Catalogna rovina d’Europa o Europa rovina della Catalogna? – 415

Alfred de Zayas, americano, professore di diritto internazionale presso la Scuola di Diplomazia di Ginevra e nominato dall’ONU “Esperto Indipendente per la promozione di un ordine internazionale democratico ed equo”, ha diffuso in rete un suo importante studio che mi pare faccia il punto in modo molto convincente sui diritti dei popoli all’autodeterminazione, traendo spunto dalla situazione catalana, ma allargando il discorso in prospettiva universale.

il primo punto da sottolineare e` che la premessa delle riflessioni di de Zayas sta nel Patto internazionale sui diritti civili e politici – a volte definito anche Convenzione -, adottato dall’Onu nel 1966 ed entrato in vigore nel 1976, dopo essere stato ratificato dai primi 35 paesi, assieme  a un Protocollo facoltativo, che lo integra, e al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali: i tre documenti rappresentano uno sviluppo molto importante della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948.

mentre questa, infatti, e` una semplice dichiarazione di (nobili) intenti, i due Patti e il Protocollo rappresentano strumenti giuridici vincolanti per i paesi che li hanno adottati.

. . .

la cultura dei diritti umani in Italia e` cosi` arretrata che ben pochi conoscono questi documenti e – lo ammetto – io per primo sino ad oggi, cosi` che sono ben lieto di arricchire la mia conoscenza – e forse anche quella di chi mi legge.

in nome di quell’antico detto che non si invecchia ogni giorno della propria vita in cui si impara una cosa nuova.

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I Patti obbligano gli Stati che li abbiano ratificati a riconoscere e progettare un’ampia gamma di diritti umani, mentre le disposizioni facoltative stabiliscono le procedure in base a cui i privati nonché gli stati possono presentare delle denunce in merito a violazioni dei diritti dell’uomo.

Le disposizioni dei Patti ricalcano, in linea generale, i diritti enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; tuttavia contengono un’importante disposizione che li` non figurava: quella che enuncia il diritto che hanno tutti i popoli all’autodeterminazione ed al pieno e libero utilizzo delle proprie ricchezze e risorse naturali.

ecco l’art. 1 che afferma questo diritto, proprio come Preambolo e Prima Parte del Patto:

1. Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.
2. Per raggiungere i loro fini, tutti i popoli possono disporre liberamente delle proprie ricchezze e delle proprie risorse naturali senza pregiudizio degli obblighi derivanti dalla cooperazione economica internazionale, fondata sul principio del mutuo interesse, e dal diritto internazionale In nessun caso un popolo può essere privato dei propri mezzi di sussistenza.
3. Gli Stati parti del presente Patto, ivi compresi quelli che sono responsabili dell’amministrazione di territori non autonomi e di territori in amministrazione fiduciaria, debbono promuovere l’attuazione del diritto di autodeterminazione dei popoli e rispettare tale diritto, in conformità alle disposizioni dello Statuto delle Nazioni Unite.

questo principio e` giudicato cosi` importante da essere ribadito identico, sempre come Art. 1 e Prima Parte, anche nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

ed ecco il quadro degli stati che hanno adottato il Patto:

ICCPR-members2

Stati membri e firmatari della CIDCP:
in verde scuro stati firmatari che hanno ratificato,
in verde chiaro stati solo firmatari,
in arancione stati firmatari che hanno ratificato, ma che hanno espresso la volontà di uscire dalla convenzione, in pratica la Corea del Nord;
in grigio gli stati che non lo hanno sottoscritto: Arabia Saudita, Sudan del Sud, Myanmar e Malaysia.

le risoluzione dell’Onu a favore dell’integrita` territoriale degli stati riguardano soltanto le lesioni che provengono dall’esterno, con l’uso della forza, da parte di altri stati:
vedi la
Risoluzione 2625 del 1970:
http://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=20041124231820
o la Risoluzione 3314 del 1974:
http://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=20041102221524

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ora il paradosso della Spagna e` che non si e` limitata a ratificare questo Patto, ma gli ha dato addirittura dignita` costituzionale attraverso l’art. 10 della sua Costituzione:

Articolo 10
1. La dignità della persona, i diritti inviolabili che le sono connaturati, il libero sviluppo della personalità, il rispetto della legge e dei diritti altrui sono fondamento dell’ordine politico e della pace sociale.
2. Le norme relative ai diritti fondamentali e alla libertà, riconosciute dalla Costituzione, s’interpreteranno in conformità alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e ai Trattati e Accordi internazionali nelle stesse materie ratificate dalla Spagna.

il concetto e` ribadito, se possibile in forma ancora piu` stringente, nell’art. 96 della Costituzione spagnola:
1. I trattati internazionali validamente stipulati, una volta pubblicati ufficialmente in Spagna, formeranno parte dell’ordinamento interno. Le loro disposizioni potranno essere derogate, modificate o sospese soltanto nella forma prevista negli stessi trattati o conformemente alle norme generali del diritto internazionale.
2. Per la denuncia dei trattati o accordi internazionali si utilizzerà lo stesso procedimento previsto per la loro approvazione nell’articolo 94.

. . .

queste convenzioni internazionali hanno gia` avuto delle applicazioni concrete.

la Corte Internazionale di giustizia dell’Aja si e` pronunciata  nel luglio 2010 sulla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo del 2008.

vale la pena di ricordare gli antefatti: il 17 febbraio 2008 l’Assemblea del Kosovo proclamava unilateralmente l’indipendenza della provincia autonoma.

In seguito a questa dichiarazione, alcuni Stati (tra cui l’Italia e gli USA) hanno riconosciuto il Kosovo come Stato indipendente; altri Stati, tra cui Russia, Cina, Spagna e Grecia, non hanno invece riconosciuto l’indipendenza della provincia balcanica.

L’Assemblea Generale dell’ONU ha quindi investito la Corte Internazionale di Giustizia della questione e, in particolare, della verifica della conformità al diritto internazionale di tale dichiarazione unilaterale.

La Corte, con un parere alquanto ampio, ha affermato la legittimità della dichiarazione di indipendenza del Kosovo, sia con riferimento al diritto internazionale generale, sia con riferimento alla lex specialis costituita dalla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

. . .

ed ecco come riassume de Zayas il problema generale:

“Il principio dell’integrità territoriale è importante, come è stato inteso in molte delle risoluzioni delle Nazioni Unite, incluse le risoluzioni 2625 e 3314 dell’Assemblea Generale.
Esso è destinato ad essere applicato esternamente, per vietare minacce straniere o incursioni nell’integrità territoriale degli Stati sovrani.
Questo principio non può essere invocato per sviare il diritto di tutte le persone, garantito dall’articolo 1 dei Patti internazionali sui diritti dell’uomo, a esprimere la loro voglia di controllare il loro futuro.
Il diritto all’autodeterminazione è un diritto dei popoli e non prerogativa degli Stati di concedere o negare.
In caso di conflitto tra il principio dell’integrità territoriale e il diritto umano all’autodeterminazione, quest’ultima prevale”.

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naturalmente a questo punto il discorso sul caso concreto catalano sembrerebbe gia` chiuso, almeno in termini di diritti.

non nel senso che sia convincente la dichiarazione di indipendenza della Catalunya, fatta da partiti che rappresentano soltanto il 47% dei votanti, ma nel senso che la risposta dello stato spagnolo e` un segnale grave di mancanza di senso della democrazia.

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e infine, da questo quadro concettuale deriva un giudizio di de Zayas molto chiaro sulla situazione catalana e sulle reazioni della Spagna:

“Deploro la decisione del governo spagnolo di sospendere l’autonomia catalana.
Questa azione costituisce una regressione nella tutela dei diritti umani, incompatibile con gli articoli 1, 19, 25 e 27 del Patto internazionale sui diritti civili e politici.
Ai sensi degli artt. 10, n. 2, e 96 della Costituzione spagnola, i trattati internazionali costituiscono la legge del Paese e, di conseguenza, la legge spagnola deve essere interpretata conformemente ad essi.
Negare ad un popolo il diritto di esprimersi sulla questione dell’autodeterminazione, negando la legittimità di un referendum, usando la forza per impedire l’organizzazione di un referendum e annullare l’autonomia di un popolo per punizione, costituisce una violazione dell’Articolo 1 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.
In alternativa, affrontare l’aspirazione dei popoli all’autodeterminazione in modo tempestivo è un’importante misura di prevenzione dei conflitti, come dimostrano le innumerevoli guerre che si sono verificate dal 1945 che hanno trovato la loro origine nel rifiuto dell’autodeterminazione.
Occorre incoraggiare il dialogo e la negoziazione politica per prevenire la violenza.
Naturalmente ci sono molti popoli in tutto il mondo che aspirano all’autodeterminazione, sia interna a forma di autonomia che esterna in forma di indipendenza.
E mentre la realizzazione dell’autodeterminazione non è automatica o auto-esecutiva, è un diritto umano fondamentale che la comunità internazionale dovrebbe aiutare ad attuare.
Anche il diritto internazionale dell’autodeterminazione è andato ben oltre la semplice decolonizzazione.
Applicando i 15 criteri contenuti nel mio rapporto del 2014 (paragrafi 63-77), è evidente che nessuno Stato può utilizzare il principio dell’integrità territoriale per negare il diritto di autodeterminazione, e che gli argomenti sulla legittimità delle azioni intraprese dal parlamento eletto in Catalogna sono immateriali.
Tali argomenti non annullano il carattere ius cogens dell’autodeterminazione.
L’unica soluzione democratica per uscire dall’attuale vicolo cieco, è sospendere le misure repressive e organizzare un referendum per determinare i veri desideri della popolazione interessata.
Tale referendum dovrebbe essere monitorato dagli osservatori UE, OSCE e privati, compreso il Centro Carter”.

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da sottoscrivere integralmente, ma con corollario.

puo` l’Unione Europea astenersi dall’intervenire sulla vicenda, facendo sentire la propria voca forte e chiara?

dobbiamo considerare violazione dei diritti umani quelle di Orban o del governo polacco, ma quelle del governo spagnolo?

le regole europee sono diverse per amici e nemici?

se l’Unione Europea tace sulla pesante violazione dei diritti umani realizzata dallo stato spagnolo, allora si riduce ad un contratto di collaborazione commerciale e riveste un interesse davvero troppo limitato.

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le informazioni per scrivere questo post mi sono state fornite da questo sito: http://www.manifestosardo.org/lonu-contro-madrid/

ho pero` rielaborato il post, perche` non ne condivido tutta l’impostazione.


2 risposte a "Catalogna rovina d’Europa o Europa rovina della Catalogna? – 415"

    1. ciao Franz: l’ho spiegato varie volte e accennato anche qui sopra: perche` non puoi proclamare l’indipendenza se sei, di fatto, una minoranza.

      il governo di Puigdemont rappresenta una minoranza degli elettori catalani, e perfino dei votanti (47%), anche se ha una leggera maggioranza in parlamento per via della legge elettorale; non mi pare legittimato a proclamare una indipendenza che la maggioranza dei catalani non vuole, almeno in base ai risultati delle ultime elezioni, e in particolare se aggiungiamo gli astenuti al voto ai votanti.

      proprio per questo la posizione del governo spagnolo e` idiota e fascista: doveva accettare il referendum e vincerlo, probabilmente senza difficolta` (come ha fatto a suo tempo il governo inglese per la Scozia).

      ma a breve ci sono nuove elezioni e vedremo se qualcosa e` cambiato: se la maggioranza degli elettori catalani votera` per i partiti indipendentisti, e sarebbe certamente il risultato della repressione simil franchista, anche il mio giudizio cambiera`, ovviamente.

      in casi come questi credo tuttavia che sia necessaria la maggioranza degli elettori, non semplicemente la maggioranza dei votanti.

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