mezzo millennio di luteranesimo reazionario – 385

il 31 ottobre 1517, con la pubblicazione delle 95 tesi di Lutero sul traffico delle indulgenze, inizio` una rivolta di massa in Europa contro la commercializzazione della fede, che cambio` la storia; la principale potenza finanziaria del tempo, la Chiesa cattolica, vendeva con le indulgenze la presunta salvezza nell’aldila` per gestire una sua gravissima crisi del debito; vale la pena di ricordarlo in un’epoca in cui la finanza affama egualmente la popolazione mondiale e sembra si stia preparando  qualche nuova rivoluzione protestante di massa, altrettanto confusa di quella di 500 anni fa.

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si moltiplicano gli anniversari centenari in questo fine ottobre: dopo quello della rivoluzione russa e di Caporetto, vale la pena di ricordare i 500 anni esatti, oggi, dall’inizio della rivoluzione protestante.

non e` certo storicamente che il 31 ottobre 1517 il monaco agostiniano tedesco  Martin Lutero abbia davvero affisso sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg le sue 95 tesi sulle indulgenze, per una pubblica discussione sul tema: forse si limito` a spedirla ai vescovi tedeschi; poi, non avendo avuto risposta, le affisse davvero sulla porta della chiesa del castello.

il gesto era comunque altamente simbolico: fin dall’inizio Lutero si metteva sotto la protezione dei principi tedeschi; se la sua era una rivolta, era la rivolta di un potere locale, quello dei principi tedeschi, contro un potere centrale, quello economico e finanziario della Chiesa cattolica: una potenza della finanza di allora, che vendeva indulgenze, cioe` illusioni, in un modo non troppo diverso da come si vendono illusioni oggi alla classe media mondiale, mentre viene egualmente spolpata dall’elite.

chissa` come mai la pubblicistica mondiale ha visto nel gesto di Lutero l’inizio di una rivoluzione di popolo che avrebbe portato quasi tre secoli dopo alla rivoluzione francese e all’inizio della democratizzazione dell’Occidente.

la rivoluzione luterana ebbe invece il carattere, tipicamente reazionario e conservatore, di una protesta localistica contro un potere centrale: fu una rivoluzione di destra; e forse non sbaglia chi ha detto che la sua vera eredita` fu piuttosto il Mein Kampf hitleriano.

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basta leggere l’esordio delle 95 Tesi: 

Gesù Cristo ha detto: “Fate penitenza”, ha inteso chiedere ai fedeli di conformare tutta la loro vita allo spirito di sacrificio.

il testo integrale delle Tesi lo ripubblico in fondo al post.

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vi fu pero`,  gia` al tempo di Lutero, chi confuse  con l’inizio di una lotta per la democrazia la protesta contro la tassazione, che, attraverso le indulgenze, confluiva a Roma, in particolare per la costruzione della basilica di San Pietro.

furono i contadini, che si appellarono allo spirito rivoluzionario del messianismo cristiano delle origini, che aveva dato luogo ad una tragica rivolta repressa nel sangue anche nella Palestina del primo secolo; spirito non del tutto cancellato neppure dai vangeli ufficiali della Chiesa.

le origini possibili della democrazia stavano nei testi sacri stessi del cristianesimo; ma non nella lettura che ne dava Lutero; in altre possibili letture:

Guarda, i signori e i prìncipi sono l’origine di ogni usura, d’ogni ladrocinio e rapina; essi si appropriano di tutte le creature: dei pesci dell’acqua, degli uccelli dell’aria, degli alberi della terra (Isaia 5, 8).
E poi fanno divulgare tra i poveri il comandamento di Dio: “Non rubare”.
Ma questo non vale per loro.
Riducono in miseria tutti gli uomini, pelano e scorticano contadini e artigiani e ogni essere vivente (Michea, 3, 2–4); ma per costoro, alla più piccola mancanza, c’è la forca.
(Thomas Müntzer, Confutazione ben fondata, 1524)

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e` nei 12 articoli dei contadini di Svevia e nella rivoluzione seguente degli anni 1524-25, tragicamente repressa nel sangue (300.000 insorti, 100.000 morti), che occorre vedere piuttosto l’anticipazione dei moderni movimenti democratici: nelle loro richieste, che si possono sintetizzare cosi`:

1. elezione dei parroci direttamente da parte delle comunità locali
2. riduzione della decima per il parroco al suo solo sostentamento, il resto ai poveri
3. liberazione dalla servitù della gleba
4. restituzione delle terre comuni, dei corsi d’acqua e dei boschi alle comunità
5. ripristino della libertà di caccia
6. diminuzione delle corvées
7. facoltativita` dei servizi da prestare al signore locale e solo dietro pagamento di denaro
8. revisione dei canoni (retribuzione e affitto)
9. revisione delle pene secondo il diritto tradizionale scritto, invece dell’arbitrio del signore locale
10. riappropriazione dei pascoli e dei campi di uso comune da parte delle comunità
11. eliminazione del “mortuario” (diritto del signore feudale di appropriarsi delle proprietà alla morte del capofamiglia)
12. disponibilita` alla revisione degli articoli precedenti sulla base della parola di Dio ed invalidazione delle norme che risultassero illegittime secondo la Scrittura.

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contro queste richieste, che a noi oggi appaiono moderatissime, ma che allora apprivano totalmente eversive, e che anticipano di qualche secolo la democrazia contemporanea, Lutero piglia una posizione tremenda nel 1525, in un testo ipocritamente intitolato Esortazione alla pace a proposito dei dodici articoli dei contadini di Svevia:

“Che ragione c’è di mostrare clemenza ai contadini?
Se ci sono innocenti in mezzo a loro, Dio saprà bene proteggerli e salvarli.
Se Dio non li salva vuol dire che sono criminali.
Ritengo che sia meglio uccidere dei contadini che i principi e i magistrati, poiché i contadini prendono la spada senza l’autorità divina.
Nessuna misericordia, nessuna pazienza verso i contadini, solo ira e indignazione, di Dio e degli uomini.
Il momento è talmente eccezionale che un principe può, spargendo sangue, guadagnarsi il cielo.
Perciò cari signori sterminate, scannate, strangolate, e chi ha potere lo usi.”

e fu da quel momento che Lutero attribui` ai principi locali il potere di nominare i parroci e di dirigere per loro tramite anche la vita religiosa delle comunita`, contro i contadini che chiedevano invece di eleggerli liberamente.

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allora, davvero, ricordiamo, ma non celebriamo, i 500 anni delle Tesi luterane, l’inizio di una rivoluzione autoritaria che ebbe il suo sbocco e la sua continuazione piu` coerente nel secolo scorso in Hitler.

la riforma protestante non ha nulla a che fare con la rivoluzione democratica che la segui` secoli dopo: fu soltanto una riorganizzazione autoritaria del potere su basi locali.

rifletterci su aiuta ad interrogarsi sul presente.

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come illustrazione del post metto il quadro conservato al Museo della guerra contadina di Boeblingen, del pittore Joerg Ratgeb, che si schiero` con i contadini e che fu condannato a morte e squartato vivo nella repressione della rivolta.

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https://bortocal.wordpress.com/2015/12/06/joerg-ratgeb-breve-storia-di-un-pittore-che-si-voleva-far-dimenticare-577/

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ed ecco le 95 Tesi di Lutero e poi i 12 Articoli dei contadini:

Per amore e desiderio di elucidare la verità le sottoscritte tesi saranno discusse a Wittenberg, sotto la presidenza del R . P. Martin Lutero , Maestro delle Arti e della sacra Teologia , e della stessa quivi lettore ordinario. Per la qual cosa egli prega coloro che non possono discutere con noi verbalmente di presenza, di farlo per iscritto. Nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

1. Quando il Signore e maestro nostro Gesù Cristo, ha detto: “Fate penitenza”, ha inteso chiedere ai fedeli di conformare tutta la loro vita allo spirito di sacrificio.
2. Usando quella espressione, Egli non ha inteso riferirsi alla penitenza sacramentale (ossia alla confessione e alla riparazione che si compie attraverso il ministero del sacerdote).
3. Egli non ha inteso riferirsi alla sola penitenza interiore, che non vale nulla se non è seguita dalla mortificazione della carne.
4. Di conseguenza, la pena dura finché permane l’odio per la propria persona (che costituisce la vera penitenza interiore), cioè fino all’ingresso nel regno dei cieli.
5. Il papa può rimettere soltanto quelle colpe che egli stesso ha imposte in base alla sua volontà o in base al diritto canonico.
6. Il papa non ha il potere di condonare i peccati; qualora pertanto, egli non si limiti a perdonare quelli di sua pertinenza, egli deve dichiarare e assicurare che il perdono avviene per opera di Dio, altrimenti la colpa non verrebbe cancellata.
7. Dio non rimette le colpe al penitente che non si accosta con profonda umiliazione al sacerdote suo vicario.
8. Le disposizioni canoniche concernenti la penitenza riguardano soltanto i vivi, mentre nessun valore hanno nei riguardi dei moribondi.
9. Lo Spirito Santo, dunque, ci offre il Suo perdono per mezzo del papa, e comunque sempre, nell’evenienza di una morte improvvisa.
10. I sacerdoti che infliggono ai moribondi pene canoniche da scontare in purgatorio dimostrano ignoranza e scorrettezza.
11. E’ probabile che la zizzania, consistente nella conversione della pena canonica in una pena da scontare in purgatorio, sia stata seminata mentre i vescovi dormivano.
12. In passato, le pene canoniche venivano inflitte a seguito di una vera contrizione prima dell’assoluzione, e non dopo.
13. Ai morti è dato di scontare ogni peccato fino al momento della morte; dopo la morte, le disposizioni canoniche non li riguardano più, essendo di diritto da esse sciolti.
14. Un imperfetto sentimento di pentimento nel morente comporta un senso di paura tanto più grande quanto il primo è più piccolo.
15. A parte ogni altra considerazione, questa paura, consistente nella tremenda sofferenza derivante dalla disperazione, costituisce già di per se stessa una pena di purgatorio.
16. La differenza tra l’inferno, il purgatorio e il paradiso sembra risiedere nella differenza esistente tra la disperazione, la quasi disperazione e la sicurezza.
17. Sembra dunque che possa ammettersi che per le anime nel purgatorio la disperazione diminuisca all’aumentare della carità.
18. Nessun argomento razionale o scritturale dimostra che a queste anime non sia riservata la possibilità di conseguire dei meriti attraverso l’aumento della carità.
19. Questo non significa che esse siano tutte o in parte certe e sicure della loro beatitudine, anche se noi ne siamo certissimi.
20. Perciò il papa, quando parla della remissione plenaria di tutte le pene, non intende riferirsi al perdono di tutte, ma soltanto di quelle che sono state imposte da lui.
21. Sbagliano, perciò, quei predicatori che affermano che “per opera delle indulgenze papali l’uomo è liberato da ogni pena e salvato”.
22. Anzi, il papa non rimette alle anime del purgatorio nemmeno quelle pene che esse avrebbero dovuto scontare in questa vita in base al diritto canonico.
23. Ammesso che a qualcuno possa essere concessa la remissione di tutte le pene, ciò avverrà solo per i più perfetti, cioè per pochissimi.
24. Ne consegue inevitabilmente che la maggior parte del popolo resta ingannata dalla indiscriminata ed altisonante promessa del condono delle pene.
25. Ad ogni vescovo e curato, nell’ambito della rispettiva diocesi o parrocchia, compete lo stesso potere sul purgatorio che il papa esercita universalmente.
26. Il papa agisce in modo corretto quando concede la remissione dei peccati alle anime non in virtù del potere delle chiavi, che non deve essere inteso in questo senso, ma in virtù del suo suffragio.
27. Esprimono un concetto umano quelli che dicono: “Appena un soldino ha tintinnato nella cassa, un’anima se ne vola via”.
28. Quel che è certo, è che mentre il tintinnio della moneta nella cassa incrementa il guadagno e l’avarizia, il suffragio della Chiesa dipende dalla sola volontà di Dio.
29. Forse non tutte le anime nel purgatorio desiderano essere liberate dalla penitenza, come si dice che sia avvenuto nel caso di san Severino e di san Pasquale.
30. Nessuno può riporre la sua certezza nella sincerità del proprio pentimento, né tantomeno essere sicuro di aver conseguito un perdono completo dei propri peccati.
31. Coloro ai quali le indulgenze giovano sono tanti quanti lo sono coloro che si pentono veramente, ossia pochissimi.
32. Saranno dannati eternamente coloro che pensano di essere stati salvati grazie alle lettere confessionali, e così pure coloro che glielo fanno credere.
33. Bisogna guardarsi da quelli che affermano, che le indulgenze del papa costituiscono un inestimabile dono, attraverso cui l’uomo viene riconciliato con Dio.
34. Infatti, la concessione delle indulgenze si riferisce soltanto al condono delle pene stabilite dal diritto umano.
35. Predicano una dottrina non cristiana quelli che insegnano, che per la remissione dei peccati non sia necessario il pentimento, ma sia sufficiente redimere anime o acquisire atti di indulgenza.
36. Qualunque cristiano, qualora sia veramente pentito, gode della remissione plenaria della colpa e della conseguente pena, anche senza lettere di indulgenza.
37. Qualunque vero cristiano in quanto tale, vivo o morto, partecipa a tutti i beni di Cristo e della Chiesa, che vengono concessi da Dio anche senza lettere di indulgenza.
38. Tuttavia, l’intervento del papa e il suo perdono non sono affatto da trascurarsi, in quanto, come dissi, costituiscono una manifestazione del perdono divino.
39. Anche ai più dotti teologi risulta difficile dimostrare alla gente che la prodigalità delle indulgenze possa sopperire alla sincerità del pentimento.
40. La vera contrizione cerca ed ama le pene; la prodigalità nella concessione delle indulgenze crea, invece, o quantomeno contribuisce a generare, disimpegno e disaffezione nei confronti delle pene.
41. Bisogna adottare molta cautela quando si parla del perdono apostolico, onde evitare che la gente sia indotta erroneamente a pensare che esso sia da privilegiare rispetto alle altre opere della carità.
42. Si deve insegnare ai cristiani, che non è intenzione del papa attribuire alle indulgenze lo stesso valore delle opere di misericordia.
43. Si deve insegnare ai cristiani, che donare al povero o concedere un prestito a chi ne ha bisogno, vale più dell’acquisto delle indulgenze.
44. Infatti, le opere di misericordia incrementano la carità rendendo l’uomo migliore, mentre le indulgenze non lo migliorano, ma lo liberano soltanto dalla pena.
45. Si deve insegnare ai cristiani, che chi spende il suo denaro per comprare le indulgenze trascurando i poveri, non acquista le indulgenze del papa, ma l’indignazione di Dio.
46. Si deve insegnare ai cristiani che non godono di beni superflui a riservare il necessario per la loro casa, evitando di sprecarlo per l’acquisto delle indulgenze.
47. Si deve insegnare ai cristiani che l’acquisto delle indulgenze costituisce una libera scelta e non un obbligo.
48. Si deve insegnare ai cristiani che il papa, nel momento in cui concede le indulgenze, desidera e ha maggior bisogno, più che del danaro, delle preghiere devote dei fedeli.
49. Si deve insegnare ai cristiani, che il perdono papale è utile se non si confida in esso, ma estremamente nocivo se con esso si perde il timore di Dio.
50. Si deve insegnare ai cristiani, che se il papa conoscesse le estorsioni compiute dai predicatori di indulgenze, preferirebbe che la basilica di San Pietro andasse in cenere, piuttosto che di vederla edificata con la pelle, la carne e le ossa delle sue pecore.
51. Si deve insegnare ai cristiani che il papa – come e suo dovere – è disposto ad elargire il suo danaro – e, se ve ne fosse il bisogno, anche vendendo la basilica di San Pietro – a molti di quei fedeli ai quali i predicatori di indulgenze estorcono danaro.
52. La fiducia di conseguire la salvezza per mezzo delle lettere di indulgenza è cosa vana, e continuerebbe ad esserlo anche se qualcuno o lo stesso papa offrisse in pegno l’anima sua per garantirle.
53. Nemici di Cristo e del papa sono coloro i quali nelle chiese, per predicare le indulgenze trascurano la parola di Dio.
54. Si offende la parola di Dio, quando in una stessa predica si riserva alle indulgenze uno spazio eguale o maggiore di quello ad essa dedicato.
55. E’ senza dubbio intenzione del papa, celebrare le indulgenze, che costituiscono una cosa di non grande importanza, con una sola campana, una sola processione e una sola cerimonia, riservando al Vangelo, che è la cosa più grande, cento campane, cento processioni, cento cerimonie.
56. I tesoro della Chiesa, con cui il papa concede le indulgenze, non risulta sufficientemente definito e conosciuto dal popolo di Cristo.
57. Che non si tratti di tesori temporali appare evidente dal fatto che quei predicatori non si dimostrano tanto impegnati nell’elargirli, quanto nel raccoglierli.
58. Né, tantomeno, si tratta dei meriti di Cristo e dei santi, in quanto questi operano sempre, anche senza il papa, la grazia dell’uomo interiore e la sofferenza, la morte e l’inferno dell’uomo esteriore.
59. San Lorenzo definì i poveri Tesori della Chiesa; ma egli parlava il linguaggio del suo tempo.
60. Sosteniamo che cotesto tesoro consiste nelle chiavi della Chiesa (donate per il merito di Cristo).
61. È chiaro, infatti, che per l’esame dei casi riservati al papa e per la remissione delle relative pene è sufficiente la sua sola potestà.
62. Il vero tesoro della Chiesa è il sacrosanto Evangelo della gloria e della grazia di Dio.
63. Ma questo tesoro è a ragione tenuto in scarsissima considerazione, in quanto “fa dei primi gli ultimi”.
64. Mentre il tesoro delle indulgenze è a ragione il più gradito, perché “degli ultimi fa i primi”.
65. Perciò, i tesori evangelici sono reti con le quali in passato si pescavano uomini ricchi.
66. Mentre i tesori delle indulgenze sono reti con le quali si pescano le ricchezze degli uomini.
67. Si comprende allora perché le indulgenze, che i predicatori proclamano come le più grandi grazie, sono tali
in funzione del danaro che producono.
68. In realtà, sono una trascurabile cosa in confronto alla grazia di Dio e alla pietà della croce.
69. I vescovi e i curati sono tenuti ad accogliere con tutto il rispetto gli incaricati delle indulgenze papali.
70. Essi devono, però, prestare la massima attenzione vigilando con gli occhi e con le orecchie che essi espletino veramente il mandato ricevuto dal papa e non predichino i loro sogni.
71. Sia anatema e maledetto colui che parla contro la verità delle indulgenze papali.
72. Ma sia benedetto colui che si oppone alla brama e agli abusi verbali del predicatore di indulgenze.
73. Come il papa fulmina giustamente coloro che pongono in essere attività ai danni della vendita delle indulgenze,
74. così molto più gravemente egli intende colpire coloro che, col pretesto delle indulgenze, compiono attività a danno della santa carità e verità.
75. Ritenere che le indulgenze papali siano tanto potenti da assolvere un uomo, anche nel caso pur impossibile, che esso avesse violentato la Madre di Dio, significa essere fuori di senno.
76. Per contro, quanto alla colpa, sosteniamo che le indulgenze papali non possono cancellare, nemmeno il più piccolo dei peccati veniali.
77. Sostenere che neanche san Pietro, se fosse oggi papa, avrebbe la possibilità di concedere maggiori grazie, è una bestemmia contro san Pietro e il papa.
78. Al contrario, diciamo che anche questo papa, come qualsiasi altro, possiede grazie maggiori, cioè il Vangelo, i miracoli, i doni di guarigione ecc., come insegna 1 Cor., XII.
79. Sostenere che la croce con le insegne papali, innalzata solennemente, equivalga alla croce di Cristo, è bestemmia.
80. 1 vescovi, curati e teologi che consentono che simili discorsi siano tenuti alla gente, ne renderanno ragione.
81. Questa scandalosa predicazione delle indulgenze rende difficile anche ai dotti impegnati nel salvaguardare il rispetto dovuto al papa, difenderlo dalle calunnie e dalle sottili insinuazioni dei laici.
82. Ad esempio: perché il papa non vuota il purgatorio ispirandosi alla santissima carità e alla somma necessità delle anime, che costituisce il motivo più giusto, dal momento che libera un infinito numero di anime in cambio del dannosissimo danaro destinato alla costruzione della basilica, che rappresenta, invece, un motivo di trascurabile importanza?
83. Ugualmente: perché ci si ostina nella celebrazione delle esequie e degli anniversari dei defunti, e non si restituiscono, anzi si consentono le offerte stabilite a loro vantaggio, mentre è un’offesa pregare per dei redenti?
84. Ancora: che è mai questa nuova pietà di Dio e del papa, consistente nel concedere per danaro ad un empio e nemico la liberazione di un’anima pia e amica di Dio, astenendosi, per contro, dal liberarla gratuitamente per mezzo della carità?
85. Perché mai si redime ancora con denaro, con la concessione di indulgenze, da canoni penitenziali già da tempo e di fatto in sé desueti e morti, come se fossero ancora in pieno vigore?
86. Così ancora: perché mai il papa, le cui ricchezze sono oggi più consistenti di quelle dei più ricchi Crassi non costruisce la basilica di San Pietro utilizzando il suo danaro, invece di quello dei poveri fedeli?
87. Ugualmente: che cosa rimette o trasmette il papa a coloro che in virtù di un perfetto pentimento hanno diritto ad un completo perdono e alla partecipazione alle grazie divine?
88. La Chiesa non ne risentirebbe un maggior bene, se il papa, anziché una sola volta, concedesse cento volte al giorno ad ognuno dei fedeli questo perdono e questa partecipazione?
89. Poiché il papa, per mezzo delle indulgenze, tende alla salvezza delle anime più che al danaro, perché sospende le lettere confessionali e le indulgenze precedentemente concesse, mentre sono egualmente efficaci?
90. Soffocare queste pericolosissime argomentazioni dei laici con la sola forza e senza addurre ragioni significa esporre la Chiesa e il papa alle beffe dei nemici e rendere infelici i cristiani.
91. Se dunque le indulgenze fossero predicate secondo lo spirito e l’intenzione del papa, tutte quelle difficoltà sarebbero facilmente risolte, anzi non esisterebbero.
92. Addio, dunque, a tutti quei profeti che dicono al popolo di Cristo: “Pace, pace”, mentre pace non c’è.
93. Salute, a tutti quei profeti che dicono al popolo di Cristo: “Croce, croce”, mentre la croce non c’è.
94. Si devono esortare i cristiani a seguire con zelo il loro capo, Cristo, attraverso le pene, le mortificazioni, e le tribolazioni.
95. In modo che nutrano la fiducia di “entrare in cielo attraverso molte tribolazioni”, piuttosto che mediante la sicurezza della pace.

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I principali e corretti articoli di tutti i contadini e sudditi di signori ecclesiastici e secolari,  riguardanti le questioni nelle quali si sentono oppressi.

Al lettore cristiano: la pace e la grazia di Dio attraverso Cristo.

Vi sono molti Anticristi che di recente hanno preso a pretesto le assemblee dei contadini per coprire di scherno il Vangelo, dicendo:
«Sarebbero questi dunque i frutti del nuovo Vangelo, che nessuno più debba obbedire, ma anzi sollevarsi ovunque in rivolta, adunarsi in gran copia e cospirare per riformare e abbattere le autorità ecclesiastiche e secolari, o persino ucciderle?».

I seguenti articoli confutano tutti questi critici empi e malvagi, in primo luogo al fine di rimuovere dalla Parola di Dio questa calunnia e in secondo luogo per dare una risposta cristiana all’accusa secondo cui tutti i contadini sarebbero disobbedienti o addirittura rivoltosi.
Prima di tutto il Vangelo non è causa di rivolte né di disordini, poiché si tratta di un messaggio su Cristo, sul Messia promesso, la cui Parola e la cui vita altro non ci insegnano se non amore, pace, pazienza e concordia, di modo che tutti i credenti nel Cristo si riempiono di quell’amore, di quella pace, di quella pazienza e di quella concordia. […]
Ora, se Dio intende dare ascolto ai contadini (che trepidi implorano di poter vivere secondo la Sua Parola) chi troverà da ridire sulla volontà di Dio? Chi si frapporrà ai Suoi intendimenti? Chi invero si opporrà alla Sua maestà? Non ha Egli forse dato ascolto ai figli di Israele che Lo imploravano di salvarli dalle mani del Faraone? Non può forse Egli salvare anche oggi i Suoi figli?
Sì, Egli li salverà, speditamente.
Pertanto, lettore cristiano, leggi attentamente gli articoli che seguono e compi quindi la tua scelta. […]

Primo, umilmente noi chiediamo — secondo la volontà e l’intendimento di noi tutti — che in futuro tutta la comunità goda dell’autorità piena di eleggersi e scegliersi il pastore; e che nostro sia anche il potere di deporlo qualora egli dovesse mostrarsi indegno.
Lo stesso pastore eletto deve predicarci il Santo Vangelo con purezza e chiarezza, senza l’aggiunta di insegnamenti o comandamenti umani. Giacché proclamarci di continuo la vera fede ci stimola a chiedere a Dio la Sua grazia, affinché Egli possa istillare e confermare in noi quella stessa vera fede. Giacché se la grazia di Dio non viene istillata in noi, sempre rimarremo carne ed ossa, cose prive di valore. La Scrittura dice chiaramente che possiamo arrivare a Dio solo per mezzo della vera fede e che possiamo essere salvati soltanto dalla Sua misericordia. Per questo abbiamo bisogno di una simile guida e di un simile pastore; la nostra richiesta si fonda dunque sulla Scrittura.

Secondo, sebbene la vera decima sia ingiunta nel Vecchio Testamento ma sostituita nel Nuovo, pagheremo tuttavia volentieri la vera decima sul grano, ma ciò deve essere fatto rettamente. Poiché è dovuta a Dio e da dividersi tra i suoi servitori, essa spetta a un pastore che proclami chiaramente la Parola di Dio. Vogliamo che in futuro questa decima venga raccolta e ricevuta dal nostro sacrestano, che sarà nominato dalla comunità tutta intera.
Questi ne darà al prete eletto dalla comunità intera una porzione congrua e sufficiente per il sostentamento suo e dei suoi dipendenti, secondo il giudizio della comunità tutta. Il restante sarà distribuito ai poveri bisognosi che si trovino presenti nello stesso villaggio, secondo le circostanze e il giudizio della comunità. Qualsiasi sopravanzo dovrà essere conservato nel caso che diventi necessario andare in guerra per la difesa del paese; vi si dovrà contribuire prelevando da questa eccedenza affinché nessuna tassa debba essere imposta sul povero. Nel caso che uno o più villaggi abbiano alienato le decime perché spinti a ciò dal bisogno, colui che può dimostrarne l’acquisto dall’intero villaggio non dovrà subire perdite. Giungeremo infatti con lui a un giusto accordo secondo le circostanze per riscattare la decima in rate convenevoli lungo un certo periodo. Nel caso che qualcuno abbia acquistato la decima non dal villaggio, ma dai suoi antenati che se ne erano appropriati, non vogliamo, non dobbiamo né siamo più a lungo obbligati a versargliela, bensì unicamente, come detto sopra, a mantenere con la decima il nostro pastore eletto e raccogliere quindi il rimanente, oppure, come dice la Sacra Scrittura, distribuirlo ai bisognosi, siano essi chierici o laici.
La piccola decima non la pagheremo affatto, poiché il Signore Iddio ha creato il bestiame affinché sia liberamente usato dall’uomo, e la consideriamo pertanto una decima impropria, inventata dagli uomini, che non verseremo più.

Terzo, è stato uso finora dei signori considerarci loro servi. Ciò è esecrabile, visto che Cristo versando il Suo prezioso sangue ci ha redenti e riscattati tutti, dal pecoraio fino al rango più elevato, nessuno escluso.
Pertanto è dimostrato nelle Scritture che siamo liberi e desideriamo essere liberi. Non che desideriamo essere completamente liberi, né avere alcuna autorità, poiché non è questo che Dio ci insegna. Dobbiamo vivere secondo i comandamenti,non secondo la libera licenza della carne; ma dobbiamo amare Dio, riconoscere in Lui il nostro Signore nel prossimo, e fare tutto ciò (come volentieri faremmo) che Dio ci ha comandato nell’Ultima Cena. Dunque dobbiamo vivere secondo il Suo comandamento; e questo comandamento non ci indica né ci insegna a disobbedire all’autorità, ma anzi a prostrarci davanti a tutti, e non solo a coloro che comandano. Noi quindi obbediamo di buon grado ai nostri governanti prescelti e designati (a noi designati da Dio) in ogni questione giusta e cristiana. E non dubitiamo che voi, da veri e genuini cristiani, sarete lieti di liberarci dalla servitù, oppure di dimostrarci sul Vangelo che siamo servi.

Quarto, è stato uso finora che a nessun povero fosse permesso di catturare selvaggina, volatili, o pesci in acque correnti, il che ci appare assai ingiusto e contrario al buon vicinato, e per di più egoista e contrario alla Parola di Dio. Vi sono luoghi dove i signori conservano la selvaggina con nostro enorme danno e patimento. Ci tocca sopportare che bestie dissennate divorino sfrenatamente e senza ragione i nostri raccolti (fatti crescere da Dio perché gli uomini se ne servano); sarebbe empio e contro ogni norma di buon vicinato tacere questo abuso. Quando infatti Dio nostro Signore creò l’uomo, gli concesse il dominio su tutti gli animali, sugli uccelli dell’aria e i pesci delle acque.
Noi dunque chiediamo che se qualcuno ha delle acque egli debba provare con documenti adeguati che quell’acqua gli sia stata volontariamente venduta. Nel qual caso non richiediamo che gli venga tolta con la forza; in nome dell’amore fraterno si dovrà anzi dare prova di cristiana comprensione in questa faccenda. Ma chi non sia in grado di produrre prove conformi dovrà cedere debitamente le acque alla comunità.

Quinto, abbiamo una rimostranza riguardo al taglio della legna, poiché i nostri signori si sono appropriati dei boschi, e quando il povero ha bisogno di legna deve pagarla un prezzo doppio. A nostro avviso i boschi tenuti dai signori, sia ecclesiastici che secolari, senza che questi ne abbiano fatto acquisto, devono ritornare all’intera comunità. La comunità dovrebbe essere libera di consentire a tutti, ordinatamente, di usare gratuitamente quanto necessitano per il fuoco domestico e di prendere altresì gratuitamente il legname da costruzione quando è necessario, pur dovendosene informare l’ufficiale eletto all’uopo dalla comunità. Qualora non vi siano altri boschi fuorché quelli debitamente comperati, si dovrà raggiungere con il proprietario un accordo fraterno e cristiano; ma se la proprietà era stata venduta in seguito a un esproprio arbitrario verrà raggiunto un accordo secondo le circostanze del caso e i precetti dell’amore fraterno e della Sacra Scrittura.

Sesto, è il nostro oneroso gravame di servizi in lavoro, che quotidianamente si accrescono in quantità e varietà. Chiediamo che si compia una giusta inchiesta e che così aspri gravami non ci vengano imposti; che il nostro caso sia benignamente preso in considerazione sulla base dei servizi forniti dai nostri antenati, ma anche secondo il tenore della Parola di Dio.

Settimo, non consentiremo in futuro ad alcun Signore di opprimerci oltre. Ognuno invece condurrà il proprio podere secondo le condizioni proprie alle quali gli è stato affidato, cioè secondo l’accordo tra il signore e il contadino. Il signore non potrà imporgli altro, né sotto forma di servizi né sotto forma di tributi non compensati, affinché il contadino possa usare e godere in pace e libero da gravami quanto è in suo possesso. Se però il signore richiederà dei servizi, il contadino dovrà servire di buon grado il suo signore prima di ogni altro, ma in tempo e giorni non svantaggiosi per il contadino, e dietro ricompensa confacente.

Ottavo, molti di noi che conducono un podere sono gravati dal fatto di non riuscire a pagare i canoni, motivo per cui molti contadini perdono la terra e vengono rovinati. I signori devono fare ispezionare i poderi da uomini degni di fede per stabilire un canone equo, affinché il contadino non debba lavorare in cambio di niente; giacché Ogni lavoratore è degno di essere retribuito.

Nono, siamo gravati nelle questioni di giurisdizione criminale, per le quali vengono fatte in continuazione nuove leggi. I castighi non ci vengono comminati in merito ai fatti, ma talora in grave malafede e talaltra con grande parzialità. A nostro avviso dovremmo essere puniti in base alle antiche leggi scritte e secondo le circostanze, non faziosamente.

Decimo, siamo afflitti per il fatto che alcuni si sono impadroniti dei prati o dei campi arabili che un tempo appartenevano alla comunità. Noi li restituiremo alla proprietà comunale, salvo che siano stati debitamente acquistati. Se invece l’acquisto è avvenuto impropriamente, si dovrà raggiungere tra i contraenti un accordo amichevole e fraterno sulla base dei dati di fatto.

Undicesimo, vogliamo abolite completamente le tasse di successione per causa di morte. Non permetteremo che vedove ed orfani siano così vergognosamente spogliati e derubati dei loro averi, contro Dio e contro l’onore, come è avvenuto in molte località e in vario modo. Ci hanno estorto e strappato quegli stessi beni che spetterebbe loro di custodire e proteggere; e se avessero un minimo appiglio legale ci toglierebbero ogni cosa. Dio non lo tollera più oltre;
tutto ciò sarà abolito. D’ora in avanti nessuno sarà più obbligato a pagare alcunché, in nessuna misura.

Dodicesimo, è nostra conclusione e risoluzione finale che, qualora uno o più dei soprascritti articoli non risultasse in accordo con la Parola di Dio (cosa che non crediamo), dovrà esserci dimostrato sulla Parola di Dio che essi non sono ammissibili e noi li abbandoneremo quando ciò sarà chiarito in base alla Scrittura. Se ora dovessero venirci concessi alcuni articoli che siano in seguito trovati ingiusti, essi da quel momento saranno considerati nulli e invalidi, privi di valore. Parimenti, se altri articoli si troveranno nelle Scritture che onestamente parlano di atti contrari a Dio e gravosi per i nostri simili, ci riserviamo di aggiungerli alle nostre risoluzioni.
Ci eserciteremo e ci metteremo alla prova in tutta la dottrina cristiana, e pregheremo a tal fine il Signore Iddio; giacché Lui solo, e nessun altro, può concederla.

La pace di Cristo sia con noi tutti.


8 risposte a "mezzo millennio di luteranesimo reazionario – 385"

    1. vedi, sei arrivato molto piu` in fretta, guidato dall’intuito, a quello a cui io sono arrivato faticosamente con la ricerca… 😉

      comunque, il principio che citi, in se stesso, non e` luterano piu` di quanto non sia anche cattolico: e` la forma di compromesso adottata alla pace di Aquisgrana del 1548 da protestanti e cattolici assieme che si accordarono per rispettarlo.

      ma non impedi` che le guerre di relgione continuassero a devastare il continente.

      e` interessante tradurlo alla lettera: la religione e` di colui del quale e` la regione.

      altro che libera scelta di coscienza!

      cattolici e protestanti concordi che, in un territorio sottoposto al potere di un principe (a volte di un principe vescovo, come a Trento), la popolazione di confessione diversa da quella del principe, sia che fosse cattolica o protestante, doveva adattarsi alla confessione del principe oppure emigrare.

      sempre nella migliore delle ipotesi…

      ci sono vergogne e mostruosita` della storia europea che vengono nascoste sotto il tappeto…

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        1. gia`, ma solo quelle che la retorica riesce a far passare meglio.

          il luteranesimo con la storia della liberta` di coscienza e` una di queste.

          ma ti rendi che le fake news reggono il mondo e che la protesta attuale sui media e` soltanto quella dei supermercati delle notizie contro le bubbole fatte in casa?

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