Gamaliele e la voce dal sen fuggita degli Atti degli Apostoli. – il profeta egiziano 19 – 381

una ricerca aperta, la mia sulle origini storiche reali del messianismo ebraico, che nel secondo secolo si trasformo` in cristianesimo.

rifiutando l’ammasso leggendario confuso creato nei secoli dalla tradizione successiva, si cerca qualcosa e si trova qualcos’altro: e proprio l’imprevisto e` il fascino di questa ricerca.

. . .

stavo cercando di costruire una breve antologia dei passi del Nuovo Testamento che rimandano palesemente ad un rapporto diretto fra il movimento guidato da Jeshu e gli zeloti.

e volevo citare per primo, per i motivi che saranno piu` chiari fra poco, il racconto totalmente leggendario che si trova in Atti degli apostoli, 5, 27-42, di un immaginario processo fatto davanti al Sinedrio ai primi seguaci di Jeshu, Pietro e Giovanni, quasi immediatamente dopo la sua presunta ascensione al cielo e ancor prima della lapidazione di Stefano, che viene narrata subito dopo.

. . .

qui, nella discussione del Sinedrio, il fariseo Gamaliele formula questa proposta, che viene alla fine accolta:

38 Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; 39ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!».

affermazione molto strana se riportata in un testo cristiano, considerando che entrambi, il Simone detto Pietro e il Giovanni, finiscono la loro vita ammazzati per la loro fede, che a questo punto si dovrebbe pensare, non sia mai, che sia di origine solamente umana.

ma alla proposta Gamaliele arriva con argomentazioni che stabiliscono una connessione evidente tra i seguaci di Jeshu, che vengono in quel momento processati, e il movimento degli zeloti e piu` in generale i movimenti messianici del periodo:

Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo. Diede ordine di farli uscire per un momento e disse:
“Uomini d’Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini.
Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadere da lui furono dissolti e finirono nel nulla.
Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadere da lui si dispersero”.

agli zeloti apparteneva certamente Giuda il Galileo, che anzi, secondo lo storico Giuseppe Flavio, e` addirittura il fondatore di quel movimento, al quale probabilmente faceva riferimento anche Teuda.

stavo dunque osservando che in sostanza la connessione tra cristianesimo e zeloti viene in qualche modo stabilita, sulla base di una certa analogia, dalle fonti cristiane stesse del secondo secolo (a questo periodo vanno datati gli Atti degli Apostoli, a mio parere), quanto meno in termini di confronto.

. . .

ora Gamaliele, Gamali’èl ha-Zaqèn (Gamaliele l’anziano, ma anche l’autorevole) e` un personaggio storico del primo secolo, documentato anche da fonti ebraiche, pur se si hanno poche notizie della sua vita: era un rabbino che, nello scontro tra le interpretazioni piu` rigoriste della legge ebraica e quelle piu` aperte, rappresento` l’ala che proponeva una lettura piu` innovativa.

ecco qualche notizia su di lui:

Apparteneva a una delle correnti più aperte del giudaismo dell’epoca, la linea inaugurata da rabbì Hillel, un maestro che un’antica tradizione considerava proprio il padre o il nonno di Gamaliele.
È il primo a cui fu dato il nome di rabban, “nostro maestro”, “maestro per eccellenza”, invece del titolo di rabbi, che significa più semplicemente “mio maestro” e designa in modo abituale i saggi del Talmud.
era dunque un tannaita, nome dato, dall’ebraico tannā’ī «studioso, insegnante», ai dottori ebrei che svolsero e trasmisero oralmente, col titolo di rabbi, la dottrina tradizionale ebraica dal principio del I sec. d.C. all’inizio del III.
Gamaliele è riconosciuto come autorità rispetto alla Halakha, cioè ai problemi relativi alla pratica rituale e alla legislazione civile e penale. Il re Agrippa I e la sua sposa, Berenice lo consultano al riguardo.
Nel Talmud questo Gamaliele riceve il soprannome “il Vecchio” per distinguerlo dall’omonimo suo nipote Gamaliele II, che visse attorno al 100 d.C. e che fu ostile al cristianesimo.
Gamaliele risulta essere anche un membro eminente del Sinedrio.
È considerato anche l’autore di molte ordinanze legali:
introduce disposizioni importanti quanto alla rimessa dell’atto di ripudio per assicurare una migliore protezione alla donna, e rende più elastiche per la donna abbandonata o separata le condizioni necessarie per provare la morte del marito;
sostiene che occorre trattare i pagani allo stesso modo degli ebrei per quanto riguarda la carità: aiuto materiale, visite ai malati, funerali, conforto nel momento del lutto.
Le fonti giudaiche affermano che “quando egli morì
– diciotto anni prima della distruzione di Gerusalemme, e cioe` nel 52 a.C. –, cessò l’onore alla Torah, e si estinsero la purità e la pietà”.

naturalmente i cristiani di qualche secolo dopo non esitarono a farlo cristiano e a celebrarlo come santo.

Xsa-25-54 S. San GAMALIELE APPARE IN SOGNO A S. LUCIANO Santino Holy card

. . .

e` a questo punto che mi sono accorto quanto questo breve discorso di Gamaliele e` interessante, soprattutto per una assurdita` abbastanza evidente.

per sostenere davanti al Sinedrio che non e` opportuno che sia questo organo tipicamente ebraico ad intervenire contro gli zeloti o loro simili altri messianisti,  dato che comunque quelle iniziative, se non vengono da Dio, finiscono egualmente male (magari per sottinteso intervento di altri, cioe` dei Romani), Gamaliele avrebbe a disposizione, se le notizie delle tradizioni evangeliche fossero vere, due esempi molto vistosi e recentissimi, quelli di Giovanni il Battezzatore e di Jeshu stesso.

quali personaggi avrebbero potuto dimostrare la tesi di Gamaliele meglio di qui due, se fossero davvero esistiti come li presenta la tradizione evangelica?

invece, Gamaliele per invitare il Sinedrio a non prendere iniziative, ma a lasciare che il tempo faccia finire male i due processati, non trova di meglio che riferirsi come esempi ad altri movimenti a sfondo zelota del passato: Teuda e Giuda il Galileo.

l’unica spiegazione possibile del silenzio di Gamaliele sui due personaggi evangelici e` quel che abbiamo gia` verificato parlando dell’apparente silenzio completo di Giuseppe Flavio su Jeshu: abbiamo vistoanalizzandole nei dettagli, che sono tutte frutto di interpolazioni cristiane le presunte notizie che da` su di lui e, dopo la sua morte, su Giovanni il Battezzatore, e infine, nell’anno 62, di Giacomo, fratello di uno Jeshu che viene identificato con quello evangelico:

come li` abbiamo visto, Giuseppe Flavio non conosce questi personaggi, che sono stati inseriti nella sua opera dalle pie interpolazioni cristiane, e cosi` qui, negli Atti degli Apostoli stessi, siamo davanti all’evidenza che neppure Gamaliele li conosce.

il pio e fantasioso autore degli Atti degli Apostoli, citando Gamaliele, ha fatto un clamoroso autogoal, del quale neppure si rende conto.

. . .

quest’ultima osservazione porta, secondo me, ad una deduzione abbastanza paradossale: il nucleo delle parole di Gamaliele non e` una pura invenzione, ma ha  un fondo autentico, pur se esse sono state certamente manipolate in parte.

dunque possiamo ammettere che effettivamente Gamaliele abbia avuto nel Sinedrio, una posizione su come affrontare i movimenti messianisti, in un momento che andra` meglio identificato: stare a vedere come andava a finire (in poche parole come sarebbero riusciti a gestire il rapporto con i Romani); perche`, se fossero stati sconfitti, come in genere avveniva, questa sarebbe stata la prova che quel che facevano non veniva da Dio, ma se avessero vinto, invece, allora Dio era con loro e andavano appoggiati.

questa posizione, evidentemente, era diventata abbastanza famosa e quasi passata in proverbio.

era una posizione di neutralita`, che chiamerei quasi attiva, e mostra meglio di ogni altra cosa il rapporto ambiguo che la cultura ebraica e in particolare il farisaismo aveva con i movimenti di impianto zelota.

. . .

e come fa a non venire in mente, a riguardo, una frase che i vangeli attribuiscono a Jeshu e che e` piuttosto critica, se la inquadriamo in questo contesto, verso posizioni come quelle di Gamaliele?

siamo giusto nel contesto di un dibattito con i farisei che lo accusano di scacciare i demoni grazie all’appoggio di Belzebu`, capo dei diavoli, e Jeshu deve invece dimostrare che la sua azione viene da Dio, e conclude dicendo: 

30Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.  Vangelo secondo Matteo, 12 – Vangelo secondo Luca, 11 23

poiche` la frase e` presente identica nei due vangeli, risale certamente alla loro fonte comune Q; e infatti la si trova anche nella ricostruzione di questo testo fatta da Robinson.

. . .

ma qui subentrano altre difficolta`, non piccole.

nel discorso di Gamaliele e` contenuto un ​primo anacronismo sconcertante che rivelerebbe una mancanza completa di conoscenza della storia ebraica da parte sua e/o dell’autore degli Atti che lo cita: Giuda il Galileo opero` circa quarant’anni prima di Teuda.

non e` possibile che Gamaliele ignori i due ben diversi periodi storici in cui sono vissuti Teuda e Giuda il Galileo, e soprattutto che questo non viene affatto dopo  Teuda, ma al contrario lo precede di quarant’anni.

fra le varie spiegazioni tentate da alcuni studiosi, quella che i Teuda siano stati due ed uno sia effettivamente vissuto prima di Giuda e` assurda: perche` lascia aperta la domanda su perche` Gamaliele dovrebbe citare episodi di un paio di generazioni precedenti e non fatti avvenuti da poco e ben freschi nella memoria di tutti.

. . .

ma c’e` un ulteriore anacronismo grave, che sembra dover relegare questi racconto del tutto nel quadro della affabulazioni degli ignorantissimi cristani delle origini.

infatti, a stare alla contestualizzazione fatta dagli Atti degli Apostoli, la presa di posizione di Gamaliele avverrebbe alle origini stesse della storia cristiana, quindi negli anni Trenta: e questo rappresenta un secondo errore clamoroso nella cronologia.

secondo Giuseppe Flavio, che qui non puo` sbagliare, Teuda era stato ucciso dal procuratore Fado tra il 45 e il 46, cioe` ben dopo il momento in cui dovrebbe collocarsi questo processo, secondo la cronologia evangelica: che ci riporta al massimo all’anno 36, ultimo di Pilato procuratore.

. . .

queste due assurdita` cronologiche degli Atti degli Apostoli vanno affrontate separatamente.

quanto al secondo grave anacronismo, cioe` alla citazione di Teuda fatta, seguendo la narrazione, in un periodo precedente di un quindicennio circa quello in cui era stato effettivamente ucciso, si risolve semplicemente pensando che questo discorso sia stato in realta` pronunciato da Gamaliele, non durante il periodo in cui era procuratore Pilato (26-36 d.C.), ma durante o dopo l’esercizio della stessa carica da parte di Felice, a partire dal 45 in poi, in qualche occasione simile, o meglio ancora, dopo  Tiberio Giulio Alessandro.

quanto alla prima, non rimane che fare un’ipotesi, che mi pare non sia mai stata avanzata, e cioe` che dove si scrive Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, anziche` Giuda il Galileo si debba leggere o intendere: il figlio primogenito (oppure i figli) di Giuda il Galileo; e che “al tempo del censimento” sia una glossa inserita in un brano autentico di Gamaliele.

e` abbastanza evidente, secondo me, che Gamaliele non citava Giuda il Galileo, ma qualcuno dei suoi figli, quando collocava questo episodio dopo la morte di Teuda.

. . .

Giuseppe Flavio, in Antichità giudaiche 20.5.2 102, riporta che i figli di Giuda il Galileo,  Giacomo e Simone, vennero crocifissi, nel 46 circa, dal successore di Felice, il procuratore Tiberio Giulio Alessandro, che era un ebreo con cittadinanza romana nato ad Alessandria d’Egitto, il cui zio era il celebre filosofo Filone d’Alessandria, e fu procuratore in Palestina fra il 46 e il 48.

e questo fu il fatto piu` importante nel breve periodo della sua carica:

Libro XX:100 – 2. Il successore di Fado fu Tiberio Alessandro, figlio di quell’Alessandro che era stato alabarca in Alessandria e che sorpassava tutti i suoi cittadini sia per nobiltà sia per ricchezza; e superò anche suo figlio Alessandro nella sua devozione religiosa verso Dio perché non desistette mai dalle pratiche del suo popolo.
Libro XX:101 Fu sotto la sua amministrazione che in Giudea avvenne una grave carestia, durante la quale la regina Elena comprò grano dall’Egitto con una grande quantità di denaro e lo distribuì ai bisognosi, come ho detto sopra.
Libro XX:102 Oltre a ciò, Giacomo e Simone, figli di Giuda Galileo, furono posti sotto processo e per ordine di Alessandro, vennero crocifissi; questi era il Giuda che – come ho spiegato sopra – aveva aizzato il popolo alla rivolta contro i Romani, mentre Quirino faceva il censimento in Giudea.
Libro XX:103 (…) Come successore di Tiberio Alessandro, venne Cumano.

naturalmente di questa crocifissione di Giacomo e Simone, figli di Giuda il Galileo, non si trova traccia nelle narrazioni evangeliche; in compenso in esse si parla di Giacomo e Simone (“il Macigno”, cioe` Pietro), fratelli di Jeshu.

dobbiamo dunque pensare necessariamente che Gamaliele citasse i figli di Giuda il Galileo, e non il padre, come fatto recente.

. . .

il che finalmente fa tornare tutti i conti: con la citazione di due episodi molto recenti e legati fra loro: prima l’uccisione di Teuda attorno al 45 e poi la crocifissione di due figli di Giuda il Galileo nel 46-47.

se accettiamo questa ricostruzione e la storicita` di questa affermazione di Gamaliele, essa andra` datata tra l’anno 46 e il 52, che fu quello della sua morte.

il che dimostra il suo utilizzo fuori contesto negli Atti degli Apostoli, ma lascia aperto il problema di quale potesse essere l’occasione storica reale nella quale Gamaliele invitava il sinedrio a non opporsi attivamente ad un movimento di popolo promosso dagli zeloti.

. . .

ma quello che e` comunque evidente, in conclusione, e` che attorno all’anno 50 Gamaliele, sintetizzando i punti salienti della storia degli zeloti o dei movimenti messianisti fino a quel periodo, lo fa nello stesso modo in cui quarant’anni dopo circa lo avrebbe fatto lo storico Giuseppe Flavio, quando accenna alla storia degli zeloti.

anche Gamaliele cita Teuda – e poi presumibilmente i figli di Giuda il Galileo (se vogliamo spiegare questo vistoso anacronismo) -, ma non cita Giovanni Battista e Jeshu!

certo, possiamo pensare che Teuda sia in realta` il nome col quale era noto il predicatore che i vangeli chiamarono Giovanni il Battezzatore; ma Jeshu? dov’e` Jeshu e come mai Gamaliele  non lo cita?

e se la frase di Gamaliele fosse detta proprio a proposito di lui?

ipotesi assurda? 

vedremo.


3 risposte a "Gamaliele e la voce dal sen fuggita degli Atti degli Apostoli. – il profeta egiziano 19 – 381"

Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.