ipersensibili ed anafettivi – 61

We are drunk and I think I am pregnant moved in with zach we are elope big soon like anybody gives a shit. Have a nice day taking a crap out there.

Siamo ubriachi e penso di essere incinta, trasferita qui dentro con Zach, siamo scappati via presto come qualcuno che fa una cazzata. Abbi una buona giornata e fatti una bella cagata li`.

questa e` la mail che tre giorni fa mi ha mandato Jen, la donna di New Jork che qualche anno fa mi aveva ritrovato in rete attraverso i post che avevo dedicato alla memoria di  Joerg, il blogger dalla vita e dalla scrittura straordinaria, portato via precocemente da un melanoma, che lei aveva conosciuto a Roma vent’anni prima, quando era ancora prete, ed era stato il grande amore della sua vita, anzi lei diceva che lo era ancora, pur se credo che fosse rimasto su un piano puramente mentale.

la memoria di Joerg ci aveva fatto corrispondere per diverso tempo e io avevo sopportato a lungo, come per un omaggio a lui, la ripetitivita` un po’ ossessiva con cui lei lo ricordava, per contrapporlo ad un uomo, Bob, con cui viveva – un vero stronzo, diceva; ma in realta` a me pareva un monumento vivente a pazienza e sopportazione; mi ero fatto una ragione della sua bigotteria monotematica, delle preghiere, delle messe, delle riunioni in parrocchia.

la storia di questo amore rendeva quasi ancora vivo alla mia mente Joerg, quest’uomo ammirevole per finezza di pensiero e di scrittura, a cui Luisa Ruggio – che lo aveva pure amato – ha anche dedicato un romanzo; il rapporto faticoso con Jen era nella mia mente una specie di tributo che gli dedicavo ancora, e il riflesso della sua personalita` rendeva eccezionale alla mia immaginazione la loro relazione.

il mondo di Jen ruotava, oltre che attorno alle preghiere e ai gruppi di mutuo ascolto in parrocchia, attorno a quest’uomo che lei non amava, ma col quale viveva, ai ricordi di suo padre, morto pure di cancro, ad un cane che ben presto mori`, ad una zia che le era rimasta come unica parente mal sopportata e mal sopportante; ed io ascoltavo quasi quotidiamente notizie del tempo che faceva a New York, o meglio nella sua lontanissima periferia, in lunghissime mail, sempre molto simili fra loro, di invocazioni, lamenti, maledizioni alla sua vita infelice.

il tutto rigorosamente in un inglese molto gergale, che metteva a dura prova il traduttore automatico di google che mi aiutava a cercare di capirle.

ma ogni tanto Jen mi mandava a quel paese, dicendo che la mia amicizia non le serviva a nulla e che io non facevo nulla per lei, dandole niente altro che parole di conforto, che non in realta` non la confortavano per niente.

poi dopo qualche tempo riappariva, come con questa mail, e io la perdonavo.

. . .

mi sentivo ancora piu` obbligato a sopportare un rapporto che era diventato sgradevole a dir poco da quando lei ha poi cominciato a raccontarmi di avere un cancro all’utero, di essere stata operata, di avere rifiutato pero` la chemioterapia e di fare attualmente una cura ormonale, che le dava grandi problemi.

ultimamente Jen aveva cominciato a mandarmi, in modo molto polemico, dei messaggi sconnessi (intendo dire molto piu` sconnessi del solito), dicendomi che li scriveva da ubriaca, assieme ad un misterioso Zach, che era evidentemente entrato nella sua vita di bigotta da sagrestia e di ammalata di tumore, dandole una svolta imprevista.

ho sopportato per un po’, poi l’ho mandata a quel paese; ma lei non ha rinunciato a scrivermi, da povera donna squilibrata del tutto adesso, anche se mi cerca soltanto quando e` ubriaca, e chissa` che cosa rappresento io per lei, visto che rimane ostinatamente legata in negativo a me quanto lo era prima in positivo.

prima io ero ai suoi occhi quasi il sostituto affettivo di Joerg, una specie di vago richiamo vivente all’amore finito della sua vita; oggi che cosa sono per lei?

faccio fatica a capirlo, ma si direbbe che sono diventato soltanto il fantasma della sua vita da fanatica cattolica osservante, che improvvisamente lei ha rifiutato; e oggi io penso davvero con una triste meraviglia a questa donna di 45 anni, malata di cancro, che finalmente e` riuscita a convincersi di essere incinta: ma come potrebbe esserlo, se l’utero le e` stato tolto?

. . .

ora, il vero argomento di questo post non voleva essere la vita sconclusionata di Jen, come mi appare per la parte per la quale le ho dato ascolto, in maniera credo decisamente poco comprensibile a chiunque, a cominciare da me stesso – e neppure la mia, quasi altrettanto confusa, almeno sul piano piu` personale.

ma il racconto di questo rapporto assurdo ha dilagato dal semplice accenno che voleva essere.

. . .

il tema di questo post, pensavo, non era neppure la mia strana disponibilita` a farmi carico di rapporti assurdi di questo genere, con donne per le quali non provo nulla, ma che mi sento quasi obbligato moralmente a non abbandonare a se stesse.

e non sono certo mancati i rapporti di questo genere nella mia vita, a volte collegati ad una relazione sessuale, ma piu` spesso senza neppure questa.

cerco una spiegazione, giusto per lasciarla alla cronaca della mia vita che indubbiamente e` per la maggior parte passata (anche se faccio tuttora fatica a crederlo), ma non la trovo; ho soltanto un’ipotesi vaga.

ma, arrivato a questo punto, in cui credo di essermi oramai creato il deserto dei lettori attorno, posso anche provare a dirla, quasi in solitudine e a me stesso.

. . .

ipersensibili e anafettivi: sono due forme estreme e forse opposte che puo` assumere quello che noi comunemente chiameremmo il naturale egoismo che ci caratterizza tutti, quando diventa esasperato.

di questo vorrei parlare, come promesso nel titolo.

. . .

l’anafettivita` vera e` l’incapacita` di povare normali sentimenti, di provare pienamente emozioni; la trovo definita come una lontananza emotiva, una forma di impassibilità emozionale.

ma il vero cuore della condizione di persona anafettiva, almeno per come io l’ho conosciuta, sta nella assoluta incapacita` di riconoscersi come tale da parte di chi vive questa condizione.

i riti della affettivita` comune vengono rigorosamente rispettati; ad esempio, le dichiarazioni di compassione, solidarieta`, compartecipazione emotiva vengono rigorosamente adempiute: ma sono, appunto, per l’anafettivo, soltanto esteriorita`, alle quali non corrisponde alcun vero contenuto emotivo interno.

non conoscendo e non avendo mai conosciuto i sentimenti, la persona affetta da questa condizione ritiene che i sentimenti siano appunto questa semplice ritualita` della loro manifestazione esteriore e non puo` capire nulla della mutilazione psicologica che la affligge.

una intelligenza limitata, con la difficolta` a gestire aspetti astratti o anche soltanto complessi che si sviluppano su piani diversi, aiuta molto a diventare anafettivi.

le altre persone, per chi vive questa condizione, sono semplicemente oggetti da manipolare secondo i propri bisogni e di cui disfarsi quando non servono piu`.

ma a volte per l’anafettivo anche questo distacco diventa impossibile e, in assenza dei sentimenti vitali, che nascono e muoiono naturalmente nella vita di ciascuno di noi, il loro posto viene preso da fredde insuperabili ossessioni…

. . .

e allora in questa storia, quale e` il posto di Jen? quello di una donna anafettiva, sperduta nel suo desterto senza sentimenti, che mi si e` attaccata morbosamente?

oppure in questa storia l’anafettivo vero sono io?

. . .

per me stesso, pero`, io mi sono creato un altro scenario, e nel mio teatro mentale recito un’altra parte, quella dell’iper-sensibile.

l’iper-sensibilita` e` una condizione particolare, che riguarda circa il 20% degli esseri umani (ma anche di altre specie viventi) e corrisponde ad un modo particolarmente reattivo di funzionare del cervello.

essere iper-sensibile vuol dire, in sostanza, avere percezione di un numero maggiore di stimoli, e con maggiore intensità rispetto agli altri.

l’iper-sensibilità è una caratteristica genetica, non e` una conformazione psicologica, anche se si collega facilmente ad una iper-sensibilita` anche emotiva.

il concetto e` stato particolarmente sviluppato dalla psicologa americana Elaine Aron che ha costruito anche, americanamente dei questionari, per verificare se le persone sono iper-sensibili, o, come dice lei, sono caratterizzate da Sensory-Processing Sensibility (SPS).

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. . .

in rete trovo un esempio in italiano di questionario di questo genere, che tuttavia e` frutto di una rielaborazione originale.

https://www.davidealgeri.com/ipersensibilita-e-high-sensation-seeker/

vale quel che vale, naturalmente, per me, pur venendo da un sito professionalmente qualificato; e forse, nel modo in cui lo sto usando, io sono soltanto nel campo della psicologia della domenica;

comunque lo ricopio:

1. per me, girare per negozi risulta più stressante degli altri
2. sembro lasciarmi impressionare più degli altri da scene violente al cinema o in tv
3. reagisco alle ingiustizie sociali come se ne fossi direttamente coinvolto
4. senza dubbio tendo a spaventarmi molto di più degli altri
5. ogni volta che entro in un nuovo ambiente mi sento subito inondato da tutte le novità, e di solito ho bisogno di più tempo degli altri per riuscire ad orientarmi
6. i rumori forti mi creano quasi disagio fisico
7. viaggiare mi risulta più stressante rispetto agli altri
8. il contatto con gli altri, a volte, esaurisce le mie energie
9. spesso rimugino molto a lungo su qualcosa, anche banalità, detta da me o altri
10. a volte ho l’impressione di riuscire a sentire anche quello che gli altri non dicono
11. spesso, mi torna continuamente alla mente qualcosa che ho dimenticato di dire o che non ho svolto nel migliore dei modi
12. riesco a percepire con estrema precisione come si sentono gli altri
13. spesso mi sento frainteso, perchè evidentemente percepisco più cose degli altri (e anche cose diverse) e a volte questo mi fa sentire molto solo
14. preferisco evitare grandi assembramenti di gente
15. da bambino rimanevo molto impressionato quando l’insegnante si arrabbiava con qualche mio compagno. Avevo l’impressione che stesse urlando con me, nonostante io non c’entrassi niente
16. quando ci sono tensioni o possibili conflitti nell’aria, lo percepisco quasi a livello fisico, pur non essendone coinvolto direttamente
17. mi lascio inutilmente coinvolgere dallo stato d’animo altrui
18. se percepisco confusione e agitazione intorno a me, reagisco innervosendomi, lasciandomi prendere dallo stress, o producendo sintomi a livello psico-fisico
19. sento un grande bisogno di avere uno spazio e del tempo tutti per me
20. per sentirmi bene, devo percepire intorno a me un’atmosfera armoniosa
21. preferisco evitare il più possibile situazioni conflittuali; anche quando dovrei farmi valere, tendo a tirarmi indietro, pur prendendomela poi con me stesso per non aver avuto coraggio
22. mi riesce più facile lottare per i diritti degli altri o le richieste della comunità, piuttosto che per i miei stessi interessi
23. so prestare ascolto, sono capace di immedesimarmi nella situazione altrui e di incoraggiare chi ha problemi

. . .

quest’altro, invece, l’ho tradotto dal tedesco:

1. Mi sento leggermente sopraffatto da forti impressioni sensoriali.
2. Pare che io abbia una fine percezione del clima subliminale nel mio ambiente.
3. Gli umori di altre persone mi influenzano.
4. Tendo ad essere sensibile al dolore fisico.
5. Sento il bisogno di ritirarmi nei giorni di intensa attività o in una stanza buia o in un altro posto dove posso stare da solo e riprendermi dallo stimolo.
6. Reagisco più vigorosamente alla caffeina rispetto a molte altre persone.
7. Mi sento sopraffatto da cose come luci brillanti, odori forti, tessuti ruvidi sulla mia pelle o sirene vicino a me.
8. Ho una vita interiore ricca e complessa.
9. I forti rumori mi mettono a disagio.
10. La musica mi commuove profondamente.
11. A volte il mio umore e` così a terra che voglio solo essere solo.
12. Sono una persona coscienziosa.
13. Sono facile a spaventarmi
14. Mi sconvolge facilmente quando devo fare molto in poco tempo.
15. Quando le altre persone si sentono a disagio in un ambiente, conosco più di molti altri ciò che è necessario per creare benessere (ad esempio, cambiando l’illuminazione o disposizione dei posti a sedere).
16. Mi arrabbio quando ci si aspetta che faccia troppe cose allo stesso tempo.
17. Faccio di tutto per evitare errori o dimenticare le cose.
18. Evito programmi TV e film con scene di violenza.
19. Mi sento spiacevolmente agitato quando c’è molto da fare intorno a me.
20. La sensazione della fame disturba permanentemente la mia concentrazione e influenza il mio umore.
21. I cambiamenti nella mia vita mi hanno colpito molto.
22. Osservo e apprezzo profumi, sapori, suoni o opere d’arte.
23. Trovo scomodo quando devo affrontare diverse cose allo stesso tempo.
24. Per me è molto importante organizzare la mia vita in modo da evitare situazioni in cui devo annoiarmi o reprimermi.
25. Suoni forti, scene caotiche e simili stimoli forti mi disturbano.
26. Quando devo competere con altre persone o essere osservato mentre svolgo un compito, questo mi rende così nervoso e insicuro che faccio molto peggio di quanto avrei potuto.
27. Da bambino, i miei genitori e insegnanti mi hanno considerato sensibile o timido.

. . .

in entrambi i questionari si deve rispondere si` se l’affermazione e` certamente o prevalentemente vera; no, se palesemente falsa o largamente falsa.

si puo` pensare di essere ipersensibili se una maggioranza delle risposte e` si`, o anche un numero leggermente minore, ma formato da affermazioni nettamente vere.

. . .

be’, per quanto riguarda me, risulto decisamente iper-sensibile in Italia, e un po’ meno nettamente in Germania, anche se rientro comunque nei parametri, mi pare.

e allora come la mettiamo?

la mia storia e` quella di un iper-sensibile che entra periodicamente in contatto con donne anafettive che trovano una compensazione in me delle loro carenze?

Jen e` anafettiva? giurerei di si`.

io sono in quel quinto di esseri umani che ha un cervello che recepisce piu` stimoli e dunque e` iper-sensibile in questo senso?

sicuramente si`.

pero`, attenzione: l’anafettivita` e` una condizione psicologica (patologica), l’iper-sensibilita` e` una caratteristica cerebrale genetica.

quindi si puo` benissimo essere iper-sensibili geneticamente e anafettivi psicologicamente: l’una cosa non esclude l’altra.

. . .

fine di una sciocca seduta di autocoscienza della domenica…

(8. spesso rimugino molto a lungo su qualcosa, anche banalità, detta da me o altri ipersensibile italiano

8. Ho una vita interiore ricca e complessa. – ipersensibile tedesco)

🙂


8 risposte a "ipersensibili ed anafettivi – 61"

  1. Buongiorno!
    Credo sia vero, come ho letto anche altrove, che gli ipersensibili siano le prede favorite degli anaffettivi. Ma possiamo migliorare!
    Alessandra

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    1. certo, sia come iper-sensibili sia come anafettivi. 😉

      come dicevo, un po` troppo velocemente, nel finale del post, una condizione non esclude l’altra,

      si puo` essere anafettivi anche come modo di proteggere la propria insensibilita`: un esempio che mi viene subito in mente e` Pessoa, tanto piu` anafettivo quanto piu` ipersensibile.

      naturalmente la coppia perfetta e` l’anafettivo iposensibile con l’ipersensibile iperaffettiva…, lo ammetto.

      oppure l’ipersensibile iperaffettivo con l’anafettiva iposensibile.

      ma direi che le combinazioni sono molte, introducendo annche la variante delle relazioni affettive omosessuali, non necessariamente anche sessuali.

      e grazie del commento: con gli auguri di buona autodifesa!

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  2. La condizione finale, una ipersensibilità in una tendenza anaffettiva, mi sembra una condizione abbastanza diffusa. Non per banalizzare, penso solo allo sfociare patologico che si vede bene nell’aumento di psicosi, disturbi dell’umore, etc.

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    1. probabilmente e` tutto un problema di gradazioni: ma nella forma piu` specifica gli iper-sensibili veramente anafettivi non dovrebbero essere tantissimi, considerando che soltanto circa un sesto degli esseri umani sono effettivamente iper-sensibili e che l’anafettivita` vera e propria e` una patologia psichica e non dovrebbe essere troppo diffusa neppure fra loro: dovremmo dunque arrivare a percentuali molto ridotte.

      se invece parliamo della marea di persone che si sentono iper-sensibili semplicemente perche` sono molto centrate su di se`, e che perdipiu` se ne fregano completamnte degli altri, credo anche io che il numero sia piuttosto elevato, ed anche in crescita….

      la cosa triste e` che questa condizione e` collegata ad una evicente condizione di infelicita`: insomma anche la felicita` si impara…

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      1. Sì, penso si tratti, come dici, di una ipersensibilità rivolta unicamente al proprio ego, sorda, per il resto, al mondo circostante. Una diversa forma di fragilità, che la socialità virtuale sembra intenzionata a moltiplicare senza sosta. E forse anche il tipo di anaffettività è diverso, anzi, sicuramente, essendo una vera e propria cecità per l’altro. Sordi e ciechi, pare la definizione appropriata

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        1. cara Ella. a volte mi sembreresti una mia coetanea per la lucidita` del tuo pessimismo, cosi` vicino al mio.

          si invecchia disponibili ad amare sempre di piu` gli altri, che sono, per noi vecchi, il nostro stesso futuro, ma sempre cresce anche la consapevolezza, l’angoscia e la vera e propria paura per questo stesso futuro degli altri dopo di noi.

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  3. Ogni individuo di specie gregario vive il conflitto tra l’io ed il noi….
    Le gradazioni della struttura psichica personale vanno da un estremo all’altro.
    Solo io…Solo noi.

    Sarò ipersensibile??

    Vedo troppo …
    Vedo dentro.

    Vedo il sottaciuto,
    Il desiderato,
    Ed il non detto.

    Vedo il perché
    Ed anche il come
    Oltre che il livello.

    Vedo la fatica,
    Il pregresso
    E la convinzione.

    Vedo l’insicurezza,
    La protervia
    E l’ingenuità.

    Vedo la ricchezza,
    La pochezza
    Ed anche il credo.

    Vedo troppo …
    Vedo dentro.

    Piace a 1 persona

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