tempi duri per la democrazia dei mercati – 113

to’, qui intanto Salvini ha sollevato la testa: che sorpresa.

e Berlusconi va a sbattere su fatto che, assieme a Renzi, arriva al massimo ad un terzo degli elettori.

un governo della destra col Partito Democratico era possibile soltanto incasellando la Lega, ma la Lega non ci sta.

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visto che il Partito Democratico, sotto la regia adesso occulta, ma sempre demente di Renzi, non ha perso tempo a tirarsi fuori e a dichiararsi totalmente inutile politicamente rifiutando l’alleanza con i CinqueStelle, l’unica maggioranza reale che le elezioni – anche farlocche – hanno espresso, è quella CinqueStelle Lega, se sarà mai possibile un compromesso.

piace? non piace?

preoccupa?

comunque, è la democrazia, ragazzi.

la democrazia non può piacere soltanto se il popolo vota come vuole qualcuno.

. . .

è qualche anno che la stampa che si autodefinisce democratica e progressista dà sempre più voce ai mercati, anziché al cosiddetto popolo della Costituzione.

la tremolante ossessiva domanda che costella le loro articolesse e i loro editoriali è “che cosa ne diranno i mercati”, che è poi sempre anche un appello ai benestanti perché pensino al loro portafoglio e un modo di spaventarli.

anzi, per ben chiarire che la Costituzione è morta (anche se sopravvissuta al tentativo renzino di disfarla), si sono inventati il termine spregiativo di populismo…

che schifo i populisti, suggeriscono ogni giorno, quelli che rifiutano l’aristocrazia degli illuminati danarosi che è diventata la sinistra che fu.

così il riflesso egoista di classe rifiuta forme di assistenza a chi è senza lavoro, con una grottesca deformazione del significato della Costituzione: per cui sarebbero incostituzionali, addirittura, le forme di sostegno sociale ai senza lavoro, che caratterizzano gli stati civili, e sono in realtà uno dei fondamenti della nostra Costituzione solidaristica.

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pare che questo equilibrio stia saltando.

ovviamente è imprudente alzare troppo la voce per chi è oppresso dai debiti.

ma come si sono creati questi debiti?

a fronte di quasi 2.300 miliardi di debito pubblico, lo stato italiano ha pagato, a suon di 80 miliardi l’anno di interessi circa in media, 3.300 miliardi di interessi negli ultimi 40 anni.

il debito pubblico, dunque, è GIÀ stato pagato.

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ma che cosa ne dicono i mercati?

figuratevi: sono i mercati che creano il debito pubblico, sono i grandi potentati de tecno-feudalesimo che non pagano le tasse, o meglio fingono di pagarle con percentuali irrisorie, attorno all’1%, mentre il lavoro viene tassato a sangue.

è interessante che in questi giorni a livello europeo si pensi di colmare il buco di 14 miliardi al bilancio dell’Unione creato dalla brexit, cominciando a tassare  almeno un po’ di più i vari feudi dei signori dell’informatica.

sarà una lotta mortale.

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ma che prospettive reali ci sono?

col reddito di cittadinanza, i CinqueStelle hanno raccolto, sia pure in forma spuria e post-moderna, le istanze della tradizione operaia e socialista di solidarietà.

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il Partito Democratico le ha lasciate cadere; è evidente che questo partito, come tutta la socialdemocrazia europea, è oggi solamente il braccio operativo dei cosiddetti “mercati”.

quindi la sua base sociae è oramai ridottissima.

che cosa succederà è un po’ difficile da capire, in queste ore; tuttavia per il reddito o meglio il salario di cittadinanza mi sembrano tempi bui:

Lega e CinqueStelle esprimono bisogni di classe diversi e anche un diverso rapporto con la moralità politica.

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a me però la situazione sembra abbastanza simile a quella del 1978: per arrivare a un nuovo bipolarismo politico di prospettiva, occorre una allenza degli opposti (come allora DC e PCI, che esprimeva allora istanze molto simili a quelle dei CinqueStelle di oggi, anche se in una diversissima declinazione ideologica).

fase transitoria di compromesso fra gli opposti, per rifondare la politica italiana:

una sfida comunque interessante, anche se resto molto pessimista sugli esiti finali.

 


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