cor-pus 15

sogna la vita, mentre la vivi, intatta. uno sguardo sul mondo, a cominciare da quello vissuto, per continuare con quello vissuto e sognato.

ma dove sono gli extraterrestri? – 440

viva Alan Stern l’astronomo, mi sono detto, leggendo ieri sulla stampa online che ha dato la stessa risposta al paradosso di Fermi che da qualche anno avevo proposto anche io – odiosa, questa sciocca mia immodestia, vero?

nel 1940 Fermi pose questa domanda durante un pranzo con altri fisici, senza immaginare che sarebbe passata alla storia:

«Se l’Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono tutti quanti?»

4833081

e ora arriva una nuova risposta…

. . .

quanto al fatto che l’universo trabocchi di forme di vita, non direi possibile dubitarne.

l’idea di Hoyle che la vita stessa sulla Terra sia derivata dal cosmo, che appariva una battuta da fantascienza quando fu formulata la prima volta, oggi è comunemente accettata.

rimane il fatto che però di contatti con altre civiltà extra-terrestri non ce ne sono.

. . .

e non ingannino gli UFO, neppure di questi giorni:

gli UFO sono un fenomeno umano, non extra-terrestre,

– non sappiamo ancora spiegarlo bene, è vero, ma niente permette di dire che gli UFO abbiano una origine extraterrestre, e prima di dirlo bisognerebbe avere una valanga di prove schiaccianti:

il fatto di non saperli spegare come fenomeni umani non consente questa scorciatoia mentale di pensarli per ciò stesso extraterrestri.

. . .

probabilmente le risposte all’assenza di contatti con civiltà extraterrestri sono più d’una:

  1. l’evoluzione verso forme di vita intelligenti è legata ad un numero di variabili troppo elevato: per quanto grande possa essere la nostra galassia (a fermarsi a questa), il numero di possibilità di una evoluzione simile non supera il numero di una (anche se, a dire la verità, a me pare che un cacolo anche grossolano, condotto attorno ad alcuni parametri base soltanto, porti a dire che è addirittura molto inferiore a uno: in sostanza la vita intelligente sulla Terra sarebbe una particolarità dal puntio di vista fisico, cioè un evento casuale e non ripetibile.
  2. le condizioni per lo sviluppo di una vita intelligente su un pianeta anche simile alla Terra sarebbero troppo particolari per consentire la ripetizione del fenomeno; in effetti sulla Terra stessa, delle varie aree continentali che la compongono, solo in una, l’Africa, l’evoluzione ha portato alla nascita della speci pan sapiens sapiens: Eurasia, Americhe, Australia, Zealandia e Antartide non si sono rivelate adatte
  3. la vita delle civiltà intelligenti sarebbe in ogni caso brevissima, visto che un aspetto connesso alla cosiddetta intelligenza è l’irresistibile tendenza all’autodistruzione attraverso lo sviluppo della tecnologia
  4. civiltà veramente intelligenti si terrebbero nascoste per proteggersi dalle altre.
  5. civiltà avanzatissime hanno bisogno di enormi energie per sviluppare la loro potenza di calcolo: ma il dispendio connesso di energia dipende dalla temperatura di base dell’universo; per questo occorre attendere che la temperatura dell’universo diminuisca grazie alla sua progressiva espansione, perché possano pienamente svilupparsi.

ma lo sviluppo delle conoscenze astronomiche degli ultimi anni permette di aggiungere una ipotesi ulteriore, quella di Stern; e io che c’ero arrivato per mio conto la sottoscrivo immediatamente.

. . .

Alan Stern. Wikipedia

Una scoperta abbastanza recente della planetologia è che la maggior parte dei mondi oceanici nel nostro sistema solare sono interni ai pianeti rispetto al nostro pianeta in cui abbiamo gli oceani all’esterno.

E pensiamo che gli oceani e l’acqua siano necessari per lo sviluppo della vita così come la conosciamo.

Quindi forse, se questi tipi di mondi oceanici sono comuni in tutta la galassia, e se è lì che si sviluppa la vita più spesso e se le civiltà tecnologicamente avanzate possono effettivamente svilupparsi in questi mondi oceanici interiori, sarebbero naturalmente tagliati fuori da noi a causa del guscio di roccia e ghiaccio sopra il loro oceano.

Non vedremmo le luci della loro città. Non saremmo in grado di sentire la loro comunicazione. Forse non avrebbero nemmeno saputo che c’era un universo là fuori con cui comunicare. Probabilmente non avrebbero mai sviluppato viaggi nello spazio.

È logico pensare che i mondi oceanici, in particolare questi mondi oceanici interni, siano comuni in tutta la galassia. Ma voglio sottolineare che ancora non abbiamo prove dirette per questo.

. . .

da Stern però io dissento per un punto: forme di vita che si sviluppano in ambienti iper-protetti, come gli oceani interni ai pianeti, avrebbero probabilmente caratteristiche intrisencamente diverse da quelle terrestri, caratterizzate da una forte instabiità e necessità di adattamento.

potremmo trovarci di fronte a forme di “vita” molto diverse da quello che intendiamo per “vita” noi: forme di vita senza morte, o ridottissima, senza selezione, o ridottissima, e dunque perfino senza riproduzione e senza sesso.

insomma, in questi ambienti così protetti la vita che si svilupperebbe sarebbe straordinariamente simile ad una completa mancanza di vita o quasi.

ma soprattutto ad una completa mancanza di intelligenza che in ambienti iper protetti sarebbe del tutto inutile.

comunque un astronomo ufficiale è arrivato finalmente a prospettare che l’universo pulluli sì di forme di vita, ma tutte o quasi interne ai pianeti e non esterne come ci ostiniamo a pensare noi umani per il fatto che la vita, nata anche da noi in un oceano, ma esterno, si è poi da lì trasferita anche sulla pericolosa e altamente instabile ‘terraferma”.

. . .

allora io voglio aggiungere ancora una mia nuova ipotesi di oggi a perché non riusciamo a trovare gli extraterrestri.

questa ipotesi ha molto a che fare con le nostre caratteristiche percettive, che sono legate ad un particolare rapporto fra le quattro dimensioni dell’universo, una delle quali chiamiamo tempo, ma soltanto perché ne abbiamo una percezione troppo sommaria rispetto alle altre tre che definiamo spaziali.

. . .

la velocità della luce di 300.000 km al secondo non sarebbe affatto una costante universale del mondo che noi osserviamo, ma la particolare angolatura percettiva dalla quale lo percepiamo noi.

immaginate per un momento che la velocità della luce appartiene all’osservatore, non all’universo, nel quale sono disponibili tutte le particolari declinazioni della velocità della luce a cui ogni specie che lo osserva può accedere.

altre specie intelligenti potrebbero esplorare conoscitivamente lo spazio-tempo secondo rapporti tra le sue quattro dimensioni diversi.

potrebbero esserci specie capaci di osservare ciò che li circonda usando una banda di osservazione di un metro al secondo, anziche 300.000 km al secondo come facciamo noi.

. . .

evidentemente queste specie vivrebbero in un tempo estremamente rallentato rispetto a nostro: talmente rallentato, che noi non saremmo neppure in grado di riconoscerle come vive.

consideriamo le montagne del nostro pianeta ed immaginiamo di poterne osservare il movimento ad una velocità 300 milioni di volte maggiore di quella alla quale le osserviamo ora.

immaginiamo mondi nei quali il tempo trascorra in modo tale che 10 anni equivalgono ad un secondo, e dunque i 4 miliardi e mezzo di vita della Terra corrispondano, per questi osservatori a 14 anni…

forse si accorgerebbero che la Terra e le sue montagne sono vive e nel pieno della loro adolescenza? 😉

peggio: potrebbero semplicemente accorgersi in qualche modo delle forme di vita che le abitano?

. . .

ma forse è proprio il fatto di essere noi, straordinariamente, su una superficie esposta, aperta sull’universo, che spiega la particolare banda di osservazione dello spazio tempo che abbiamo adottato?

forse in mondi vivi interni ai pianeti il tempo può scorrere in un modo completamente diverso, dato che lo spaziotempo osservabile è circoscritto?

. . .

in questo caso non troveremo mai gli alieni nè tantomeno intelligenti, dal nostro punto di vista.

se le civiltà intelligenti vivono in spazitempi diversi, ognuno caratterizzato da una sua particolare “velocità della luce”, cioè di osservazione, non si troveranno mai fra loro, è lapalissiano Watson.

cioè: è lapalissiano, Fermi!


2 risposte a "ma dove sono gli extraterrestri? – 440"

  1. Mondi alieni a bizzeffe…

    886
    MONDI ALIENI

    La vita sociale,
    Snaturata da denaro e possesso,
    Non serve ai bisogni.

    È tutto un fuggi, fuggi nei
    Mondi alieni

    Dell’astrazione,
    Delle credenze che promettono,
    Della droga del tran tran,
    Del brillio del consumare,
    Della rassegnata accettazione.

    Lascia tracce la fuga,
    Sanguina la ferita.

    "Mi piace"

    1. be’, dai, questa volta la tua poesia – anche se valida di per se stessa – è tirata dentro questa discussione un po’ per i capelli.

      oppure, diciamo, per restare in tema, che risulta un pochettino aliena. 😉

      "Mi piace"

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