le involuzioni democratiche: Bonino e Prodi – 42

la lettura dei quotidiani, in questo periodo, e` una sofferenza quotidiana, appunto: il mondo mi par impazzito, ma questo potrebbe essere un buon sintomo che l’impazzito sono io…

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per fare un esempio, La Stampa titola: Follia a Roma, la polizia diffonde il video della donna spinta sotto la metro.

ma naturalmente pubblica il video.

a me sembrava meno folle titolare: Follia alla Stampa: pubblica il video che giudica folle pubblicare.

ma non c’e` quotidiano che non pubblichi quel video, anche se con meno finti scrupoli di coscienza.

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e adesso prendete una persona che ho sempre stimato, e non da solo: Emma Bonino, la compagna di lotta per i diritti civili di Marco Pannella, la commissaria europea, la ministra degli esteri del governo Letta, la donna coraggiosa che ha combattuto contro il cancro, l’europeista che presenta la lista + Europa: l’unica che potrei votare, se votassi alle prossime elezioni e se…

… e se non ci fosse dentro Emma Bonino.

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la Bonino si e` alleata a Renzi, e dice di essere disponibile a governare con Berlusconi.

peggio: per rafforzare questa scelta moralmente squallida, dice persino: “Con Berlusconi ho già governato”.

la memoria comincia a farmi difetto? vado su wikipedia a controllare la sua biografia:

ministra la Bonino e` stata soltanto con Prodi, al Commercio Estero, oltre che con Letta, agli Esteri.

e` vero invece che nel 1994 fu eletta al Parlamento nella lista berlusconiana del Polo delle Liberta` ed entro` a far parte del relativo gruppo parlamentare, uscendone nel gennaio 1995 perche` nominata Commissaria Europea.

un po’ troppo poco, direi, per dire di “avere governato con Berlusconi”.

comunque abbastanza per spiegare che la donna e` alquanto spregiudicata e arrivista:

se si e` candidata con Berlusconi nel 1994 puo` anche candidarsi con Renzi nel 2018: che differenza c’e`?

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eppure c’e`, eccome. la differenza: Berlusconi nel 1994 era all’apice della popolarita`; Renzi al culmine della impopolarita`.

soltanto altri due uomini politici recenti sono riusciti ad eccitare un vero e proprio odio politico di massa nei loro confronti negli ultimi anni: Craxi e D’Alema; aggiungeteci Berlusconi stesso, che pero` e` stato ed e` odiato si`, e molto intensamente, ma al massino da mezzo paese.

Renzi ha preso il peggio di tutti questi personaggi e ne ha fatto un mix irripetibile: un po’ Craxi, un po’ D’Alema, e tanto Berlusconi.

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il problema principale di questa nuova legislatura, che sara` presumibilmente brevissima (o almeno c’e` da augurarselo), e` proprio quello di liberarsi dell’infame coppia di Berlusconi con la sua spalla e maldestro imitatore Renzi.

tutte le energie andrebbero concentrate su questo scopo, per avere una legislatura breve, che ci dia una legge elettorale finalmente costituzionale e ci riporti a votare – una volta ridotto Renzi al lumicino, cioe` a guidare un partitino personale del tutto ininfluente.

tutto va bene allo scopo: Liberi e Uguali, Cinque Stelle, perfino Lega con Salvini e forse Fratelli d’Italia; che dico? persino Casa Pound, e so di sputtanarmi (ma anche Tsipras governa con la destra in Grecia).

la vera battaglia e` se queste forze avranno la maggioranza anche in Parlamento (perche` a livello di opinione pubblica reale ce l’hanno chiaramente gia`):

non per governare, ma per un governo di scopo che riaggiusti le regole della politica e ci permetta di ripristinare la democrazia, tornando a votare in breve tempo con regole non truccate.

ma purtroppo in questa battaglia avremo la Bonino contro, dalla parte del berlusco-renzismo.

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ma dove mi pare che le scelte della Bonino rappresentino una catastrofe irrimediabile della sua storia personale di combattente per i diritti civili individuali e` sulla obbligatorieta` dei vaccini.

come e` possibile che chi si e` battuta per una vita per il diritto all’autodeterminazione della donna perche` “l’utero e` mio e lo gestisco io”, si fermi di fronte al diritto dell’autodeterminazione dei genitori, o semplicemente delle persone, di fronte alla gestione del proprio corpo?

questo diritto fondamentale del cittadino puo` essere a mio parere messo in discussione soltanto di fronte a un pericolo grave e imminente di epidemia – questa e` la mia posizione oramai nota a chi mi legge anche soltanto qua e la` in questo blog.

uno stato civile cerca di persuadere i propri cittadini, non preferisce costringerli con le minacce; e gli studi sull’argomento dimostrano del resto che anche praticamente la persuasione e` lo strumento piu` efficace:

legalizzare l’obiezione di coscienza ai vaccini e` il modo migliore per vederla applicare bene, cosi` come la legalizzazione degli aborti si e` dimostrata efficace nel diminuirne il numero (argomento che la Bonino dovrebbe capire, se non fosse accecata dalla presunzione scientista).

la necessita` di garantire la cosiddetta immunita` di gregge non e` sufficiente, credo io, ad un’azione cosi` grave come l’imposizione a qualcuno (anche soltanto rappresentato dai suoi genitori, se ancora bambino) dell’intrusione forzata di una sostanza nel suo corpo.

insomma, l’obbligatorieta` di un particolare vaccino deve restare una pratica eccezionale da usare soltanto di fronte ad un concreto e percepibile rischio di epidemia, per un’emergenza.

se si trasforma nella prassi quotidiana di un regime che pretende il controllo fisico diretto dei corpi, siamo in un sistema politico che ha ristabilito il principio della sudditanza allo stato: ancien regime o nazifascismo aggiornati, fate voi.

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ma su questo tema la Bonino e` incredibilmente insensibile: parla di sentimento antiscientifico, quando il tema non e` l’efficacia di qualche vaccino, ma l’imposizione obbligata di dieci contemporaneamente anche a chi non li vuole.

quanto all’argomento della immunita` di gregge, e` strano, dato che i gia` vaccinati non dovrebbero ammalarsi, evidentemente, e l’immunita` di gregge riguarda soltanto quei pochi che non possono vaccinarsi.

ora, questa tutela e` certamente importante, ma rimane da dimostrare che la tutela di qualche raro bambino impossibilitato a vaccinarsi non possa essere realizzata in nessun altro modo che imponendo la vaccinazione forzata a milioni di bambini.

opinioni soggettive, ovviamente; pero` la questione morale e` di portata piu` vasta; e per questi motivi, anche se votassi, non voterei Bonino.

con dispiacere perche` e` l’unica che avrei potuto.

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rimarrebbe da dire della seconda involuzione e delusione di questa campagna elettorale, di un’altra persona fortamente stimabile aldila` dei dissensi: Prodi.

ma si era gia` schierato per il SI` al referendum costituzionale del 2014: che cosa aggiungere che non sia gia` stato detto?

non lo abbiamo ascoltato allora e non e` da ascoltare nemmeno oggi.

Prodi ha perso i contatti con il suo popolo, secondo me, e proprio queste sue imbarazzanti prese di posizione dimostrano che il progetto dell’Ulivo e` fallito, prima per limiti e carenze interne proprie, che all’inizio non si potevano vedere bene, che per malizia degli avversari.

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14 risposte a "le involuzioni democratiche: Bonino e Prodi – 42"

  1. @ opinioniweb – Roberto Nicolini

    c’e` tutta una prima parte del tuo commento sulla quale sono perfettamente d’accordo; e` questa:
    “Riguardo al fatto che la crisi bancaria del 2007-2011 poco riguardava l’Italia sono perfettamente d’accordo! Infatti quello che dicevo riguardava gli istituti di credito tedeschi e francesi, che erano molto esposti in paesi come Grecia, Spagna e Portogallo. Con l’euro che annulla i tassi di cambio prestarono a man bassa capitali a basso costo andando ben oltre i limiti che gli organi di sorveglianza ( in primis BCE) consideravano sicuri. Sapevano con certezza che sarebbero arrivati i garzoni di bottega del capitale finanziario ad imporre austerità per ripianare le loro criminali speculazioni e così è stato. I fondi ESM davano soldi alle banche greche che li restituivano alle tedesche e francesi e noi li a pagare imu accise e tagli lineari per ricapitalizzare tali follie”.

    pero` direi un pochino meglio che la crisi parti` dagli USA, prima ancora che dall’Europa e fu crisi, li`, del debito privato, non del debito pubblico e divenne rapidamente crisi delle banche USA.

    ora e` un pochino odioso dirlo, ma io, che iniziai il mio blog nel novembre 2005, continuai a prevedere che l’espansione del debito avrebbe avuto una fine (anche se pensavo soprattutto al debito pubblico americano, che invece e` cresciuto ancora e continuera` a crescere fino a che la Cina non si stufera` di mettere il cappio al collo dei debiti all’America…

    pero`, pur se condivido il giudizio assolutamente negativo sulla follia che ci sta portando a finanziare il nuovo feudalesimo degli iper-plutocrati, occorre riflettere molto bene e realisticamente su quel che successe.

    la crisi fu innestata dal fatto che Bush (ed era Bush!) a ottobre 2008 lascio` fallire la Lehman Brothers, rifiutando il salvataggio statale! ne e` seguito il casino devastante sul piano mondiale che ha dimostrato la potenza distruttiva, anche soltanto in negativo, che hanno queste istituzioni finanziarie che da allora si sono definite “troppo grandi per fallire”.

    questo significa che un recupero di sovranita` degli stati rispetto a loro (sempre che sia sempre possibile, ahime`) deve essere realizzato in modo graduale e senza troppi scossoni, che potrebbero risultare devastanti, per via fiscale, ad esempio, tagliando loro i profitti, ma senza portarle al fallimento.

    dove comincio a dubitare di quel che dici e` da questo punto in poi:

    Sinceramente sarei curioso di sapere quali stati nel mondo, che non siano paesi del terzo mondo de-industrializzati o del sud America quando agganciarono le loro valute al dollaro , abbiano avuto crisi causate dal debito pubblico.

    be’, senza sforzarsi troppo c’e` l’esempio tragico della Germania del primo dopoguerra e della sua allucinante catastrofe sociale che da allora ha segnato in profondita` l’approccio tedesco al problema del debito, considerando come lhanno vissuto sulla loro pelle, e come questa sia stata, in ultima analisi, la leva che ha portato al successo del nazismo.

    continui:

    “Secondo me ti confondi col debito estero che valute sopravvalutate facilitano mandando a rotoli l’economia”.

    in un certo senso hai ragione: preciso ogni volta che posso, pero`, che ritengo irrilevante dal punto di vista macro-economico la quota di debito statale posseduta dai cittadini di quello stato: essa determina soltanto un particolare tipo di circolazione interna dei capitali.

    l’esempio lampante e` il Giappone, che ha un debito pubblico pari al 200% del PIL, ma interamente posseduto da giapponesi, e dunque inifluente sul benessere economico della nazione.

    quando parlo degli effetti negativi del debito pubblico intendo sempre del debito pubblico con l’estero, e cerchero` di abituarmi ad aggiungere l’aggettivo; e` soltanto questa la quota del debito che indebolisce un paese sottarendogli continuamente le enormi risorse degli inetressi da pagare al di fuori.

    quindi puo` darsi che su questo siamo in realta` d’accordo.

    non mi sembra esatta, invece, la tua descrizione finale della situazione:

    “Esattamente come ha fatto l’euro: bassa crescita, aumento dell’importanza finanziato inizialmente dagli istituti di credito del nord Europa (che avendo loro moneta svalutata accumulano surplus), con arrivo della crisi chiudono i rubinetti del credito e rivogliono indietro i soldi via austerità e tasse in una spirale di decrescita senza fine!”.

    le istituzioni finanziarie vivono del credito e non hanno nessun interesse a chiuderne i rubinetti; lo fanno soltanto quando sono costrette perche` il rischio diventa eccessivo.

    occorre capire questo concetto, che il capitale finanziario preme sempre sugli stati perche` aumentino il debito (ragionevolmente, si intende, dal loro punto di vista): e` questa la loro spinta di fondo, che si traduce nel pensiero economico di regime delle universita`, che si definisce arbitrariamente neo-keynesiano, ma che e` soltanto al ser vizio delle rendite finanziarie.

    ovviamente chiunque presta si aspetta di ricevere indietro i soldi, pero` quel che piu` importa oramai alla grande finanza e` di ricevere gli interessi!

    ricorderei poi di nuovo alla fine, sommessamente, che da piu` di tre anni la Banca Centrale Europea immette 60 miliardi al mese nel sistema economico europeo: per i salvataggi bancari? indubbiamente, ma l’Italia se ne serve per l’acquisto dei suoi titoli di stato a interessi stracciati.

    lo sai quali conseguenze concrete stanno pagando i tedeschi per questa politica? tassi bancari negativi per i depositi oltre i 100.000 euro! – 0,25%; e questo sta logorando la tenuta delle loro banche… e provocando una incredibile bolla immobiliare molto pericolosa…

    chissa` perche` di queste cose i nostri media parlano cosi` poco.

    – ultimo punto, strategico, ma va collegato a quanto dicevo poco sopra: dobbiamo uscire dal mito della crescita che ci sta ammazzando: lasciamolo agli psicopatici del capitale.

    l’umanita` deve darsi una strategia non dolorosa per stabilizzare e forse anche ridurre i consumi migliorando la felicita` collettiva… – non abbiamo nessuna alternativa, ma lucidamente dubito molto che ne saremo mai capaci.

    in assenza di questo miracolo, il futuro e` veramente cupo.

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  2. In realtà la Bonino è l’emblema del partito unico che governa l’Italia dal tempo di mani pulite: quello ultraliberista del più Europa ( dei mercati e degli interessi esteri) e meno democrazia ( quello che chiamano populismo ma che altro non è che difesa delle tutele garantite dalla Costituzione). Un emblema che si esplica nel nome “Più Europa”, usa le battaglie sui diritti in funzione esclusivamente ” cosmetica” e abbraccia personaggi come Monti felice che distrugga il proprio paese per salvare l’euro e garantire le speculazioni bancarie criminali dei virtuosi paesi del nord Europa. La sicumera con cui PD ma anche la destra porta avanti battaglie impopolari anche in campagna elettorale è perché credono che arriverà l’ennesimo governo tecnico a scompaginare il voto. Spero che tu abbia ragione nel dire che forze minori possano fare un’alleanza in funzione del recupero di una scelta democratica che ora ci viene negata

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    1. sono totalmente in disaccordo con questo commento (salvo, ovviamente, per la conclusione): mi pare rispecchi, lui si`, il pensiero unico che si e` affermato negli ultimi anni in questo disperato paese che ha perso il principio di realta`.

      spero di dirlo civilmente e che questo non pregiudichi il dialogo:

      Monti e la Fornero hanno salvato l’Italia da una crisi gravissima che stava per farci fare in pochi giorni la fine della Grecia; l’hanno fatto in maniera affrettata, discutibile e sostanzialmente di destra, ma nessuno aveva allora proposte concrete alternative e hanno agito con l’appoggio di tutte le principali forze politiche del periodo.

      i loro provvedimenti hanno evitato il crollo immediato, che sovrastava, ma non hanno posto le basi di un autentico risanamento, perche` i partiti politici irresponsabili che ci governano hanno ricominciato con la politica demagoica dell’aumento del debito e non hanno saputo neppure scegliere la strada di una sua ricontrattazione che e` stata invece realizzata in forma soft, cioe` mimetizzata in Grecia, e che sia a pure a prezzo di qualche anno di inaccettabili sacrifici popolari, l’ha fatta apidamente uscire dalla crisi, sotto la guida di un governo di sinistra.

      la demagogia ha trionfato definitivamente nei quattro anni catastrofici di Renzi e Gentiloni, in cui l’Italia ha solo malamente usufruito dei frutti espansivi della politica monetaria della Banca Centrale Europea e si ritrova davanti, nonostante la modesta ripresa, ai suoi problemi strutturali sostanzialmente intatti: 80 miliardi di interesi sul debito da pagare ogni anno.

      concludo dicendo che qualunque persona di elementare buon senso dovrebbe essere in grado di distinguere tra le politiche che fa l’Unione Europea, oggi a trazione conservatrice, e il processo di unificazione europea.

      questo processo non ha alternative se non vogliamo ridurci come europei ad essere in ordine sparso nuova colonia di questa o quella grande potenza continentale straniera, come l’Africa o il Sud America.

      purtroppo le forze di vera opposizione, anziche` concentrarsi sulla costruzione di proposte politiche concrete e innovative per una gestione diversa dell’Unione Europea, hanno preferito accodarsi in maniera totalmente acritica alla rinascita del nazionalismo localistico, negando due secoli di tradizione democratica internazionalista, dalla rivoluzione francese, a quella russa e fino al Sessantotto.

      difficile sperare, in effetti, nel futuro dell’Europa, ma anche dell’Italia, in un simile quadro di dissociazione mentale dalla realta`.

      so anche per esperienza, purtroppo, che argomenti come quelli che ho portato non hanno nessuna possibilita` di essere presi in considerazione, dato che prevale una identificazione emotiva con l’Unione Europea vista come la causa di tutti i nostri mali: come il malato che attribuisse la febbre all’aspirina.

      invece che una spietata autoanalisi, di cui avrebbe estremo bisogno, questo paese preferisce dilettarsi con le favole e scaricare le proprie responsabilita` altrove: ma per quanto potra` durare?

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      1. Pur con prospettive opposte dialoghiamo civilmente quindi non c’è che da imparare dal confronto! Sinceramente non capisco da cosa ci avrebbe salvato Monti, ne quali siano le differenze tra lui e i suoi successori. Tutti colpevoli di politiche recessive che hanno il primato di 12 trimestri di recessione consecutive, una distruzione di ricchezza che ha come precedenti paragonabili solo le guerre mondiali. Per quel che riguarda sono europeo e amo il mio paese, perciò non ha senso stare in un UE a guida tedesca che impone regole demenziali che lei per prima non rispetta. Comunque le tue conclusioni sono anche le mie: per quanto potrà durare? E non credo che sarà l’Italia la prima a rivendicare un po’ di buon senso. Vedremo e sono pronto a cambiare opinione se la storia ti darà ragione!

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        1. condivido il tuo elogio del dialogo che arricchisce le parti, e provo a risponderti:

          l’Italia ha affrontato due gravi crisi monetarie nella sua storia: quella del 1992, quando la moneta era ancora la lira, e quella del 2011, quando invece avevamo (abbiamo) l’euro:

          questo ne ha reso gli sviluppi molto differenti, ma la causa era sempre la stessa: l’alto livello del debito pubblico (uno dei piu` alti del mondo) e i dubbi dei creditori internazionali in momenti di forte crisi economica internazionale sulla capacita` dello stato italiano di adempiere agli obblighi di restituzione;

          le conseguenze di queste ondate di sfiducia nella finanza internazionale si riflettono immediatamente nella fuga dai titoli di stato in scadenza, il cui rinnovo periodico e men che mensile e` vitale per la prosecuzione dell’attivita` statale (pagamento di stipendi ai dipendenti pubblci e delle pensioni, per esempio); per frenare la fuga non resta che alzarne i tassi di interesse, ma questo aggrava la crisi stessa, evidentemente.

          nel 1992 tocco` ad Amato salvare lo stato, quando il debito pubblico in percentuale sul PIL era molto inferiore ad oggi e gli interessi sui BOT erano arrivati al 6,4%; lo fece con alcuni provvedimenti drammatici, come il prelievo forzoso dello 0,6% dai depositi bancari: 60 euro ogni 1.000 di deposito; e me lo ricordo bene perche` tre giorni prima stipulai un mutuo di 100 milioni. si aggiunse, nel decreto legge varato in una notte di luglio, una serie di tassazioni immediate e straordinarie e di provvedimenti diversi dello stesso tipo, che tutti assieme costarono agli italiani 100.000 miliardi di lire. segui` anche una svalutazione pesante della lira, che usci` dal serpente monetario, allora in vigore, cioe` dalle bande di oscillazione concordate fra le valute europee. naturalmente questo ebbe anche un effetto recessivo, ma la bancarotta fu evitata, anche se Amato 25 anni dopo viene ancora additato al pubblico ludibrio per avere salvato il paese. da quella notte di luglio 1992 credo vada anche datata la crisi politica dei partiti tradizionali e l’inizio di Mani Pulite come rovesciamento del sistema dei partiti di allora; poco dopo venne Berlusconi a raccogliere i frutti politici di questo disastro.

          nel 2011 la crisi fu ben piu` grave: il livello di indebitamento alzato di decine di punti; gli interessi sui titoli pubblici erano a novembre al 7,89%; il debito pubblico italiano era stato declassato dalle istituzioni internazionali al servizio della finanza che misurano la sicurezza degli investimenti; tocco` a Monti l’ingrato compito di un risanamento di emergenza, che tuttavia riusci` gradualmente e attraverso scelte pesanti, ma molto meno drammatiche socialmente, e questa volta senza svalutazione della moneta, dato che la moneta e` l’euro e dunque dipende dallo stato di salute generale dell’Unione Europea e non di un singolo paese. con inevitabili effetti recessivi, nessun dubbio. ma, ovviamente, se si fa parte di una moneta comune e questo ti risparmia il collasso, questi sono i prezzi da pagare; del resto la salute economica di uno stato membro importante come l’Italia si riflette sul valore della moneta che e` anche dei francesi o dei tedeschi, e questo spiega a sufficienza perche` vi sia un interesse europeo alla stabilita` economica dell’Italia: un crollo dell’Italia avrebbe conseguenze gravi anche sulla vita economica di quei paesi. sono concetti ovvii e anche piuttosto elelmentari che tuttavia mai si ascoltano nel nostro puerile dibattito pubblico su economia e scelte conseguenti.

          quella crisi economica del 2011 sembro` anche determinare la fine del berlusconismo; ma ben presto, la parentesi dei governi seri, Mointi e Letta, fu chiusa, e riprese la ricerca del consenso col debito attraverso l’alleanza tra il Partito Democratico e Berlusconi, che lo ha rimesso gradualmente al centro della scena politica.

          in sostanza, la vera palla al piede dell’economia italia e` il suo debito mostruoso e non la politica europea come si vuole far credere al popolo bue. la politica europea e` mossa unicamente dal desiderio di evitare il crollo economico del paese; sono discutibili le scelte generali con cui lo si fa, ma insomma la maggioranza al parlamento europeo e` conservatrice, e del resto ne fa parte anche Forza Italia, che concorre a definire queste linee.

          crisi e distruzione di ricchezza si sono prodotte dal 2008 in tutto il mondo, in varia misura; ma e` chiaro che un paese come il nostro che destina 80 miliardi di euro l’anno al pagamento degli interessi sul debito, non e` in grado di reagire adeguatamente a queste difficolta` ed arranca.

          in questi anni l’Unione Europea e` stato il paracadute che ci ha salvato da danni piu` gravi, ed e` la politica economica della Banca Europea che ha posto le basi di una ripresa europea, di cui l’Italia ha usufruito peraltro poco e male, per i limiti gia` detti e per la scellerata politica in atto, che non prevede investimenti, innovazione, potenziamento dell’istruzione.

          parlare di regole demenziali francamente mi fa sorridere: la prima regola e` che, se vuoi stare nel mercato, devi accettarne le regole; altrimenti si deve cercare di cambiarle con forme di contrasto forte e deciso al mercato, che pero` e` una brutta bestia; ma nel nostro paese aumentare il debito pubblico per aumentare i consumi privati significa distruggere il futuro a favore dei guadagni immediati.

          e che l’Italia abbia ampiamente distrutto il futuro dei giovani non e` sotto gli occhi di tutti?

          grazie dell’attenzione e della pazienza.

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          1. Grazie a te della risposta gentile e soprattutto chiara. Provo a mia volta a controbattere, cercando di spiegare perché non considero l’UE, l’euro e “tecnici” ultraliberisti come Monti o Amato un bene per l’Italia o per la demcrazia in generale.
            Riguardo al 1992 posso dirti che avevo 20 anni, ma mio padre subì anche lui il devastante strozzinaggio dovuto dall’aver preso un mutuo in ECU, le conseguenze per la mia famiglia furono drammatiche e lo strascico arriva fino ad oggi! Ecco perché ho tentato di capire come mai i mercati e la loro deregolamentazione voluta dagli USA e dalla stessa Unione europea siano un problema a cui gli stati non riescono più a far fronte tutelando i propri cittadini. L’adesione dell’Italia allo SME credibile (1986-1992) non fu altro che il preludio dell’euro, una specie di prova tecnica dai risultati disastrosi. La lira insieme ad altre valute europee si agganciarono al marco, con una banda di oscillazione ristretta del 6% relativamente alla nostra valuta. In soli 5 anni, come prevedibile effetto di questa rivalutazione forzosa, la nostra economia e il nostro pil subirono un tracollo. L’allora governatore della banca d’Italia Ciampi invece di farci uscire limitando i danni già accumulati sparò tutte le cartucce in suo possesso per mantenerci sotto attacco del mercato: prima per mantenere il cambio fisso iniziò a comprare lire usando le valute pregiate, poi per attirare gli investitori esteri aumentò i tassi d’interesse arrivando a portare i titoli di stato al 20% dopodiché visto che il DEBITO ESTERO ERA COSI’ DIVENTATO INSOSTENIBILE ( per pagare interessi più alti ci si indebitava senza remore) il mercato decretò la nostra uscita chiudendo l’afflusso di capitali (con la gioia di speculatori-benefattori dell’umanità come Soros!). Dopo l’uscita successe l’ovvio: la lira che nei 5 anni di sopravvalutazione aveva accumulato molti punti d’inflazione rispetto alla Germania iniziò a fluttuare libera da vincoli nel mercato valutario dei cambi e si svalutò!Invece i tassi d’interesse sui BOT scesero repentinamente. E chi come mio padre aveva preso mutui in ECU ne subirono i benefici di tali giochetti finanziari. Ti ricordo che fino al 1981, anno del divorzio fra la Banca d’Italia e il tesoro, il rapporto debito/pil italiano era sotto il 60%. Aver reso BDI indipendente, cioè aver di fatto messo i titoli di debito pubblico in mano al mercato e fuori da istituzioni elette dal popolo ha portato in soli 10 anni il nostro rapporto a raddoppiare: le politiche liberiste servono a spostare le risorse pubbliche dall’economia reale (famiglie e imprese) al servizio del debito, cioè ad uso e consumo del MERCATO. Come ben dici il nostro debito pubblico cresce ormai esclusivamente a causa degli interessi e siccome “pesa” ben più di quel 3% che l’UE concedeva ha di fatto impedito ai governi negli ultimi 20 e passa anni di fare una qualsiasi politica d’investimenti pubblici. Dal 1992 l’Italia è in avanzo primario, cioè al netto degli interessi sul debito ha sempre speso meno di quello che ha ricevuto via tagli e tasse. Che benefici ne hanno tratto i cittadini? Con l’euro poi l’unica svalutazione possibile per recuperare competitività nei confronti del paese egemone, la Germania, è quella di precarizzare e svalutare ferocemente il lavoro!Chi lavora per gli speculatori efinanziari e grossi gruppi finanziari favorendo tali sistemi non può rappresentare gli interessi di un comune cittadino come me. Un paese (la Germania) che svaluta costantemente la sua valuta (l’euro è un marco fortemente svalutato) nei confronti degli altri patner europei, che pratica dumping salariale usando investimenti pubblici per favorire lavoro precario (mini job e simili) a me non sembra in grado di collaborare in un’unioni di popoli, ne di cambiare atteggiamento ridistribuendo almeno in parte gli enormi surplus che l’euro gli ha facilmente permesso. Scusa la confusione con cui mi sono espresso mettendo insieme troppe cose e idee, ma credo che pur con visioni opposte le conclusioni siano simili: vorremmo vivere in un paese migliore.

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            1. intanto interessante la tua testimonianza sulla crisi del 1992, per l’esperienza familiare ben piu` drammatica della mia di allora: mutuo in ECU… – un chiaro esempio di che cosa succederebbe a chi ha fatto un mutuo in euro (come me oggi) nel caso di ritorno alla lira e sua successiva svalutazione.

              a parte questo, il punto sul quale non riusciamo a intenderci e` questo: l’Unione Europea, l’euro, i “tecnici ultraliberisti” – come li chiami tu, ma la definizione mi sorprende, visti i profili politici ben diversi di Monti e di Amato – sono una cosa sola?

              cioe`, il giudizio negativo eventuale sulla politica economica di Monti e di Amato (ben diverse tra loro, cribbio!!!!) si estende automaticamente all’euro come moneta e all’Unione Europea?

              possibile che se siamo contrari a quel che ha fatto Monti, dobbiamo quindi anche riaprire uffici di cambio e frontiere, con relative dogane?

              e pensiamo davvero di reggere la concorrenza mondiale ripristinando monete nazionali e dazi in Europa?

              naturalmentre basterebbe pensare che se i dazi li imponiamo noi sulle merci altrui, gli altri ovviamente li imporranno sulle nostre…

              la mia domanda e` molto semplice: l’unificazione economica europea e` stata il frutto di un incomprensibile capriccio masochistico oppure una scelta obbligata per non finire fuori dal mercato europeo?

              stiamo tutti osservando le peripezie della brexit, per rispondere senza accademismi, e riguardano un paese che un secolo fa era la maggiore potenza economica del pianeta e ha mantenuto legami forti con le sue ex colonie sparse in tutto il mondo; eppure le cose non stanno andando molto bene per il Regno Unito, che vive nell’incerta prospettiva di diventare, a parti capovolte, la Hong Kong cinese in Europa, ben che vada…

              e nota bene, se la cosa puo` essere importante, che io sono sempre stato favorevole a che il regno Unito uscisse dall’Unione Europea e ho semore detto e scritto che non ne sarebbero uscite catastrofi immediate per noi.

              allo stesso modo oggi andrebbe forse ripensato il rapporto dell’Europa con l’area orientale e con quella balcanica, alla quale noi in realta` siamo molto affini per i principali indicatori.

              quindi, come sottotraccia si discute in Germania, forse un’Europa senza Italia all’Europa conviene, per qualche aspetto: e` all'[Italia che certamente non conviene da nessun punto di vista!

              ricordo bene quando l’inflazione italiana viaggiava attorno al 25%; non c’entra Ciampi: era molto prima. ed era il modello provincialotto che avevamo escogitato per uscire dalla crisi degli anni Sessanta: la svalutazione continua, con una pese che viveva economicamente in una instabilita` da delirio.

              e poi, non e` l’indipendenza della Banca d’Italia che ha messo i titoli del nostro debito pubblico in mano al mercato!!! che dici?

              purtroppo, scusami, ti sento ripetere affermazioni che circolano ampiamente, senza mai essere sottoposte a un vaglio critico.

              mi fermo qui, saltando alcuni punti, perche` la discussione diventa confusa, anzi forse lo e` gia` diventata.

              ciao.

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              1. Per me il giudizio politico su personaggi come Monti, Amato, Ciampi, aggiungerei Napolitano…pur partendo da posizioni politiche diverse convergono verso il più EUROpa. Penso che proprio quanto dici riguardo la Brexit ma anche gli USA di Trump dimostrano che a livello mondiale stanno accadendo cose che porteranno alla rottura di unioni e politiche liberiste, perché esse altro non sono che forme di imperialismo. Ecco perché non potranno durare le politiche imposte dalla Germania in Europa: esse stanno minando la stabilità economica mondiale e quando hai di fronte gli Stati Uniti o l’Inghilterra non puoi continuare a usarli come zerbini ( tali noi siamo grazie hai nostri politici, tecnici e simili, prevalentemente garzoni di bottega al servizio del capitale finanziario). Comunque se quello che penso è sbagliato e il problema, come affermi, è prevalentemente dovuto all’incapacità della politica nostrana di cogliere le occasioni offertici dall’UE e dall’euro, allora andremo avanti sulla strada delle riforme e tutto si risolverà pur con enormi sacrifici. Ma se l’euro si rivelasse invece un mero strumento al servizio dei gruppi finanziari e industriali dei paesi del nord Europa, con il quale hanno fatto i loro esclusivi interessi a danno della domanda mondiale, allora il gioco finirà presto anche se non possiamo escludere tragici eventi visto le chiusure e rigidità nel dialogare o voler almeno in parte cambiare sistema dei tedeschi. Concludo precisando che se l’Italia uscisse dalleuro i mutui verrebbero ridenominati nella sua nuova valuta e così il debito pubblico. La Germania dovrà quindi vedersi pagati i suoi enormi surplus commerciali in moneta svalutata. Vedremo… Continuerò a leggerti con interesse proprio perché hai idee diverse dalla mia e sicuramente più esperienza politica della quale non capisco molto. Intanto grazie per le tue risposte.

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                1. si puo` essere a favore dell’Europa da posizioni politiche molto diverse, quindi da solo e` un criterio molto debole per esprimere un giudizio politico: si puo` essere europeisti come Tsipras o Podemos, oppure come la Bonino e (adesso) Berlusconi….

                  ecco, manca in Italia un europeismo del primo tipo, considerando la catastrofe della effimera lista Tsipras (a meno che tu non voglia farmi l’onore ci considerarmi un esponente dell’europeismo di sinistra 🙂 🙂 🙂 ).

                  la mia domanda centrale e` ancora questa e mi spiace che rimanga senza risposta: tu pensi davvero che sia l’Europa che ci obbliga a restituire il debito e a pagarci gli interessi su? pensi che se uscissimo dall’Europa, miracolosamente il nostro debito si dissolverebbe?

                  non ti rendi semplicemente conto che, fuori dall’Europa, la restituzione del debito diventerebbe per noi piu` gravosa e probabilmente ci strangolerebbe, per il semplice motivo che le garanzie ai creditori che l’Italia da sola puo` fornire sono nettamente peggiori di quelle che puo` fornire l’Europa intera?

                  e non trovi naturale che l’Unione Europea, che ci fornisce una specie di fideiussione sul debito, cerchi di garantirsi che noi lo restituiamo davvero e a poco a poco lo andiamo riducendo come farebbe qualunque altro fideiussore che possa revocare la sua garanzia?

                  a questo argomento e` legato l’altro abbastanza incredibile che usi, e mi colpisce molto perche` recentemente la stessa affermazione, totalmente infondata, mi e` stata fatta da un altro blogger qui: https://bortocal.wordpress.com/2014/01/10/barnard-bagnai-e-il-paraculo-gengiss86-lo-straordinario-piacere-di-farsi-insultare-in-blog-27/comment-page-1/#comment-100549

                  quel commentatore arrivava a credere – e mi dava dell’ignorante perche` affermavo il contrario – che un debito di 1.000 euro, col cambio della moneta, avrebbe potuto essere saldato con 1.000 lire!

                  ma la tua affermazione che “i mutui verrebbero ridenominati nella sua nuova valuta e così il debito pubblico” e` poco meno folle, se vuol far credere che i debiti contratti in euro verrebbero restituiti in lira deprezzata, svalutandosi.

                  la coincidenza comunque mi colpisce e mi piacerebbe sapere quali sono i siti che diffondono queste bufale.

                  ovviamente il debito, nel caso di cambio della moneta, va legalmente restituito in lire, in Italia, almeno, e sempre che non ci siano clausole differenti, come da ultimo i creditori internazionali richiedono: ma il valore del credito da restituire rimane quello originario.

                  succederebbe esattamente quello che e` successo a tuo padre col mutuo in ECU, e su scala di massa: e` strano che proprio tu che lo hai vissuto sulla tua pelle creda il contrario.

                  quindi, nel caso di svalutazione della lira tutti gli indebitati saltano per aria, perche` si trovano a restituire a un tasso di cambio molto piu` sfavorevole.

                  e di conseguenza salterebbe l’intero sistema bancario italiano.

                  quanto ai tedeschi, hanno il loro debito anche loro, ma lo tengono sotto controllo, e non e` strano che credano all’efficacia di metodi che da loro funzionano.

                  senza allargare ancora troppo il discorso, rinuncio ad entrare nella propaganda di regime sulla Germania ladrona, perche` non conosco una sola prova di fatto che la sostenga, salvo il fatto che i tedeschi producono merci di buona qualita`, sono attendibili e hanno conquistato fiducia sui mercati e hanno un surplus per questo, visto che sono i maggiori esportatori mondiali, ma non in grazia della moneta a cui vendono i loro prodotti.

                  quindi, se si volesse davvero contrastare il loro strapotere economico, e` su questi fattori che occorrerebbe puntare, visto che abbiamo fra l’altro la stessa moneta: una concorrenza sulla qualita`.

                  e` tutto da dimostrare che riusciremmo a batterli svalutando la moneta, cioe` puntando a vendere sottocosto prodotti qualitativamente meno validi: questa e` la strada per finire nel terzo mondo, verso il quale del resto siamo abbastanza bene avviati.

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                  1. Ciao, so bene che ogni risposta è parziale e può venire mal interpretata da entrambi le parti. Riguardo ai mutui in ECU e euro: l”ECU era una valuta contabile che purtroppo rimase in essere anche dopo l’uscita dallo SME credibile ecco perché chi mal consigliato prese quei mutui poi fu comunque costretto a restituirli con pesanti penalizzazioni seguite dalla svalutazione della lira. Riguardo all’euro invece un’eventuale uscita farebbe ridenominare in nuove lire tutti i debiti contratti in euro sul territorio nazionale compreso il debito pubblico. Esistono molti studi sull’uscita dall’euro ed è normale che il cambio sia un euro per una nuova lira, è una questione pratica. La svalutazione della moneta ha un impatto solo sui beni esteri dove una nuova lira avrà il valore reale stabilito dal cambio. Fra i dogmi principali del liberismo c’è proprio quello della sostenibilità del debito pubblico, cosa paradossale in uno stato che gestisce l’emissione di moneta. Tant’è vero che quando i vari Monti intervennero per sanare la crisi dell’euro nel 2011 nei vari paesi europei NULLA C’ENTRAVA il debito pubblico!!! La crisi era infatti dovuta al debito PRIVATO fatto dalle famiglie dei paesi del sud Europa con i soldi facili dati dagli istituti di credito cdei paesi del nord Europa. I fondi ESM vennero istituiti in fretta e furia per impedire il tracollo degli speculatori con soldi pubblici di paesi come l’Italia che nulla centravano con tali sporchi affari. Solo in Grecia l’austerità imposta da Monti con tagli e tasse come l’imu ha regalato 60 miliardi di euro di soldi pubblici che mai più rivedremo per sanare gli azzardi degli altri.

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                    1. oh, cielo: altro giro, altro regalo 🙂 ; nessuna risposta (o quasi) agli argomenti portati, ma una nuova antologia dei luoghi comuni che girano. da dove cominciare?

                      scelgo per iniziare l’unico punto nel quale intravvedo forse una replica tua: una nuova lira fisserebbe la parita` nominale con l’euro in un cambio 1:1, per praticita`, e non si tornerebbe alla lira pre-2002, anche se sarebbe pratico per altri versi. ok,potrebbe essere (ma anche no) e fino a qui non cambierebbe nulla, salvo il fastidio inutile di ristampare carta moneta, modificare bancomat e quant’altro e di aggravare ogni scambio economico con l’estero del peso del calcolo del cambio, che non sarebbe sempre cosi` facile.

                      ma poi che cosa succederebbe? una svalutazione della nuova moneta la possiamo dare per certa? direi di si`.

                      perfino la sterlina si e` svalutata del 15% in un anno per il semplice annuncio della brexit.

                      possiamo anche dare per certo che il valore della nuova moneta, cioe` della lira, non ancorato a nulla, fluttuerebbe liberamente? anche, suppongo.

                      ma non e` affatto vero, come scrivi, che la svalutazione della moneta ha un impatto solo sui beni acquistati dall’estero.

                      vogliamo scherzare? questi beni aumentano di prezzo, in base a quanto detto,e circolano e ; aumentano di riflesso anche i prezzi dei prodotti interni e in generale si determina un processo di inflazione: tornando all’esempio inglese, li` l’inflazione oggi e` al 3%, piu` alta che nel resto dell’Unione Europea.

                      come universalmente noto in economia, ogni svalutazione corrisponde ad un colossale trasferimento di risorse interne dai ceti a reddito fisso ai ceti imprenditoriali: i primi (lavoratori dipendenti e pensionati) difficilmente riescono ad aumentare i loro redditi reali, che restano ancorati a valori nominali che si vanno svuotando; gli altri si possono rifare istantaneamente aumentando i prezzi.

                      spero che tu sia abbastanza scafato per capire che dietro le campagne per l’uscita dall’euro ci stanno soprattutto gli esportatori, che sperano di aumentare vendite e profitti con la svalutazione e di ridurre il peso reale dei salari che verrebbero pagati in una moneta che progressivamente si svaluta.

                      – in questo contesto “ridenominare” i debiti nella nuova valuta non significa automaticamente svalutarli; la loro effettiva svalutazione parziale puo` essere soltanto il frutto di un accordo politico (come avvenuo, di fatto, nel caso della Grecia), che poi coinvolge non soltanto l’Unione Europea, ma anche il Fondo Monetario Internazionale.

                      e tengo fermo, molto fermo, questo punto, perche` l’idea di tornare alla lira per riuscire a fregare i creditori sottobanco la trovo, come dire?, degna soltanto di un paese di magliari (chiedo scusa), e resto a bocca aperta a pensare che possa trovare tanto credito…

                      – ultimo punto di questo poutourri: “la crisi dell’euro nel 2011 nei vari paesi europei NULLA C’ENTRAVA il debito pubblico!!!”

                      non so in altri paesi, ma in Italia l’aumento progressivo degli interessi sui titoli di stato italiani non c’entrava col debito pubblico?

                      “La crisi era infatti dovuta al debito PRIVATO fatto dalle famiglie dei paesi del sud Europa” …

                      ma quando mai? uno dei punti di forza profondi della situazione economia italiana e` l’alto tasso di risparmio privato a fronte della massa del debito statale, per cui vi e` una sorta di compensazione psicologica fra questi due fattori, che induce la finanza a pensare che il paese sia comunque solvibile, dato che si puo` sempre pescare nel secondo, nel risparmio privato, quando il debito pubblico diventa insostenibile.

                      “debito PRIVATO fatto dalle famiglie dei paesi del sud Europa con i soldi facili dati dagli istituti di credito dei paesi del nord Europa”.

                      amenita` di questo tipo le ho gia` lette in giro e faccio fatica a trovarvi anche soltanto senso comune: ti risulta che le famiglie italiane si siano indebitate con le rarissime filiali di banche estere nel nostro paese o con le banche nazionali?

                      ma quando mai? uno dei punti di forza profondi della situazione economia italiana e`, al contrario, l’alto tasso di risparmio privato a fronte della massa del debito statale, per cui vi e` una sorta di compensazione psicologica fra questi due fattori, che induce la finanza a pensare che il paese sia comunque solvibile, dato che si puo` sempre pescare nel secondo, nel risparmio privato, quando il debito pubblico diventa insostenibile.

                      ma forse volevi riferirti ai prestiti interbancari? qui potresti avere ragione: ma allora dovevi scrivere tutt’altro; per esempio: “la crisi dell’euro nel 2011 nei vari paesi europei NULLA C’ENTRAVA il debito pubblico!!! La crisi era infatti dovuta al debito BANCARIO fatto dai paesi del sud Europa con i soldi facili dati dagli istituti di credito dei paesi del nord Europa” …

                      ma qui comunque confondi, a me pare, momenti diversi della crisi: quella del debito pubblico del 2008, con quelle bancarie degli ultimi anni, che sono ben diverse dalla prima, anche se in ultima analisi ne rappresentano uno sviluppo.

                      e poi la crisi bancaria ha poco a che fare in Italia con i debiti delle famiglie (mentre la crisi bancaria americana del 2007-2008 invece si`) e molto con i prestiti clientelari fatti dalle banche italiane ad imprese varie e piu` che altri amici dei politici potenti di turno.

                      che poi molte banche siano state salvate con soldi pubblici e` vero e deprecabile; pero` dobbiamo pur dire chiaro che allora le banche decotte che hanno agito male vanno lasciate fallire e i clienti che hanno avuto fiducia in loro vanno lasciati alle loro responsabilita` e alle loro maldestre perdite economiche,

                      che e` giusto il contrario del mantra che gira da noi ultimamente: e io non capisco perche` dobbiamo pagare le tasse per indennizzare chi ha fatto investimenti sbagliati e ha avuto fiducia in qualche banca che non la meritava…

                      ciao.

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                    2. Riguardo al fatto che la crisi bancaria del 2007-2011 poco riguardava l’Italia sono perfettamente d’accordo! Infatti quello che dicevo riguardava gli istituti di credito tedeschi e francesi, che erano molto esposti in paesi come Grecia, Spagna e Portogallo. Con l’euro che annulla i tassi di cambio prestarono a man bassa capitali a basso costo andando ben oltre i limiti che gli organi di sorveglianza ( in primis BCE) consideravano sicuri. Sapevano con certezza che sarebbero arrivati i garzoni di bottega del capitale finanziario ad imporre austerità per ripianare le loro criminali speculazioni e così è stato. I fondi ESM davano soldi alle banche greche che li restituivano alle tedesche e francesi e noi li a pagare imu accise e tagli lineari per ricapitalizzare tali follie. Sinceramente sarei curioso di sapere quali stati nel mondo, che non siano paesi del terzo mondo de industrializzati o del sue America quando agganciarono le loro valute al dollaro , abbiano avuto crisi causate dal debito pubblico. Secondo me ti confondi col debito estero che valute sopravvalutate facilitano mandando a rotoli l’economia. Esattamente come ha fatto l’euro: bassa crescita, aumento dell’importanza finanziato inizialmente dagli istituti di credito del nord Europa (che avendo loro moneta svalutata accumulano surplus), con arrivo della crisi chiudono i rubinetti del credito e rivogliono indietro i soldi via austerità e tasse in una spirale di decrescita senza fine!

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