che cosa puo` rivelare su Jeshu l’espulsione degli ebrei da Roma del 19 d.C. – il profeta egiziano 21 – 434

da qualche tempo ho abbozzato il post n. 21 della mia ultima serie di annotazioni sparse sulla ricerca dello Jeshu storico; ma il lavoro non procede, sono preso da grandi ripensamenti; mi pare che l’ampiezza delle manipolazioni compiute nei primi secoli del cristianesimo sui testi originari sia tale che oramai e` diventato impossibile venirne a capo.

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ho perfino dubitato dei punti fermi che mi sembrava di avere raggiunto: ieri sera sono ritornato a leggermi il Testimonium Flavianum, il passo delle Antiquitates Iudaicae di Giuseppe Flavio che rappresenta l’unica testimonianza extra-cristianasu Jeshu  (apparentemente) del I secolo e che ho giudicato sinora una indiscutibile falsificazione di Eusebio di Cesarea nel IV secolo…

possibile? mi ritornava in mente l’esordio di quel passo:

Libro XVIII:63 – 3. Allo stesso tempo, circa, visse Jeshu, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo.

ora, quale falsario introdurrebbe in un testo storico, mi chiedo, una affermazione (Jeshu, uomo saggio), per negarla e correggerla subito dopo? (se pure uno lo può chiamare uomo).

questa contraddizione non ci riporta all’ipotesi che il falsario (presumibilmente appunto Eusebio di Cesarea) stesse lavorando su un testo parizialmente diverso, ma non inventasse completamente?

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la  versione cristiano-araba ridotta del Testimonium era dunque quella autentica?

oppure era soltanto una rielaborazione razionale di qualcuno che gia` allora si rendeva conto della totale assurdita` delle parole messe in bocca a Giuseppe Fla vio, considerando come la pensava in generale oppure doveva provare a conciliare il testo della manipolazione cristiana col contesto culturale islamico in cui viveva?

«Egli – Giuseppe Flavio – afferma nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: «In questo tempo viveva un uomo saggio che si chiamava Gesù, e la sua condotta era irreprensibile, ed era conosciuto come un uomo virtuoso. E molti fra i Giudei e le altre nazioni divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò a essere crocifisso e morire. E quelli che erano divenuti suoi discepoli non abbandonarono la propria lealtà per lui. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione, e che egli era vivo. Di conseguenza essi credevano che egli fosse il Messia, di cui i Profeti avevano raccontato le meraviglie»

oppure dobbiamo pensare ad una versione originaria piu` ridotta ancora?

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ci sono nel Testimonium affermazioni che sono indiscutibilmente manipolazioni cristiane, certamente estranee al pensiero di Giuseppe Flavio:

Libro XVIII:63 – 3. Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo; poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Egli era il Cristo.

Libro XVIII:64 Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo: perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti Cristiani. 

eppure, a ben guardare anche il testo che avanza non e` accettabile: 

Libro XVIII:63 – 3. Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio e  conquistò molti Giudei e molti Greci.
Libro XVIII:64 Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti Cristiani.

non e` pensabile che Giuseppe Flavio non sappia che il nome di “cristiani” non deriva affatto da Jeshu; “cristiani” significa messianici o messianisti in greco ed e` la definizione di Jeshu come messia che gli attribuisce questo titolo di christos, in greco, e non viceversa.

quindi la frase che sembra cosi` tipica di Giuseppe Flavio nel linguaggio (non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti Cristiani) e` invece un’abile manipolazione.

del resto, se Giuseppe Flavio considerava anche i cristiani una delle “tribu`” o delle “filosofie” tipiche del mondo ebraico, come alternativamente le chiama, come mai non ne ha parlato giusto pochi capoversi sopra, quando ha tracciato per la seconda volta il quadro delle correnti ideologiche ebraiche dell’inizio del I secolo?

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e poi, che significa “Allo stesso tempo, circa”? di quale tempo sta parlando Giuseppe Flavio? o meglio, forse, l’interpolatore che ha collocato in questo punto della sua opera questo passo?

di qui la necessita` di una rilettura attenta dell’inizio di questo XVIII libro della Antiquitates Iudaicae: una rilettura che mi ha portato ad una ulteriore sorprendente scoperta, che pero` temo possa soltanto confondere ulteriormente il quadro di queste riflessioni.

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il libro XVIII delle Antiquitates Iudaicae inizia raccontando come nel 6 d.C. Augusto decide di riprendere il controllo diretto della Palestina, esiliando Erode Archelao, uno dei figli di Erode il Grande, tra i quali era stato spartito il regno del padre, alla sua morte, assegnandogli come etnarca circa meta` del regno (Giudea, Samaria ed Idumea), mentre al fratello Erode Antipa andava la Galilea e a Erode Filippo altre parti minori del regno; gli altri due fratelli rimasero per il momento al potere nelle zone loro assegnate.

qui Giuseppe Flavio riferisce che Quirinio, politico romano di spicco sotto l’impero di Augusto, viene inviato per governare la Siria, a cui viene adesso aggregato anche il dominio originariamente assegnato ad Erode Archelao, i cui beni, confiscati, passano all’impero romano, e, dopo avere visitato la regione, decide di fare un censimento “per compiere una valutazione delle proprietà dei Giudei e liquidare le sostanze di Archelao”.

 “Quirinio, che apparteneva al Senato e che aveva già sostenuto altre magistrature e che attraverso tutti i gradi era pervenuto al consolato, persona di rilievo anche per altri aspetti, venne in Siria inviato da Cesare, come iuridicus della provincia e per fare una registrazione dei beni. Venne inviato con lui Coponio, appartenente all’ordine equestre, ad assumere il governo della Giudea con pieni poteri”.

l’iniziativa suscita all’inizio un’opposizione diffusa, poi rientrata per la mediazione del sommo sacerdote Joazar.

ma suscita anche l’aperta rivolta di Giuda il Galileo, che qui Giuseppe Flavio chiama anche Giuda di Gamala.

Libro XVIII:4 Ma un certo Giuda, un Gaulanita della città chiamata Gamala, che aveva avuto l’aiuto di Saddoc, un fariseo, si gettò nel partito della ribellione, gridando che questo censimento ad altro non mirava che a mettere in totale servitù, e invitava la nazione a fare un tentativo di indipendenza.
Libro XVIII:5 Insistevano che in caso di successo, i Giudei avrebbero posto le fondamenta della prosperità; e qualora, invece, fallissero nella loro conquista, avrebbero guadagnato onore e rinomanza per la loro nobile aspirazione e la Divinità, d’altra parte, sarebbe stata il migliore aiuto e ne avrebbe favorito l’impresa fino al successo, tanto più se fermamente resisteranno con l’adesione del cuore e non indietreggeranno di fronte allo spargimento di sangue che potrà essere necessario.
Libro XVIII:6 E siccome la gente di buon grado accoglieva questi appelli, la congiura per l’astensione faceva seri progressi, e in tal modo questi uomini diffusero il seme di ogni genere di calamità che afflissero così tanto la nazione al punto che non vi sono parole atte a esprimerlo.

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come si vede, Giuseppe Flavio considera proprio questa rivolta l’inizio della catastrofe ebraica, stabilendo una connessione diretta con la rivolta generale antiromana del 66 e con la successiva guerra giudaica, che porto` alla distruzione di Gerusalemme, del tempio e alla diaspora ebraica dalla Palestina.

Libro XVIII:7 Quando le guerre sono scoppiate e si trovano giunte al limite che sfuggono a ogni controllo, quando gli amici, con i quali era possibile alleviare le sofferenze, se ne sono andati, quando le scorrerie sono fatte da orde di briganti e vengono assassinate persone di grande stima, si pensa che ciò avvenga per mantenere il bene comune, ma proprio in quei casi la verità è che si tratta di vantaggi privati.
Libro XVIII:8 Costoro hanno gettato il seme dal quale sorse la lotta tra le fazioni, massacri di concittadini tra i più ragguardevoli personaggi col pretesto del riordino delle cose pubbliche, ma in fondo con la speranza di un privato guadagno. Per colpa loro ribollirono sedizioni e si sparse molto sangue civile sia per i massacri reciproci che facevano i nazionalisti fanatici desiderosi di non cedere ai loro nemici, sia per la strage che facevano dei loro avversari. Venne poi la carestia che li rese sfrenati in modo travolgente; seguirono lotte e razzie tra le città a tal punto che il santuario di Dio, in questa rivolta divenne preda del fuoco ostile.
Libro XVIII:9 Qui vi è una lezione su quanto innovazione e riforme delle tradizioni ancestrali pesino profondamente nella distruzione dell’insieme del popolo. In questo caso, certamente, Giuda e Saddoc diedero inizio tra noi a una astrusa scuola di filosofia, e quando acquistarono una quantità di ammiratori, subito riempirono il corpo politico di tumulto e vi inserirono ancora i semi di quei torbidi che in seguito lo sopraffecero; e tutto avvenne per la novità di quella filosofia finora sconosciuta che ora descrivo.

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in sostanza, Giuseppe Flavio osserva che la rivolta antiromana promossa da Giuda il Galileo e dal fariseo Zadoc contro il censimento romano, cioe` contro la sottomissione a Roma, ​non si concluse, nonostante la disfatta e la morte dei suoi promotori, ma pose la basi di un movimento religioso e politico che continuo` per decenni, e fu appunto quello che noi oggi chiamiamo degli zeloti, ma protremmo anche tradurre come degli zelanti, degli animati dallo zelo.

Libro XVIII:10 Il motivo per cui do questo breve resoconto è soprattutto perché lo zelo che Giuda e Saddoc ispirarono nella gioventù fu l’elemento della rovina della nostra causa.

e` lo zelo la parola chiave che identifica il movimento zelota.

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Giuseppe Flavio lo caratterizza cosi`, dopo avere brevemente accennato a farisei, sadducei ed esseni:

Libro XVIII:23 – 6. Giuda il Galileo si pose come guida di una quarta filosofia. Questa scuola concorda con tutte le opinioni dei Farisei eccetto nel fatto che costoro hanno un ardentissimo amore per la libertà, convinti come sono che solo Dio è loro guida e padrone. Ad essi poco importa affrontare forme di morte non comuni, permettere che la vendetta si scagli contro parenti e amici, purché possano evitare di chiamare un uomo “padrone ”.
Libro XVIII:24 Ma la maggioranza del popolo ha visto la tenacia della loro risoluzione in tali circostanze, che posso procedere oltre la narrazione. Perché non ho timore che qualsiasi cosa riferisca a loro riguardo sia considerata incredibile. Il pericolo, anzi, sta piuttosto nel fatto che la mia esposizione possa minimizzare l’indifferenza con la quale accettano la lacerante sofferenza delle pene.
Libro XVIII:25 Questa frenesia iniziò ad affliggere la nazione dopo che il governatore Gessio Floro con le sue smisurate prepotenze e illegalità provocò una disperata ribellione contro i Romani. Tale è il numero delle scuole filosofiche tra i Giudei.
Libro XVIII:23 – 6. Giuda il Galileo si pose come guida di una quarta filosofia. Questa scuola concorda con tutte le opinioni dei Farisei eccetto nel fatto che costoro hanno un ardentissimo amore per la libertà, convinti come sono che solo Dio è loro guida e padrone. Ad essi poco importa affrontare forme di morte non comuni, permettere che la vendetta si scagli contro parenti e amici, purché possano evitare di chiamare un uomo “padrone ”.
Libro XVIII:24 Ma la maggioranza del popolo ha visto la tenacia della loro risoluzione in tali circostanze, che posso procedere oltre la narrazione. Perché non ho timore che qualsiasi cosa riferisca a loro riguardo sia considerata incredibile. Il pericolo, anzi, sta piuttosto nel fatto che la mia esposizione possa minimizzare l’indifferenza con la quale accettano la lacerante sofferenza delle pene.
Libro XVIII:25 Questa frenesia iniziò ad affliggere la nazione dopo che il governatore Gessio Floro con le sue smisurate prepotenze e illegalità provocò una disperata ribellione contro i Romani. Tale è il numero delle scuole filosofiche tra i Giudei.

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Gessio Floro fu procuratore della Palestina dal 64 al 66, cioe` nel biennio che precedette immediatamente la grande rivolta giudaica, i cui antefatti, secondo Giuseppe Flavio, risalgono direttamente alla rivolta di Giuda il Galileo di sessant’anni prima.

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qui si dovrebbe notare peraltro una vistosa incongruenza, in quanto la rivolta di Giuda il Galileo avrebbe dovuto riguardare soprattutto questa regione, mentre la Galilea non sembrerebbe esserne stata toccata, visto che era governata ancora dall’altro figlio di Erode il Grande, cioe` da Erode Antipa.

ma evidentemente nella rivolta anti-romana Giuda e Zadoc superarono i limiti regionali della Galilea, per farne una questione religiosa generale.

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segue in Giuseppe Flavio il racconto dello svolgimento del censimento e del regolare andamento delle cose nei territori assegnati agli altri due figli di Erode il Grande.

Libro XVIII:26 – II, I. Quirino vendette i beni di Archelao, e nello stesso tempo ebbero luogo le registrazioni delle proprietà che avvennero nel trentasettesimo anno dalla disfatta di Azio, inflitta da Cesare ad Antonio. Essendo il sommo sacerdote Joazar sopraffatto da una sedizione popolare, Quirinio gli tolse la dignità del suo ufficio e costituì sommo sacerdote Anano, figlio di Seth.
Libro XVIII:27 Intanto Erode e Filippo ebbero ognuno il possesso della propria tetrarchia; Erode fortificò Sefori, la eresse come ornamento di tutta la Galilea e la chiamò Autocratore, circondò di mura anche un altra città, Betarampta, che chiamò Giulia dal nome della moglie dell’imperatore.
Libro XVIII:28 Anche Filippo ingrandì Panea, la città vicino alle fonti del Giordano e la chiamò Cesarea; e la zona di Bethsaida sul lago di Genezareth la eresse al grado di città aumentandone gli abitanti e irrobustendone le fortificazioni; e la chiamò Giulia dal nome della figlia di Cesare.

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e qui Giuseppe Flavio inserisce anche il racconto di una profanazione del tempio avvenuta sotto la prefettura di Coponio, che aveva affiancato, con questa carica specifica riferita al distretto della Giudea, Quirinio, che era invece il governatore generale della provincia di Siria.

Libro XVIII:29 – 2. Durante il periodo nel quale Coponio aveva l’amministrazione degli affari della Giudea che, come ho detto, fu sostituito da Quirinio, accadde l’evento che sto per riferire. Nella festa degli Azzimi che noi chiamiamo Pasqua, i sacerdoti sogliono aprire i portoni del tempio dopo mezzanotte.
Libro XVIII:30 Allora, dunque, non appena i portoni furono aperti, alcuni Samaritani, che di nascosto erano entrati in Gerusalemme, iniziarono a spargere ossa umane sotto i portici e dappertutto nel tempio. Di conseguenza i sacerdoti, sebbene non avessero mai compiuto una cosa del genere, esclusero tutti dal tempio, in attesa di prendere altre misure per una maggiore protezione del tempio.

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a questo punto, pero`, ​il racconto della storia ebraica negli anni successivi alla morte di Augusto, in Giuseppe Flavio, e` sorprendentemente molto rapido:

Libro XVIII:33 Dopo Cesare, salì sul trono Tiberio Nerone, figlio di sua moglie Giulia; egli inviò Valerio Grato a succedere ad Annio Rufo quale governatore sui Giudei.
Libro XVIII:34 Grato depose Anano dal suo sacro ufficio e proclamò sommo sacerdote Ismaele, figlio di Fabi; dopo un anno lo depose e, in sua vece, designò Eleazaro, figlio del sommo sacerdote Anano. Dopo un anno depose anche lui e all’ufficio di sommo sacerdote designò Simone, figlio di Camitho.
Libro XVIII:35 L’ultimo menzionato tenne questa funzione per non più di un anno e gli successe Giuseppe, che fu chiamato Caifa. Dopo questi atti Grato si ritirò a Roma dopo essere stato in Giudea per undici anni. Venne come suo successore Ponzio Pilato.

siamo giunti con queste poche righe dal 14 d.C., anno della morte di Augusto, al 26 d.C., inizio della prefettura di Pilato.

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dopo una divagazione sulla situazione nella tetrarchia di Erode Antipa, cioe` in Galilea, e nel regno dei Parti, Giuseppe Flavio passa a raccontare i momenti piu` critici della prefettura di Pilato.

Libro XVIII:55 – III, I. – Pilato, governatore della Giudea, quando trasse l’esercito da Cesarea e lo mandò ai quartieri d’inverno di Gerusalemme, compì un passo audace in sovversione delle pratiche giudaiche, introducendo in città i busti degli imperatori che erano attaccati agli stendardi militari, poiché la nostra legge vieta di fare immagini.
Libro XVIII:56 E’ per questa ragione che i precedenti procuratori, quando entravano in città, usavano stendardi che non avevano ornamenti. Pilato fu il primo a introdurre immagini in Gerusalemme e le pose in alto, facendo ciò senza che il popolo ne avesse conoscenza, avendo compiuto l’ingresso di notte;
Libro XVIII:57 quando il popolo ne venne a conoscenza una moltitudine si recò a Cesarea e per molti giorni lo supplicò di trasferire le immagini altrove. Ma egli rifiutò, in quanto, così facendo, avrebbe compiuto un oltraggio contro l’imperatore; e seguitando a supplicarlo, nel sesto giorno armò e dispose le truppe in posizione, ed egli stesso andò sulla tribuna. Questa era stata costruita nello stadio per dissimulare la presenza dell’esercito che era in attesa.
Libro XVIII:58 Quando i Giudei incominciarono a rinnovare la supplica, a un segnale convenuto, li fece accerchiare dai soldati minacciando di punirli subito di morte qualora non ponessero fine al tumulto e ritornassero ai loro posti.
Libro XVIII:59 Quelli allora si gettarono bocconi, si denudarono il collo e protestarono che avrebbero di buon grado salutato la morte piuttosto che trascurare le ordinanze delle loro leggi. Pilato, stupito dalla forza della loro devozione alle leggi, senza indugio trasferì le immagini da Gerusalemme e le fece riportare a Cesarea.

Libro XVIII:60 – 2. Egli poi prese dal sacro tesoro il denaro per la costruzione di un acquedotto per condurre l’acqua a Gerusalemme allacciandosi alla sorgente di un corso d’acqua distante di là ben duecento stadi. I Giudei però non aderirono alle operazioni richieste da questo lavoro e, raccoltisi insieme in molte migliaia, con schiamazzi gli intimavano di desistere da questa impresa. Taluni di costoro, urlavano insulti, ingiurie e villanie come suole fare l’adunanza di una folla.
Libro XVIII:61 Egli allora collocò un buon numero di soldati in abiti giudaici sotto i quali ognuno portava il pugnale, e li inviò a circondare i Giudei con l’ordine che si trattenessero. Quando i Giudei erano in un pieno torrente di villanie, diede ai soldati un segnale convenuto Libro XVIII:62 ed essi li colpirono molto più di quanto ordinato da Pilato, colpendo ugualmente sia i tumultuanti sia i non tumultuanti; ma i Giudei non calmarono la loro fierezza, e così, colti disarmati com’erano, da uomini preparati all’attacco, molti rimasero ammazzati sul posto, mentre altri si salvarono con la fuga. Così terminò la sommossa.

e` proprio qui che molto maldestramente viene inserito il Testimonium Flavianum, interrompendo la linearita` del racconto.

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ma questa non e` l’unica incongruenza della narrazione di Giuseppe Flavio; ve ne e` un’altra, tanto vistosa, quanto trascurata, che riguarda la seconda espulsione degli ebrei da Roma attestata storicamente e svoltasi nel 19 d.C.. ad opera dell’imperatore Tiberio.

la notizia ci viene dallo storico romano Tacito, Annales, II, 85:

Si decise anche di sopprimere i culti egizio-giudaici e fu fatto un decreto del senato che quattromila liberti contaminati da quella superstizione e in età di portare le armi fossero trasferiti in Sardegna per reprimervi il brigantaggio e che, se vi fossero morti per l’insalubrità del clima, era inconveniente  di poco conto; e che tutti gli altri seguaci di quel culto  lasciassero l’Italia a meno che, entro una data stabilita, non avessero rinunciato ai loro riti proibiti.

Actum et de sacris Aegyptiis Iudaicisque pellendis factumque patrum consultum ut quattuor milia libertini generis ea superstitione infecta quis idonea aetas in insulam Sardiniam veherentur, coercendis illic latrociniis et, si ob gravitatem caeli interissent, vile damnum; ceteri cederent Italia nisi certam ante diem profanos ritus exuissent.

occorre notare bene che qui si parla de sacris Aegyptiis Iudaicisquecome di un’unica realta`>: il latino, lingua molto rigorosa dal punto di vista logico, distingue nella congiunzione corrispondente all’italiano e tra l’uso della et che indica realta` diverse in successione e del -que enclitico alla fine della seconda parola che indica somma di realta` che vengono a costituire un tutto unico; ed il concetto e` ribadito con forza ancora maggiore dall’uso del singolare ea supersticione.

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certo, l’esistenza attorno al 19 d.C. di forme di culto che fondevano in un’unica religione aspetti tipici del mondo egizio con altri del mondo ebraico va contro tutti i nostri schemi mentali ed e` davvero sorprendente; non solo: ma non puo` che ricondurci alla memoria appunto il profeta egiziano di cui parla lo stesso Giuseppe Flavio, e che si dubita possa essere Jeshu, e il fatto che nel secondo secolo tra i pagani Jeshu fosse noto soprattutto come una specie di mago a taumaturgo egizio, come ben conferma Celso nel suo scritto polemico contro i cristiani.

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la notizia e` confermata nelle stesse forme da Svetonio, Tiberius XXXVI:

Proibì le religioni straniere, i culti egizio-giudaici, obbligando i seguaci di quella superstizione a bruciare tutte le vesti e gli oggetti sacri. I giovani giudei furono mandati, con la scusa del servizio militare, nelle province più malsane,  allontanò dalla citta` tutti gli altri membri dello stesso popolo o le persone che seguivano culti analoghi, con la minaccia di una schiavitù perpetua in caso di disobbedienza.

Externas caerimonias, Aegyptios Iudaicosque ritus compescuit, coactis qui superstitione ea tenebantur religiosas vestes cum instrumento omni comburere. Iudaeorum iuventutem per speciem sacramenti in provincias gravioris caeli distribuit, reliquos gentis eiusdem vel similia sectantes urbe summovit, sub poena perpetuae servitutis nisi obtemperassent.

e anche il frammento 79 di Cassio Dione, citato da Giovanni di Antiochia, ribadisce gli stessi concetti, anche non se ne trova invece traccia nel riassunto fatto dal monaco Xifilino:

Egli espulse la maggior parte dei numerosi Giudei che si affollavano a Roma e che stavano
convertendo numerosi abitanti originari ai loro usi
”.

invece Xifilino, sempre traducendo Dione Cassio, Storia Romana (LVII, 18), dice altro di quanto avvenuto nel 19 d.C.:

“Essi furono inoltre disturbati non poco da un oracolo, reputato essere una dichiarazione della Sibilla, che malgrado non si adattasse completamente a questo periodo della storia della città, fu nondimeno applicato alla situazione allora esistente. Esso diceva che  “Quando tre volte trecento anni avranno terminato la loro rivoluzione, una lotta civile e la demenza di Sybaris annienteranno i Romani”.
Tiberio, adesso, denunciò questi versi come falsi e fece un’investigazione di tutti i libri contenenti qualche profezia, rigettando alcuni come senza valore e ritenendone altri come genuini”

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e infine Filone di Alessandria parlava pure di questa persecuzione contro i Giudei di Roma, in opere andate perdute ma dal primo verso dell’In Flaccum apprendiamo chi fu incaricato della persecuzione:

“Dopo Seiano, Flaccus Avilius prese il suo posto nella politica di persecuzione contro i Giudei”

La faccenda è pienamente confermata anche da Eusebio (H.E. II, V, 7), per quanto poco valga la sua inattendibile testimonianza di falsario abituale:

“Dapprima Filone dice che a Roma, sotto Tiberio, Seiano, che a quei tempi godeva di grande influenza presso l’imperatore, fece ogni sforzo per distruggere tutto il popolo giudaico

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Tacito scrive gli Annales attorno al 117-120 circa; Svetonio il De vita Caesarum in un periodo simile; Cassio Dione scrive un secolo dopo: questa versione delle inziative prese da Seiano contro culti egizio-ebraici a Roma, nel 19 d.C., puo` dunque essere considerata acquisita nella storiogtrafia romana antica.

anche Giuseppe Flavio parla di queste vicenda, si direbbe, in Antichita` Giudaiche, XVIII, 65, opera scritta attorno all’anno 90, quindi una generazione prima di Svetonio e Tacito, che potevano consultare l’archivio imperiale, come del resto lui stesso.

ma la versione che da` dei fatti e la loro collocazione cronologica sono alterate.

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intanto Giuseppe Flavio distingue con molta nettezza i culti ebraici da quelli egizi; in secondo luogo riconduce queste persecuzioni, che per lui sono due diverse, a motivazioni semiprivate difficilmente plausibili.

“Nello stesso periodo un altro orribile evento gettò lo scompiglio tra i Giudei e contemporaneamente avvennero azioni di natura scandalosa in connessione al tempio di Iside in Roma. Prima farò parola dell’eccesso dei seguaci di Iside, tornerò poi in seguito alle cose avvenute ai Giudei.”

ma soprattutto, sorprendentemente, le colloca in altro momento e altro contesto:

“C’era un Giudeo, un vero fuggitivo, allontanatosi dal proprio paese perché accusato di trasgredire certe leggi, e per tale motivo temeva una punizione. Proprio in questo periodo costui risiedeva a Roma e svolgeva il ruolo di interprete della legge mosaica e della sua saggezza.

le due affermazioni sono palesemente incompatibili fra loro: come poteva essere considerato un plausibile interprete della legge mosaica uno che era fuggito dalla Giudea per averne trasgredito le leggi, che erano appunto quelle mosaiche?

Costui arruolò tre mascalzoni suoi pari; e allorché Fulvia, una matrona d’alto rango, diventata una proselita giudea, incominciò a incontrarsi regolarmente con loro, la incitarono a inviare porpora e oro al tempio di Gerusalemme. Essi, però, prendevano i doni e se ne servivano per le proprie spese personali, poiché fin dall’inizio questa era la loro intenzione nel chiedere doni.
Saturnino, sollecitato dalla moglie Fulvia, riferì tutto a Tiberio, suo amico; per tale motivo egli ordinò a tutta la comunità giudaica di abbandonare Roma.

solo per la colpa di questo innominato ebreo truffatore, dunque, tutta la comunita` ebraica di Roma sarebbe stata esiliata!

I consoli redassero un elenco di quattromila di questi Giudei per il servizio militare e li inviarono nell’isola di Sardegna; ma ne penalizzarono molti di più, che per timore di infrangere la legge giudaica, rifiutavano il servizio militare. E così per la malvagità di quattro persone, i Giudei furono espulsi dalla città.”

e questo episodio era stato preceduto dal racconto semi-boccaccesco di una truffa con la quale un certo Mundo, facendosi passare per il dio Anubi grazie alla complicita` di alcuni sacerdoti corrotti con denaro, riesce ad unirsi nel tempio di Iside con una donna di nome Paolina di cui si era invaghito e che rifiutava di concedersi a lui.

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a parte questi due racconti puerili, il problema sta nel fatto che Giuseppe Flavio colloca questo racconto nel contesto del governo in Palestina di Pilato, come prefetto, che fu tra il 26 e il 36 d.C., cioe` circa una decina di anni piu` tardi.

eppure anche Giuseppe Flavio aveva accesso all’archivio imperiale; e inoltre, avendo scritto prima, come non pensare che potesse influenzare gli storici successivi, che avevano accesso agli stessi documenti?

non basta: il periodo fra il 19 e il 36 e` anche l’unico della sua opera in cui Giuseppe Flavio abbandona la sua prassi di indicare ogni anno il sommo sacerdote in carica; e anche se in un altro passo ricorda che Caifa fu sommo sacerdote per tutto quel periodo.

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pero`, di nuovo  nell’opera di Giudseppe Flavio cogliamo le tracce evidenti di una interpolazione:

c’e` la conclusione del passo Libro XVIII:62 e così, colti disarmati com’erano, da uomini preparati all’attacco, molti rimasero ammazzati sul posto, mentre altri si salvarono con la fuga. Così terminò la sommossa; che si lega – scavalcando il Testimonium Flavianum e le due lunghe divagazioni sopra ricordate -, in perfetta continuita`, con l’inizio del passo successivo  Libro XVIII:85 – IV, I. – Anche la nazione samaritana non andò esente da simili travagli,  e col racconto successivo di una rivolta, egualmente finita male:

Li mosse un uomo bugiardo, che in tutti i suoi disegni imbrogliava la plebe, e la radunò indirizzandola ad andare in massa sul Monte Garizin, che per la loro fede è la montagna più sacra. Li assicurò che all’arrivo avrebbe mostrato loro il sacro vasellame, sepolto là dove l’aveva deposto Mosé.
Libro XVIII:86 Essi, dunque, credendolo verosimile, presero le armi e, fermatisi a una certa distanza, in una località detta Tirathana, mentre congetturavano di scalare la montagna in gran numero, acclamavano i nuovi arrivati.
Libro XVIII:87 Ma prima che potessero salire li prevenne Pilato occupando, prima di loro, la cima con un distaccamento di cavalleria e di soldati con armi pesanti; affrontò quella gente e in una breve mischia, in parte li uccise e altri li mise in fuga. Molti li prese schiavi, tra questi Pilato mise a morte i capi più autorevoli e coloro che erano stati i più influenti dei fuggitivi.

e` questo episodio, tra l’altro, che segna la fine politica di Pilato, per l’eccessiva durezza della sua repressione.

Libro XVIII:89 Vitellio allora mandò Marcello, suo amico, ad amministrare la Giudea e ordinò a Pilato di fare ritorno a Roma per rendere conto all’imperatore delle accuse fattegli dai Samaritani. Così Pilato, dopo avere passato dieci anni nella Giudea, si affrettò a Roma obbedendo agli ordini di Vitellio, dato che non poteva rifiutassi. Ma prima che giungesse a Roma, Tiberio se n’era andato.

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siamo dunque nel 36, alla fine del suo incarico e alla vigilia della morte di Tiberio.

come puo` Giuseppe Flavio avere spostato di quasi vent’anni un’azione guidata da Seiano, che Tiberio aveva gia` fatto uccidere nel 31 d.C.?

insomma, la mia impressione e` che questi errori di Giuseppe Flavio sono troppo grossolani per essere suoi e che non solo il Testimonium Flavianum, ma anche tutto il passo successivo su culti egizi e culti ebraici espulsi da Roma sia stato spostato qui da qualcun altro; e che i vari passi siano stati spostati assieme perche` erano connessi in qualche modo.

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non e` difficile trovare il punto esatto precedente dove un racconto simile poteva stare, per quanto monco sia nella versione attuale.

ma basta ristabilire la corretta successione cronologica.

proviamo a rileggere:

Libro XVIII:33 Dopo Cesare, salì sul trono Tiberio Nerone, figlio di sua moglie Giulia; egli inviò Valerio Grato a succedere ad Annio Rufo quale governatore sui Giudei.

e siamo all’anno 14 d.C.

Libro XVIII:34 Grato depose Anano (l’Anna della tradizione evangelica) dal suo sacro ufficio e proclamò sommo sacerdote Ismaele, figlio di Fabi;

e siamo all’anno 15 d.C.

dopo un anno lo depose e, in sua vece, designò Eleazaro, figlio del sommo sacerdote Anano.

e siamo all’anno 16 d.C.

Dopo un anno depose anche lui e all’ufficio di sommo sacerdote designò Simone, figlio di Camitho.

con questo siamo arrivati all’anno 17 d.C.

Libro XVIII:35 L’ultimo menzionato tenne questa funzione per non più di un anno e gli successe Giuseppe, che fu chiamato Caifa.

ed eccoci arrivati all’anno 18 d.C.

attualmente il testo prosegue cosi`:

Dopo questi atti Grato si ritirò a Roma dopo essere stato in Giudea per undici anni. Venne come suo successore Ponzio Pilato.

e qui siamo all’anno 26 d.C.: ma dopo quali atti ulteriori Grato si ritiro` a Roma nell’anno 26 d.C.?

non e` evidente che e` stato tolto qualcosa alla narrazione?

e il 19 d.C. e` appunto l’anno dell’editto a Roma contro il culto ebraico-egizio…

. . .

 io qui smetto di provare a fare lo storico rigoroso e mi accontento di fare il romanziere.

immaginiamo che dopo “Caifa” il testo citato qui sopra continuasse cosi`:

Libro XVIII:63 – 3. Allo stesso tempo, circa, visse Jeshu, un vero fuggitivo, allontanatosi dal proprio paese perché accusato di trasgredire certe leggi, e per tale motivo temeva una punizione. Proprio in questo periodo costui risiedeva a Roma e svolgeva il ruolo di interprete della legge mosaica e della sua saggezza.
Libro XVIII:82 Costui arruolò tre mascalzoni suoi pari; e allorché Fulvia, una matrona d’alto rango, diventata una proselita giudea, incominciò a incontrarsi regolarmente con loro, la incitarono a inviare porpora e oro al tempio di Gerusalemme. Essi, però, prendevano i doni e se ne servivano per le proprie spese personali, poiché fin dall’inizio questa era la loro intenzione nel chiedere doni.
Libro XVIII:83 Saturnino, sollecitato dalla moglie Fulvia, riferì tutto a Tiberio, suo amico; per tale motivo egli ordinò a tutta la comunità giudaica di abbandonare Roma.
Libro XVIII:84 I consoli redassero un elenco di quattromila di questi Giudei per il servizio militare e li inviarono nell’isola di Sardegna; ma ne penalizzarono molti di più, che per timore di infrangere la legge giudaica, rifiutavano il servizio militare. E così per la malvagità di quattro persone, i Giudei furono espulsi dalla città.

e poi la conclusione:

Libro XVIII:35 Dopo questi fatti Grato si ritirò a Roma dopo essere stato in Giudea per undici anni. Venne come suo successore Ponzio Pilato.

. . .

scioccati?

eppure a me pare che il testo risulti piu` coerente nelle sue linee interne e nello stesso tempo convergente con la cronologia vera dei fatti che Giuseppe Flavio non poteva ignorare.

e se Jeshu era effettivamente nato nel 6 a.C., come risultava ai cristiani che avevano studiato la questione, nel 19 d.C. avrebbe avuto 25 anni: non troppi per uno che gia` a 12 anni, cioe` al tempo della rivolta contro mil censimento romano, aveva pdiscusso con i sacerdoti nel tempio di Gerusalemme, a stare allel eggende.

. . .

ma adesso immaginate di essere un copista cristiano, che si trova davanti una versione simile, nel tempo nel quale il cristianesimo e` gia` diventato religione di stato imperiale.

a copiare il testo com’e` si rischia la vita…

ma qualcuno deve avere trovato il rimedio.

collocare la vicenda al tempo di Pilato, visto che oramai la versione ufficiale e` che Jeshu e` stato crocifisso sotto Pilato, e ad ogni buon conto aggiungere Allo stesso tempo, circa, visse Jeshu, uomo saggio.

. . .

ma questo era soltanto il primo livello della falsificazione.

avrebbe pensato Eusebio di Cesarea a completarla per bene.

. . .

 fantasie, le mie? soltanto fantasie?

e` possibile, sinceramente.

ma fantasie sono anche quelle che troviamo scritte nel testo attuale.

e potrebbe esserci un modo solo di provare a togliersi il dubbio una volta per tutte: esaminare lo storico arabo storico arabo-cristiano medievale Al-Makin, nel manoscritto del X secolo che contiene materiale dedotto dallo storico Agapio, morto nel 941; e questo, a sua volta si fondava su Teofilo di Odessa, morto nel 785.

Teofilo aveva a disposizione un testo del Testimonium Flavianum diverso da quello trasmesso dagli altri manoscritti: sarebbe interessante verificare se queste differenze coinvolgevano nel complesso la prima parte del XVIII libro delle Antiquitates Iudaicae, secondo le line qui sopra prospettate.


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