demotivazione a scrivere – 436

e` quella con cui devo fare i conti da alcune settimane.

mi chiedo da che cosa nasce (visto che amo le domande inutili), e trovo molte risposte.

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prima di tutto da aspetti strettamente personali:

sto entrando a fondo (finalmente) nel nuovo stile di vita che comporta l’essermi trasferito quasi tre anni fa in campagna:

le cure dell’orto, il taglio della legna, le ultime operazioni per la conservazione di quanto raccolto (in particolare dalla sorprendente piccola piantagione di quinoa), la lenta sistemazione degli spazi esterni ed interni, che sono diventati miei e che erano stati abbandonati per diverso tempo, vanno pian piano riempiendo le mie giornate, e tolgono spazio non alla riflessione, che nella giornata riesce a continuare anche mentre mi sto occupando di diverse cose pratiche, ma alla disponibilita` a trasferirle in iscritto.

era quello che volevo; essere cosi` occupato nelle piccole cose, del resto, trasmette una sensazione fisica di benessere a chi come me e` stato occupato in tutta la sua vita precedente o nello studio o in professioni di tipo intellettuale.

spaccare la legna con l’ascia, caricarla, gestire la stufa, fare mille lavoretti pratici e` molto piu` divertente e rilassante, del resto, che fare una lezione.

. . .

un secondo motivo sta nella progressiva riduzione realizzatasi negli anni dell’area della discussione approfondita degli argomenti: non che questa manchi del tutto e anzi giustifica ancora gli sforzi sempre piu` radi che dedico alla scrittura da blog.

tuttavia occorre prendere atto dell’esaurimento del blog come strumento di dibattito, ma direi ancor di piu` del dibattito stesso:

decenni di demolizione studiata, coerente e sistematica delle residue facolta` critiche che riuscivano ancora ad esprimersi nel nostro paese hanno raggiunto il loro risultato.

si aggiungano le ultime decisioni americane su internet a due velocita`, che a mio parere sanciscono anche ufficialmente e legalmente un obiettivo gia` realizzato di fatto.

qualche anno fa era ancora possibile comparire nella prima pagina di google su alcuni argomenti col proprio blog; da tempo questo e` diventato impossibile.

di fatto noi siamo ridotti a riserva indiana difficilmente raggiungibile se non da pochi affezionati che ci conoscono gia`.

la prossima tappa sara` quella di essere inseriti negli elenchi dei propalatori di fake news sgradite e di scomparire del tutto.

viene quasi voglia di anticipare i prossimi passaggi inevitabili con un immediato silenzio.

. . .

l’ultima causa di demotivazione e` la piu` grave e sta nella rilettura graduale che sto facendo del molto che ho scritto nell’ultimo decennio.

e` devastante scoprire le lunghe e impegnative discussioni su tesi radicalmente sbagliate.

ma questo non e` neppure il peggio: in fondo scoprire i propri errori e` pur sempre e` un modo di crescere; e, per quello almeno che riesco a riconoscere, mi metto da solo tra i pochi fortunati che sono in grado di correggersi, almeno in parte.

molto piu` critico, credetemi, e` dover prendere atto del grande e perfino prevalente numero di volte nelle quali ho avuto inutilmente ragione.

. . .

ecco, nulla davvero demotiva verso l’esercizio sterile della scrittura che e` l’esercizio stesso del pensiero, quanto lo scoprire che, anche quando riusciamo a vedere problemi reali e ad indicarne delle soluzioni, che sarebbero quanto meno da sperimentare, vi e` una vischiosita` invalicabile delle cose che toglie sul nascere ogni importanza all’aver saputo capire e dire.

niente dimostra meglio l’inutilita` del pensiero critico che la sua impossibilita`, comunque, di farsi ascoltare.

. . .

ciononostante si continua ancora tutti a scrivere, vero?

anche se a intermittenza, ogni giorno un po’ meno, sempre piu` quasi controvoglia, e senza piu` crederci molto.

si continua a buttare nella rete oramai resa quasi completamente cieca e sorda, i propri messaggi nella bottiglia, in vista del naufragio prossimo venturo…

e senza neppure sapere se altri naufraghi capaci di leggerli ci saranno ancora, dopo di noi.


6 risposte a "demotivazione a scrivere – 436"

  1. Caro amico, anch’io ho diradato i miei post forse esattamente per le stesse ragioni. Ieri ho cominciato a scriverne uno ma facevo fatica e l’ho abbandonato in bozza. Riflettendo sulle tue considerazioni sono arrivato ad una banale conclusione: scriverò finche ne avrò voglia e finché qualcuno, anche uno solo, mi sollecita a farlo, finché penserò che ciò che scrivo possa essere utile a me e a qualcuno che mi legge. Certamente stiamo cambiando noi, è un fatto biologico, ma sta cambiando il clima generale intorno ai media e ai social media. I blog hanno avuto un momento di gloria sia per la novità della tecnologia sia perché sono stati uno strumento di diffusione di alcune idee e un certo dibattito è stato sollecitato e alimentato anche in modo artificiale. Il successo dei cinque stelle è stato una causa o un effetto di questi processi? Credo che siamo in una nuova fase in cui il testo scritto è ritornato elitario soprattutto se è lungo e succoso, si ritorna all’immagine, al racconto di storie, al visuale. Come già ti dissi le serie televisivi visibili online on demand stanno diventando il cibo quotidiano sia di alcuni di noi più anziani sia di moltissimi giovani e veicolano sistematicamente paradigmi interpretativi, simboli, valori che vanno nel senso che dici tu: la morte del pensiero critico e della riflessione. Una ragione di più per continuare.

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    1. c’è di sicuro anche una spiegazione biografica di questo nostrio disagio di coetanei: la mente, strutturatasi su certi linguaggi e valori, che non riesce ad adattarsi in modo flessibile a regole nuove e ad una nuova realtà.

      a volte mi chiedo se non siamo semplicemente superati.

      vedo le librerie ancora piene, pienissime, di libri, e mi chiedo se c’è qualcuno che li legge ancora e perché.

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  2. È abbastanza frustrante sentirsi ed essere percepito come un estraneo, solo perche incompreso.
    Incompreso perche disperato nel vedere i prepotenti del mondo essersi impossessati falsamente-legalmente e pseudo-democraticamente ti tutto il potere finanziario e militare a scapito della dignità libertà e serenità di tutti gli umani senza che essi ne siano consapevoli; e se lo sono, sono incapaci reagire, come me e molti altri ancora lucidi ma inermi di fronte alla manipolazione unidirezionale in funzione della guerra al potere assoluto in corso di svolgimento.
    Una rivoluzione sarebbe necessaria ma il condizionamento culturale ed economico non credo permetterà il suo avvio.
    Scrivere anche se poco letto, non consola i lucidi di mente …
    Ma che fare ??

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    1. caro Nicola,

      e` evidente che non so dare risposta alla tua ultima domanda.

      mi pare che molti stiano rinunciando semplicmente del tutto al pensiero critico e si rassegnino a lasciarsi trascinare dall’onda irresistibile generata dal nuovo tecno-feudalesimo che avanza.

      a volte penso che questo sia semplicmente saggio, per smettere di farsi male individualmente; quanto a riuscirci e` un altro discorso.

      ma vorrei sottolineare, per chiudere, che uno degli aspetti centrali di questa dissuasione al pensiero che viene trasmessa in tutti i modi da chi comanda il mondo sta proprio nell’avere reso il mondo stesso cosi` complicato che nessuna intelligenza isolata e` piu` capace di venirne a capo, per quanti sforzi di semplificazione faccia.

      il pensiero critico muore definitivamente, perche` il mondo stesso e` diventato quasi completamente incomprensibile.

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      1. Mi verrebbe da dire il mondo è sempre stato, pur per altri versi, incomprensibile…
        Mi verrebbe anche da dire che piú il potere, distruttivo di uomini e mondo, é concentrato piú facile potrebbe essere abbatterlo in presenza però di una idea politica non subalterna e di un conseguente agente politico operativo….sogni nevvero ?
        Chi governa il mondo? Non più di qualche centinaio di centri tecno-finanziari sono i veri detentori della politica. Gli stati, o meglio i partiti che li governano, sono ridotti a meri esecutori.
        Dove sono finiti gli intellettuali pensanti….
        Tutti comprati. ?
        Le masse sanno come gestirle …
        Solo la catastrofe qualcosa potrà per un nuovo inizio, sempre che il problema non sia dentro di noi, nella struttura profonda dei nostri istinti inadatta alla complessità che si é venuta a creare.
        Pensieri confusi….

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        1. scrivere è essenziale per se stessi, prima di tutto: niente riesce a dare identità al pensiero meglio che inchiodarlo ad una pagina scritta, che aiuta a memoria a fare i conti con quanto abbiamo eaborato.

          il ponte fra il pensiero e l’azione si è fatto però invalicabile, tanto è vero che il mondo è governato sempre più da algoritmi e non pare che il profitto abbia più neppure bisogno del pensiero per autorigenerarsi.

          viviamo l’epoca della crisi radicale del pensiero umano, mi pare.

          quanto a me, che ne propongo qualche possibile declinazione, non mi sento affatto incompreso, mi sento ben peggio: ignorato, salvo che da pochissimi, e ci sosteniamo faticosamente fra noi.

          la maggior parte infatti si è adattata senza sforzo evidente a questo orizzonte vuoto di senso.

          però il punto cruciale è che questo sistema è diventato l’unico possibie per la gestione di una umanità debordante:

          nessuno che sia savio saprebbe oramai dire in quale ALTRO modo si possa gestire il pianeta se non distruggendolo come stiamo facendo:

          a me pare che la situazione sia senza sbocco consapevole,

          e proprio per questo il pensiero stesso è diventato inutile.

          credo che molti lo abbiano capito molto meglio di noi che ci ostiniamo a pensare.

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