se qualcuno dice che gli zeloti non c’erano al tempo di Jeshu – il profeta egiziano 26 – 132

ed eccomi, da qualche tempo, a dare un’occhiata a qualche studio accademico sull’argomento sul quale sinora per una decina d’anni ho fatto ricerca soltanto per conto mio: cioe` sul contesto storico, religioso e culturale in cui si e` formato il cristianesimo, che per buona parte del primo secolo e fino alla diaspora seguita alla distruzione di Gerusalemme era il contesto ebraico palestinese.

il primo impatto e` con Richard A. Horsley con John S. Hanson, Banditi, profeti e messia. Movimenti popolari al tempo di Gesu`, Paideia Editrice, Brescia, 1995, e lo trovo devastante.

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tralascio la serena incoscienza con cui autore e coautore esordiscono parlando, senza ombra di dubbio, della vita e della morte di Gesu` di Nazaret, come di uno dei due eventi sicuramente storici che ebbero luogo nella Palestina giudaica durante la prima meta` del I secolo d.C.; il secondo e` la grande rivolta giudaica, che pero`, come scrivono loro stessi, ovviamente, e` del 60-70, anni che non sono proprio nella prima meta` del secolo.

peccato che, se il secondo fatto e` certamente ed indiscutibilmente storico, ben documentato a pochissimi anni dal suo svolgimento, del primo parlano sostanzialmente soltanto dei racconti semi-leggendari messi per iscritto in maniera poco definita qualche generazione dopo i presunti fatti, oppure fonti storiche da essi derivate indirettamente, scritte diverse decine di anni dopo, quando il cristianesimo era diventato un fenomeno importante, se non interpolate addirittura secoli dopo; insomma abbiamo storici che ci raccontano, anche loro, come fatti storici piu` quello che i cristiani raccontavano di Gesu`, piuttosto che documentare per conoscenza diretta i presunti fatti della sua presunta esistenza.

il libro afferma che in entrambi questi eventi i contadini giudei rappresentarono la forza propulsiva: affermazione alquanto strana sia per quando riguarda il messaggio e la predicazione attribuiti a questo personaggio, Jeshu, sia anche per la rivolta ebraica che ebbe come protagonisti ben piu` diretti e centrali gli abitanti di Gerusalemme, che non erano propriamente contadini, e che ne mantennero la direzione anche quando masse contadine in fuga dai romani si rifugiarono nella citta`.

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gli autori affermano anche che intendono affrontare il problema delle origini del cristianesimo usando i metodi delle scienze sociali:

proposito ben poco comprensibile se adottato per un’epoca storicamente cosi` lontana e ben segnato dal rischio di non cogliere aspetti storici specifici di culture molto diverse da quelle del nostro tempo.

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ma tutte queste riserve su affermazioni che sin dall’inizio segnalano una sconcertante fragilita` concettuale, che diventa anche debolezza metodologica, non sono niente, per quanto gia` molto consistenti, rispetto al vero shock che mi colpisce, quando alla terza pagina dell’introduzione arrivo a questa affermazione:

il vecchio concetto di zeloti si e rivelato una finzione storica priva di basi storiche (la ripetizione e` nell’originale, ed e` un nuovo segnale della sciatteria estrema con cui questo libro e` stato scritto).

che colpo per me che ogni tanto immagino di dedicarmi a scrivere una storia degli zeloti!

non mi colpisce negativamente l’originalita` dell’affermazione (anzi: questo sarebbe un buon motivo per buttarsi a pesce nella lettura), ma il fatto che essa e` tanto eversiva di tutto quello che si sa sull’ambiente ebraico del primo secolo, quanto priva di supporti: viene semplicemente data per scontata;

potrebbe essere il centro argomentativo di un libro straordinariamente innovativo; invece ci si limita a dire che l’idea che al tempo di Gesu` esistesse un movimento politico-religioso di liberazione nazionale noto come “gli zeloti” si e` diffusa in importanti manuali ed enciclopedie del settore, nonostante gli avvertimenti di alcuni insigni studiosi americani (e in nota sono indicati due passi di due autori, uno di 4 pagine e uno di 3):

questo e` pero` soltanto un eufemismo per non dire che l’idea che lo zelotismo sia una componente fondamentale del panorama ebraico del primo decolo d.C. e` universalmente accettata: con buona pace dei nostri due critici, che la rifiutano, a quanto si capisce, perche` sovrapporrebbe una elaborazione ideologica tipica delle classi elevate ai movimenti di massa spontanei delle masse contadine analfabete.

e ovviamente e` decisivo sapere se per gli ebrei del tempo nel quale viene collocata la vicenda di Jeshu ci fosse effettivamente oppure no una componente culturale e politica di tipo zelota: lo sfondo o il contesto e` un elemento essenziale per capire qualunque messaggio; e quello attribuito a Jeshu non fa differenza.

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ma proseguendo la lettura del libro si capisce – ma non so quanto a ragione – che qui si intendono negare non tanto gli zeloti come “movimento”, come vengono inizialmente indicati, ma come “movimento organizzato”, come “unitario fronte di liberazione attivo per decenni”;

a questa idea, che peraltro non so bene chi possa sostenere, si contrappone lo scenario di una serie di rivolte guidate da questa o quella figura messianica, sorta indipendentemente l’una dall’altra: vicende scollegate fra loro e prive di una precisa visione ideologica, espressione puramente movimentista di disagio sociale.

ma il fatto e` che questa raffigurazione palesemente estremizzata e` a sua volta una forzatura, che contrasta con la ricostruzione storica che fa Giuseppe Flavio, lo storico del periodo,

e non basta dire di lui che e` una fonte prevenuta fino all’ostilita` contro la gente comune, per togliere attendibilita` alle sue informazioni, soprattutto se non lo si fa analiticamente, episodio per episodio, e ci si limita ad una condanna generica e in qualche modo preconcetta.

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il fatto e` che nelle Antichita` Giudaiche Giuseppe Flavio, invece, stabilisce una connessione precisa fra la figura di Giuda il Galileo, fondatore di una quarta filosofia, e le ricorrenti azioni di briganti e sicari nei decenni successivi sino alla guerra giudaica.

Libro XVIII:4 Ma un certo Giuda, un Gaulanita – cioe` un abitante della regione della Gaulanitide, corrispondente al Golan attuale, che del resto ne deriva il nome – della città chiamata Gamala, che aveva avuto l’aiuto di Saddoc, un fariseo, si gettò nel partito della ribellione, gridando che questo censimento – quello del 6 d.C. di Coponio, il primo prefetto della Palestina, mandatovi da Augusto dopo la morte di Erode – ad altro non mirava che a mettere in totale servitù, e invitava la nazione a fare un tentativo di indipendenza.
Libro XVIII:5 Insistevano che in caso di successo, i Giudei avrebbero posto le fondamenta della prosperità; e qualora, invece, fallissero nella loro conquista, avrebbero guadagnato onore e rinomanza per la loro nobile aspirazione e la Divinità, d’altra parte, sarebbe stata il migliore aiuto e ne avrebbe favorito l’impresa fino al successo, tanto più se fermamente resisteranno con l’adesione del cuore e non indietreggeranno di fronte allo spargimento di sangue che potrà essere necessario.
Libro XVIII:6 E siccome la gente di buon grado accoglieva questi appelli, la congiura per l’astensione faceva seri progressi, e in tal modo questi uomini diffusero il seme di ogni genere di calamità che afflissero così tanto la nazione al punto che non vi sono parole atte a esprimerlo.
Libro XVIII:7 Quando le guerre sono scoppiate e si trovano al limite da sfuggire a ogni controllo, quando gli amici, con i quali era possibile alleviare le sofferenze, se ne sono andati, quando le scorrerie sono fatte da orde di briganti e vengono assassinate persone di grande stima, si pensa che ciò avvenga per mantenere il bene comune, ma proprio in quei casi la verità è che si tratta di vantaggi privati.
Libro XVIII:8 Costoro hanno gettato il seme dal quale sorse la lotta tra le fazioni, massacri di concittadini tra i più ragguardevoli personaggi col pretesto del riordino delle cose pubbliche, ma in fondo con la speranza di un privato guadagno. Per colpa loro ribollirono sedizioni e si sparse molto sangue civile sia per i massacri reciproci che facevano i nazionalisti fanatici desiderosi di non cedere ai loro nemici, sia per la strage che facevano dei loro avversari. Venne poi la carestia che li rese sfrenati in modo travolgente; seguirono lotte e razzie tra le città a tal punto che il santuario di Dio, in questa rivolta divenne preda del fuoco ostile.
Libro XVIII:9 Qui vi è una lezione su quanto innovazione e riforme delle tradizioni ancestrali pesino profondamente nella distruzione dell’insieme del popolo. In questo caso, certamente, Giuda e Saddoc diedero inizio tra noi a una astrusa scuola di filosofia, e quando acquistarono una quantità di ammiratori, subito riempirono il corpo politico di tumulto e vi inserirono ancora i semi di quei torbidi che in seguito lo sopraffecero; e tutto avvenne per la novità di quella filosofia finora sconosciuta che ora descrivo.
Libro XVIII:10 Il motivo per cui do questo breve resoconto è soprattutto perché lo zelo che Giuda e Saddoc ispirarono nella gioventù fu l’elemento della rovina della nostra causa.
(…)
Libro XVIII:23 – 6. Giuda il Galileo si pose come guida di una quarta filosofia. Questa scuola concorda con tutte le opinioni dei Farisei eccetto nel fatto che costoro hanno un ardentissimo amore per la libertà, convinti come sono che solo Dio è loro guida e padrone. Ad essi poco importa affrontare forme di morte non comuni, permettere che la vendetta si scagli contro parenti e amici, purché possano evitare di chiamare un uomo “padrone ”.
Libro XVIII:24 Ma la maggioranza del popolo ha visto la tenacia della loro risoluzione in tali circostanze, che posso procedere oltre la narrazione. Perché non ho timore che qualsiasi cosa riferisca a loro riguardo sia considerata incredibile. Il pericolo, anzi, sta piuttosto nel fatto che la mia esposizione possa minimizzare l’indifferenza con la quale accettano la lacerante sofferenza delle pene.
Libro XVIII:25 Questa frenesia iniziò a danneggiare la nazione dopo che il governatore Gessio Floro con le sue smisurate prepotenze e illegalità provocò una disperata ribellione contro i Romani.

ora e` vero che Gessio Floro fu procurator Augusti, cioe` governatore, in Palestina soltanto negli anni 64-66, che precedettero immediatamente lo scoppio della rivolta anti-romana che sfocera` nella guerra giudaica, ma la continuita` fra la rivolta di Giuda il Galileo nel 6 d.C. e quella di sessant’anni dopo e` sottolineata esplicitamente da Giuseppe Flavio, anche se non come continuita` di un movimento organizzato, ma come ispirazione ideologica; ed e` vero che sottolinea che gli zeloti divennero davvero pericolosi soltanto dal tempo di Floro, ma intende semplicemente, mi pare, da quando presero effettivamente il potere a Gerusalemme, e rileggendo con attenzione si capira`che questo non esclude affatto la continuita` di ispirazione di diverse rivolte nel sessantennio intercorso, anche se non tutte egualmente centrali nella storia ebraica nei diversi momenti.

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non bastasse questo, questa continuita` e` resa piu` che evidente, oggettivamente, dal fatto che nel 44 d.C. vengono crocifissi due figli di Giuda il Galileo, Giacomo e Simone (che sono anche i nomi di due fratelli di Jeshu), e che la grande rivolta del 66-73 viene capeggiata in un primo momento da Menahem, che si dichiara re a Gerusalemme, e che altro non e` che un altro figlio, ma piu` probabilmente un nipote, di Giuda il Galileo.

quando il libro distingue, come fenomeno indipendenti fra loro, la quarta filosofia (un gruppo attivo nella resisenza contro il censimento del 6 d.C.), quindi i sicari o assassini (gruppo terrorista della meta` del I secolo) e infine gli zeloti propriamente detti, che emersero come gruppo solo nel mezzo della rivolta giudaica, cioe` non prima dell’inverno del 67-68, si copre di ridicolo, perche` ignora che i leader di questi tre momenti che sarebbero completamente separati fra loro, secondo gli autori, furono nonno (Giuda il Galileo), figli (Giacomo e Simone) e nipote (se non terzo figlio: Menahim): una parentela casuale?

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tutto questo per dire che la negazione che compie Horsley con Hanson di una continuita` tra diversi momenti e anche diverse figure di leader insurrezionali nella Palestina del I secolo appare totalmente infondata, e a maggior ragione perche` i due non si danno neppure pena di motivarla criticamente, semmai, con una analisi della principale fonte storica del periodo, che viene nella sostanza semplicemente ignorata, per parlare d’altro.

il paradosso dei paradossi, peraltro, e` che, una volta ammesso che quello degli zeloti non era un movimento rigidamente organizzato, ma piu` che altro un diffuso sentire e un modo di intendere la storia ebraica e di concepire il futuro di quel popolo, il libro di Horsley e Hanson e` per la maggior una precisa e ben documentata descrizione di come lo zelotismo e` nato in Palestina, vi si e` diffuso e alla fine l’ha spinta alla catastrofica insurrezione anti-romana che ha portato alla distruzione di Gerusalemme e alla espulsione quasi definitiva degli ebrei da quel paese.

un fatto storicamente cosi` importante da esercitare tuttora le sue malefiche conseguenze fino nel mondo attuale, per via della subentrata pretesa degli ebrei di ritornare in quel paese, come padroni scelti da dio, quasi duemila anni dopo.

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nella ricostruzione degli autori, gli ebrei, in origine libero popolo di contadini, la cui indipendenza viene messa in discussione nell’eta` del ferro (1200-1000 a.C.) dai nuovi armamenti che permettono ai signori della guerra di operare efficacemente anche nelle zone montuose (??), si trasformano in una monarchia centralizzata sotto il re Davide, ma alla fine del successivo regno di Salomone si ribellano nella parte nord del paese, dando vita ad un regno separato, Israele, sotto una monarchia meno assolutista (ricostruzione, a mio parere, ampiamente fantasiosa nelle motivazioni date).

i profeti esprimono, secondo gli autori, questa opposizione contadina alle due monarchie, che in successione cadono sotto il potere dei babilonesi; quando questo viene sostituito dall’impero persiano nel 539 a.C., la nuova politica di tolleranza di Ciro il Grande consente agli esuli che lo desiderano di tornare in Palestina sotto un governo aristocratico sacerdotale.

la successiva conquista di Alessandro Magno, due secoli dopo, avvia un processo di ellenizzazione della societa` ebraica, fondata sull’alleanza del ceto sacerdotale col potere della monarchia dei Seleucidi, che arriva al punto di trasformare nel 175 a.C. Gerusalemme in una citta` ellenistica ribattezzata Antiochia: la pressione fiscale divenne insostenibile, e scoppio` a questo punto una rivolta aperta in nome della difesa dell’identita` nazionale e delle tradizioni, ma questa venna repressa e dette l’occasione di una vera e propria occupazione militare della citta`.

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e` in questo contesto storico che compare una letteratura apocalittica, la cui espressione piu` importante e` rappresentata dal libro biblico di Daniele, attribuito al periodo del dominio babilonese, ma scritto in realta` in questo contesto, alla meta` del II secolo a.C.

fu questa letteratura fortemente impregnata dell’attesa messianica di un nuovo regno di Israele che pose le basi della rivolta guidata all’inizio dal sacerdote Mattatia, della famiglia degli Asmonei, poi dal figlio Giuda Maccabeo, fino alla morte in battaglia nel 160 a.C., e ancora dal fratello di questo, Gionata, a sua volta ucciso, e infine da un terzo fratello, Simone, che venne riconosciuto come re di Israele nel 140, ma mori` a sua volta combattendo nel 135.

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gli autori. invece, presentano questa epica lotta, abbastanza fantasiosamente e in una chiave di lettura che definirei di tipo economicistico, come un tentativo da parte dei contadini giudei di assicurarsi una sopravvivenza sia sociale (?) sia economica; addirittura la descrivono come una precisa anticipazione delle successive rivolte guidate dagli zeloti, scrivendo: le bande di guerriglieri contadini saccheggiavano i terreni e si appropriavano dei beni dell’aristocrazia filoellenica; ma questa dimensione di rivoluzione sociale dell’impresa dei Maccabei non risulta nei Libri dei Maccabei, che la raccontano e sono oggi compresi nella Bibbia: l’unico punto di appoggio di questa lettura degli autori starebbe in frasi come queste: divisero l’abbondante bottino in parti uguali tra loro, i danneggiati, gli orfani, le vedove e anche i vecchi (Maccabei 2, 8,30).

aggiungono: i contadini giudei avevano dunque combattuto e vinto una guerra di liberazione nazionale, probabilmente sostenuti da una qualche significativa ispirazione apocalittica; ma questa e` certa, invece: abbiamo appena visto il coevo libro di Daniele; e certamente la guerra di liberazione nazionale fu vinta contro la monarchia dei Seleucidi; ma parlare di guerra contadina pare francamente eccessivo.

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la dinastia degli Asmonei, iniziata dunque da Simone Maccabeo come monarchia teocratica, in quanto guidata dal sommo sacerdote della religione ebraica, fu instabile, caratterizzata da continue lotte intestine e venne rapidamente meno ai valori che ne avevano ispirato la fondazione; anzi, ben presto l’ellenismo ritorno` ad essere egemone anche sotto di loro, come dimostro` l’assunzione da parte loro del titolo di re, che tolse ogni carattere esclusivamente teocratico al nuovo regno.

questo determino` una frattura di tipo politico e religioso fra la monarchia e le istanze religiose ebraiche, che e` testimoniata dalla nascita delle comunita` degli esseni, caratterizzate da una lettura di tipo integralistico del tradizionale messaggio religioso ebraico, ma anche dalle lotte, spesso sanguinose, che in modo oscillante contrapposero i re asmonei ai sacerdoti di orientamento fariseo, con eccidi dei medesimi.

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la dinastia degli asmonei ebbe termine come potere indipendente con la conquista da parte di Pompeo Magno, nel 63 a.C., che ne fece un regno vassallo: nuove lotte intestine fecero finalmente emergere come re, con l’appoggio dei romani, il sanguinario Erode il Grande, che ristabili` una formale indipendenza, ma non venne mai riconosciuto dagli ebrei tradizionalisti, in quanto era edomita o idumeo per parte di padre, cioe` di una popolazione semitica che abitava a sud della Palestina storica ed era considerata discendente di Esau`, fratello di Abramo, mentre la madre di Erode era nabatea, cioe` di una popolazione che viveva ulteriormente a sud, in una regione che oggi e` parte dell’Arabia Saudita: gli edomiti erano stati sottomessi dagli Asmonei ed erano entrati a far parte del regno di Israele, venendo convertiti a forza, ma non venivano considerati ebrei autentici.

sotto Erode, dunque, le tensioni religiose ripresero vigore, ma e` stupefacente il silenzio, che confina quasi con la malafede, che gli autori riservano – in questa parte della loro ricostruzione storica – alla lotta politico-religiosa piu` importante del regno di Erode: quella che lo contrappone a Ezechia e che coincide con la sua stessa ascesa al trono:

Libro XIV:159 La sua tenera età – di Erode – non gli fu di impedimento; anzi, siccome era un ragazzo d’animo grande, trovò presto l’opportunità di mostrare il suo valore. Venuto a sapere che Ezechia, un capo bandito, con un numeroso seguito, infestava ai confini della Siria con una numerosa banda, lo catturò e l’uccise, e con lui molti banditi che erano con lui.
Libro XIV:160 Questa impresa fu ammirata moltissimo dai Siri, poichè aveva pulito la loro regione da una squadra di banditi dalla quale da tanto tempo bramavano di essere liberati. Così cantavano le lodi per villaggi e città, dicendo che aveva dato loro la pace e la sicura soddisfazione dei loro beni. Per opera di questa azione fu conosciuto da Sesto Cesare un parente del grande Cesare, e governatore della Siria.
Giuseppe Flavio, Antichita` giudaiche

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ma questo Ezechia altri non e` che il padre di Giuda il Galileo, come scrive Giuseppe Flavio nella sua opera precedente, La guerra giudaica:

Libro II:56 A Sepphoris, nella Galilea, Giuda, figlio del capobrigante Ezechia, che un tempo aveva infestato quel paese ed era stato catturato dal re Erode, avendo raccolto una banda non piccola, fece irruzione negli arsenali regi e, riforniti di armi i suoi, attaccava gli altri che aspiravano al potere.

la descrizione ritorna, ma arricchita di elementi molto importanti nell’opera successiva, Le antichita` giudaiche:

Libro XVII:271 – 5. V’era Giuda, figlio del capo bandito Ezechia, che era stato uomo di grande potere e fu catturato da Erode solo con molta difficoltà. Questo Giuda, a Seffori, in Galilea, mise insieme un numero di uomini disperati e assalì il palazzo reale, prese tutte le armi che vi erano immagazzinate, armò ognuno dei suoi uomini e se ne andò con tutte le proprietà che potè prendere.
Libro XVII:272 Divenuto ormai lo spavento di tutti, depredava quanti incontrava, aspirava a cose sempre più grandi, la sua ambizione erano ormai gli onori reali, premio che egli si aspettava di ottenere non con la pratica della virtù, ma con la prepotenza che usava verso tutti.

e questo e` il Giuda il Galileo fondatore della quarta filosofia, cioe` dell’integralismo politico-religioso zelota, come abbiamo visto sopra, che aveva anche l’appoggio di una importante corrente del farisaismo, rappresentata da Saddoc.

ma qui emerge un aspetto che in precedenza Giuseppe Flavio aveva lasciato in ombra, e cioe` che all’interpretazione integralistica della religione ebraica, all’opposizione al dominio romano, alla guerriglia praticata contro la monarchia asmonea di Erode, si collegava l’aperta rivendicazione del titolo regale. 

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tutto torna, direi: salvo l’idea di questi due autori che lo zelotismo sia un fenomeno estemporaneo formatosi soltanto nel 67-68 durante l’assedio di Gerusalemme.

e tutto questo spiega anche benissimo come mai, se questo era l’ambiente storico, politico e religioso della Palestina dei tempi di Jeshu, era necessario che Gerusalemme fosse distrutta, che tutto questo mondo finisse cancellato dalla faccia della terra, che gli esuli ebraici dell’emigrazione nel Mediterraneo romanizzato perdessero la coscienza stessa delle loro tradizioni passate, delle caratteristiche della loro cultura, perche` potesse nascere il cristianesimo, religione ellenizzante con una relazione oramai molto vaga col mondo ebraico, che veniva totalmente reinterpretato in un modo allegorico e simbolico, oramai divergente dal suo autentico significato originario.

insomma, se gli zeloti esistono e la predicazione attribuita a Jeshu va collocata in un mondo fortemente caratterizzato da questo tipo di polemiche e di lotte, il cristianesimo necessariamente deve essere nato piu` tardi, quando questo mondo era scomparso.

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ma, come si vede, non basta essere studiosi accademici per non scrivere bufale sulle origini del cristianesimo!

solamente le si scrive in modo molto piu` supponente e un po’ piu` difficile da smascherare.

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