i diritti dei popoli e la Pace perpetua di Kant – 437

in tempi di lotta mondiale al cosiddetto populismo, non sarebbe male ricordarsi dei diritti dei popoli, invece…

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Se una nazione qualunque è mantenuta con la violenza entro i confini di un dato Stato, se, nonostante il suo espresso desiderio – poco importa se espresso nella stampa, nelle assemblee popolari, nelle decisioni dei partiti o attraverso sommosse e insurrezioni contro il giogo straniero – non le viene conferito il diritto di votare liberamente, dopo la completa evacuazione delle truppe della nazione dominante o, in generale, di ogni altra nazione più potente, e di scegliere, senza la minima costrizione, il suo tipo di ordinamento statale, la sua incorporazione è un’annessione, cioè una conquista e una violenza.

dal Decreto sulla pace proposto l’8 novembre 1917 dal Consiglio dei Commissari del Popolo (presieduto da Lenin, con Trotskij agli Esteri) al II Congresso Panrusso dei Soviet, riunitosi a Pietrogrado.

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una posizione di anti-imperialismo assoluto, incondizionato, l’attuazione del principio dell’autodeterminazione dei popoli come strada maestra per la realizzazione dell’obiettivo kantiano della pace perpetua.

una posizione questa, da far risalire evidentemente a Trotskij, che fu completamente negata nella storia successiva dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche sotto la gestione di Stalin e anche dei critici successivi dello stalinismo, da Kruscev a Breznev.

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una posizione idealistica e astratta, continuamente calpestata da ogni parte nella storia umana, che tale deve essere definita, cioe` umana,​ perche` storia di violenza e sopraffazione, tipicamente umane.

negata nei fatti anche e a volte persino soprattutto da coloro che vi si richiamano come ad un principio di giustizia generale.

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eppure questo principio continuamente vilipeso e dimenticato e` passato dalla rivoluzione russa del 1917 al Patto internazionale sui diritti civili e politici – a volte definito anche Convenzione -, adottato dall’Onu nel 1966 ed entrato in vigore nel 1976.

in direzione ostinatamente contraria ai fatti e ai loro servi sciocchi e` giusto, ovunque nel mondo, continuare a dirsi kantiani.

non riesco a dire leninisti o trotzkisti, perche` il peso negativo della storia di questi movimenti e` troppo forte.

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ovunque, dalla Palestina offesa alla Catalogna, dal Sued Tirol alla tormentata minoranza islamica del Myanmar, dove esiste un popolo che si riconosce come tale , quel popolo ha diritto all’autodeterminazione, in particolare se lotta contro le varie forme di oppressione che gli sono imposte.

e questo diritto fonda l’utopia della pace perpetua, che e` l’unica alternativa alla guerra perpetua della realta`.

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si`, noi abbiamo comunque il diritto a sognare, e anche al sogno della pace perpetua.

non si realizzera` mai del tutto, ma potra` almeno diminuire il peso di sofferenza delle guerre reali perpetue e limitarne un poco la portata.

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10i

Zum ewigen Frieden, Per la pace perpetua, e` un trattato internazionale che Kant propone nel 1795.

ha sei Articoli preliminari per la pace perpetua fra stati:

  1. Nessuna conclusione di pace, che sia stata fatta con la riserva segreta della materia di una guerra futura, deve valere come tale.
  2. Nessuno stato che sussiste in modo indipendente deve poter essere acquistato da un altro per eredità, permuta, compravendita o donazione.
  3. Gli eserciti permanenti (miles perpetuus) devono col tempo del tutto cessare.
  4. Non si devono fare debiti pubblici in relazione a conflitti esterni dello stato.
  5. Nessuno stato deve interferire con la forza nella costituzione e nel governo di un altro stato.
  6. Nessuno stato in guerra con un altro deve permettersi ostilità tali da rendere impossibile la fiducia reciproca nella pace futura: come l’impiego di sicari (percussores), di avvelenatori (venefici), l’infrazione della resa, l’istigazione al tradimento (perduellio) nello stato con cui si è in guerra etc.

e consta di tre articoli:

  1. In ogni stato la costituzione civile deve essere repubblicana.
  2. Il diritto internazionale deve essere fondato su un federalismo di liberi stati.
  3. il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni dell’ospitalità universale.

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particolarmente interessante questo ultimo punto:

Il diritto cosmopolitico deve essere limitato al diritto per ciascuno di muoversi liberamente e proporre relazioni commerciali con i cittadini di altri stati, come passo preliminare per l’istituzione di una costituzione civile mondiale.

Chi è ospite non può minacciare o disgregare l’esistenza dello stato in cui è ospitato, ma nello stesso tempo si garantisce all’ospite il diritto di non essere trattato ostilmente, fino a quando dimostra un comportamento pacifico.

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ma occorre fare attenzione anche al quinto articolo preliminare: Nessuno stato deve interferire con la forza nella costituzione e nel governo di un altro stato.

occorre evitare il paradosso centrale dei nostri tempi quando la teoria dei diritti umani diventa la base proprio del suo contrario, cioe` di forme di intervento militare imperialistico per imporli.

ogni popolo ha il diritto di darsi la costituzione e la forma di governo che desidera: anche quelle che negano i diritti umani.

la lotta per la realizzazione dei diritti umani deve restare questione puramene interna a quello stato, a meno che non siano in atto forme di genocidio cruento che richiedono l’intervento internazionale immediato per impedire i massacri in atto.

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qualche giorno fa per le strade di Brescia mi e` stato regalato da un volonteroso attivista, che aveva un poco l’aria del testimone di Geova, un opuscoletto, Per la storia dei diritti umani, stampato in California.

non vi si parlava affatto di Kant, ma di Ciro il Grande di Persia, come lontano precursore di questi diritti, per il decreto con cui permetteva di rientrare nelle loro terre alle popolazini esiliate dal precedente impero babilonese che aveva militarmente abbattuto; e in particolare consentiva il ritorno  in Palestina agli ebrei esiliati a Babilonia che lo desideravano (furono una minoranza).

e della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America come fondamento dei diritti umani moderni.

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interessante, per vedere quanto la storia dei diritti umani sia profondamente radicata nella vita della nostra specie e quanto rappresenti, essa stessa, un aspetto ineliminabile della nostra propensione alla guerra.

gia`: una tipica storia dei diritti umani, che sono stati usati sempre come propria giustificazione da ogni impero.

e da ultimo dall’imperialismo americano come alibi e giustificazione morale del proprio declinante impero mondiale.


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