Schulz e la crisi politica tedesca – 55

era stato raggiunto l’accordo di massima per una nuova grande coalizione tra i due partiti democristiani e la socialdemocrazia tedesca.

questa scelta era appena stata approvata a stretta maggioranza dalla SPD (l’unico partito che ha fatto una consultazione interna, in attesa di una seconda consultazione quando l’accordo sara` definito nei dettagli).

e la stampa italiana aveva festeggiato l’accordo, considerandolo evidentemente propedeutico ad una rinnovata alleanza fra Renzi e Berlusconi, dopo la crisi di loro rapporti nel 2015.

quindi si spiega bene l’improvvisa reticenza sulla tempesta che subito dopo ha cominciato a scuotere il Partito Socialdemocratico Tedesco, che pare sul punto di autodissolversi, con conseguenze inimmaginabili sulla situazione politica del paese.

. . .

la situazione politica tedesca appare improvvisamente molto piu` grave di quanto non fosse gia` sembrata sinora.

una parte importante del partito socialdemocratico, compresa la sua organizazione giovanile, rifiuta drasticamente l’idea di tornare al governo con la Merkel e organizza la resistenza per bocciare l’accordo.

e` strano, visto che oggettivamente Schulz, il presidente del partito, ha ottenuto  nel programma del futuro governo condizioni molto migliori che in passato, e perdipiu` a partire da una sconfitta elettorale dura che lo ha ridimensionato alquanto.

ma poi Schulz e` stato improvvisamente travolto da una protesta che ha coinvolto anche la parte del partito favorevole all’accordo.

appena si e` diffusa la notizia che Schulz sarebbe stato il nuovo ministro degli Esteri, la base del partito e` insorta massicciamente a difesa del ministro degli esteri uscente, Gabriel, pure socialdemocratico, che ha preso da un anno questo incarico, che era stato del socialdemocratico Steinmeier, dopo che questi e` stato eletto presidente della repubblica.

a questo punto a Schulz non e` rimasto che annunciare velocemente che rinunciava al prestigioso ministero, che per tradizione comporta anche la carica di vice-cancelliere.

ma, a quanto pare, questo non e` neppure bastato.

oggi la stampa anticipa che e` gia` pronta, a giorni, la sua sostituzione anche come Presidente del Partito: il suo posto dovrebbe essere preso, in via provvisoria, dalla deputata Andrea Nahles, della sinistra del partito.

Social+Democrats+SPD+Hold+Federal+Party+Congress+uViFRtwZo4Rl

. . .

la vita politica di Schulz, che aveva rinunciato a candidarsi al rinnovo dell’incarico come Presidente del Parlamento Europeo, per guidare il suo partito nelle elezioni politiche, sembra drammaticamente chiusa qui, visto che si troverebbe di colpo relegato al ruolo di semplice deputato.

la Merkel continua a mostrarsi serena, per non dire serafica, ma questo atteggiamento fa parte del suo personaggio. 

invece i riflessi di questa situazione sulla effettiva nascita di una nuova grande coalizione sono assolutamente incerti, anche se questa era data per imminente – eppure non mancavano certo rischi e difficolta` neppure prima del caso Schulz.

. . .

la possibile crisi definitiva di questa formula, che molti commentatori politici vedono all’orizzonte, potrebbe essere l’inizio di un terremoto politico in Germania di portata tale da sconvolgere l’intera Europa.

il varo mancato di una grande coalizione potrebbe portare soltanto:

o ad un governo di minoranza della Merkel, possibile secondo la Costituzione tedesca,

oppure a nuove elezioni, che vedrebbero quasi certamente il trionfo della nuova destra nazionalista e alternativa (AfD), decisamente sovranista ed anti-europea. 


6 risposte a "Schulz e la crisi politica tedesca – 55"

  1. A me sembra la scontata conseguenza del modello di Europa che la Germania ha costruito in questi anni! Se quando fai un’unione parti dal tetto (la moneta) senza pensare alle fondamenta (l’unione politica e fiscale) è chiaro che quando tutto sta per crollare non puoi più fare niente per impedirlo. Ora ci troviamo nella bella situazione in cui nei paesi del sud Europa i vari governi daranno la colpa alla Germania che non ha mai voluto redistribuire i propri surplus minando la stabilità economica dell’intera unione; viceversa in Germania diranno che gli spreconi paesi del sud Europa hanno impedito che l’unione andasse avanti. La realtà è che il modello liberista mercantilista mira esclusivamente alla colonialismo e sfruttamento dei lavoratori ed essendo ormai prevalente in tutto il mondo occidentale sta diventando una guerra di tutti contro tutti: Germania contro Stati Uniti contro Inghilterra contro Paesi Asiatici… Visto che non si può esportare sulla luna o su Marte e tutti vogliono “fare l’impero” coloniale è chiaro che il sistema imploderà e preghiamo che non scoppi un’altra guerra. I debiti spalmenti dal sistema finanziario a livello globale, con la deflazione imposta da riforme di precarizzazione del lavoro NON SI PAGANO e ai voglia a trasformarli in derivati e simili giochetti contabili…

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    1. a me pare veramente discutibile attribuire alla Germania le responsabilita` del modello di costruzione dell’Europa che invece e` stato adottato dai paesi europei: in questo disegno la Germania ha avuto certamente un ruolo egemone, ma accusarla di avere costretto gli altri a seguirla e` una operazione tipicamente berlusconiana: e` Berlusconi che ci ha abituato a scaricare sugli altri, e in particolare sulla Germania, scelte che abbiamo condiviso e in particolare ha condiviso anche lui: la fase di introduzione dell’euro fu gestita da lui, ricordiamolo, e malissimo! ma a sentire la sua mitologia la colpa e` sempre di qualcun altro.

      fra parentesi, prima del quarto di secolo berlusconiano, l’Italia contava pure qualcosa, e la Francia non ha responsabilita` minori; ricordo fra l’altro che soltanto l’Italia ha avuto un suo politico di prima grandezza, Prodi, alla guida dell’Unione e oggi dirige direttamente la politica monetaria attraverso Draghi, con grande scontento dei tedeschi, che bene si e` visto anche alle ultime elezioni.

      sul resto mi pare di concordare: e` in atto nel mondo una pericolosissima guerra di tutti contro tutti, che puo` sfociare rapidamenbte in qualche catastrofe, e la de3riva climatica accentua il rischio; e basterebbe questo a rispondere alla domanda se questa guerra i paesi europei la devono affrontare sforzandosi di fare fronte comune, oppure sprecando una parte delle loro risorse e delle loro energie a farsi anche tra loro una guerra commerciale prima e poi chissa`, magari anche armata, tornando alle loro gloriose tradizioni nazionali e sovraniste.

      l’evidenza dinmostra che il sovranismo e` e rimane una parola d’ordine e un obiettivo fascista: noi abbiamo sostituito la perfida Germania alla perfida Albione, ma il mussolinismo e` ancora lo stesso.

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      1. Io non scarico certo le colpe sulla Germania, che diventa buona o cattiva a seconda del vento che tira. Parlo invece delle élite industriali e finanziarie, quelle tedesche hanno certamente avuto più interessi di altre nel volere l’euro ad ogni costo. Concordo anch’io sul resto ma non sul modo di far fronte comune: nel sistema attuale vedo solo divisioni dovute agli squilibri che ne stanno alla base, la moneta! Solo riportando i vari stati ai loro fondamentali economici dotandoli di un cambio flessibile si potrà riparlare di fondare un’unione vera, partendo prima da quella politica, più segue la fiscale e infine la moneta. Se non si vuole questo di che cosa stiamo parlando? Ognuno allora vada per la sua strada…

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        1. chissa` quali sono gli interessi tedeschi nel volere l’euro a tutti i costi. forse prima di parlare bisognerebbe starci in Germania (come ci sto io in questo momento), vedere e toccare con mano il peso enorme che la Germania sta sopportando per tenere in piedi l’Europa e i paesi indebitati come il nostro, sorretti al momento dalla poltica della Banca Centrale Europea, ferocemente avversata dai circoli industriali e finanziari che vorrebbero tornare al marco.

          mah! il provincialismo italiano e` senza limiti e ogni bufala auto-assolutoria viene presa per oro colato: del resto il pubblico abbocca volentieri all’amo delle cose che ha piacere di sentirsi dire.

          i primi a pensare che la Germania ci ha rimesso con l’euro sono gli industriali tedeschi, e sta a vedere che la qualita` dei prodotti tedeschi che ne fanno il principale paese esportatore del mondo dipende dalla moneta che usa, sovraccaricata dei nostri debiti!

          ah, quanti guai stanno facendo gli eredi del Gatto e la Volpe di pinocchiesca memoria che ci conducono sempre al solio Campo dei Miracoli dove sono le monete che regolano l’economia!

          comunque bastera` aspettare un poco: se la Merkel si rompe l’osso del collo in quest’ultima disperata guerra per la Grosse Koalition, non avremo bisogno di battagliare a suon di parole: bastera` mettersi alla finestra e vedere che cosa succede.

          certo, mi aspetto che tutti coloro che hanno lavorato e lavorano per segare il ramo sul quale stanno appollaiati, troveranno il modo a quel punto di scaricare velocemente la colpa su qualcun altro.

          il cambio flessibile – non diciamo sciocchezze – e` incompatibile con qualunque tipo di unione politica, ma anche economica, in quanto significa che i vari paesi si fanno la guerra commerciale fra loro, usando la moneta.

          significa un puro e semplice ritorno ai nazionalismi e ai conflitti inter-europei dei secoli andati, e per di piu` in un periodo storico in cui l’Europa non e` piu` il centro del mondo, ma sta diventando una sua periferia e potrebbe rapidamente diventare una colonia cinese.

          scusami, trattengo altre esclamazioni che mi sorgono spontanee alle labbra: e mi limito a dire: come si fa a scrivere queste cose?

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    1. che facciamo? ci appelliamo a marx che diceva che, quando la storia si ripete, la seconda volta lo fa in forma di farsa?

      non tutto e` scontato, o almeno tale non pare a noi, osservatori dilettanti e semplicemente curiosi.

      l’impressione tuttavia e` che la democrazia stessa sia una corda sul punto di spezzarsi in generale nel mondo, e allora c’e` da chiedersi se la Germania e l’Europa possano essere l’eccezione.

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