lo stallo della Catalogna, cioè della Spagna, cioè dell’Europa – 443

non capisco molto bene come mai la stampa rappresenti l’esito delle elezioni catalane di ieri come un pieno successo degli indipendentisti.

già prima delle elezioni questi non rappresentavano la maggioranza della popolazione, ma avevano la maggioranza nel parlamento regionale col loro 48% dei voti.

non la rappresentano neppure oggi, visto che i tre diversi partiti indipendentisti hanno avuto il 47,5% dei voti, e 70 seggi su 135, una maggioranza risicatissima.

è vero che gli unionisti ne hanno avuto ancora meno: 43,5% dei voti e 57 seggi.

è vero che ci sono anche alcune vere e proprie ciliegine sulla torta, come il fatto che il Partito Popolare, al governo nazionale, è crollato al 4,24% dei voti e ne ha presi addirittura meno di Unità Popolare, una lista di ultrasinistra, che pure ha dimezzato i suoi voti.

questa aggiunge i suoi voti a quella della Sinistra Repubblica, pure indipendentista, portando complessivamente i voti della sinistra per l’indipendenza quasi al 26% e confermando che l’indipendentismo catalano ha un carattere spiccatamente democratico.

è vero anche che Podemos, che è l’unico partito nazionale che rimane in una posizione di apertura verso le istanze catalane ha avuto il 7,5% dei voti e 8 seggi: per cui la distribuzione del potere nell’assemblea regionale è nettamente favorevole alle istanze indipendentiste.

tuttavia queste rimangono fragili.

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il confronto con le elezioni precedenti aiuta a capire la situazione:

gli indipendentisti, che allora si presentavano in due liste soltanto, avevano avuto il 48% dei voti, cioè lo 0,5% in più.

gli unionisti poco più del 39% dei voti.

in sostanza gli unionisti sono cresciuti del 4,5% e gli indipendentisti sono calati dello 0,5%.

tuttavia è vero che la speranza del governo (e dell’Unione Europea) di una radicale sconfitta dei partiti indipendentisti è rimasta delusa, e soltanto in questo senso si può parlare di una vittoria degli indipendentisti relativa (e in trincea, per così dire).

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così la situazione rimane bloccata e al parlamento regionale sono stati eletti anche 8 deputati indipendentisti uscenti che non potranno prendere parte ai lavori perché verrebbero arrestati se rientrassero nel paese.

non è difficile immaginare che in questa situazione gli unionisti possano cercare di rovesciare il risultato delle elezioni e gestire comunque un governo regionale, pur essendo risultati minoranza alle elezioni – ma soltanto Podemos permettendo, direi: che diventa l’ago della bilancia, per l’assenza forzata dal parlamento di quei deputati della maggioranza.

del resto il governo nazionale non dà prova di voler gestire la situazione con saggezza, ma intende procedere palesemente con la prova di forza già in atto, battendo sul tasto che uno dei partiti al governo nazionale, lo schieramento di destra dei Ciudadanos, è stato il più votato.

sicuramente sarà questo che cercherà di formare il governo regionale.

ma è democrazia, questa?

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la ferita alla democrazia, in Spagna, rimane aperta.

i politici iberici, sia spagnoli sia catalani, sono ampiamente al di sotto dei problemi.

e l’Unione Europea rimane assolutamente indifferente al diritto all’autodeterminazione dei catalani, che dovrebbe essere internazionalmente riconosciuto e sancito dai trattati sui diritti umani fondamentali.

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insomma, questa storia continua a sembrare un film di Almodovar dalla trama delirante e lo spirito del Don Chisciotte aleggia dappertutto:

indipendentisti senza maggioranza vera.

unionisti in minoranza, ma determinati a governare.

giochi di veti incrociati e senso dell’onore spagnolo contro l’anarchismo della Catalogna di Orwell.

e sullo sfondo un’Europa incapace che sta a guardare, senza esercitare un ruolo.

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