le radici del sovranismo del XXI secolo – 19

Mi potrebbe spiegare con chiarezza quale sia il programma immediato del suo partito?  

“Distruzione di ogni idea internazionale”. 

sarebbe carino fare un test e chiedere chi poteva fare questa affermazione in una intervista ad un quotidiano italiano nel 1923.

se serve un aiutino, dico anche che aggiungeva:

Lotta senza quartiere ai socialisti e agli ebrei.

gia`, era Adolf Hitler.

attuale piu` che mai si direbbe, a quasi un secolo di distanza, a giudicare dall’ondata sovranista che attraversa l’Europa e il mondo.

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vorrei sottolineare qualcosa che mi e` stato chiaro sin da quando, quindicenne, lessi il Mein Kampf per la prima volta (la seconda, l’anno scorso, non ce l’ho fatta a ripetere la lettura integrale): il segreto del successo di Hitler e di questo libro sconnesso e scritto malissimo e` l’odio.

il rifiuto di considerare la stirpe umana un gruppo unitario che, aldila` delle molte differenze locali,​ condivide bisogni e pericoli elementari, che vanno affrontati insieme, e` il tratto caratteristico di qualunque movimento di idee, e dunque anche di qualunque movimento politico, che si fondi sull’odio, sulla divisione, sull’istigazione alla violenza.

siccome siamo, dopotutto, animali, l’odio e` ben radicato nel nostro programma genetico; e tuttavia e` dubbio quanto possa essere adeguato alla gestione del nuovo mondo tecnologico che come umani abbiamo costruito.

la solidarieta` sembra un atteggiamento piu` adeguato.

ma la divisione alimentata dall’odio fu anche il modo piu` smplice di combattere lo spirito internazionalista delle rivendicazioni operaie.

Workers_unite

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del resto l’internazionalismo moderno, tipico soprattutto della tradizione socialista, e` la filiazione moderna della filantropia filosofica nata piu` di duemila anni fa in Grecia e travasatasi poi, in Occidente, nella tradizione cristiana.

chi rifiuta questa dimensione naturale dell’essere umani e` dunque, tendenzialmente un neo-hitleriano?

in un certo senso, si`.

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oggi non si riesce piu` a parlare di nazionalismo, perche` la parola stessa e` logorata.

si parla allora di sovranismo, per mascherare lo stesso concetto.

il paradosso e` che l’Europa nazionalista a livello statale si deve misurare nel mondo con le macro-potenze che sono sovraniste anche loro, si`, ma a livello subcontinentale: Cina, India, Stati Uniti d’America, che riassorbono le particolarita`degli stati o delle province che li compongono in un superiore senso di unita` sovranazionale.

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manca, pare, in Europa questa percezione immediata di un fatto ben visibile, cioe` di essere una cultura unitaria pur nelle diverse varianti locali, pur se chi conosce il mondo non puo` negare l’evidenza di un dato oggettivo.

e` il frutto di un senso di superiorita` anacronistico, di una falsa percezione di sicurezza e della chiusura in se stesso di un mondo che fu egemone.

avvenne lo stesso verso la fine della civilta` greca: i greci continuarono a sentire molto piu` importante quello che li divideva fra dorici, eolici e ionici, fra Sparta, Tebe e Atene, che quello che li univa e che a noi oggi e` evidentissimo.

fu questa incapacita` di fare fronte comune che alla fine li condanno` ad essere sottomessi e a perdere ogni posizione dominante.

. . .

naturalmente i sovranisti contemporanei neppure sanno bene di avere come padre spirituale Adolf Hitler.

e non hanno neppure bisogno di saperlo.

in fondo non e` neppure troppo chiaro se si puo` davvero condividere l’odio: forse soltanto in modo occasionale.

l’odio non pare un sentimento in grado di costruire legami profondi fra gli esseri umnai, e chi odia non ha neppure bisogno di sapere chi ha odiato prima di lui e chi.

 


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