pene del maschio, addio – 103

L’Università di Padova pochi mesi fa ha pubblicato il primo studio al mondo sulle misure antropometriche (altezza, braccia, gambe, torso) di oltre duemila ragazzi (maschi) tra i 18 e i 19 anni, confrontandole con quelle del passato.

e` una operazione che, per la verita`, ho sentito fare a varie riprese negli anni e non varrebbe quasi la pena di parlarne, almeno per la conferma che viene ad alcune tendenze gia` osservate in passato:

I giovani di oggi sono più alti rispetto al passato, hanno gambe più lunghe, braccia più lunghe.
Stanno saltando, quindi, tutte le proporzioni antropometriche.

ma se anche la lunghezza del pene diminuisce?

. . .

al riguardo, si potrebbe ricordare che le proporzioni ideali del corpo umano furono fissate, secondo precise regole matematiche, nella scultura greca classica, nel 5o secolo a.C., da Policleto, che ci scrisse anche un libro, il Canone, di cui ci restano solo alcune citazioni:

qui, a partire dalla misura di una parte del corpo (la testa o il dito), si calcolavano le misure di tutto il resto del corpo, col metodo della proporzione.

ad esempio, la testa del soggetto era 1/8 dell’altezza, 3/8 il busto, 4/8 le gambe.

e` su questa base che duemila anni dopo Leonardo arrivo` a quella sublime sintesi matematica che e` il suo uomo vitruviano.

800px-Da_Vinci_Vitruve_Luc_Viatour

il Canone fu il risultato di una serie di misurazioni concrete sugli uomini di allora.

non troppo diversi da quelli vissuti fino a un paio di generazioni fa, si direbbe; ma oggi quelle proporzioni stanno saltando.

. . .

la cosa un po’ strana, che da` da pensare, e` che anche nell’antica scultura greca quelle proporzioni cambiarono qualche generazione dopo Policleto, e nello stesso senso di oggi: gli uomini raffigurato da Lisippo, un secolo dopo, sono infatti piu` longilinei di quelli scolpiti da Policleto.

ma e` perche` anche l’idea mentale di che cosa debba essere un maschio era cambiata: meno tetragono, meno quadrato, piu` aperto al movimento e all’avventura: meno guerriero e piu` commerciante e giramondo.

in sostanza, dunque, vi e` una certa evoluzione del corpo maschile che dipende semplicemente dal progresso culturale:

in una societa` piu` evoluta i corpi maschili diventano meno rozzi, meno tozzi, insomma un po’ meno maschili, direi.

. . .

ma questa trasformazione fisica del corpo maschile nel suo insieme in atto oggi si accompagna ad un’altra variazione, davvero sorprendente, di cui finora non avevo sentito mai parlare: la diminuzione della lunghezza del pene.

Le nuove generazioni hanno infatti perso 0.9 cm rispetto alle misure in letteratura della generazione dei loro padri.

notate bene che quasi un centimetro di pene in meno in una generazione e` una cosa enorme.

. . .

va be’: mi viene da fare una battuta: cosi` l’uomo contemporaneo si avvicina di nuovo all’ideale estetico dei greci antichi: come noto, le loro statue hanno tutte un pene piuttosto piccolo (quando e` rimasto).

ma la spiegazione di questa strana misura e` ancora culturale: l’uomo ideale greco aveva il pene piccolo ad indicare la sua capacita` di tenere sotto controllo il desiderio sessuale.

il pene grande, anzi enorme, in erezione o meno, era infatti riservato alle rappresentazioni dei satiri, simboli del primitivismo e di una vita istintiva e sfrenata, molto lontana dall’ideale apollineo della cultura greca.

e dunque possiamo ipotizzare che di nuovo nella riduzione della misura del pene maschile negli uomini contemporanei agisca lo stesso modello culturale che propone un maschio depotenziato sessualmente?

direi proprio di no.

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intanto la cosa e` vissuta dai maschi con una certa angoscia: la misura del pene come misura della propria virilita` e` un modello duro a morire, infatti.

e ben lo misura dalla quantita` di siti internet avventurosi che promettono l’allungamento del pene in qualche settimana o in pochi giorni.

con quali effetti sulla sua funzionalita` non e` dato sapere.

mi e` capitato di finire una volta in India in una grotta di alcuni asceti che, proprio allungando artificialmente il pene con incredibili tecniche fisiche, lo rendevano totalmente inefficiente e cercavano di raggiungere in questo modo una totale indifferenza al sesso.

auguri di non fare la stessa fine agli allungatori nevrotici del proprio pene.

. . .

ma soprattutto i modelli culturali non sono in grado di agire cosi` velocemente sull’anatomia.

la causa dev’essere biologica.

ed ecco che l’accento finisce sugli ormoni che determinano l’armonica crescita di tutte le strutture corporee,  lunghezza del pene compresa: e qualcuno comincia a sostenere che non funzionano a dovere.

La femminilizzazione del maschio non è fantascienza, perché nei luoghi più contaminati del pianeta già lo abbiamo visto negli animali.
Come gli alligatori ermafroditi dei laghi della Florida.
Ma non solo, riguarda anche le rane, le salamandre e i pesci.

insomma, se la femminilizzazione dei maschi si estende anche ad altre specie, compresi rettili e pesci, e` evidente che i modelli culturali non c’entrano, ma c’entra l’inquinamento.

. . .

Per Michael Skinner, professore alla Scuola di Scienze Biologiche della Washington University, gli uomini reagiscono agli stessi agenti chimici degli alligatori e dei pesci: se prima la nostra fonte principale di contaminazione era qualcosa nell’agricoltura, ora sono tutte le molecole che ci circondano, le plastiche, gli ftalati, il bisfenolo A.

sono questi che probabilmente stanno mettendo in discussione radicalmente la stessa possibilita` di riprodursi per gli uomini. 

e il fenomeno e` certamente – dico io – da mettere in correlazione con la forte diminuzione della produzione di spermatozoi, che e` in atto.

la conclusione e` drammatica e merita che si lanci un allarme:

Questo mix di sostanze inquinanti interferenti con cui il maschio entra in contatto quotidianamente ha causato una diminuzione importante nella produzione di spermatozoi negli ultimi 20 anni.

Ma le alterazioni ormonali stanno portando anche ad un vero e proprio cambiamento nella struttura del corpo delle nuove generazioni.

. . .

aggiungo una nota a parte.

in questo blog privo di vere qualita`, che trascino come un passatempo ozioso della mente critica, abbastanza disillusa per pensare di fare qualcosa di piu`, nessun post (o quasi) dice davvero qualcosa di essenziale sull’argomento che tocca, e di quasi ciascuno si potrebbe benissimo fare a meno.

e` il loro insieme che significa qualcosa, almeno per me: la successione dei temi, che compone un affresco della situazione del mondo di oggi, mettendo assieme qualche notizia secondo una logica che non e` quella della rappresentazione corrente del mondo.

questo e` ancora piu` evidente in questo post, che e` un semplice riassunto commentato di un breve articolo di cronaca, che oltretutto serve come lancio e presentazione di una trasmissione televisiva.

se tutto abbia un qualche senso, aldila` di quello strettamente biografico, e` questione che considero gia` risolta.

. . .

chiedo scusa di queste considerazioni iniziali – ma adesso le sposto in fondo, per questioni di leggibilita`: so bene di non potere piu` contare su lettori attenti, io stesso non lo sono piu`.

la moltiplicazione dell’informazione ci ha reso tutti piu` frettolosi e chi ha voglia di stare a sentire una lagna come questa? – con la quale spero di congedarmi dalle due settimane di depressione malmostosa che hanno accompagnato una mia lentissima influenza, non ancora del tutto guarita, a dimostrazione ulteriore che siamo un tutto di mente-corpo, e un tutto con l’ambiente che ci ospita.

ed ecco, proprio per questa considerazione, ora finale, ma pensata come introduttiva, questo paragrafo doveva stare all’inizio del post, e non in fondo.


17 risposte a "pene del maschio, addio – 103"

  1. Per curiosità ho provato a cercare questo studio, e quello che ho trovato è questo:
    https://link.springer.com/article/10.3275/8514

    Non c’è un confronto col passato (quindi come fanno a dire che i nonni e bisnonni ce l’avevano più lungo?), ma solo misure di varie parti del corpo (tra cui anche il pene) su un campione di poco più di 2.000 ragazzi tra i 18 e i 19 anni hanno accettato di sottoporsi alle invadenti misurazioni!
    Oltretutto c’è scritto chiaramente che la rilevazione è stata effettuata misurando il dorso del pene FLACCIDO (e non in trazione!) dall’osso pubico al glande.
    E possiamo intuire tutti (anche senza essere grandi scienziati) quanto poco è attendibile una misurazione del genere, in quanto non c’è un rapporto fisso tra le misure del pene flaccido e in erezione (per dirla in parole povere, c’è chi da moscio ce l’ha piccolo piccolo ma da eretto diventa quasi il triplo, e chi all’opposto pur avendo delle dimensioni notevoli da moscio, “cresce” poco in erezione!), e oltretutto la dimensione del pene flaccido può essere influenzata da vari fattori (temperatura, stato emotivo, stanchezza) difficilmente controllabili e standardizzabili.

    Insomma, può darsi pure che sia vero che i ragazzi di oggi ce l’hanno più corto e sono meno fertili, ma mancano i dati attendibili, siamo nel campo delle ipotesi!

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    1. ma sei prezioso! devo proprio abbonarmi ai tuoi commenti critici.

      ma possibile che alla Stampa, da cui ho preso la notizia, siano cosi` poco professionali da inventarsi la notizia piu` importante, cioe` quella della diminuzione delle dimensioni del pene?

      in che mani siamo allora, noi poveri lettori?

      oserei pensare, per non rassegnarmi all’idea, che magari il riferimento sia contenuto nel testo completo dell’articolo, non citato nell’abstract a cui rimandi tu.

      pero`, sbirciando a caso nella bibliografia, sembra proprio che non ci siano variazioni negli ultimi 20 anni, dato che si trovano misure coerenti con quelle trovate a Padova, tra 8,8 e 9,0 rispetto al loro 8,9.

      e allora? che sia proprio inventato per catturare lettori tonti (come me)?

      sarebbe gravissimo, dato che il problema centrale e veramente importante della diminuzione della fertilita` e del testosterone invece risulta pienamente confermato.

      grazie del commento e a presto!

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    2. scusa, adesso ho fatto le mie ricerche anche io, e la giornalista della Stampa ha riportato correttamente le affermazioni del principale autore di questa ricerca, come risulta da questa breve intervista video:

      http://www.lastampa.it/2017/03/13/italia/cronache/sterilit-raddoppiata-in-anni-e-pene-pi-corto-cosa-succede-al-maschio-doggi-ufdkp09IC6eO9NZ9cKE73N/pagina.html

      ovviamente questo non risponde ai dubbi su quanto siano corrette in se stesse.

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      1. Ok, ma io non addebitavo un errore o una bufala ai giornali (anche se sicuramente i giornali tendono a riportare gli studi scientifici in maniera enfatica e semplicistica, senza ragionamenti e approfondimenti critici; titolare “PENE PIU’ CORTO E STERILITA’ RADDOPPIATA” ha un impatto psicologico e mediatico molto più forte, rispetto a un titolo più onesto e dubitativo), facevo soltanto notare che il metodo di misurazione è discutibile e inoltre non c’è un vero confronto con un campione simile di giovani delle generazioni precedenti (sottoposti a identico protocollo di misurazione). Il professore dice che il pene medio di un ragazzo di oggi è più corto di 0,9 cm rispetto alla media riportata in letteratura. Ma quale letteratura?

        In letteratura gli studi sulle misure del pene non sono perfettamente concordi tra loro (inoltre la gran parte degli studi sono molto limitati, per ovvi motivi psicologici e culturali non è facile reclutare uomini disposti a farsi misurare le parti intime… e c’è pure il rischio che la maggior parte dei volontari siano proprio quelli che hanno più autostima nella propria dotazione, mentre i soggetti molto sottodotati – o convinti di esserlo – boicottino questi studi, falsandone i risultati!), c’è sempre una differenza di qualche millimetro tra uno studio e l’altro.

        Poi le misurazioni rilevate prima che le plastiche diventassero il materiale più usato al mondo, prima che DDT e pesticidi vari fossero irrorati ovunque in quantità industriali, cioè prima che l’umanità venisse quotidianamente a contatto con migliaia di sostanze potenzialmente sintetiche capaci di esercitare un qualche effetto ormonale (dunque prima degli anni ’50? o quantomeno prima degli anni ’70 del secolo scorso!) sono quasi tutte effettuate su campioni limitatissimi (in uno studio del 1899, epoca in cui l’esposizione a interferenti endocrini artificiali era praticamente nulla rispetto ad oggi, sono misurati i peni di soli 50 soggetti! misura media allo stato flaccido, 9,41 cm )

        Insomma, in realtà per quanto riguarda la lunghezza del pene gli studi su campioni statisticamente rilevanti e rappresentativi sono pochissimi, tutti relativamente recenti: ultimi 20-30 anni, quando gli interferenti endocrini erano già diffusissimi… anzi, 20-30 anni fa l’esposizione a queste sostanze era probabilmente anche maggiore, visto c’era meno consapevolezza del problema, non c’erano leggi in materia, i pesticidi venivano usati con più disinvoltura anche nella coltivazione degli orti domestici e il PVC si usava anche a contatto con gli alimenti), e difficilmente confrontabili tra loro per l’assenza di una metodologia standardizzata!

        Detto questo, sarebbe comunque molto ottimista pensare che le migliaia di sostanze sintetiche con potenziale effetto endocrino, con cui veniamo a contatto ogni giorno, siano innocue e non abbiano effetti sull’apparato sessuale e riproduttivo. Do per scontato che un qualche effetto negativo ce l’abbiano di sicuro, e quindi vadano limitati il più possibile, però non possiamo neanche fare il parallelismo con gli alligatori e altri animali “femminilizzati” dal DDT, visto che quelli vivevano in acque gravissimamente contaminate dall’insetticida.
        Noi per fortuna non beviamo acque così tanto contaminate, non facciamo il bagno col DDT come i poveri alligatori del laghetto contaminato in Florida!

        L’inchiesta televisiva di Presa Diretta (che ho visto a suo tempo, quando è uscita) non mi è piaciuta perché pecca di eccessivo allarmismo, e ha affrontato in maniera molto superficiale e approssimativa cosa si può fare in concreto per ridurre il pericolo. Tanto allarmismo senza offrire una prospettiva delle possibili soluzioni, cioè di cosa possiamo fare tutti noi sia nel nostro piccolo che a livello politico, rischia di lasciare un forte impatto emotivo momentaneo, per poi venire dimenticato in fretta (oppure sfociare in una fobia ossessiva per tutte le cose che potrebbero contenere anche quantità infinitesimali di queste sostanze, il che sarebbe anche peggio che fregarsene del tutto!)

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        1. vedo che devo considerarti un esperto dell’argomento, che io invece ho affrontato qui per la prima volta: sinceramente non avevo mai considerato quello della misura del pene un argomento di cui occuparmi, dato che lo consideravo – diciamo cosi` – socialmente neutro.

          questa notizia invece e` stata importante per me perche` mi ha fatto capire che anche la misura del pene e` una variabile dipendente, che viene influenzata dall’inquinamento.

          dicendolo in poche parole e spero non troppo grossolanamente, la programmazione base dell’embrione e` per uno sviluppo di tipo femminile: se un po’ piu` della meta` degli embrioni vira verso uno sviluppo che li fa diventare maschili, questo dipende dal testosterone che ne guida la formazione; ma il testosterone e` un ormone e le sostanze nocive presenti nell’ambiente ne modificano il funzionamento.

          certamente, come si sapeva finora, per quanto riguarda la fertilita` maschile, in via di rapida riduzione, ma ora si puo` dubitare anche per quanto riguarda – pare – la struttura stessa del corpo maschile che va femminilizzandosi.

          tu muovi critiche molto puntuali allo studio in questione, ma sinceramente non sono in grado di valutarle; esprimo una certa fiducia generica basata sul fatto che gli articoli scientifici sono sottoposti a revisione da parte di gruppi di controllo indipendenti prima della pubblicazione sulle riviste specializzate; ma mi rimane l’incertezza data dal fatto che non ho visto nell’abstract dell’articolo citato da te le affermazioni piu` dirompenti fatte nella intervista a voce, e quindi potresti avere ragione tu.

          penso anche io che il parallelo con gli alligatori della Florida sia un po’ forzato, date le condizioni ambientali diverse, ma anche la profonda diversita` biologica e i meccanismi molto differenti di differenziazione del sesso negli embrioni.

          utile comunque – secondo me – sollevare di nuovo l’allarme per una questione largamente sottovalutata come quella della crisi biologica del sesso maschile – il vero sesso debole della nostra specie.

          la misura effettivamente utile di questo allarme, per evitare gli eccessi controproducenti di cui parli, ritengo che potra` essere meglio definita quando questa preoccupazione sara` effettivamente entrata nel senso comune, e per questo mi e` sembrato utile, comunque, dare il mio insignificante contributo a evidenziare il problema con questo post.

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          1. I singoli scienziati è normale che abbiano le loro opinioni e teorie, i singoli studi scientifici possono essere influenzati da tantissime variabili( compreso il pregiudizio di chi li ha progettati,o l’interesse di chi li ha commissionati ecc..) e non sono quasi mai conclusivi (è banale trovare studi che dicono tutto e il contrario di tutto), i criteri di peer review in realtà non sono rigorosissimi come si crede… insomma affinché questa teoria dell’accorciamento del pene diventi un’evidenza riconosciuta dalla comunità scientifica, ce ne vuole, non bastano certo 2.000 misurazioni senza un termine di paragone con il passato (chi lo sa quanto ce l’avevano lungo gli uomini del medioevo, o dell’età classica, o del rinascimento?). A quanto ne sappiamo prima del 19esimo secolo nessuno studioso si è mai preso la briga di andare a misurare peni con il righello!

            Forse gli unici uomini antichi che si sono occupati della questione sono stati gli scultori, e osservando le statue di Michelangelo non sembra che gli antichi fossero molto più dotati dei moderni. Certamente erano più robusti e muscolosi (perlomeno i soggetti delle statue, atleti, guerrieri e divinità), ma perché erano costretti ad usare i muscoli molto più di noi super-sedentari (anche chi si muove a piedi o in bicicletta nelle città attuali, è sempre più sedentario di un uomo del medioevo) uomini del terzo millennio.

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            1. tutto giusto, tuttavia continuo a considerare la tesi esposta da quella ricerca attendibile, cioè meritevoe di uteriori studi e approfondimenti, come giustamente dici tu; in atre paroe non si tratta di quacosa di palesemente infondato da lasciar perdere.

              mettendo questa ricerca in un contesto, possiamo dire che la perdita accentuatissima della feciondità maschie nelle utimissime generazioni è un fatto accertato scientificamente, ed `?e moto pausibie che dipenda da disordini ormonali anche nella fase della gestazione.

              siccome a mascoinizzazione del feto è guidata da questi ormoni, che appaiono impediti nel loro pieno sviluppo, plausibilmente per l’interferenza di fattori inquinanti, che verifichiamo anche in mti altri fernomeni in corso, sembra moto ragionevole supporre che questi influiscano anche suo sviluppo dei caratteri sessuali secondari maschili, fra cui la dimensione del pene.

              dal punto di vista dela differenziazione in senso maschile dal sesso di base che è femminile, il pene non è altro che un clitoride mascolinizzato, cioè ipersviluppato; se i caratteri maschili sono inibiti oppure ostacolati è probabie che il pene rimanga più vicino per costituzione al clitoride, e cioè si sviluppi di meno.

              sono soltanto ipotesi, ma sarebbe opportuno approfondirle, per confermarle o smentirle definitivamente.

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  2. l’homo sapiens aveva il cervello più grande del sapiens sapiens ma non per questo era più intelligente.

    probabile problema di statistica. Ad inizio secolo eravamo 1 miliardo ed ora siamo 8 miliardi. Il campione per le misurazioni era diverso per non parlare degli strumenti a disposizione. Chissa quanti erano i misuratori di pene che passavano da porta a porta anni fa mentre ora basta andare su internet inserire il nome e trovare la misura. Trovi tutto lì.
    Questo secondo punto dimostra il primo. Per arrivare a questo punto il sapiens sapiens è diventato veramente molto molto intelligente.

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    1. 🙂 🙂 🙂

      totalmente d’accordo sull’assenza di una correlazione fra dimensioni e funzionalita` di un organo (credo che tu abbia dimenticato di scrivere neanderthalensis a fianco del primo “homo sapiens” del tuo commento): in effetti l’homo neanderthalensis aveva un cervello piu` grande del nostro: non sappiamo se fosse piu` o meno intelligente di noi, ma certamente quel cervello piu` grosso non gli ha impedito di essere soppresso dai nostri antenati…

      a quanto ho capito, le misurazioni riguardano comunque un campione di ragazzi italiani; le considerazioni piu` generali no, riguardano la specie umana nel suo insieme.

      tra parentesi, la lunghezza del pene diminuisce, ma in compenso il QI medio sta crescendo vertiginosamente.

      oggi gli uomini di un secolo fa sarebbero considerati praticamente handicappati mentalmente.

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      1. Dipende come viene scelto il campione. Anche la popolazione italiana è aumentata. Raddoppiata in un secolo. Molti se ne sono andati, altri sono arrivati. Può anche andarsi che certe persone al giorno d’oggi non vogliano farsi misurare il pene… almeno non più come una volta. Tante variabili… una sola certezza. Lunghezza o meno la crescita demografica è esponenziale.

        Gli studi sull’IQ sono falsati 😀

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        1. beh, dai, il campione DEVE essere scelto in modo da garantire la casualita` dei risultati, che altrimenti sarebbero falsati in partenza!

          e poi, guarda che i movimenti migratori, e in particolare l’arrivo degli africani, dovrebbero semmai avere prodotto l’effetto opposto sulle statistiche della lunghezza dei peni in Italia… 😉

          ma confido davvero sulla serieta` dei ricercatori.

          ma tu in che senso dici che i dati sul QI sono falsati? io intendo piuttosto che l’abitudine allo zapping e all’uso di internet hanno molto potenziato alcune capacita` puramente percettive che contribuiscono a innalzare il QI, mentre hanno demolito lo spirito critico di cui i misuratori di QI non si occupano.

          del resto, se i film di cinquant’anni fa oggi appaiono insopportabilmente lenti una qualche spiegazione tecnica deve pur esserci.

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          1. sembrerebbe che io mi sia tirato una zappa sui piedi ma in realtà quella degli africani deve essere una leggenda perché gli altri arrivati dovrebbero abbassare notevolte la media in tal caso. E comunque ci sono anche russi immigrati, quanti sono 0,001 %? Beh devono avercelo molto piccolo!

            Mi riferivo al IQ come PIL dell’intelligenza. Utile solo in parte. In realtà solo una piccollissima parte delle persone fanno da colonne portanti della società moderna. Gli altri sono consunatori e operatori con l’IQ del nonno, tagliano frutta su Ipad e Iphone tutti i giorni!

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            1. che il QI sia l’equivalente del PIL mi pare una analogia azzeccata e me la segno.

              il QI che cresce probabilmente nelle ultime generazioni e` quello che serve per usare l’IPAD, indubbiamente un poco piu` complicato da usare dell’accetta del nonno, ma quel tanto basta.

              sul resto non mi esprimo, ma pare che per gli africani che vivono nei climi caldi siano favorite in assoluto le forme allungate nel corpo che aiutano a disperdere calore (giusto il contrario delle popolazioni che vivono nei climi freddi, dove invece sono utili forme fisiche ridotte, giusto per il motivo opposto: per non disperderlo)…

              ecco dunque nasi grossi e larghi in Africa e nasi piccoli e schiacciati fra gli inuit.

              e mal y soit qui mal y pense… 🙂

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              1. ma questo è un controsenso. Il riscaldamento climatico dovrebbe allungare e non accorciare il pene italiano. C’è qualquadra che non cosa. Se ne deduce che quelli col membro più lungo hanno una tendenza maggiore ad emigrare.

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                1. ahah, ma dimentichi che il riscaldamento climatico globale per paradosso produce il raffreddamento almeno invernale dell’Europa per la progressiva sparizione della corrente del golfo!

                  del resto in questi giorni cosi` freddi da noi le temperature nel circolo polare artico sono 25 gradi superiori alla norma…

                  effetti visibili? boh… 🙂

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                  1. ci mancava che misurassimo il riscaldamento col righello. In ogni caso i cambiamenti sono fuori controllo. Il motivo per cui tutti promettono di abbandonare auto tradizionali per elettriche in futuro è che nessuno pensa che arriveremmo così lontano. Finirà tutto prima.

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                    1. in Germania stanno studiando una legge per mettere sotto controllo l’ingegneria climatica: pare che qualche pazzo abbia gia` cominciato a sparacchiare esperimenti per conto suo: ad esempio moltiplicare le alghe che dovrebbero assorbire la CO2; ma si e` verificato che l’unico risultato al momento e` di moltiplicare i granchi che si nutrono di alghe.

                      speriamo che Musk continui a sparacchiare su Marte e Bill Gates ad occuparsi di vaccini, che non gli venga in mente qualche altro beneficio per l’umanita`, visto che nessuno riuscirebbe a fermarli. 😦

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