i tre paradossi che vedo nella morale cristiana – 429

il paradosso piu` grave del cristianesimo: prima convince gli esseri umani di essere monadi immortali, totalmente liberi e unici responsabili di se stessi e delle loro scelte, e poi richiede da loro che “amino” gli altri esseri umani come se stessi.

la morale del paganesimo era piu` compatta e coerente: non veniva richiesto nessun esagerato amore universale, ma nello stesso tempo si chiariva bene agli esseri umani di essere parte, a diversi livelli, di gruppi comuni, dalla famiglia alla tribu` e allo stato: per i quali essere solidali era una necessita` concreta ed un modo di difendere anche se stessi, e non l’obbligo di un intellettualistico amore universale.

che del resto neppure era parte del messaggio cristiano originario, dato che vi si diceva soltanto di amare chi ci sta vicino, il cosiddetto prossimo che troviano nelle traduzioni forzate che sono in voga.

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la morale pagana appariva piu` realistica anche nel considerare l’agire umano come l’espressione non di una unica e coerente coscienza razionale, ma di impulsi esterni all’io e difficilmente controllabili, che assumevano l’aspetto di diverse divinita`.

oggi parleremmo, nella versione scientista di questa immagine dell’essere umano, di ormoni che ci condizionano nel nostro operato con una forza alla quale per alcuni e` perfino difficile sottrarsi.

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ma una visione piu` laica ed aperta della nostra stessa vita ci libera anche dai sensi di colpa, non solo nei nostri riguardi, ma da quelli proiettati sugli altri.

il secondo paradosso del cristianesimo e` che considera gli esseri umani totalmente e unicamente responsabili del loro agire, e giustifica ed alimenta quindi ogni forma di risentimento nei loro riguardi.

ma poi nello stesso tempo elabora la dottrina morale dell’obbligo del perdono e del dovere di porgere l’altra guancia.

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il terzo paradosso del cristianesimo e` che considera gli esseri umani come qualcosa di ben distinto e isolato dal contesto nel quale agiscono.

l’idea che ognuno di noi e` soltanto un particolare modo di guardare il mondo nel quale e` inserito nega la dottrina morale che ci considera invece un unicum irripetibile.

ma nel concreto della vita gli altri tendono invece appunto a vederci, a diversi livelli, come l’espressione della nostra storia, che non e` unicamente individuale.

cosi` e` normale, nella vita comune, considerare il figlio alla luce del padre o la figlia dalla madre, cioe` ciascuno nel suo contesto familiare, ad esempio, oppure del gruppo etnico al quale appartiene.

e in effetti e` cosi`: la nostra individualita` e` prima di tutto l’espressione di esperienze collettive e queste aiutano gli altri a capirci meglio; e aiuterebbero anche noi, se soltanto sapessimo adottare questo punto di vista non soltanto frammentariamente.

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superare il cristianesimo come visione artefatta del mondo e della natura umana reale dovrebbe aiutarci anche ad impostare in modo nuovo le nostre relazioni affettive.

e` uno dei segreti meglio nascosti dalla morale cristiana che costruire una relazione con qualcuno, soprattutto sentimentale, inevitabilmente comporta un processo di assimilazione: ma perfino un rapporto di odio e di contrapposizione induce una somiglianza col nemico.

osservazioni empiriche non estranee alla vita comune e perfino codificate in antichi proverbi che promettono di imparare a zoppicare ai frequentatori degli zoppi e a ululare a chi si accompagna coi lupi.

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a maggior ragione dovremmo essere tutti piu` consapevoli che amare qualcuno, decidere di vivere con lui o con lei, significa anche decidere di assomigliargli.

molte relazioni sbagliate non nascerebbero neppure se sapessimo chiederci per tempo se davvero vogliamo cominciare ad assomigliare, anche soltanto un po’, alla persona che ci attira per altri motivi e su altri piani.

ma e` come se la natura sapesse che, se queste scelte potessero essere razionali, ben poche relazioni si costruirebbero; e per questo ci ha asservito a ben altri stimoli, bisogni, ricerche oscure di senso.

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solo l’inizio della vecchiaia, indebolendo la forza oscura degli impulsi ormonali, ci restituisce a noi stessi e alla domanda se veramente vogliamo assomigliare a lei, prima di inziare una relazione sentimentale profonda con qualche persona.

da questa domanda ben pochi si salverebbero; ed ecco allora che normalmente le relazioni si costruiscono alla cieca, cercando di dare risposta ad urgenze che non ci lasciano neppure riflettere.

ecco relazioni che solo alla fine della loro storia arrivano alla domanda centrale: se veramente si desidera un processo di assimilazione con la persona che di prepotenza e` entrata nel nostro immaginario ed e` diventata parte della nostra vita sentimentale.

ed e` un ben brutto momento quello in cui ci si rende conto che le relazioni della nostra vita ci hanno soltanto peggiorato ulteriormente e oggi ci appaiono indegne e degradanti per noi.

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da questa stessa angoscia puo` salvarci soltanto una visione non cristiana della vita:

non siamo stati noi a compiere quelle scelte, le abbiamo soltanto subite,

perche` noi siamo soltanto gli attori che recitano una parte, ma non gli autori che l’hanno scritta.


2 risposte a "i tre paradossi che vedo nella morale cristiana – 429"

  1. Hai detto benissimo tu…cerco di avvicinarmi quel che posso.

    629
    CHIESE

    Chiese.
    Una ogni tre case,

    Innalzate con il lavoro
    Di chi ha conosciuto solo lavoro,
    Con i danari
    Di chi non ne ha mai avuti.

    Alte, dominanti, mastodontiche,
    Dorate, argentate, intarsiate,
    Affrescate, stuccate, scolpite.

    Campanili, campane, facciate,
    Cupole, presbiteri, navate,
    Colonne, altari, vetrate.

    Colme di ricchezze,
    Zeppe di parole,
    Vuote di mondo.

    907
    APPARTENGO AL PRATO

    Mentre,
    Solo,
    Tra le incombenti rocce delle cime,
    Sudato arranco,

    Mi sento
    Un insignificante,
    Libero,
    Filo d’erba.

    Verde e vivo,
    Conscio di
    Appartenere al prato.

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