l’importanza di chiamarsi Ernesto. – 369

per i cinquant’anni, oggi, dell’assassinio di Che Guevara ripubblico il mio post di dieci anni fa.

non so che senso avrebbe farne un altro, visto che non ho nuove cose da aggiungere, e forse oggi non sarei piu` capace di riscriverlo, con tante minori speranze.

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Ernesto è un bel vecchio nato quasi ottant’anni fa: il suo compleanno sarebbe l’anno prossimo.

è uno di quesi vecchi strani a cui sono risparmiati i capelli e che mantengono anche nella vecchiaia una chioma corvina; in più ha ancora un barbone che quasi potrebbe ricordarci Marx.

ed è rimasto scattante ed energico, una specie di miracolo di vitalità.

anche l’asma terribile che ha logorato i primi quarant’anni della sua vita, ha finito di tormentarlo di colpo quarant’anni fa, nonostante sia possibile vederlo anche ora sempre con un enorme sigaro in bocca.

Ernesto continua ad avere un grande successo, anche con le donne, e molte da lontano sono come invaghite di lui e piacerebbe loro conoscere se non proprio lui, almeno un uomo simile a lui.

ma il suo successo più grande Ernesto l’ha avuto tra i ragazzi, per i quali resta, anche in questa sua vecchiaia oramai isolatissima e scontrosa, una specie di mito, per la sua esistenza avventurosa e spericolata.

la sua immagine la ritrovi ovunque: perfino in Nepal sul muso di un camion, e in ogni altra regione del mondo; campeggiava il viso di Ernesto perfino sulle magliette di un ragazzo che si stava facendo una canna con certi amici suoi lungo le rive del Badami, il fiume di Kathmandu`; solo nei paesi arabi è impossibile incontrare la sua faccia, ma solo perche` Mohammed ha proibito la riproduzione della figura umana – come la bibbia – e si fa eccezione, lì, solo per i visi dei dittatori.

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di che cosa è simbolo la faccia di Ernesto, così poco invecchiata, nonostante gli anni?

qualcuno vi vede la riedizione di una specie di Cristo proletario della rivoluzione, ma io – dopo avere letto la dettagliatissima biografia che gli ha dedicato un suo amico – penso che in Ernesto i giovani di oggi ritrovino invece l’immagine perduta di quello che può essere un uomo, immagine oggi diventata confusa, approssimativa ed incerta.

mi sono formato l’idea che Ernesto fosse in realtà diverso da quello che la sua immagine pubblica dichiara; e che lui stesso credesse molto di essere una specie nuova di macho, e la distanza del macho dal “superuomo” e` sempre molto ridotta.

“Sto bene e ho sete di sangue”, scriveva Ernesto a casa durante la guerriglia a cui ha partecipato nella sua tumultuosa giovinezza.

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Ernesto è un uomo che ha ucciso, e non solo in battaglia, ma anche da dietro la cattedra di un tribunale rivoluzionario: ha condannato a morte decine di torturatori della polizia del dittatore Batista.

certo, è assurdo giudicare un uomo per una frase o per una singola azione, e la sua generosità senza risparmio ci porta a perdonargli alcuni di questi eccessi, che ci fanno pensare che, se non si fosse ritirato così presto dalla politica attiva, avrebbe potuto finire come una specie di Stalin della seconda metà del secolo.

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del resto il dibattito se sia possibile una rivoluzione senza violenza è tuttora aperto: ci sono esempi riusciti (sostanzialmente uno, Gandhi, dove tuttavia la violenza repressa durante la conquista della indipendenza è esplosa in un mostruoso bagno di sangue di centinaia di migliaia di morti alla fine della lotta) ed esempi molto più numerosi di fallimenti penosi.

i monaci buddisti che protestavano contro i dittatori militari del Vietnam sostenuti e imposti dagli Stati Uniti negli anni in cui Ernesto era attivo politicamente, e che si bruciavano vivi per protesta nelle strade, furono repressi con brutalità; e la liberazione del Vietnam è venuta dai vietcong armati e spesso crudeli, non da loro.

nella famiglie degli scimpanze`​ – di cui, secondo alcuni biologi contemporanei, la specie homo è una varietà, quella piu` fantasiosa, mentalmente instabile e crudele – sono gli scimpanze` nani di montagna, i bonobo, la varante pacifica, dedita alle scorpacciate di frutta nella giungla e al sesso di gruppo in ogni occasione possibile.

la specie umana è quella capace della peggiore ferocia, perchè la sua ferocia non è solo istintiva come quella delle iene e dei licaoni, ma ha una profondità psicologica sconosciuta agli altri animali: è una ferocia fantastica, anche, e dell’immaginario.

e quindi ce l’abbiamo dentro, anche quando lottiamo per ridurne il peso nella storia, anche quando ci battiamo contro una dittatura più feroce di noi, e può fare di ognuno di noi un mostro simile agli “eroi” del fascismo e del nazismo, che invece ci ripugnano.

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il sospetto è perfino che lui abbia sentito che sarebbe inevitabilmente finito così, se fosse rimasto attaccato al potere, e avesse continuato a fare il ministro, come avventurosamente era diventato, prima ancora di compiere 35 anni: ministro dell’economia, chi avrebbe potuto pensarlo?

e che abbia scelto la via suicida della giungla per sottrarsi ad un destino che non ha risparmiato il suo migliore amico, Fidel.

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già, perchè questo vecchio meraviglioso, che non ha finito di vivere la sua giovinezza quasi immortale è Ernesto Che Guevara.

dicono che sia morto esattamente 40 anni fa.

ma questo è un dettaglio senza alcuna importanza; come dice Pasolini, non c’è proprio differenza fra essere morti ed essere vivi, per chi è vivo.

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per ricordare che cosa successe a Ernesto 40 anni fa, come fu ucciso a freddo su ordine diretto del Presidente degli Stati di Uniti di allora, Johnson, vi rimando a questo un post fotografico, la cui visione è accettabile solo per gli stomaci forti.

Comandante Che Guevara – 6 febbraio 2006

https://corpus0blog.wordpress.com/2016/02/06/52-06-comandante-che-guevara-6-febbraio-2006-cor-pus-49/

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la foto che posto qui invece è quella, presa un istante prima della esecuzione, del suo sguardo spaurito di animale che sta per essere ammazzato: la più lontana dalla sua immagine di eroe senza macchia e senza paura.

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la paura umanissima c’è stata, qualche macchia anche – ma chi è senza peccato?

l’eroismo resta, e quindi penso che Ernesto vivrà ancora a lungo, ora che è morto.

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ed ecco il post citato sopra:

Montag, 06. Feb, 2006 – 22:43:19

il Che prigioniero qualche istante prima del suo assassinio

le foto sono state pubblicate oggi su un sito internet dell’Argentina

(notizia Corriere della Sera)

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le altre terribili foto sono andate, forse per fortuna, perdute, almeno sul mio blog.

 


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