l’altro Jeshu di Giuseppe Flavio – il profeta egiziano 23 – 16

abbiamo finora tutti dato per scontato che Giuseppe Flavio non abbia mai parlato di Jeshu nelle sue opere, salvo che in un paio di passi delle Antichita` Giudaiche che pero` non ​paiono proprio scritti da lui ed invece, almeno il primo, inserito su precisa indicazione dello storico, o meglio falsario, cristiano Eusebio di Cesarea, del IV secolo, che e` il primo che lo cita (per non dire che “citandolo”, piuttosto, lo inventa).

ma se non fosse cosi`? se la figura di Jeshu fosse invece ampiamente descritta e nessuno avesse pensato a collegare questa descrizione allo Jeshu della tradizione cristiana?

no, non sto parlando di nuovo del profeta egiziano, che cerca di muovere contro Gerusalemme dal Monte degli Ulivi, ma viene sgominato dai Romani.

di questo personaggio Giuseppe Flavio non fa neppure, sprezzantemente il nome, ma lo indica semplicemente con un soprannome, una qualifica di origine, con la quale peraltro Jeshu era noto nel secondo secolo, come mostra il Discorso vero di Celso.

c’e` di meglio: c’e` nell’opera di Giuseppe Flavio uno Jeshu che davvero mostra qualche somiglianza, a tratti, col Gesu` evangelico…

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dalla Guerra Giudaica di Giuseppe Flavio lasciatemi allora cercare di sorprendere il lettore con una citazione (qui parziale, ma in fondo al post metto il testo completo):

Libro VI:300 (…) Un tale Gesù (…), un rozzo contadino, si recò alla festa in cui è uso che tutti costruiscano tabernacoli per il Dio e all’improvviso cominciò a gridare nel tempio: 301 “Una voce da oriente, una voce da occidente, una voce dai quattro venti, una voce contro Gerusalemme e il tempio, una voce contro sposi e spose, una voce contro il popolo intero”.
Giorno e notte si aggirava per tutti i vicoli gridando queste parole, 302 e alla fine alcuni dei capi della cittadinanza, tediati di quel malaugurio, lo fecero prendere e gli inflissero molte battiture.
Ma quello, senza né aprir bocca in sua difesa né muovere una specifica accusa contro chi lo aveva flagellato, continuò a ripetere il suo ritornello.
303 Allora i capi, ritenendo – com’era in realtà – che quell’uomo agisse per effetto di una forza sovrumana, lo trascinarono dinanzi al governatore romano.
304 Quivi, sebbene fosse flagellato fino a mettere allo scoperto le ossa, non ebbe un’implorazione né un gemito, ma dando alla sua voce il tono più lugubre che poteva, a ogni battitura rispondeva: “Povera Gerusalemme!”.
305 Quando
(…) il governatore gli fece domandare chi fosse, donde provenisse e perché lanciasse quella lamentazione, egli non rispose, ma continuò a compiangere il destino della città finché (…, il governatore) sentenziò che si trattava di pazzia e lo lasciò andare.

IpotesiGesu

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alcune analogie con momenti delle narrazioni evangeliche sono molto strette:

prima di tutto la profezia sull’imminente caduta di Gerusalemme e del tempio;

poi la collocazione di questa sua presenza a Gerusalemme in coincidenza con la festa dei tabernacoli, detta anche delle capanne (Vangelo secondo Giovanni, 7);

la flagellazione subita senza un lamento – comportamento che peraltro nella narrazione di Giuseppe Flavio caratterizza in modo molto tipico gli zeloti, di cui sottolinea sempre la capacita` straordinaria di sopportazione del dolore;

e, in un minuto dettaglio, perfino il silenzio davanti alle domande del procuratore romano (che e` anche nel Vangelo secondo Marco e, almeno in parte, in quello secondo Matteo).

e infine il rilascio, che trova qualche eco nella confusa narrazione dei tre vangeli sinottici sulla liberazione di bar Abba, cioe` del figlio del Padre, cioe` di Jeshu stesso.

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ma, ovviamente, la figura di questo Jeshu e quella del profeta egiziano sono ben distinte fra loro.

il primo viene poi ucciso casualmente da un proiettile scagliano dai romani con una catapulta all’inizio dell’assedio di Gerusalemme, il secondo si sarebbe dileguato dopo la sconfitta subita dal procuratore romano Felice negli anni Cinquanta.

in ogni caso, fra il Gesu` dei cristiani e il profeta egiziano molte sono le somiglianze:
– Come Gesù, “l’Egiziano” aveva precedentemente indugiato in “luoghi deserti” o “deserto” (eremia, in greco).
– Come Gesù, “l’Egiziano” aveva vissuto in Egitto.
– Come Gesù, “l’Egiziano” parlò di abbattere le mura di Gerusalemme.
– Come Gesù, “l’Egiziano” è descritto come un leader messianico con un grande seguito.
– Come Gesù, “l’Egiziano” è percepito come una grave minaccia da parte delle autorità.
– Come Gesù, “l’Egiziano” sembra essere stato tradito – almeno le autorità furono informate in anticipo dei suoi piani.
– E per ultimo, ma non meno importante, “l’Egiziano” viene sconfitto sul Monte degli Ulivi, che è dove Gesù fu arrestato. È anche da là che entrambi gli uomini hanno dichiarato le loro profezie.

poi le differenze:
– A differenza di Gesù, “l’Egiziano” non fu crocifisso. 
– A differenza di Gesù, “l’Egiziano” non apparve negli anni 30 EC, ma negli anni ’50.
– A differenza di Gesù, “l’Egiziano” non fu in silenzio in attesa del suo arresto sul Monte degli Ulivi. Egli fu sconfitto in una battaglia.

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facciamo la stessa operazione di confronto fra il Gesu` dei cristiani e lo Jeshu figlio di Anania di Giuseppe Flavio?

somiglianze:
come Gesu`, anche questo Jeshu e` un uomo molto semplice di bassa origine sociale
come Gesu`, anche questo Jeshu si reca a Gerusalemme durante la festa dei tabernacoli
come Gesu`, anche questo Jeshu profetizza la fine del tempio
come Gesu`, anche questo Jeshu viene arrestato e trascinato dai capi degli ebrei davanti al governatore romano
come Gesu`, anche questo Jeshu viene flagellato a sangue.

differenze:
a differenza di Gesù, questo Jeshu e` definito “figlio di Anania”, ma lo Jeshu evangelico appare invece figlio di Giuseppe.
a differenza di Gesù, questo Jeshu non fu crocifisso.
a differenza di Gesù, questo Jeshu non apparve negli anni 30 d.C., ma negli anni 60.
il Gesu` evangelico viene fatto crocifiggere da Pilato e non rilasciato da Albino.

pero`, attenzione, di nuovo questa datazione della vita di Jeshu potrebbe essere in codice, e scritta volutamente per impedire una precisa indentificazione.

tutte queste differenze sono legate alle ricostruzioni “storiche” successive della tradizione cristiana, quando si trovo` a dover risolvere il problema ben difficile di chi fosse stato storicamente questo loro Gesu` e quando fosse vissuto esattamente.

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e infine vi e` forse anche una terza componente storicamente riconoscibile che qualcuno ritiene, forse un po` fantasiosamente, che confluisca nella figura del Gesu` evangelico: si tratta di Menahem, di cui Giuseppe Flavio parla nel secondo libro della Guerra Giudaica (II, 433-34, 440-449; 17, 8-10):

Libro II:433 – 17, 8. Fu allora che un certo Menahem, figlio di Giuda detto il Galileo, un dottore assai pericoloso che già ai tempi di Quirinio aveva rimproverato ai giudei di riconoscere la signoria dei romani quando già avevano Dio come Signore, messosi alla testa di alcuni fidi raggiunse Masada, 434 dove aprì a forza l’arsenale del re Erode e, avendo armato oltre ai paesani altri briganti, fece di questi la sua guardia del corpo; quindi ritornò a Gerusalemme e, assunto il comando della ribellione, prese a dirigere l’assedio.
440 Gli uomini di Menahem fecero irruzione nei luoghi che i romani stavano evacuando, presero e uccisero quanti non fecero in tempo a fuggire e, impadronitisi dei materiali, incendiarono l’accampamento. Ciò avvenne il sei del mese di Gorpieo.
441 – 17, 9. Il giorno dopo fu scoperto il sommo sacerdote Anania che si nascondeva presso il canale della reggia, e insieme col fratello Ezechia fu ucciso dai briganti; intanto i rivoluzionari stringevano d’assedio le torri badando che nessun soldato prendesse la fuga.
442 La distruzione delle opere fortificate e la morte del sommo sacerdote Anania avevano esaltato Menahem fino alla ferocia, ed egli, ritenendo di non aver rivali come capo, si comportava da tiranno insopportabile.
443 Ma contro di lui si levarono i partigiani di Eleazar, ripetendosi l’un l’altro che non era il caso di ribellarsi ai romani spinti dal desiderio di libertà per poi sacrificarla a un boia paesano, e sopportare un padrone che, se anche non avesse fatto nulla di male, era pur sempre inferiore a loro; e ammesso pure che ci dovesse essere uno a capo del governo, questo compito spettava a chiunque altro più che a lui; così si misero d’accordo e lo assalirono nel tempio; 444 vi si era infatti recato a pregare in gran pompa, ornato della veste regia e avendo i suoi più fanatici seguaci come guardia del corpo.
445 Come gli uomini di Eleazar si furono scagliati su di lui, anche il resto del popolo tutto infuriato afferrò delle pietre e si diede a colpire il dottore, ritenendo che, levatolo di mezzo, sarebbe interamente cessata la rivolta; 446 gli uomini di Menahem fecero per un po’ resistenza, ma quando videro che tutta la folla era contro di loro, fuggirono dove ognuno poté, e allora seguì una strage di quelli che venivano presi e una caccia a quelli che si nascondevano.
447 Pochi trovarono scampo rifugiandosi nascostamente a Masada, e fra questi Eleazar figlio di Giairo, legato a Menahem da vincoli di parentela, che in seguito fu il capo della resistenza di Masada.
448 Quanto a Menahem, che era scappato nel quartiere detto Ofel e vi si era vigliaccamente nascosto, fu preso, tirato fuori e dopo molti supplizi ucciso, e così pure i suoi luogotenenti e Absalom, il principale ministro della sua tirannide.
449 – 17, 10. Il popolo, come ho detto, collaborò a quest’azione sperando in una risoluzione della crisi, mentre quelli avevano tolto di mezzo Menahem non per mettere fine alla guerra, ma per poterla condurre con maggior libertà di movimenti.

leggo che, secondo qualcuno, la figura di Menachem poteva aver influenzato anche la rappresentazione di Gesù nei vangeli. L’ingresso messianico di Menachem a Gerusalemme, l’ostilità dei sacerdoti, il cambiamento- in pochi giorni – nell’umore del popolo da “Osanna” a ”Crocifiggilo”, la fuga dei seguaci, la tortura finale, e la dolorosa morte, tutto questo porta a pensare agli eventi della settimana della Passione.
C’è anche da aggiungere che il pretendente Messia Menachem dovrebbe, secondo un’antica fonte rabbinica, essere nato a Bethlemme, e il suo destino, tra l’altro, è collegato esplicitamente con la distruzione del Tempio. Hugo Gressmann già dal 1922 sospettava che la tradizione di Menachem poteva aver influenzato l’immagine del Gesù dei vangeli.
La frase, che il Tempio sarebbe stato distrutto e ricostruito “a causa sua” poteva “essere penetrata nella tradizione evangelica solo dopo la distruzione di Gerusalemme”, e quindi trasferita da Menachem a Gesù. Anche l’ingresso di Gesù a Gerusalemme è stato presumibilmente descritto secondo il modello fornito dagli eventi di Menachem. (Hermann Detering)

http://www.cosenascoste.com/forum/topic/27455-il-gesu-vangelico/page-2

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francamente, puo` sembrare che ci sia un po’ troppa fantasia, in questa ricostruzione.

e tuttavia sta di fatto che il profeta egiziano non riusci` ad entrare a Gerusalemme, e invece Menachem si`.

pero`, ​se poi il profeta egiziano era Jeshu, figlio di Giuda il Galileo, e Menachem ne era nipote, piuttosto che figlio, allora l’identificazione dei due personaggi, probabilmente padre e figlio, poteva risultare ancora piu` facile.

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ma infine come non aggiungere che Giuseppe Flavio cita anche due crocifissioni, di Giacomo e Simone, figli di Giuda il Galileo nel 46 d.C. circa?

i due ladroni?

con questo nome, ladroni, Giuseppe Flavio indica i guerriglieri zeloti del suo tempo. piu` volte e da piu` parti e` stata avanzata la proposta di identificare questi due combattenti anti-romani con i Giacomo e Simone fratelli di Jeshu, secondo i vangeli.

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fusione dunque nell’unica figura di Jeshu di tratti appartenenti a personaggi differenti della cronaca ebraica del tempo?

non sono l’unico a pensarla in questo modo.

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qualcosa di simile e` certamente avvenuto per la figura di Giovanni il Battezzatore.

storicamente da identificare con la figura di Teuda, leader messianico ucciso nel 46 d.C., di cui parla Giuseppe Flavio in un passo sicuramente autentico, come abbiamo gia` visto.

ma nella tradizione evangelica venne poi identificato con un’altra figura storica: Giovanni figlio (ben) di Zaccai, diminutivo di Zaccaria: nella piu` tarda ​tradizione evangelica infatti e` Giovanni il Battezzatore che diventa figlio di Zaccaria.

e` come se questi primi cristiani cercassero affannosamente dei riferimenti storici, avendo perso, o avendo voluto perdere, quello alla figura storica reale di Teuda.

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di Giovanni figlio ben Zaccai parla ampiamente il Talmud (ma non Giuseppe Flavio):

E ciascuno ricordava le parole profetiche di Giovanni ben Zaccai, uno dei piu` autorevoli rabbini del tempo. (…) Rabbi Zaccai esclamo`:

O tempio, perche` ci turbi? Sappiamo che e` giunta l’ora della tua rovina.

Questo dotto e pio rabbino, appena scoppiata la rivoluzione, si ritiro` da Gerusalemme, fu onorato da Vespasiano, e dopo la distruzione del tempio e della citta` santa divenne uno fra i restauratori della nuova sinagoga.

A. Bianchi Giovani, Storia degli ebrei

https://it.wikipedia.org/wiki/Jochanan_Ben_Zakkai

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ma aldila` delle singole ipotesi, che a tratti possono risultare troppo fantasiose o romanzesche, credo che si possano considerare accertate queste cose:

  1. il silenzio di uno storico come Giuseppe Flavio sul presunto Jeshu, figlio di Joseph, rimane inspiegabile, anche soltanto alla luce dell’attenzione dedicata alla figura ben piu` modesta di Jeshu figlio di Ananias;
  2. alcuni elementi frammentari entrati a far parte della narrazione della vita del Gesu` cristiano trovano qualche riscontro in episodi eterogenei del tempo, riferiti a figure diverse, a volte caratterizzate da qualche omonimia, a volte no.
  3. di conseguenza, senza negare completamente la storicita`, peraltro vaga e confusa, di alcuni racconti della tradizione cristiana, l’unica spiegazione plausibile di questo stato di cose e` che gli evangelisti hanno fuso insieme elementi biografici e mitologici di varie figure e hanno ambientato la persona così formata in un periodo che sembrava più adatto per i loro scopi. (Hermann Detering)

con la precisazione, peraltro, che questa ambientazione storica e` anche molto approssimativa e spesso totalmente imprecisa.

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anticipavo per accenni queste mie conclusioni di oggi, qualche tempo fa, in qualche commento su un altro blog:

bortocal 8 settembre 2015 alle 11:42
prima di parlare di valore storico della Bibbia occorrerebbe un MINIMO di informazione su come è stata formata, chi effettivamente ha composto il testo che abbiamo oggi (Esdra nel 5o secolo avanti Cristo, per il Pentateuco), sapere, ad esempio, che la Bibbia originaria non era affatto monoteista ma monolatrica, ecc. ecc.
poi potremo anche parlare di quello che nella Bibbia c’è di effettivamente storico (pochissimo), che cosa di mitologico, e che cosa di leggendario, cioè quali sono i racconti, come quello del diluvio, che potrebbero avere una vaga radice storica.
a proposito: i racconti del diluvio nella Bibbia sono due, diversi e incompatibili fra loro e mescolati da Esdra in un mare di contraddizione a formare un unico racconto utilizzando due testi diversi, prodotti da due versioni diverse della religione ebraica, che si contrapponevano fra loro.

emanuel (@nomoremaya)   8 settembre 2015 alle 12:00
Quindi Gesù è un personaggio mitologico?

Raphael Pallavicini   8 settembre 2015 alle 12:33
Molti sostengono questa tesi.

emanuel (@nomoremaya)8 settembre 2015 alle 14:04
Mitologia da psicopatici…

bortocal 8 settembre 2015 alle 13:38
qui parliamo di Bibbia cristiana, e quindi l’analisi sulla sua formazione riguarda testi diversi.
la questione e` molto dibattuta: il problema di fondo e` che i due principali intellettuali ebrei del I secolo, Filone di Alessandria e Giuseppe Flavio, di cui ci sono arrivate le opere, non lo conoscono, e Giuseppe Flavio, per giunta, e` lo storico dell’ebraismo e della guerra giudaica.
per essere piu` precisi, troviamo un riferimento a Jeshu in un breve passo della Guerra Giudaica di Giuseppe Flavio (il cosiddetto Testimonium Flavianum), ma e` fuori tema, in un contesto cronologico improprio e per il contenuto non puo` essere scritto da lui; a parer mio e` certamente un’aggiunta successiva dei pii cristiani.
in compenso una breve storia quasi identica a quella di Jeshu e` raccontata da Giuseppe Flavio a proposito di un Egiziano che si definiva il messia e lui dice che era un farabutto, ma anche questa storia non si colloca cronologicamente in un periodo compatibile.
Tacito, ottant’anni dopo, descrive tumulti a Roma al tempo di Nerone e dunque della guerra giudaica, attribuendoli ai seguaci di un certo Chrestos, che potrebbe essere grafia errata per Christos.
ma il fatto e` che Christos e` un nome generico che significa Messia; quindi non e` neppure sicuro che i cristiani, cioe` i messianisti del I secolo, seguissero proprio un autonominato messia che si chiamava Jeshu.
la mia opinione personale e` che un Jeshu nel ruolo (fallito) di messia ci sia stato, anche se non si capisce come mai uno storico dell’Israele del tempo non ne racconti l’azione.
ma credo che la narrazione della sua vita si sia formata, diverso tempo dopo il suo fallito tentativo di rivoluzione, mescolando assieme notizie e fatti di origine diversa con invenzioni dal carattere effettivamente mitologico.
come certi personaggi del mito greco, ad esempio, che sono esistiti davvero, ma non tutto quello che si raccontava sul loro conto era storico.
del resto e` assolutamente logico che sia cosi`, dato che per alcuni decenni le narrazioni sulla vita di Jeshu rimassero affidate alla sola tradizione orale, che e` il terreno tipico nel quale prospera la mitologia.

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ed ecco la versione integrale dei passi della Guerra Giudaica di Giuseppe Flavio dedicati a Jeshu, figlio di Anania:

Libro VI:300 Ma ancora più tremendo fu quest’altro prodigio. Quattro anni prima che scoppiasse la guerra, quando la città era al culmine della pace e della prosperità, un tale Gesù figlio di Anania, un rozzo contadino, si recò alla festa in cui è uso che tutti costruiscano tabernacoli per il Dio e all’improvviso cominciò a gridare nel tempio: 301 “Una voce da oriente, una voce da occidente, una voce dai quattro venti, una voce contro Gerusalemme e il tempio, una voce contro sposi e spose, una voce contro il popolo intero”.
Giorno e notte si aggirava per tutti i vicoli gridando queste parole, 302 e alla fine alcuni dei capi della cittadinanza, tediati di quel malaugurio, lo fecero prendere e gli inflissero molte battiture.
Ma quello, senza né aprir bocca in sua difesa né muovere una specifica accusa contro chi lo aveva flagellato, continuò a ripetere il suo ritornello.
303 Allora i capi, ritenendo – com’era in realtà – che quell’uomo agisse per effetto di una forza sovrumana, lo trascinarono dinanzi al governatore romano.
304 Quivi, sebbene fosse flagellato fino a mettere allo scoperto le ossa, non ebbe un’implorazione né un gemito, ma dando alla sua voce il tono più lugubre che poteva, a ogni battitura rispondeva: “Povera Gerusalemme!”.
305 Quando Albino, che era il governatore, gli fece domandare chi fosse, donde provenisse e perché lanciasse quella lamentazione, egli non rispose, ma continuò a compiangere il destino della città finché Albino sentenziò che si trattava di pazzia e lo lasciò andare.
306 Fino allo scoppio della guerra egli non si avvicinò ad alcun cittadino né fu visto parlare con alcuno, ma ogni giorno, come uno che si esercitasse a pregare, ripeteva il suo lugubre ritornello: “Povera Gerusalemme!”.
307 Né imprecava contro quelli che, un giorno l’uno un giorno l’altro, lo percuotevano, né benediceva chi gli dava qualcosa da mangiare; l’unica risposta per tutti era quel grido di malaugurio, che egli lanciava soprattutto nelle feste.
308 Per sette anni e cinque mesi lo andò ripetendo senza che la sua voce si affievolisse e senza provar stanchezza, e smise solo all’inizio dell’assedio, quando ormai vedeva avverarsi il suo triste presagio.
Libro VI:309 Infatti un giorno che andava in giro sulle mura gridando a piena gola: “Ancora una volta, povera la città, e povero il popolo, e povero il tempio!”, come alla fine aggiunse: “E poveretto anche me!”, una pietra scagliata da un lanciamissili lo colpì uccidendolo all’istante, ed egli spirò ripetendo ancora quelle parole.
310 – 5, 4. A riflettere su tali cose, si troverà che il Dio ha cura degli uomini e che in ogni modo preannuncia al suo popolo i mezzi per conseguire la salvezza, 311 mentre quelli si rovinano per la loro stoltezza e procurandosi i guai da sé.
Così pure avvenne che i giudei, dopo la distruzione dell’Antonia, ridussero l’area del tempio in forma quadrangolare, pur conservando essi scritto nelle loro profezie che la città e il tempio sarebbero stati presi quando l’area del tempio fosse diventata quadrangolare.
312 Ma quello che maggiormente li incitò alla guerra fu un’ambigua profezia, ritrovata ugualmente nelle sacre scritture, secondo cui in quel tempo uno proveniente dal loro paese sarebbe diventato il dominatore del mondo.
313 Questa essi la intesero come se alludesse a un loro connazionale, e molti sapienti si sbagliarono nella sua interpretazione, mentre la profezia in realtà si riferiva al dominio di Vespasiano, acclamato imperatore in Giudea.
314 Tutto ciò sta a dimostrare che gli uomini non possono sfuggire al loro destino nemmeno se lo prevedono.
315 Così i giudei alcuni presagi li interpretarono come a loro faceva piacere, altri non li considerarono, finché la rovina della patria e il loro sterminio non misero in chiaro la loro stoltezza.


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