quei sentieri abbandonati – 41

ritornando dalla posta dopo un versamento, oggi, ecco una idea estemporanea: perche`, invece di risalire direttamente verso casa in via Castello, non ci arrivo, invece, con un giro piu` lungo e dall’alto, proprio dal monte Castello che le ha dato il nome?

dal punto in cui sono bastera` salire, per cominciare, verso il monte Colmo, passando davanti al monumento agli alpini, e poi da li` sara` facile arrivarci con un paio di km in quota attono ai mille metri; poi sara` solo un km di discesa; ed e` quasi tutta strada ampia e percorribile anche alle auto.

ma, quando arrivo al monumento, che si affaccia direttamente sulla media Valle Sabbia, a destra , ecco un sentiero piccolo, ma ben evidente, che pero` ​non avevo mai notato – e risale verso destra, direttamente in direzione della meta, si direbbe: perche` non provare?

come ben sa chi ama la montagna, ogni nuovo sentiero e` un’emozione, e a maggior ragione se non troppo lontano da casa.

. . .

ma basta salire un pochino sul nuovo percorso e il sentiero si rivela un cimitero di ramaglie, di tronchi caduti, di alberelli che stanno nascendo anche dove dovrebbero posare i piedi camminatori come me, che evidentemente invece non passano da diverso tempo.

solo la stagione invernale a tratti permette di riconoscere il percorso; e le ramaglie spesso sono anche spinose (mi graffio anche la fronte).

desolante spettacolo di abbandono: la montagna e` una creatura viva, e deve essere curata; abbandonata a se stessa inselvatichisce e diventa barbara:

segno manifesto e denuncia degli uomini incolti e loro si` veramente barbari, che la trascurano.

. . .

comunque salgo e combatto, a volte, spostando qualche grosso legno dal sentiero; la salita e` modesta, ma un poco dura per me, che sono abbastanza fuori allenamento: i rami spogli permettono a tratti una visione della valle sottostante.

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la vista dell’abbandono in cui versa la montagna, mi ferisce: soltanto a ripulire il percorso dai tronchi che vi marciscono su, ci sarebbe da fare legna per un anno.

ma l’abbandono si traduce anche in altro: l’edera che avvolgendole soffoca alcune piante, i rovi infestanti, il fondo del sentiero pieno di foglie: tutto indica che quel percorso e` abbandonato, cioe` che abbandonata e` la montagna.

e se mi ci mettessi io a sistemare questo sentiero nei prossimi giorni? basta aspettare che guarisca la ferita al dito che mi sono procurato mentre cercavo di potare, ma evidentemente la mia voglia di adoperare la roncola assassina non e venuta meno. 41

be’, ma posso anche fantasticare su come si potrebbe fare per compiere questa azione in qualche gruppo.

. . .

non dovrebbe mancare troppo allo sprint finale per la strada alta che era la meta originaria, quando di nuovo il sentiero sembra curvare a destra, nella direzione cercata, abbreviando ancora il percorso: peccato soltanto che adesso scenda, e non soltanto per aggirare un costone, come spero all’inzio.

accetto le decisioni del destino; del resto non avevo scelta: nessuna alternativa era riconoscibile quando e` cominciata la discesa – e anche questo e` un segno del degrado dei sentieri: l’ultimo breve pezzo per arrivare alla base del monte Colmo sembra definitivamente perduto.

e oggi resta la situazione incomprensibile di un sentiero che sale per almeno 250 metri di dislivello, e poi curva in discesa, senza averti portato da nessuna parte e quando oramai mancano solo una cinquantina di metri di salita ulteriore​, per raggiungere il punto da cui poi si puo` davvero cominciare a scendere,

ma da dove, volendo, scendere si potrebbe fare anche sul versante opposto,  verso Treviso Bresciano e il lago d’Idro, che da lassu` si puo` anche vedere.

. . .

​il sentiero adesso e` aperto e pulito e scende abbastanza rapidamente:

IMG_20180130_123439

adesso si cammina in una montagna che da` un senso di ben curato, quasi sempre almeno.

e come fa bene farlo, questo sentiero!

sto giusto pensando che sto andando nella direzione di casa, quando il piccolo borgo che la comprende compare poco distante: e basta attraversare un prato per arrivarci.

. . .

nel mio prato oggi sta lavorando un ragazzo che mi costruisce un muro a secco.

parlo con lui dell’abbandono della montagna e di quel sentiero, che del resto sbocca proprio davanti a un fienile di proprieta` della sua famiglia.

vedi coincidenza! mi dice di essere stato lui a ripulirlo due anni fa con un decespugliatore, impiegandoci una settimana. 

ma e` stato anche criticato per questo: ripulendo il sentiero, lo hanno accusato, ha reso piu` facili i controlli delle guardie forestali sui cacciatori dei roccoli sul monte.

e ha anche dovuto sentire al bar un gruppo di altri ragazzi che invece si vantavano di avere compiuto loro il lavoro, e ci avevano anche postato delle foto di vanagloria su Facebook.

tutta la montagna – ci diciamo – sta degradando rapidamente, del resto, nell’incuria, nell’indifferenza e nell’abbadono.

ma il peggio dell’assurdo e` che mi rendo solo adesso conto che un’azione di recupero avrebbe diversi avversari, e non disinteressati.

. . .

non so perche` tutta questa vicenda mi sembra fortemente simbolica:

il degrado che ci circonda, in questo caso quello della montagna, dipende anche dal fatto che ci sono molti che ricavano da questo degrado un vantaggio immediato, vero o soltanto immaginario che sia.

gente che non e` interessata al futuro, neppure il proprio:

gente che infatti non ha futuro, in nessuno dei sensi prossibili della frase.

 


2 risposte a "quei sentieri abbandonati – 41"

  1. Sentieri mai notati ed abbandonati che portano chissà dove….come resistere ?

    305
    METE MANCATE

    Volevo andare a Campass
    E son finito alle Muse.

    Arrivavo all’incrocio con la strada
    Che sale da Loritto
    Quando ho visto un sentiero
    Mai percorso prima,
    L’ho infilato dritto,
    Senza esitare.

    Mi sono aperto
    A colpi di bastone la via
    Fino a trovarmi a Pra del Biss.
    Che faccio ora ?
    Salgo al Brunò.
    Prendo la diretta,
    La salita è d’impegno
    Ma ho la gamba buona.

    Col fiato grosso
    Arrivo ai bait delle Muse
    Bevo e decido che può bastare,
    Son quasi tre ore che
    Porto a spasso gli scarponi.
    Ritorno dunque a Lezza.

    Fu così che non fui
    Né a Campass,
    Né al Brunò.

    Che incredibili sorprese riserva
    A volte la vita …

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