Agnese e il SUV – 65

la polemica sul super-pass concesso alla moglie di Renzi, su indicazione della segreteria del sindaco di Firenze?

verrebbe voglia di scrollare le spalle: campagna elettorale per bambini deficienti, si direbbe.

senonche`, senonche`…

. . .

passi per il pass (se mi consentite) con libero accesso alle aree a traffico limitato, parcheggio gratuito su strisce blu e gialle, circolazione su corsie preferenziali e zone pedonali.

passi per la giustificazione (che non sta in piedi) che e` stato concesso per motivi di sicurezza, anche se poi Renzi e` ormai un comune cittadino (piu` o meno) – e comunque l’idea di proteggerlo con la sua famiglia potrebbe anche starci, ma con una scorta, non con un pass.

passi che la segreteria del sindaco abbia detto di aver rilasciato il pass su richiesta del prefetto e che il prefetto ha smentito (pessimo segnale per il bulletto di Rignano).

ops: m’era scappato scritto FRigna`no, ma passi anche questo, visto che Renzi si giustifica piagnucolando su Facebook:

“Guardate questa foto e domandatevi fino a che punto può arrivare la malafede. Alcuni politici del centrodestra, anziché fare il lavoro per il quale sono pagati, hanno pedinato per giorni mia moglie. E poi hanno scattato la foto di Agnese che, tornando da scuola, sta entrando nel Lungarno Diaz, accanto agli Uffizi. Alcuni giornali e molti siti oggi ci sono saltati sopra. E scrivono: vedete, la Casta? La moglie di Renzi passa dalle corsie preferenziali. Chiunque conosca Firenze sa che, durante i lavori di questi mesi, quella strada è l’unico passaggio per poter tornare a casa, in via Guicciardini. Un passaggio obbligato. Chi è residente o comunque ha il parcheggio in centro deve attraversare quella come unica strada per arrivare in Oltrarno. Deve passare di lì. A meno di non scegliere l’elicottero, ma in Piazza Pitti si atterra male. Perché tanta malafede, perché tanto odio? Gli stessi scrivono che la famiglia Renzi parcheggia gratis a Firenze. Per stare a Firenze noi abbiamo affittato (come molti che stanno in centro) un posto auto in un garage. Pagando come tutti”.

si vede che tutti quelli che hanno un garage in centro a Firenze hanno anche un pass per le zone pedonali, vero?

ma per favore!

. . .

e tuttavia, dal mio punto di vista, il centro della questione non e` neppure questo e resta anche se quel pass fosse perfettamente legittimo e regolare.

la moglie di Renzi, e dunque anche Renzi stesso, gira per il centro storico di Firenze con un SUV, vi rendete conto?

alla faccia dell’ambiente!

 e ci ha perfino tamponato un Tir, a suo tempo…

Renzi1-3

e poi lui si fa fotografare in bicicletta!

download

che schifo gente cosi`.

 


19 risposte a "Agnese e il SUV – 65"

  1. Torno un attimo sul discorso “italiani incivili” qui, invitandoti a leggere queste notizie:

    http://www.leparisien.fr/info-paris-ile-de-france-oise/transports/paris-les-velos-en-libre-service-font-de-la-resistance-01-03-2018-7585839.php

    http://www.spiegel.de/auto/aktuell/mobike-obike-ofo-oder-yobike-geraederte-grossstaedte-a-1184491.html

    Quando qualche mese fa il bike sharing libero (detto anche “free floating”) è arrivato in italia, i giornali nazionali si sono scatenati nel condannare senza mezzi termini la supposta straordinaria inciviltà degli italiani, a loro dire unica causa di tutti i problemi emersi con questo nuovo sistema di biciclette in condivisione(bike sharing), come vandalismo, biciclette rubate, biciclette abbandonate ovunque, biciclette parcheggiate a casa propria e usate come fossero private, ecc…

    Oggi si inizia a vedere che gli stessi problemi si sono presentati praticamente in tutte le città europee (e probabilmente anche in quelle extra-europee), e l’unica differenza tra un servizio e l’altro, tra chi ha fallito e abbandonato il business e chi è rimasto in piedi, non è stata determinata dalla presunta disparità nel grado di civiltà dei vari popoli in cui è stato sperimentato, ma semplicemente dalla solidità finanziaria della singola impresa (cioè nella capacità di ammortizzare le perdite tramite il poco trasparente commercio di dati personali e attraverso il mercato finanziario) e nell’abilità di prevenzione(attraverso un’oculata progettazione iniziale) e gestione pratica delle varie problematiche che si sono presentate!

    Il punto su cui voglio arrivare è che forse nell’Italia degli ultimi anni siamo stati troppo indottrinati dai media e dall’egemonia culturale di questo Paese all’auto-svalutazione e denigrazione popolare (dell’intero popolo italiano tout court), al pessimismo e alla sfiducia nei nostri concittadini, alla demoralizzazione… pensieri “tossici” che non giovano a nessuno (l’autocritica costruttiva può essere uno stimolo al miglioramento personale e collettivo, mentre la demoralizzazione uccide l’iniziativa!), e che a quanto pare non sempre si basano sulla realtà.

    Quando un progetto, un’idea o un’ideologia falliscono (o danno origine a tutta una serie di problematiche, con più svantaggi collettivi che vantaggi) praticamente ovunque, forse non è il singolo popolo che è sbagliato, forse non è l’intera umanità da rottamare e rifare da capo, ma è semplicemente il progetto (o idea, ideologia…) che è una cagata pazzesca (o quantomeno è da modificare e correggere sotto uno o più aspetti)!

    Nel caso in particolare secondo me il bike sharing libero è una cagata, perché non sono i costi “proibitivi” di una bicicletta di proprietà (anche l’ultimo modello di bicicletta elettrica costa sempre meno di un ciclomotore), né tanto meno i 2-300 metri a piedi che separano una stazione di bike sharing “tradizionale”, a disincentivare l’uso della bicicletta, ma piuttosto è la carenza di piste e strade ciclabili progettate per la mobilità(molte piste ciclabili sono prevalentemente turistiche, poco utili negli spostamenti quotidiani), la carenza di parcheggi antifurto per biciclette, il fatto che la maggior parte delle città italiane ed europee sono progettate su misura di automobilisti e motociclisti (mettendo in secondo piano le esigenze di ciclisti e pedoni), e quindi poco piacevoli e poco sicure da percorrere in bici!

    Se un sindaco di una qualsiasi città italiana o europea volesse invogliare i suoi concittadini ad andare in bicicletta, dovrebbe partire dalla limitazione del traffico motorizzato(eccetto mezzi pubblici, come autobus, tram, e linee metropolitane, che invece vanno incentivati e migliorati), e da una graduale riqualificazione della città (per migliorare la sicurezza e la vivibilità di pedoni in primis, e ciclisti poi).

    Ma tutto questo richiederebbe grossi investimenti, impegni a lungo termine (i frutti si raccoglierebbero dopo 10 o 20 anni, magari sotto un’altra amministrazione di diverso colore politico!), tante resistenze da combattere… mentre aprire la città a un’azienda privata di bike sharing libero non costa quasi niente, e permette di fare la bella figura dell’ecologista all’ultima moda!

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    1. no, questa volta ti sbagli (e, come vedi, forse per la prima volta non dico semplicemente che ho un’opinione diversa dalla tua, ma dico proprio che stai commettendo un errore di valutazione smentito dai fatti): non e` una faccenda di articoli di giornale, e` una esperienza personale diretta, di chi ha vissuto in Germania per sette anni: il senso civico degli italiani e` incomparabilmente minore di quello dei tedeschi; non solo, ma si deteriora progressivamente via via che si scende verso il sud della penisola. io non so se tu sia mai stato in Sicilia, a vedere le condizione ripugnanti delle spiagge per l’accumulo incontrollato di rifiuti, in mezzo ai quali i locali peraltro sembrano vegetare benissimo, senza particolari disagi.

      i due articoli che citi del resto a me pare che confermino, piu` che smentire: quello francese parla di una ditta che offriva bikesharing, ma si e` ritirata dal mercato, accusando il vandalismo, ma le altre dicono di non avere avuto particolari problemi di questo tipo; l’articolo tedesco, corredata da una foto fatta in Cina (!), piu` che parlare di vandalismo, parla della cattiva organizzazione del servizio e della mancanza di collaborazione con le amministrazioni locali.

      dirsi queste cose significa fare della propaganda antiitaliana inutile? io non credo.

      se il turismo non si sviluppa in Sicilia, che e` indubitabilmente la piu` bella regione d’Italia e invece ha successo nella ben piu` anonima Spagna dipende anche dal fatto che i luogji turistici spagnoli sono puliti e quelli siciliani atrocemente sporchi.

      se il nostro turismo declina e` anche per lo spirito di rapina che lo caratterizza e la mancanza di empatia verso i turisti (ma fa eccezione il Sued Tirol).

      e` vero che dirlo serve a poco: non serve a nulla dire che gli italiani sono un popolo straordinariamente maleducato e indisponente rispetto agli altri (con l’eccezione del Veneto, in questo caso, dove non c’e` solo correttezza, ma perfino cordialita`, sconosciuta altrove in Europa), fino a che molti non girano il mondo e non se ne rendono conto di persona; e anche cosi`, questo non serve a cambiare le cose, perche` si tratta di imprinting e di comportamenti che vengono assimilati in maniera inconscia.

      naturalmente questo non significa che non si possa fare assolutamente nulla: un governo, ad esempio, che si occupasse di queste cose, cercherebbe di intervenire attraverso progetti educativi precoci nelle scuole.

      ma lascio perdere: il senso di predicare al vento e` molto forte in queste ore…

      d’accordo, invece, pienamente, sulle considerazioni che fai su come anche il bikesharing andrebbe adeguatamente organizzato: a partire da alcuni divieti, aggiungo io; ma gli italiani sono costituzionalmente refrattari ai divieti, anche a quelli palesemente vantaggiosi per loro – e scusa se rigiro il coltello nella piaga.

      del resto non e` solo pregiudizio se nel campo sociologico al nostro paese e in particolare al nostro Sud viene applicato, per descriverlo, il concetto di familismo amorale.

      questo spiega benissimo anche le nostra campagne elettorali e il successo del berlusconismo, che non e` solo di Berlusconi, ma oramai e` diventato universale: agli italiani devi far sbarluccicare un vantaggio personale immediato e diretto; non e` detto che ci credano, ma sono almeno disposti a proivare, mal che vada…

      inutile prospettare benefici collettivi ad un popolo come questo, come si e` progressivamente involuto negli ultimi anni.

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  2. Porto Sant’Elpidio, nelle Marche, provincia di Fermo, al confine con la provincia di Macerara (anche per questo dalle mie parti l’omicidio di Pamela Mastropietro ha fatto molto scalpore, anche più che nel resto d’Italia!).
    Cittadina molto piccola e abbastanza raccolta (tutti quasi i negozi, locali e centro commerciale si trovano in un raggio di poche centinaia di metri max 3km) e attraversata da una pista ciclabile abbastanza buona che collega anche i comuni limitrofi!
    La stazione ferroviaria è piccola, ma ci sono treni per Ancona a quasi tutte le ore (tranne la notte)
    Forse in una città molto più grande e/o strutturata in modo molto diverso (meno “concentrata” e meno pianeggiante) sentirei più il bisogno di avere l’auto a tutti i costi!

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    1. conosco un poco la zona, o meglio la conoscevo, per avere fatto, credo 35 anni fa!, un anno le vacanze al mare a Porto San Giorgio quando ero sposato e con i primi due bambini: direi che vivi in una Italia ideale – giusta misura, buoni collegamenti e discreti servizi.

      devo dire pero` che la citta` piu` grande aumenta e non diminuisce la voglia di non usare l’auto: le poche volte oramai che ritorno a Stuttgart, dove sono vissuto sette anni, con le sue 6 linee di metro` vero e proprio e 15 linee di metro` leggero di superficie con collegamenti con ogni centro nell’arco di 50 km almeno, regolarmente abbandono l’auto all’arrivo e la riprendo soltanto per partire.

      e perche` ci vai un auto, mi dirai? blablacar a parte, con i suoi piacevoli incontri, per risparmiare, visto che vado comunque a GPL…: il prezzo del treno sarebbe proibitivo.

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      1. http://www.lastampa.it/2018/02/15/multimedia/societa/un-minuto-obliqua-mente/gobee-lascia-litalia-quando-il-nostro-disprezzo-prevale-sul-bene-pubblico-FYodnstyzrz90gxIxrU24M/pagina.html

        Leggi l’articolo de La Stampa sulla stessa azienda che ha fallito anche in Francia!
        Il giornale francese ha dato la notizia per quella che è, un’azienda sola che ha fallito perchè non è stata previdente nei confronti di problemi ampiamente prevedibili che riguardano il settore (come il vandalismo).
        Molti giornali italiani invece ne hanno approfittato come pretesto per condannare la straordinaria inciviltà degli italiani tutti, senza distinzioni (in questo caso vera o presunta?)!

        Ofo e Mobike, le altre 2 aziende leader del settore, sono rimaste attive non solo in Francia ma anche in Italia, segno che forse non c’è tanta differenza di vandalismo, ma il fallimento è da imputare alla singola impresa anzichè al popolo italiano.

        Un conto è l’autocritica motivata, altro conto è la denigrazione sistematica e pretestuosa di un intero popolo… noi italiani abbiamo l’abitudine (siamo stati abituati così dai media nazionali, che forse hanno tutto l’interesse a demoralizzarci per poi poter aggirare la democrazia con il pretesto dell’ignoranza e dell’incivilta` popolare) ad auto-screditarci sistematicamente (anzi, più che altro sminuire i nostri concittadini, gli incivili sono sempre gli altri!), anche quando non ce ne sarebbe ragione, e allo stesso tempo (un atteggiamento non esclude l’altro) a nascondere la testa sotto la sabbia di fronte ai veri problemi di inciviltà.

        Alcuni problemi di inciviltà ci sono, è innegabile, ma non tutto quello che non funziona in Italia dipende dall’inciviltà!

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        1. sottoscrivo la conclusione, ma solo quella: l’incivilta` fa comodo per nascondere la disorganizzazione e l’incompetenza delle classi dirigenti, confermo qquel che dici, ma il resto e` sbagliato secondo me, confermo di nuovo la mia opinione.

          gli italiani non sono un popolo normale quanto ad etica pubblica, e la nomea che hanno in tutto il mondo non e` immotivata: veniamo abituati tutti, qual piu` qual meno, a violare la legge fin da piccoli e ce lo portiamo dietro come bagaglio culturale per tutta la vita.

          i giornali non fanno male a ricordarcelo ogni tanto, per quanto lo sport sia ampiamente inutile e abbastanza fine a se stesso.

          forse e` stato vivere alcuni anni in un contesto culturale tedesco, occupandomi professionalmente della comunita` dei nostri immigrati li`, che mi ha aperto gli occhi!

          ci sono fatti e comportamenti che si fa fatica a credere.

          da queste parti la settimana scorsa un uomo e` morto in una valletta dietro quella dove vivo io: stava andando, con un suo amico, a scaricare le immondizie nel fiume ed e` scivolato nella gola morendo sul colpo: quel corso d’acqua appartiene ad una riserva preziosissima, perche` ci vive un mollusco di fiume unico al mondo, protetto con un progetto alla comunita` europea.

          l’articolo della stampa locale online esprimeva il suo cordoglio per questa morte indubbiamente spiacevole, ma non conteneva una mezza riga di riserva su questo comportamento totalmente incivile, anche considerando che qui non si deve pagare nulla per buttare le immondizie nel cassonetto: un comportamento simile in Germania in un tedesco non riesco neppure ad immaginarlo e l’amico avrebbe certamente dissuaso dal farlo.

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          1. Riconosco che in molti ambiti, tra cui il rispetto per l’ambiente e il rispetto per gli spazi e i beni comuni, noi italiani siamo meno civili al confronto di altri popoli del nord Europa.
            Però per quanto riguarda il bike sharing molto dipende da come viene gestito e organizzato, le cittá che hanno affidato il servizio alle multinazionali cinesi di bike sharing a flusso libero, senza gestire correttamente la cosa, hanno avuto più o meno tutte gli stessi problemi di vandalismo, furti e biciclette parcheggiate ovunque intralciando la circolazione di pedoni, ciclisti e automobilisti!
            Questi problemi si sono verificati dappertutto, non solo in Italia, tanto che alcune cittá straniere, come ad esempio Amsterdam, sono state addirittura costrette a vietarlo il bike sharing a flusso libero.
            Io credo che a volte(non sempre) dietro l’accusa di inciviltà ci sia anche una cattiva organizzazione, e sono convinto che molti italiani sarebbero favorevoli a traformare la città in cui vivono più a misura di pedoni e ciclisti, solo che spesso poi ci si scontra con l’incompetenza delle amministrazioni comunali o con l’inerzia di alcune minoranze molto agguerrite che hanno interesse affinchè non cambi mai nulla!

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            1. se siamo meno civili nel rispetto dell’ambiente e degli altri beni comuni, possibile che questo non abbia il suo piccolo riflesso anche sulla gestione del bike sharing da parte dei cittadini?

              e tuttavia sono d’accordo con te che ci sono molti altri aspetti organizzativi carenti che spiegano le crisi di questo metodo di circolazione in Italia.

              sono soltanto meno ottimista di te sul fatto che ci siano molti cittadini che lo adotterebbero spontaneamente: qualche divieto di circolazione in piu` nelle strade del centro storico aiuterebbe; poi la gente si abitua e non ricorda neppure piu` il disagio iniziale e il fastidio provati.

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              1. Spontaneamente sono in pochi, volevo dire che secondo me ci sono molte persone che sarebbero soddisfatte del risultato finale (cioè vivere in una città in cui trasporti pubblici, piste ciclabili e aree pedonali siano organizzate talmente bene, da poter fare quasi tutto negli stessi tempi anche senza automobile). Nel corso dei vari step per trasformare la città molti (anche tra quelli che poi sarebbero contenti del cambiamento) all’inizio (prima di sperimentare i vantaggi sulla propria pelle) si lamenterebbero, ma poi se le cose fossero fatte bene e con gradualità, dando il tempo alle persone di abituarsi, e ascoltando quello che hanno da dire (in questo campo le politiche calate dall’alto senza ascoltare la gente sono destinate a fallire!), sono sicuro che la maggior parte sarebbero felici.
                Alla fine nessuno è veramente felice di vivere imbottigliato nel traffico, attraversare la strada con i bolidi che non rallentano neanche sulle striscie o andare in bicicletta respirando gas di scarico e rischiando di essere investito.
                Ci si fa l’abitudine perchè si pensa che non ci siano alternative!
                Solo che in un panorama politico pieno di cialtroni preoccupati solo del consenso a breve termine, di farsi rieleggere entro pochi anni, sono pochi i politici disposti ad impegnarsi in un progetto che richiede come minimo 10-20 o 30 anni.

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                1. siccome sono d’accordo con questo ultimo intervento, mi limito a raccontarti due aneddoti.

                  diversi anni fa, prima di partire per la Germania, partecipai ad una riunione della Circoscrizione del Centro Storico di Brescia: si parlava della possibile pedonalizzazione di corso Garibaldi, la principale via di penetrazione verso il cuore del Centro a partire da Piazza Garibaldi, la vecchia porta Milano (abitavo proprio li` vicino).

                  da anni i commercianti del quartiere erano sul piede di guerra contro questo progetto e si mobilitavano costantemente contro; la pedonalizzazione comportava togliere anche la linea degli autobus e temevano di perdere il loro giro d’affari; osservai che bastava deviare gli autobus su due vie parallele a forse 150 metri di distanza ciascuna e molto ben collegate al corso da traverse, trasformandole in sensi unici; fu la proposta che indusse a provare; sono passati anni, la zona e` pedonalizzata, piena di tavolini e di vita, e i commercianti sono contenti – almeno quelli che non stanno vendendo il loro negozio ai cinesi.

                  questo per dire che occorre appunto cercare delle soluzioni concrete e praticabili, che risultino convincenti.

                  il secondo esempio e` piu` attuale e meno positivo: si tratta di prolungare nella Val Sabbia, dove abito ora, verso il Trentino, la superstrada che oggi arriva alle porte di Vestone e dovra` proseguire verso il lago d’Idro; alla spesa contribuira` anche la Regione Trentino, interessata a migliorare i collegamenti delle Valli Giudicarie con la Lombardia; poiche` per i limiti dei fondi e` possibile intanto appaltare solo un primo tratto di 7-8 km, si e` trattato di decidere se aggirare da Sud il centro di Vestone con la sua frazione di Nozza, da cui parte una strada per la Valtrompia, con un tratto che sarebbe servito anche da tangenziale del paese, oppure costruire il tratto dalla periferia nord di Vestone verso Idro.

                  sulla razionalita` della scelta non mi pare possano sussistere dubbi, eppure e` stata scelta la seconda soluzione, che comporta che continui l’attraversamento per 4 o 5 km del paese di Vestone da parte di tutto il traffico, anche pesante; in sostanza la superstrada avra` questa strozzatura che passa nel centro del paese.

                  non volevo crederci, ma la cosa mi e` stata confermata da fonti diverse: determinante di questa follia l’opposizione dei bar della strada che temono di perdere il giro d’affari dei camionisti che si fermano a farsi un panino.

                  non ho parole, ovviamente; ma ho gia` verificato che la gente di paese di queste parti sembra che ricavi una grande soddisfazione dall’avere il traffico pesante vicino a casa; non si spiega altrimenti la feroce opposizione degli ecologisti della vicina Valtrompia, che dura da decenni, alla costruzione di una bretella autostradale che toglierebbe tutto il traffico pesante dai loro paesi.

                  oppure la parallela battaglia della sinistra e degli ecologisti bresciani alla metropolitana in citta` che alla fine e` stata costruita e la attraversa da nord a sud; anche in questo caso provai , ma senza successo (ero ancora attivo politicamente, allora) a trasformare l’opposizione rigida in una variante al progetto meno costosa e collegata alla pedonalizzazione completa del centro storico con una metropolitana leggera attorno al ring, in alternativa alla metropolitana pesante di fatto poi costruita, attraversandolo per km in galleria sotterranea.

                  non trovai ascolto da nessuna delle due parti che si combattevano e arrivarono a un referendum comunale, fallito per mancanza di partecipazione, siamo un paese fatto cosi`.

                  una provincia che aveva una rete invidiabile di tram fino agli anni Cinquanta, che collegava il capoluogo ai principali centri della provincia, e che sarebbe riattivabile con poca spesa, o che non ha ancora pensato a collegare al metro` la ferrovia locale per la Valcamonica, che sarebbe una linea 2 gia` pronta.

                  un paese con poco senso pratico, amante degli scontri ideologici e per niente concreto.

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                  1. Esempi molto interessanti!
                    Che i bar di Vestone abbiano preferito che la superstrada attraversasse il paese è abbastanza comprensibile, mentre nei centri urbani con una medio-alta densità abitativa, come Brescia, la pedonalizzazione(fatta con intelligenza e adottando strategie per valorizzare al meglio gli spazi pubblici, come panchine, fontane, aiuole, bar all’aperto, organizzazione di eventi e concerti, artisti di strada ecc…) è vantaggiosa per tutti, commercianti compresi(gli automobilisti non si fermano a guardare le vetrine, se aumenta il passeggio, vanno meglio anche gli affari di negozi, bar e ristoranti), per i piccoli comuni rurali a bassa densità di abitanti, deviare il traffico fuori dal centro abitato significherebbe uccidere il grosso del commercio!
                    In un contesto simile è difficile trovare soluzioni che facciano contenti quasi tutti, l’unica sarebbe, come suggerisci, tornare a un trasporto di persone e merci non più incentrato su automobili e camion, ma su ferrovie e tranvie, come era fino agli anni ’50 del secolo scorso. Ma con tecnologie e velocità aggiornate alle esigenze moderne.

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                    1. sul secondo punto devo essermi spiegato male.

                      non e` che la superstrada attraversera` il centro di Vestone: no, in quel tratto non ci sara` proprio super-strada.

                      spiegandomi ancora meglio, questa superstrada che potenzialmente collega Brescia a Trento partira` da Brescia, come ora e in una cinquantina di km arrivera` alle soglie della frazione di Nozza, dove lascera` il traffico sulla vecchia statale, che passa tra le vecchie case del nucleo originario, perfino con una strettoia in una curva a gomito (figurati), proseguira`, rasente al fiume, nel nucleo abitato di Vestone, che si estende in modo lineare seguendo il percorso del Chiese, e soltanto una volta usciti dal paese dopo qualche km riprendera` la superstrada, gia` in via di completamento nella parte trentina, ma il traffico trovera` nuove strozzature a nord del lago d’Idro, attraversando di nuovo paesi dove la provinciale coincide con la via principale.

                      non concordo con quel che dici: in Svizzera l’autostrada che collega Bellinzona al passo del San Bernardino e` stata completata proprio in questi mesi, aggirando tutti i centri anitati, spesso in galleria, e non mi risulta che siano state le resistenze che si incontrano in Italia, anzi in Germania ho attraversato i paesi tra Schaffhausen e Donaueschingen, dopo il confine con la Svizzera, dove si incontrano striscioni che chiedono la costruzione di una tangenziale per togliere il traffico tra le case.

                      che portare il traffico pesante fuori dai piccoli paesi rappresenti un colpo mortale al commercio locale a me pare un pregiudizio senza senso; d’altra parte solo al traffico pesante sarebbe vietato l’accesso nei centri, il traffico leggero potrebbe sempre scegliere.

                      da quando abito qui, per andare a Brescia senza usare la piu` lunga tangenziale di cui stiamo parlando, devo attraversare 5 paesi; solo uno ha una tangenziale veloce esterna; ma in tre anni mi saro` fermato in un negozio di uno di questi piccoli centri attraversati dalla provinciale forse tre volte e per acquisti specifici; spesso devo andare nell’altro paese, dove c’e` il marmista che mi sta facendo dei lavori per la casa, e in questo caso ci entro – semplie, no?- , a volte proseguendo per Brescia, a volte no.

                      se anche negli altri paesi ci fosse la tangenziale, quella volta che volevo proprio i formaggi di capra del posto o il pane speciale di una forneria storica, sarei uscito dalla tangenziale passando per il paese, e se proprio fossero i camionisti di passaggio che tengono in pedi l’economia di quei paesi, non sarebbe difficile pensare a qualche area parcheggio sulla tangenziale, a breve distanza e ben collegata ai centri.

                      ma scommetto che resterebbe vuota quasi sempre.

                      no, c’e` qualche stortura piu` profonda che sinceramente mi sfugge, e in qualche misura mi pare che anche il tuo commento la esprima!!! 😉

                      l’idea radicata che si deve accettare rumore, inquinamento, pericolo dati dal traffico, perche` altrimenti l’economia ne va di mezzo.

                      dev’essere un pregiudizio radicatosi in Italia negli anni Cinquanta e che ancora non e` tramontato.

                      ma no, e` qualcosa si ancora diverso e impalpabile: la differenza fra la cultura italiana e quella tedesca, e io, sudtirolese di formazione anche se non di nascita, sono in questo piu` tedesco che italiano.

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  3. La stragrande maggioranza delle persone trova normale girare in città con il suv (nonostante la situazione economica non delle migliori, secondo statistiche pare addirittura che le vendite di suv siano in aumento!), purtroppo solo pochi si indignerebbero per questo dettaglio.

    E questo si ricollega al discorso sulla scarsa sensibilità degli italiani nei confronti dell’ambiente, e non solo, ancor più scarso interesse e assoluta non curanza per la vivibilità delle città (e dunque mancanza di rispetto per il prossimo)!

    P.S. Oltretutto il suv della moglie di Renzi è un turbodiesel, quanto di più inquinante ci possa essere dal punto di vista delle polveri sottili!

    P.P.S. Quanto al culto dell’immagine di Renzi (grottescamente lontana dalla realtà), ricordo ancora le foto in cui si faceva riprendere mentre correva, spacciandosi per un vero runner, nonostante il fisico da sollevatore di lasagne (chiaro indice che non si allena seriamente e regolarmente, anche la sua esibita passione per lo sport è farlocca!)

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    1. forse perche` non ho un SUV e non me lo concederei mai, prima di tutto per il fastidio di gestirlo (ho l’utilitaria piu` mini che esista, e a GPL!), io mi indigno ancora e sono anche convinto che molti di quelli che non hanno un SUV, vuoi perche` non possono, vuoi perche` non vogliono mantenerlo, siano abbastanza scocciati dai SUV nei centri storici, che del resto – soprattutto se diesel – andrebbero semplicemente proibiti, per rientrae nei parametri europei delle polveri sottili.

      quanto a Renzi, e` perfino fisicamente una caricatura mal riuscita di Craxi, che era arrogante e cinico come lui, ma almeno sincero fino alla brutalita` con gli elettori, e nonostante questo ha fatto una brutta fine lo stesso.

      io mi meraviglio che Renzi non abbia attorno gente che gli consiglia, per il suo bene, di smetterla di provocare gli italiani.

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      1. Io ho fatto scadere anche la patente, per il momento mi arrangio con mezzi pubblici, passaggi in auto di familiari e amici, e bicicletta… ma mi rendo conto che per molti, per chi non vive in città o per i pendolari, l’auto (ma non certo il suv, o il macchinone da 200 cv) sia una vera necessità di cui non si può fare meno!

        I suv e tutte le automobili troppo grosse (tipo oltre i 4 metri di lunghezza, oppure oltre un certo peso) andrebbero abolite dai centri cittadini non solo per l”inquinamento dell’aria, ma soprattutto per il FURTO DI SPAZIO, che abbrutisce le città e gli spazi comuni, e rende la vita difficile a disabili, pedoni e ciclisti.

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        1. sei quasi un eroe, allora; ma anche io ho una figlia che vive cosi` e, proprio quando le serve, usa semmai l’auto dei uno dei genitori.

          no, io non potrei: vivo a 10 km dal supermercato piu` vicino e a 2 km, in salita, con 200 metri di dislivello, dal negozietto di alimentari piu` vicino…

          i nostri centri storici andrebbeo chiusi totalmente alle auto, salvo che ai residenti, ma con limitazioni preciseanche per loro: percorsi ben definiti in entrata e in uscita soltanto!

          natralmente garantendo in cambio trasporti pubblici adeguati, in particolare dove i centri storici sono molto estesi.

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          1. Ma no, quale eroe, non ho rinunciato temporaneamente all’auto personale per principio, ma solo perché al momento a conti fatti non mi conviene, perché vivendo in città ho la fortuna di avere quasi quasi tutto (quello che mi serve quotidianamente) in un raggio di massimo 2-3 km (in pianura e senza salite), e di avere amici automuniti che mi danno volentieri un passaggio in caso di gite fuori porta nei dintorni. In caso di viaggi più lunghi c’è il treno o l’aereo.

            Inoltre non mi è mai piaciuto molto guidare, quando ero costretto per andare a lavorare a 30-40 km in una zona senza mezzi pubblici, mi veniva il nervoso a rimanere imbottigliato in mezzo al traffico!

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            1. ahha, scopro di avere la stessa intolleranza assoluta per le code; quando mi capita di rimanere imbottigliato sono disposto a tutto per uscirne e potrei fare perfino azioni totalmente irrazionali. ricordo ancora una volta che mi feci due ore di mulattiera impervia (in auto ovviamente!) passando da una valle ad un’altra per sfuggire ad una coda, che mi avrebbe portato via al massimo un quarto d’ora. ma e` questa impossibilita` di andare che non riesco a sopportare…

              la tua rinuncia provvisoria all’auto e` invece totalmente razionale: ed e` per questo che e` un comportamento cosi` poco comune.

              (che citta`?, se posso)

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