di questo blogger – 33

di questo blogger (ma non faro` il nome) penso: che brutta persona.

ogni mattina aspetta, cupo, la cronaca, per imbastirci la sua morale ideologica.

scritta con toni trucidi e piccole variazioni.

implacabile, ogni giorno, come il suono della sveglia per chi deve andare al lavoro; ma non conosce feste ne` ferie, lui.

sempre serissimo e documentato, comunque; vale la pena di dargli almneo un’occhiata, anche solo per chiudere irritati la schermata.

nessuna tragedia lo sfiora emotivamente: le lacrime umane attorno si riducono a piccola tessera del puzzle da sistemare nel posto gia` fissato, in un disegno che niente potra` cambiare;

e se c’e` del sangue, significa che la tessera sara` rossa, tutto qui.

. . .

naturalmente quando parlo di persona, mi riferisco solo a quella virtuale:

non conosco la persona reale e potrebbe anche essere che dietro quel blog cosi` intelligente e ripetitivo ci stia un uomo ilare, che vive una relazione di coppia felice e che, a tu per tu, ti riempie di battute spiritose ed accoglienti.

dopo tutto la persona, con la quale reggiamo le relazioni sociali, e` soltanto una costruzione artificiale e niente ci impedisce neppure di averne piu` d’una a disposizione, per chi e` portato al teatro.

pero` chiaramente attraverso un blog costruiamo una immagine di noi, che e` quella che induce a frequentarci oppure no: sul blog, e a volte anche fuori (succede).

. . .

regolandomi la barba stamattina pensavo che e` un’operazione semiquotidiana che tende a riportare ordine e presentabilita` gradevole in un viso dove il tempo scava implacabile.

fatica sempre piu` inutile, ma masticando amaro e pensando al vicino morto in due giorni, ad un anno di eta` soltanto piu` di me, mi e` ritornato in mente Epicuro, e non so neppure bene perche`.

uno dei fondamenti della sua morale era il lathe biosas, che viene normalmente tradotto, nel modo piu` semplice, con vivi nascosto.

ma non e` una traduzione felice, mi pare:

Epicuro non sta invitandoci alla vita in clandestinita`, ma al distacco, che e` del resto forse il valore centrale della sua visione etica della vita.

io direi dunque: vivi a parte: cioe`, staccati nella tua vita dai valori dominanti attorno a te e cerca soltanto te stesso.

download

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stavo appunto pensando, sempre davanti allo specchio, che riversarsi nei social media, o tenere un blog, puo` apparire un comportamento piuttosto strano per chi si richiama tuttora alla filosofia del nostro Buddha occidentale.

il silenzio e la reticenza sono uno dei motori nascosti della vita sociale: perche`, rivelandoci in quel che siamo e pensiamo, ciascuno di noi diventa ampiamente insopportabile ai piu`.

la nostra vita sociale funziona meglio se viviamo nell’illusione che gli altri siano simili a noi:

illusione che la vita spudorata e troppo manifesta nei social media distrugge, creandoci attorno un isolamento innaturale, spezzato solo da qualche amicizia spasmodica di chi ci sente simili a se` almeno in qualcosa.

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la vita tradizionale faceva esprimere agli esseri umani la naturale tendenza al narcisismo, che colloca ognuno di noi al centro del suo mondo, attraverso le azioni quotidiane.

il narcisismo diventava attivita`, lavoro, creazione, costruzione e l’uomo si rispecchiava negli oggetti, comunicava agli altri con loro.

gli oggetti sono amici fedeli e non tradiscono i tuoi segreti: ti permettono di socializzare meglio e con minori tensioni.

la perdita, impostaci, della vita concretamente creativa e la sua riduzione all’acquisto di merci preconfezionate, ha lasciato gli esseri umani in crisi di astinenza da narcisismo irrealizzato.

i media riempiono questo vuoto, ma – contro ogni apparenza – devastano la vita sociale ed isolano ciascuno all’interno di un suo mondo esclusivo.

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vivi a parte: se interpretiamo cosi` la massima di Epicuro, tuttavia, la presenza sui social media puo` diventare un modo di vivere a parte, proprio per quanto appena detto.

basta essere consapevole che l’io, la persona, che esibiamo nei media non siamo realmente noi, ma solamente uno schermo: l’identificazione delle due diverse persone e` soltanto un errore di prospettiva.

e che l’esibizione dei propri pensieri ed emozioni non ci apre affatto al mondo, ma ci isola ancora di piu`.

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in sostanza il blog e/o la pagina facebook sono di fatto lo strumento per chiudere meglio in se stesso il nostro io:

non aprono, ma chiudono agli altri, intesi come massa ciarlante che prova a spingerci a una vita omologata.

e noi, nella nostra vera identita`, possiamo essere altrove, protetti dalla maschera (o persona, in latino) che fa risuonare la nostra voce rendendola artificialmente potente.

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e se il ritratto di quel blogger cosi` antipatico, tracciato all’inizio, fosse il mio?

non mi resterebbe che dire: amici cari, non fatevi ingannare: io non sono qui, io vivo a parte.

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ps:

un felice lapsus del mio inconscio, piu` acuto di me, mi ha fatto scrivere qui sopra: pagina fecebook.

ho corretto malvolentieri.

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