nonni, figli, nipoti – 432

ops, forse dovevo dire: nonni, genitori, nipoti.

ma, capitemi, questo e` un post che parla dell’essere nonno: l’ottica e` questa, e l’argomento sembra anche di nicchia.

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non che poi essere nonni sia cosi` raro, con l’invecchiamento medio; ma i nonni parlano poco e malvolentieri del loro presente, e non ho ancora capito il perche` di questa reticenza.

pare che dipenda da una difficolta` ad accettare la vecchiaia: sei nonno perche` sei vecchio, e sei vecchio malvolentieri; quindi anche il nonno o la nonna lo fai malvolentieri e ne parli poco.

non e` il mio caso: sono cosi` entusiasta di essere vecchio, o forse non lo sono ancora del tutto…

. . .

ma insomma, vogliamo dirla tutta? quando diventi nonno, ti pare che l’essere stato genitore trent’anni prima o quaranta, sia stata soltanto la brutta copia, e adesso puoi metterti in bella.

ti pare di non essere stato un genitore perfetto? vedi bene alcuni errori, o ti sembra ora di capirli?

come lo faresti meglio, il genitore, ora che sei nonno!

e se hai qualche vago o non vago senso di colpa per non essere stato del tutto un buon padre, ti pare, se sei pieno di comprensione per la capacita` di sopportazione dei tuoi figli per la tua figura ingombrante, oh come senti che ora che sei nonno saresti perfetto nel ruolo dell’educatore!

e` questo il segreto dell’indulgenza tipica dei nonni, a me pare…

. . .

ecco un primo errore da non fare, cari colleghi di nonnitudine (se ce ne fossero che leggono questo blog, a parte un paio, a mia conoscenza).

siate nonni e non genitori bis.

per quanti errori vi sembra di potere aver fatto nell’educare i vostri figli, questi non hanno messo al mondo i vostri nipoti per permettervi di rimediarli.

il passato e` passato, e questo e` il presente; e nel presente voi non siete vice-genitori in pectore, siete nonni.

la nostra importanza non e` quella di essere aspiranti genitori bis, in conflitto potenziale di modelli educativi, ma di essere proprio nonni, una figura altra.

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riflettete bene che cosa significa questo, e sforzatevi, per capirvi, di ricordare che cos’erano i vostri nonni per voi, se avete avuto la fortuna di averli conosciuti vivi.

ecco una cosa da aggiungere subito: fare l’esperienza viva dei nonni e` cosi` importante per i bambini, e stranamente l’invecchiamento medio non e` sufficiente a renderla presente nelle famiglie nucleari in cui si e` frammentata la vecchia famiglia classica.

e` un’esperienza preziosa che manca.

Nonnitudine_prima_web

. . .

il nonno o la nonna sono delle figure semitrasparenti, non troppo reali, quasi delle misteriose mummie ambulanti, i portatori di quel messaggio incomprensibile ancora nell’infanzia, che e` la vecchiaia.

non compaiono troppo spesso nella vita quotidiana, e sono portatori di un’aura un poco favolosa: non sono degli adulti, sono dei vecchi,

ma che cosa sia la vecchiaia che anticipa la morte e` quasi altrettanto misterioso, per un bambino, che questa.

la funzione del nonno dunque e` di rappresentare il filo del passato: qualcosa che non ha ancora un preciso significato, ma che lo assumera` via via lungo il tempo della vita.

. . .

il nonno o la nonna vive poco nel presente, ma si costruisce una nicchia potente nel futuro: restera` nella memoria non perche` era un bis dei genitori, un poco ridicolo nella sua fragilita`, ma proprio perche` era altro.

loro resteranno, presumibilmente, a fianco dei loro figli, per un tempo abbastanza lungo a diventare a loro volta semitrasparenti, ma la figura del nonno o della nonna crescera` nel tempo per i nipoti fino a rivelarsi il ponte che introduce alla sfuocata galleria degli antenati.

. . .

viaviamo in una cultura che ci abitua a considerarci individui e cancella dalla nostra coscienza di essere soltanto  manifestazioni nel tempo di strutture piu` profonde.

la famiglia e` una di queste.

la nostra ricerca psicologica consolidata si concentra sulla nostra storia individuale e rimane incapace di piene risposte al perche` siamo chi siamo.

se fossimo capaci di conoscerci come un aspetto della storia sociale della nostra famiglia, ad esempio, quante cose diventerebbero piu` chiare a noi stessi…

cosi` i nonni nascondono il segreto del nostro essere soltanto sfaccettature di qualche entita` sovra personale.

. . .

abbiamo bisogno di una analisi psicologica diversa: si`, esiste gia` la terapia sistemico-relazionale, ma perche` parlare di terapia?

questo induce gia` a pensare che vi siano storie malate, storie di famiglie da curare.

ora, voi potete pretendere di curare un individuo, al massimo perfino una relazione; ma una intera famiglia, una rete cosi` complessa di relazioni, come potete pensare di curarla, cioe` di cambiarla?

il vero obiettivo e` comprenderla, non modificarla.

. . .

prendo me stesso ad esempio…

chi sono io lo dicono i miei due genitori, il militare rigido ed onesto, ligio al dovere e fascista: e la madre bizzarra e trasgressiva, che fece la staffetta partigiana e fu anticonformista e solitaria; forse lo dice anche un poco la sorella che ha rotto col mondo e vive con le sue capre dall’altra parte della valle.

ma ancor meglio mi descrivono i miei quattro nonni, le due conosciute, una piccolina e straziata nella sua vita dalla madre suicida, dall’abbandono del fidanzato, dal marito tipografo ed alcoolista, dalla morte precoce di un figlio e dall’Alzheimer finale; l’altra matronale, figlia di ricca famiglia, ma orfana precoce a sua volta e non solo della madre, ma anche della matrigna, cresciuta da una serva amante del padre e fuggita presto di casa a sposare un uomo 17 anni piu` anziano di lei, alla ricerca di un padre mancato; cosi` come mi descrivono anche i suoi due fratelli, amanti dell’ignoto e fuggiti in America ancora ragazzini.

e non dice qualcosa di me anche il fratello del nonno paterno, che era confessore del papa e visse in Vaticano, prima di essere recluso in un convento alla morte del pontefice protettore?

e l’altro nonno, quello materno, diventato ricco dal niente, grazie all’ingegno, generoso dispensatore di legna per i poveri a Natale, che portava le tre figlie femmine e i cinque maschi al cinema al paese vicino su un carro.

e piu` indietro nel tempo, il bisnonno che aveva il monte dei pegni, e forse era ebreo.

personaggi tutti quelli di questa linea maschile e patriarcale che mi rimasero sconosciuti personalmente, morti tutti prima della mia nascita, ma non fino al punto da non ricordare l’esclamazione di mio zio, mentre bevevo alla sua tavola: guardatelo, tiene il mignolo attorno al bicchiere come suo nonno!

e fu li` che seppi per la prima volta che assomigliavo ad un passato gia` scomparso e che non potevo conoscere.

. . .

ora, tutto questo io sono, e in parte lo dice perfino il mio blog.

mi si capisce, mi capisco meglio, come sintesi di questa storia confusa e per certi versi eccezionale, pare a me, ma poi non lo e` di piu` di tante altre storie parallele: forse questa e` soltanto piu` aperta.

. . .

gia`, perche` di solito l’ultima funzione dei nonni, la meno conosciuta, e` invece quella di portare nella tomba con se stessi il passato.

gia` i genitori parlano soltanto un poco di se stessi ai figli, ma i nonni tacciono quasi del tutto.

i nipoti sono ancora troppo piccoli per conoscere i drammi veri della vita che i nonni hanno attraversato:

i racconti di come il nonno sia scampato per caso alla strage di piazza Loggia o ad un attentato ad un treno sarebbero troppo impressionanti per quelle menti dolorose, cosi` come erano oscuri per me battaglie, prigionie e deportazioni;

altri aspetti piu` intimi ancora e` meglio che restino segeti.

. . .

i nonni sono i custodi del silenzio sul passato.

quel passato che sarebbe cosi` importante conoscere in tutte le sue sfaccettature perche` si esprime ancora nel presente, per conoscersi meglio e forse capirsi,

ma che e` meglio ignorare per avere ancora l’illusione di essere liberi ed indeterminati.

. . .

i nonni tacciono, al massimo scrivono il loro messaggio in una bottiglia e lo affidano allo  scorrere del tempo.

forse verra` ritrovato un giorno; forse sara` prezioso allora.

ma forse soltanto quando anche i nipoti saranno diventati nonni e in una nevosa alba invernale avranno il tempo di voltarsi indietro a riflettere su quella cosa arcana e stupenda che e` stata l’esistenza.

ma ci sara` ancora questa neve negli inverni futuri dei miei nipoti?

avranno ancora il tempo di fermarsi a pensare sul segreto della vita?


2 risposte a "nonni, figli, nipoti – 432"

  1. Non tutte le famiglie hanno saghe ricche come la tua che possano reclamare un posto nella memoria .

    242
    MIO NONNO

    “Uno scopo!
    Una meta!
    Datemi un finale sensato!”

    Così invocava mio nonno,
    Mai visto né conosciuto,
    Morto ottant’anni fa.

    Di lui resta in cantina
    Solo un ritratto sbiadito
    Che sente forte di muffa.

    Nonno mi ha fatto la vita ed il tempo

    837
    CAMMINAVO

    Camminavo
    Senza troppi pensieri
    Nel solare sentiero
    Dei giorni.

    Proditoria,
    La voce roca del tempo,
    Mi ha colpito alle spalle
    Con dure sentenze di autunno.

    Spero davvero che i nostri nipoti possano ancora goderne la bellezza…

    946
    È BANALE

    Sì, lo so,
    Dire che la nevicata di bianco
    Ripulendo il mondo
    Colma gli occhi di stupore,
    È banale.

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