come Eleazar ben Jair inventò un patchwork di nome Jeshu – il profeta egiziano 25 – 112

come si spiega il mio lungo silenzio di quasi due mesi dall’ultimo post sul profeta egiziano che guidò un fallito attacco a Gerusalemme da Monte degli Olivi negli anni Cinquanta del primo secolo?

da un lato perché sono finalmente arrivato ad una ipotesi che pare almeno a a me abbastanza persuasiva sul modo nel quale si è formato il mito cristiano di Jeshu (che, come tutti i miti, ha una vaga parentela con la realtà storica), ma avevo bisogno di rimuginarla per bene.

dall’altro col fatto che ho cominciato a leggere qualche studio pubblicato, allo scopo di approfondire la mia ipotesi.

ma siccome a questa non ho ancora minimamente accennato, ecco che ora la espongo con tutta la sommarietà che può avere al momento.

e che dipende anche dal fatto che ritengo veramente moto difficile riuscire ad arrivare a dimostrarla pienamente e in modo stringente: temo che possa restare soltanto al livello di una suggestione fra le tante sul tema.

. . .

sono arrivato a questa ipotesi collegando dati storici e dati filologici.

i dati storici sono dati dal silenzio degli storici contemporanei sulla figura di Jeshu, così difficilmente spiegabile che ha fatto dubitare diversi che si trattasse del tutto di una invenzione letteraria.

d’altro lato le narrazioni contenute nei tardi vangeli (tardi rispetto ai tempi in cui vengono collocati i fatti) contengono riferimenti storici costantemente sbagliati, inverosimili o troppo approssimativi, ma sono anche densi di riferimenti biografici concreti così precisi, che risulta difficile credere che siano frutto di una totale invenzione.

la figura di Jeshu, pur nei suoi tratti violentemente contraddittorii, si impone con una nettezza ed evidenza inequivocabile, e vi è perfino un suo preciso stile espressivo che fa riconoscere quasi al primo colpo quel che può essere suo e quel che è frutto di manipolazioni ed aggiunte successive.

. . .

la ricerca filologica da me condotta sui testi originari della tradizione cristiana d’altra parte ci conduce a quattro testi più antichi degli altri:

1 e 2) le strutture originarie delle due raccolte di detti identificabili con i cosiddetti “vangeli” di Tommaso (cioè Giuda il fratello gemello) e di Filippo

3) il nucleo profondo del Vangelo secondo Giovanni, prima della rielaborazione compiuta nel secondo secolo, cioè quello che ho chiamato il Vangelo dei discepoli, per la sua struttura, formatasi attraverso una sommatoria di diverse testimonianze su episodi della vita di Jeshu,

4) la cosiddetta Fonte Q, cioè probabilmente il nucleo originario del Vangelo secondo Matteo, che per prima presenta una narrazione cronologicamente ordinata della vita di Jeshu.

il nostro probema principale è che noi leggiamo TUTTI questi testi alla luce della tradizione formatasi successivamente e delle deformazioni interpretative che ne sono state date dopo.

così risulta difficile accorgersi oggi che nel “Vangelo di Tommaso” la resurrezione non c’è e Jeshu è semplicemente definito “il vivente”, così come neppure la fonte Q conosce la passione o la resurrezione.

ma questo porta all’ovvia conclusione che questi elementi sono invenzioni successive, estranee alle credenze dei primi che si definirono cristiani, cioè messianisti.

non solo: andrebbe notato anche, appunto, che il movimento messianista o cristiano assume il nome non da quello personale del suo fondatore, ma dalla funzione storica e religiosa che gli veniva attribuita: i “cristiani” non sono i seguaci di Jeshu, ma coloro che credono nel messia.

. . .

ho anche dimostrato, a me pare in modo abbastanza convincente, che nel nucleo originario del Vangelo secondo Giovanni il discepolo che Jeshu amava non è Giovanni, come mistificato dopo, ma Lazzaro figlio di Jair.

non sono l’unico (per fortuna) a stabilire questa identificazione, che a me pare straordinariamente evidente:

vedi http://www.etanali.it/mar_morto/files/quarto_vangelo.html

e tuttavia essa comporta conseguenze molto importanti, se ammettiamo che questo Lazzaro fosse il leader di uno dei movimenti che si resero protagonisti della rivolta contro i romani e della guerra giudaica, alla fine della quale si suicidò con i suoi seguaci dopo una eroica resistenza nella fortezza di Masada.

se il Vangelo dei discepoli, che costituisce la base del successivo Vangelo secondo Giovanni, è espresso dall’ambiente politico-religioso di Lazzaro figlio di Jair, la sua stesura non può essere separata da ruolo politico che Lazzaro giocò nella rivolta contro Roma, anzi deve essere vista come un momento essenziale della sua preparazione.

. . .

ma a questo punto è proprio la struttura di questo testo che diventa illuminante, la sua composizione per fusione di diverse ed eterogenee testimonianze della vita del messia.

di messia, cioè di aspiranti tali, ce ne erano stati davvero parecchi negli anni che avevano preceduto la rivolta, e tutti i tentativi avevano lasciato esiti tragici, ma anche residui gruppi di seguaci, o almeno di gente che si sentiva ancora legata a ricordi di punti salienti dei diversi episodi…

ecco, l’operazione strettamente politica compiuta da Lazzaro fu di fondere in un’unica narrazione i tratti essenziai di personaggi diversi, allo scopo di arrivare alla unificazione dei diversi movimenti messianisti in un unico movimento, capace di identificarsi attorno alla figura di un messia nel quale ognuno poteva riconoscere il proprio.

. . .

esemplare è il rapporto che viene stabilito, ad esempio, con la figura di Giovanni il battezzatore, da identificare probabilmente col Teuda (o battezzatore) di cui parla lo storico ebreo Giuseppe Flavio: qui l’identificazione non era possibile, dato che questo personaggio ebbe un rilievo e forse anche un numero di seguaci decisamente superiore a quello di Jeshu, e in questo caso lo scopo della narrazione è quello di stabilire una strettissima connessione fra le due figure, ed il riconoscimento a Jeshu del ruolo di messia da parte di Giovanni.

. . .

altrove la fusione avviene secondo altre procedure: se le fonti storiche e neppure le fonti evangeliche originarie non ci parlano della crocifissione di Jeshu, Giuseppe Flavio ci parla, però, della crocifissione di due guerriglieri (che lui chiama briganti) che sono due figli di Giuda il Galileo, Simone e Giacomo, crocifissi dal Procuratore Tiberio Giulio Alessandro nel 46 circa.

sono, molto probabilmente, due fratelli di Jeshu, di cui si racconta che venne crocifisso fra due malfattori: ma qui è la crocifissione dei fratelli che serve da modello per raccontare la sua, che probabilmente non ci fu mai.

. . .

nello stesso tempo nella narrazione del Vangelo dei discepoli finisce anche il racconto dell’attacco fallito a Gerusalemme del profeta egiziano negli anni Cinquanta.

get1

e perfino lo Jeshu, un poco squilibrato che muore ucciso da un proiettile di catapulta romana all’inizio dell’assedio romano a Gerusalemme, finisce col lasciare qualche suo tratto nelle narrazioni evangeliche su Jeshu.

. . .

dunque uno Jeshu composito, uno Jeshu patchwork di personaggi diversi, se mi si passa l’immagine, inventato con una operazione squisitamente politica fin dall’inizio, in vista di una riunificazione del movimento di rivolta contro i romani.

al fondo ci stava effettivamente anche un messia sacerdotale, avesse o non avesse avuto i nome di Jeshu, cioè di Diosalva: un maestro spirituale, un rabbi, un interprete nuovo della legge mosaica:

ruolo che non appare di per se stesso molto compatibile con quello di un capo e di un agitatore rivoluzionario, ma neppure con quella di un taumaturgo venuto dall’Egitto.

ma lo Jeshu che il cristianesimo ci ha consegnato, dopo il fallimento della tentata rivoluzione, è effettivamente sia questo sia quelli.

e dopo che di Lazzaro di Jair, l’inventore di Jeshu il messia, cioè il Cristo, si persero anche le tracce, su quella invenzione a mosaico che aveva lasciato cominciarono le ricostruzioni progressive che pian piano crearono davvero una figura sola, con una biografia che divenne via via sempre più piena di miracoli e di fatti incredibili, fino al più grandioso di tutti: la resurrezione.

. . .

ora non mi resta che verificare nei prossimi mesi questa ipotesi, mettendola alla prova di diversi studi accademici già esistenti, come ho già cominciato a fare.

 

 


Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.