che cosa ci dice di Jeshu la festa dei tabernacoli o delle capanne – il profeta egiziano 24 – 36

abbiamo visto nell’ultimo post sul profeta egiziano (l’altro Jeshu di Giuseppe Flavio – il profeta egiziano 23 – 16 ) come Giuseppe Flavio nella Guerra Giudaica racconta di un certo Jeshu, figlio di Anania e rozzo  contadino, che nel 62 d.C.  si reca a Gerusalemme per la festa dei tabernacoli (o delle capanne), come era obbligatorio per ogni ebreo osservante,

li` ​si mette a gridare oscure profezie contro il tempio, viene trascinato, per iniziativa dei capi della citta`, davanti al governatore romano (che era allora  Albino) e da questo viene fatto flagellare, ma poi alla fine rilasciato per manifesta pazzia, e muore nel 69, sette anni dopo – che ha trascorso ripetendo questo suo comportamento in maniera ossessiva -, all’inizio dell’assedio romano di Gerusalemme, casualmente colpito da un proiettile scagliato da una catapulta romana.

una presenza a Gerusalemme dello Jeshu protagonista dei vangeli durante quella stessa festa dei tabernacoli viene narrata anche dal Vangelo secondo Giovanni, ma in un racconto estremamente problematico, che ora provero` ad analizzare, anche se – temo – con scarsi risultati.

se si vuole avere una percezione diretta del modo stratificato nel quale si e` costruita la tradizione evangelica, conviene appunto esaminare il racconto confuso e contraddittorio di questo episodio della presunta vita di Jeshu, che troviamo nel Vangelo secondo Giovanni.

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in questo racconto la presenza di Jeshu e` collegata alla guarigione di un paralitico che sarebbe avvenuta a Gerusalemme, in un primo momento si dice genericamente durante una festa, ma poi si precisa che era appunto la festa dei tabernacoli.

questa era nata in origine come festa del raccolto, durava sette giorni, ed era seguita da un ottavo giorno di festa distinto; e` tuttora celebrata dagli ebrei.

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dico subito che di una guarigione simile non c’e` traccia nel Vangelo secondo Marco, mentre i vangeli secondo Matteo e secondo Luca riferiscono dello stesso episodio, indubbiamente, ma in contesti del tutto differenti:

9,1 Salito su una barca, passò all’altra riva e giunse nella sua città. – che non puo` essere Nazaret, evidentemente, dato che era non una citta`, ma un piccolissimo borgo – 2Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». 3Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». 4Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? 5Che cosa infatti è più facile: dire «Ti sono perdonati i peccati», oppure dire «Àlzati e cammina»?6Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». 7Ed egli si alzò e andò a casa sua. 8Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
Vangelo secondo Matteo

5, 17Un giorno stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. 18Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. 19Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. 20Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». 21Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?». 22Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? 23Che cosa è più facile: dire «Ti sono perdonati i tuoi peccati», oppure dire «Àlzati e cammina»? 24Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». 25Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. 26Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
Vangelo secondo Luca

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riporto ora i passi relativi alla vicenda nel Vangelo secondo Giovanni, che pero` presenta differenze sostanziali, dando per scontato quanto altrove ho provato a dimostrare: che ci troviamo di fronte alla tarda rielaborazione della piu` antica “vita di Jeshu”, stesa a piu` mani; e metto fra parentesi quadre quelle che sono palesemente aggiunte successive.

5,1 Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Jeshu salì a Gerusalemme. 2A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, 3sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. 4Un angelo del Signore, infatti, di tempo in tempo scendeva nella vasca e agitava l’acqua. E chi per primo vi si tuffava, dopo il movimento dell’acqua, guariva da qualunque malattia fosse stato preso. 5Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. 6Jeshu, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». 7Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». 8Jeshu gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». 9E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. 10Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». 11Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: «Prendi la tua barella e cammina»». 12Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: «Prendi e cammina»?». 13Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Jeshu infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. 14Poco dopo Jeshu lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». 15Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Jeshu a guarirlo. 16Per questo i Giudei perseguitavano Jeshu , perché faceva tali cose di sabato. 17Ma Jeshu disse loro: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». 18Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. […]

segue un lungo discorso di Jeshu, poi il racconto di altri fatti, e poi si ritorna sull’argomento in un capitolo successivo.

7, 1 Dopo questi fatti, Jeshu se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. 2Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. 3I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va’ nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. 4Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!». [[5Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui.] 6Jeshu allora disse loro: «[Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto. 7Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di esso io attesto che le sue opere sono cattive.] 8Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto». 9Dopo aver detto queste cose, restò nella Galilea. 10Ma] quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: [non apertamente, ma quasi di nascosto.] 11I Giudei intanto lo cercavano durante la festa e dicevano: «Dov’è quel tale?». 12E la folla, sottovoce, faceva un gran parlare di lui. Alcuni infatti dicevano: «È buono!». Altri invece dicevano: «No, inganna la gente!». [13Nessuno però parlava di lui in pubblico, per paura dei Giudei.] 14Quando ormai si era a metà della festa, Jeshu salì al tempio e si mise a insegnare. 15I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?». 16Jeshu rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. [17Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. 18Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia.] 19Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! [Perché cercate di uccidermi?». 20Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?». 21Disse loro Jeshu : «Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati.] 22Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione [- non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi -] e voi circoncidete un uomo anche di sabato. 23Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? 24Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!». 25Intanto alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? 26Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il messia? 27Ma costui sappiamo di dov’è; il messia invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». 28Jeshu allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso[, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. 29Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato]». 30Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. 31Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il messia, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?». 32I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. [33Jeshu disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. 34Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». 35Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? 36Che discorso è quello che ha fatto: «Voi mi cercherete e non mi troverete», e: «Dove sono io, voi non potete  venire»?».]  37Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Jeshu, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». [39Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Jeshu non era ancora stato glorificato.] 40All’udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». 41Altri dicevano: «Costui è il messia!». Altri invece dicevano: «Il messia viene forse dalla Galilea? 42Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». 43E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. 44Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. 45Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». 46Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». 47Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? 48Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? 49Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». 50Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Jeshu, ed era uno di loro, disse: 51«La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». 52Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». 53E ciascuno tornò a casa sua.

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il resoconto del Vangelo secondo Giovanni nasce evidentemente dalla mala fusione di almeno due versioni completamente opposte della storia: in un primo momento si racconta del miracolo della guarigione del paralitico compiuta da Jeshu a Gerusalemme durante una festa, che non viene nominata (5, 1-18) e in giorno di sabato; il racconto rimane interrotto e riprende (7, 1-53) apparentemente con quello che pare l’antefatto e dunque la premessa e l’inizio stesso del racconto, cioe` con l’invito dei fratelli di Jeshu a recarsi a Gerusalemme durante la festa delle capanne (ora finalmente nominata); ma qui si inserisce una netta negazione del fatto che Jeshu sia mai andato a quella festa (“Io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto”. 9 Dopo aver detto queste cose, restò nella Galilea); poi pero` si prosegue con le giustificazioni che Jeshu da` di questo suo miracolo compiuto di sabato; e questa non puo` essere che la continuazione dell’episodio raccontato due capitoli prima; infine si raccontano le manovre, fallite, dell’elite religiosa e politica ebraica di far arrestare Jeshu; quella che pare poi la logica conclusione della vicenda, con la decisione di Jeshu di lasciare la Giudea, trovandola ostile e pericolosa, e tornare in Galilea, si trova in realta` all’inizio della seconda parte del racconto.

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insomma, dell’episodio di Jeshu alla festa dei tabernacoli il Vangelo secondo Giovanni da` versioni contraddittorie, in un quadro di evidentissime e quasi indecifrabili manipolazioni successive del testo.

in sostanza, riesce a dare ben tre versioni diverse del rapporti fra Jeshu e la festa dei tabernacoli.

in una versione (7, 1-9) Jeshu non ci va, perche` non e` ancora giunto il suo momento.

in un’altra versione (7,10; 5, 9b-16; 7, 11-13), frammentata e mescolata alle altre e che puo` essere ricostruita in maniera coerente solo rimettendo insieme le sue tracce sparse oramai in altri contesti, Jeshu sale a Gerusalemme durante una festa – che sia di nuovo quella dei tabernacoli e` una illazione – e guarisce un paralitico durante il sabato; viene criticato per questo e ricercato per avere violato il precetto ebraico; questa versione e` incompatibile con quella di prima; 7, 10 Quando i fratelli [di Jeshu] salirono [a Gerusalemme] per la festa [delle capanne], vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto e` un maldestro tentativo di armonizzazione con la prima versione.

ma c’e` una terza versione ancora​ (7, 14-53): Jeshu sale alla festa e predica nel tempio, ma non viene riconosciuto come messia, dato che e` della Galilea.

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i Vangeli secondo Matteo e secondo Luca , successivi a questo nucleo originario del secondo Giovanni, intervengono ancora sulla vicenda spostandola con decisione da Gerusalemme a Cafarnao (Matteo) oppure in un luogo che rimane indeterminato (Luca).

questa sovrapposizione di versioni diverse indica con chiarezza che l’episodio era scottante, al punto che si forma perfino una tradizione che nega che sia mai accaduto (l’intervento sul Vangelo di Giovanni), mentre le altre due versioni nei vangeli piu` tardi lo stravolgono al punto tale da renderlo quasi irriconoscibile.

come mai? le ipotesi sulla formazione progressiva della “storia” di Jeshu forniscono un possibile punto di orientamento.

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nel racconto di quanto accaduto (o non accaduto) alla festa dei tabernacoli nella “vita” dello Jeshu dei messianisti confluisce, anche grazie all’omonimia, il momento piu` importante e distintivo della vita dello Jeshu figlio di Anania, per quanto fosse personaggio poco credibile: il ritratto che ne traccia Giuseppe Flavio e` chiaramente tendenzioso ed ostile; ma il fatto che predicasse per sette anni nella citta` fa capire che pure qualche sostenitore doveva averlo.

ma su questa identificazione, sia pure parziale, il movimento messianista non era unito, e qualcuno la riteneva fuori posto e la negava con decisione: il loro Jeshu non era mai stato a Gerusalemme alla festa delle capanne.

altri collegavano l’invenzione a spunti diversi: una discussione sul sabato ebraico, oppure la fusione con altri momenti ancora della presenza di Jeshu a Gerusalemme, per come veniva costruita.

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se questa “storia” di Jeshu si e` andata formando via via unendo, come in questo caso, parole, azioni, momenti di vita di personaggi diversi, ma tutti dell’area della protesta popolare contro il dominio romano e l’aristocrazia locale sua complice, dobbiamo riconoscere che c’era del metodo in questo processo di accrescimento progressivo.

introdurre un episodio che richiamava un determinato personaggio era anche un modo semplice e diretto per chiamare anche i suoi seguaci all’interno del movimento di opposizione messianista.

questa necessita` di creare una convergenza delle diverse tendenze in cui si frantumava l’opposizione ebraica e` particolarmente evidente e centrale nell’episodio che inaugura il Vangelo secondo Giovanni e che ha un ruolo centrale anche in tutti gli altri: il battesimo di Jeshu ad opera di Giovanniil Battezzatore, che era un esplicito appello ai suoi seguaci a fare fronte comune.

e questa necessita` appare tanto piu` determinante in quanto proprio in questo caso tutto fa capire che il tentativo falli`.

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ma allora qualcosa del genere e` avvenuto anche per la figura di Jeshu nel suo insieme?

penso di si`.

il risultato finale nel quale si consolida il processo di formazione della “vita di Jeshu” nei vari vangeli e` talmente contraddittorio e favolistico da risultare in assoluta evidenza privo di qualunque significato storico: questo Jeshu ricercato che va e viene liberamente da Gerusalemme e predica nel tempio come se fosse in un Hyde Corner qualsiasi…

ma se capiamo l’esigenza razionale dalla quale nasceva questa costruzione cervellotica e inverosimile, allora tutto diventa piu` comprensibile.

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ma qui e` giunto il momento di dire quale poteva essere l’elemento davvero determinante di questo processo di accumulazione fantastica e di proselitismo politico attraverso la cristallizzazione di diversi momenti della storia dei movimenti di opposizione in Palestina di quei decenni nella figura di uno Jeshu vissuto sotto Pilato.

non e` soltanto il fatto che Pilato rappresento` per piu` di un decennio la sintesi piu` memorabile dell’ottusa violenza del dominio romano e dunque ben si adattava a diventarne l’icona in una sceneggiatura di protesta.

il problema stava nel fatto che la profezia di Daniele, per come veniva interpretata, assegnava un tempo preciso, le settanta settimane di anni, per l’arrivo del messia: e questo tempo era intorno all’anno 30.

ma li`, in quegli anni, non era successo nulla: nessun messia era comparso all’orizzonte; la data fatidica era trascorsa senza che nulla avvenisse.

i rivoltosi, per convincere meglio le masse a ribellarsi, avevano dunque bisogno che un messia ci fosse stato e fosse morto e annunciasse che entro la fine di quella generazione sarebbe tornato a realizzare il regno di Dio.

e che la vita di questo messia fosse intessuta di elementi riconoscibili dei vari messia e capi rivoltosi che si erano avvicendati su quel sanguinoso scenario che era la Galilea e l’opposta Giudea (dei giudei a cui si oppongono i galilei).

era la promessa necessaria di cui c’era bisogno per dare speranza nella lotta alle masse disperate e spogliate di tutto dei contadini di Palestina…

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ma a questo punto e` giunto davvero il momento di andare a vedere la storia di questo movimento secolare degli ebrei messianisti del primo secolo avanti e dopo Cristo, che attendevano di sostituire all’impero romano il regno di Dio.

evanghelion: cioe` l’annuncio del Regno di Dio, secondo Giovanni, Giuda il fratello gemello, Filippo, Matteo, Giovanni detto Marco, Luca, e via via…, perfino secondo Giuda.


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