quinoa, cresciuta come un pezzo di foresta tropicale, e che attende ancora il raccolto da parte dell’inesperto agricoltore che aveva soltanto provato per curiosita` a spargere una manciatina di granelli presi dalla confezione bio…

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e che dire del mais e dei girasoli? due diverse delusioni; ma il discorso porterebbe lontano.

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e i funghi? quest’anno prataioli e mazze di tamburo lisce sono cresciuti a chili nell’orto stesso o nei prati attorno.

. . .

voglio invece concentrarmi sulle mele: l’albero strepitoso che due anni fa ne produsse 500 chili, ma erano piccole e finirono la maggior parte in un tentativo malriuscito di fare il sidro, e che l’anno scorso si e` riposato, quest’anno scarica un chilo o due al giorno nel prato di belle mele rotonde e rosseggianti, di dimensione quasi sempre giusta.

sono mele molto particolari: io non sapevo che anche i frutti potessero essere d’antiquariato: un sapore cosi` intenso che difficilmente si immagina, e una polpa cosi` ricca di ferro che diventa rossa mentre la morsichi, come se arruginisse al contatto con l’aria.

come ogni oggetto d’antiquariato, non mancano le tarlature, le ammaccature, come i segni del tempo e delle stagioni: sono mele sopravvissute a due grandinate, dopotutto.

ma sono di una qualita` che non si usa piu`, una specie scomparsa dalle tavole.

. . .

ma lo scopo di questo post e` soprattutto di mettere per iscritto la testimonianza di un rapporto con questi prodotti che cambia completamente quando sei tu a farli, rispetto al supermercato.

in citta` esigi che quel che comperi sia perfetto: e` costoso e vorresti buttarne il meno possibile.

la vita di natura in montagna ignora quasi il concetto di inutile: se la mela e` bacata, i ritagli si danno alle galline, oppure si buttano ad arricchire il campo, o alla peggio finiscono nella compostiera.

l’umido non lo dai alla differenziata, perche` lo gestisci tu.

ed ogni giorno inscena per te l’epica storia del ciclo della vita dove nulla si crea e nulla si distrugge mai completamente.

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. . .

vivere in un mondo senza spreco e senza denaro e` un’esperienza affascinante, ed io sentivo il dovere di dirlo:

ditela pure una forma di modesto ringraziamento a quella natura violentata in cui si siamo abituati a vivere, anzi: in cui siamo costretti a vivere, per l’esplosione demografica che sta mettendo a rischio la nostra stessa sopravvivenza globale planetaria.

il rifugio sui monti non e` una soluzione disponibile per tutti: lo capisco da me.

ma che cosa sara` di chi non potra` farla, in un futuro non troppo lontano?

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4 thoughts on “mele d’antiquariato – 362

    1. coraggioso? mi piace essere visto cosi`, naturalmente, e me lo sento dire molte volte, ma sai che sinceramente, molto sinceramente, non saprei dire in che cosa?

      qualcuno preferisce dirmi incosciente: ma qui invece mi ribello proprio: forse quello che chiamano coraggio, in me, e` invece proprio un eccesso di consapevolezza… 🙂

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  1. Traspare dal tuo post tutta la mia soddisfazione per il mio orto.

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    TORNATE UMANI

    Mettete semi sui cumuli di sterco
    E non disinfettante sulle mani.

    Lasciate l’acciaio.
    Toccate la terra.

    Tornate umani.

    237
    TERRA

    Un tempo avevo l’orto in città
    Ora non più.

    Nel terreno ci sono
    Talmente tanti metalli pesanti
    Che è diventato
    Una fabbrica metal-meccanica.

    Semino insalata e crescono ingranaggi,
    Se semino pomodori colgo rondelle,
    Semino fagioli e ramazzo bulloni,
    Se semino cavoli spuntano tegami,
    Semino porri e raccolgo bielle.

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