il populismo sovranista e gli ebrei del primo secolo – 134

ecco a che cosa serve (anche) studiare la storia delle origini del cristianesimo! a farsi spuntare qualche brillante idea per interpretare meglio il presente.

ho scritto ieri un post abbastanza complesso su un libro che qualche anno fa ha cercato di dare una interpretazione sociologica della crisi della Palestina ebraica del primo secolo d.C., vedendola soprattutto come l’espressione di una disorganizzata rivoluzione contadina (mancata).

ho espresso le mie perplessita` su questa interpretazione, ma ho lasciato da parte li`, invece, una osservazione estremamente azzeccata, che e` sta come un lampo che ha improvvisamente illuminata l’oscurita`, e la espongo adesso.

eccola, ma molto allargata nelle sue implicazioni, fino al punto da essere diventata quasi una interpretazione esclusivamente personale.

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primo punto (soltanto mio): possiamo leggere la storia antica da Alessandro Magno in poi, anzi forse addirittura dalla formazione dell’impero persiano, come un tentativo di globalizzazione politica ed economica, che alla fine si e` realizzato pienamente con l’impero romano attorno all’area del Mediterraneo ed e` sopravvissuto alcuni secoli tra difficolta` crescenti, fino a che la nascita dell’islam e la conquista araba del Mediterraneo meridionale non hanno definitivamente spezzato questa unita` antica – come bene ha dimostrato Braudel.

la formazione degli imperi non rispondeva soltanto allo sfrenato desiderio di conquista di alcuni capi politici e militari paranoidi, ma era una esigenza vitale di una civilta` piu` avanzata: in particolare la sopravvivenza stessa di citta` sempre piu` grandi rende necessaria l’esistenza attorno a loro di aree di libero scambio economico, che assicurino loro l’approvvigionamento, e queste implicano necessariamente anche una unita` politica.

segnatevi mentalmente e tenete fermo questo punto: la globalizzazione e` l’altra parte necessaria dell’urbanizzazione; ma la civilta` post-moderna e` quasi completamente urbanizzata, in una sorta di metropoli a rete che si allarga sul mondo intero o quasi.

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una citta` come Roma antica, col suo milione di abitanti, aveva bisogno del grano allora prodotto dall’Africa settentrionale, come dei metalli provenienti da varie miniere d’Europa, ma soprattutto dei tributi fiscali di un vasto territorio: la globalizzazione politica, pur entro i limiti geografici di allora non e` un capriccio, ma e` collegata ai bisogni delle citta`.

non a caso, quando la globalizzazione entra in crisi e il potere politico di Roma si frammenta, questa si riduce nell’alto medioevo, da un milione a 5.000 abitanti: quelli che giusto potevano sopravvivere coltivando i terreni abbandonati e incolti attorno alle sue immani rovine e dentro le enormi mura oramai inutili del suo passato glorioso.

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le globalizzazioni del passato erano tuttavia molto piu` costose della globalizzazione attuale: venivano infatti realizzate e dovevano essere mantenute con enormi costi militari, che comportavano un fortissimo prelievo fiscale, quando non direttamente saccheggi e spoliazioni dei territori conquistati.

la globalizzazione moderna viene invece realizzata in forme prevalentemente (anche se non esclusivamente) pacifiche, ma ha costi fiscali pure significativi, comunque, dato che le istituzioni che le impongono, le burocrazie imperiali di questo impero senza nome e senza identita`, sono a loro volta costosissime.

le globalizzazioni funzionano e godono dell’appoggio consenziente dei loro sudditi fino a che riescono ad assicurare un percepibile miglioramento delle condizioni di vita, almeno di quelle medie, ma entrano in crisi quando i costi del loro mantenimento appaiono superiori ai benefici.

non serve a nulla l’evidenza razionale che, per quanto elevati siano i costi della globalizzazione, ben superiori sono i costi sociali e umani del suo crollo: gli esseri umani comuni non vedono cosi` lontano e anche la punta del loro naso a volte sembra lontanissima dalle loro capacita` di percezione.

quindi, smettiamo di lamentarci della limitatezza dell’essere umano comune e prendiamone semplicemente atto.

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secondo punto: qui terminano le mie considerazioni strettamente personali ed entra in gioco quel che mi ha dato il libro di Horsle e Hanson, Banditi, profeti e messia. Movimenti popolari al tempo di Gesu`.

che cosa osservano questi due autori? che nel primo secolo a.C., nel periodo in cui viene collocata la vicenda per larga parte inventata del Gesu` cristiano (inventata non lo dicono loro, lo dico io), i costi fiscali della globalizzazione realizzata attraverso l’inserimento della Palestina ebraica nell’area dell’impero romano erano diventati insostenibili per le classi piu` povere di quel paese.

e questo e` il punto piu` interessante: come reagirono gli ebrei di allora ad una situazione che li vedeva costosamente inseriti in un impero che non migliorava le loro condizioni immediate materiali di vita, ma le logorava quotidianamente rendendole soggettivamente insopportabili?

col populismo sovranista!

l’aspirazione al ritorno ad una indipendenza nazionale, ad una moneta propria, ad una chiusura dei confini per proteggersi da una globalizzazione sentita come ostile fu la risposta irresistibile e si collegava al recupero identitario di una tradizione religiosa per altro chiusa ed oscurantista, ad una avversione alle ideologie umanitarie universalistiche che gia` allora accompagnavano la globalizzazione, all’ostilita` dichiarata verso tutti coloro che non appartenevano alla cerchia conclusa della stessa identita` etnica.

e populista era il richiamo ad una tradizione anche ottusa e grottesca, ma amata, perche` punto di forza per la definizione di una specificita` inconciliabile.

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torno con questo alla spiegazione che da tempo ho dato dell’assurdita` apparente di certi dogmi religiosi, che appaiono insensati se non li si esamina dal punto di vista della loro funzione, che invece realizzano benissimo.

il razionalista trova ridicola l’Immacolata Concezione di Maria o il divieto della carne di maiale, ma il sociologo capisce che queste idee assurde razionalmente sono perfettamente funzionali per distinguere e contrapporre un gruppo umano agli altri: anzi, tanto piu` assurdo e` il dogma o la legge morale, tanto piu` efficae e` nel permettere a chi li adotta di sentirsi completamente diverso dagli altri e superiore a loro.

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terzo punto, nuovamente soltanto mio: impossibile non accorgersi del preciso parallelismo con i fenomeni in atto oggi marcatamente in Europa, ma tendenzialmente in tutto il mondo.

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dunque appare una legge storica universale, quasi un “ricorso” di tipo vichiano, che le globalizzazioni in crisi producano regolarmente l’odio per le istituzioni sovranazionali che sostanziano questo potere sentito come nemico, l’aspirazione al ritorno ad un’unita` politica piu` ristretta con una precisa identita` nazionale, la lotta all’oppressione fiscale, il rigetto di gruppi etnici diversi sentiti come ostili, la volonta` di chiudersi economicamente in progetti di autosufficienza locale, il recupero di una religiosita` superstiziosa e di tipo totalmente irrazionale.

non si tratta di fenomeni passeggeri e assurdi: si tratta di processi storici necessari, per come e` fatto l’essere umano.

e si risolvono soltanto risolvendone la radice: solo una globalizzazione espansiva potra` tornare ad essere attraente, se sara` in grado di riproporsi; altrimenti la tendenza verso un nuovo medioevo diventa semplicemente irresistibile.

. . .

l’analisi di quello che accadde nella Palestina del primo secolo e agli ebrei di allora e` terribilmente istruttiva: inutilmente le elite, toccate marginalmente dalla crisi fiscale e non intaccate nei loro livelli benestanti di vita, provavano a richiamare al buon senso dell’analisi.

la spinta brutale alla riconquista dell’indipendenza, dopo decenni di rivolte, tumulti, terrorismo e guerriglia, divenne insurrezione globale, aperta, contro un potere imperiale ancora forte e capace di imporsi.

fu un suicidio programmato e voluto, a volte persino teorizzato, che nulla riusci` a fermare.

il popolo ebreo venne cacciato dalla sua terra e i superstiti dispersi nel Mediterraneo, condannati ad essere da allora in poi minoranza emarginata e spesso perseguitata.

l’irrazionalita` dell’autodistruzione vinse.

e` interessante capire se siamo su una strada analoga: non lo affermo con certezza, ma molto lo fa pensare.

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15 risposte a "il populismo sovranista e gli ebrei del primo secolo – 134"

  1. Quando un popolo, ma vale anche per ogni classe subalterna, va in sofferenza e il malcontento diventa incontenibile, chiunque se ne faccia politicamente carico diventa, senza che passi troppo tempo, punto di riferimento e quindi di raccolta di consenso politico.

    Sia che sia di sinistra , come dovrebbe, sia che sia di destra, sia che sia nazionalista o populista ( termine ambiguo che rifiuto).
    Esemplare la storia dell’Iran, soffocato dal golpe anglo-americano che installa lo scià che nel lusso di pochi fa decadere l’economia prima gestita da un potere democratico e parasocialista.
    L’occidente stupra la nascente democrazia e lascia come unico riferimento di difesa popolare la teocrazia oscurantista di Komeini. altri non c’erano a cui affidarsi.

    Per non parlare delle origini di nazismo e fascismo che inizialmente si fanno carico del malcontento post bellico che vede l’incapacità di sostegno delle sinistre.

    Che alternative hanno le masse islamiche se non l’islam medievale quando l’occidente democratico o socialdemocratico che sia (?) sostiene per marcio interesse oligarchie locali che spolpano i cittadini ?

    Oggi la globalizzazione che impoverisce strati sempre maggiori di popolo è sostenuta dalle sinistre…a chi si deve rivolgere la gente in italia se non ai 5 stelle ed alla lega che in modi pur diversi vi si oppongono?

    Quando la sinistra abbandona, perchè non è più sinistra, le masse popolari apre la strada al primo che politicamente passa.

    L’Europa, pur progetto meraviglioso, è oggi proprietà delle oligarchie economico finanziarie che ingrassano mentre il popoli impoveriscono: come meravigliarsi che non sia attrattiva?

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    1. d’accordo su tutto in questa analisi del presente.

      ma il problema che ho presentato nel post, tuttavia, nei tempi lunghi rimane: la globalizzazione non e` un capriccio, ma e` necessaria alla vita urbana e tecnologicamente avanzata.

      combattere la globalizzione da destra significa lavorare in modo suicida per il ritorno del medioevo dell’autoconsumo.

      il fatto e` che, con l’autoconsumo, dove vivevano 100 persone ne puo` vivere forse una soltanto.

      e non parliamo dell’effetto serra che taglia le gambe anche a quella.

      non riesco a capire se possa esservi una lotta di sinistra contro la globalizzazione, considerando che l’internazionalismo e` addirittura l’elemento centrale della storia della sinistra, che nasce anche con l’inno dell’Internazionale.

      credo che avere ricette per questa situazione avvelenata sia quasi impossibile: e tuttaviasi puo` dire con ragionevolezza plausibile, a parere mio, che il sovranismo protezionista di destra e` autodistruttivo, come quello ebraico del I secolo.

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  2. È questione di prospettive, quello che tu chiami populismo nazionalista io lo chiamo invece propaganda imperialista. La storia per me dimostra che le globalizzazioni nascono dalle guerre di conquista, il più forte in-globa il più debole e lo corrode dall’interno lasciandone la carcassa. Guerre di conquista e sete di potere invece di rispetto dei popoli e della loro economia, uniche basi su cui si può realizzare un libero scambio. Sono gli ebrei ad aver dichiarato guerra all’Impero o è l’Impero all’origine di ogni guerra? Un modello oligarchico potrà mai evitare tragiche guerre fra popoli? In cosa è diverso il globalismo di oggi da quello del passato? La verità forse sta nel mezzo…

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    1. il tuo impegnato e impegnativo commento e` molto denso, anche se rimane estraneo alla linea interpretativa che ho proposto, anzi la contesta radicalmente.

      il mio sforzo e` stato quello di capire che i fenomeni di globalizzazione, indubbiamento frutto di imperialismi realizzati, non sono pero` un capriccio legato alla malignita` della natura umana o alla sfrenata ambizione di alcuni psicopatici, o almeno non dipendono soltanto da questo, ma nascono soprattutto dalla formazione di citta` abbastanza grandi da avere bisogno di un territorio vasto da sfruttare, e cioe` dal bisogno di avere forme di civilta` piu` avanzate.

      urbanizzazione, in senso lato, cioe` costruzione di un modello di vita sganciato dal rapporto diretto con la natura, e globalizzazione sono inseparabili; rifiutare la globalizzazione significa superare quel modello di vita e tornare ad una economia di sussistenza o di sopravvivenza che nasce dal rapporto diretto col territorio abitato: fu appunto il modello post-globalista dell’alto medioevo europeo, con riduzione al minimo dei traffici commerciali e tendenziale autarchia economica.

      mi sono posto dunque aldila` della contrapposizione che tu crei fra nazionalismo (oggi ribattezzato sovranismo, per dargli una nuova verginita`) e imperialismo: questa contrapposizione non la vedo, oltretutto: l’imperialismo non e` il logico sviluppo di qualche nazionalismo di successo?

      ora sta di fatto che la globalizzazione appare per alcuni versi la situazione ideale dal punto di vista del contenimento delle guerre: e` vero che la costruzione di un impero globalizzato passa attraverso guerre di conquista, di solito, ma poi e` anche vero che, fino a che la globalizzazione funziona, assicura straordinari periodi di pace interna: vedi l’impero romano da Augusto a Marco Aurelio, ma vedi anche oggi.

      nella globalizzazione trionfante le guerre diventano di confine, ma viene posto termine all’anarchia militare devastante del periodo precedente; e questo e` quello che i sovranisti attuali dimenticano: che il ritorno ad un mondo di nazioni nettamente distinte implica necessariamente nel medio periodo il ritorno anche a guerre fra loro, che invece la comune appartenenza ad un unico impero inibisce.

      quanto agli ebrei dell’antichita`, furono certamente sottomessi da Pompeo con una guerra nel 63 a.C., ma poi furono loro, altrettanto certamente, a ribellarsi ad un potere che li opprineva certamente fiscalmente, ma che aveva posto termine a decenni di guerre sanguinose e quasi ininterrotte con gli stati vicini.

      la verita` sta sempre nel mezzo, dici, e in fondo anche noi stessi siamo sempre nel mezzo di qualcosa: si tratta soltanto di capire esattamente di che cosa!

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    2. Io non credo che i vostri punti di vista siano in contrasto, anche perché ritengo che bortocal stia proponendo una visione, per così dire, speculativa, e tu una politica (che, tra parentesi, condivido). Il punto è, secondo me, che il potere (attualmente rappresentato dal capitale) APPOGGIA o, quanto meno, tollera fenomeni come quelli qui descritti, perché l’alternativa mette a rischio la sua stessa sopravvivenza; il sovranismo populista è invece un fenomeno che, entro certi limiti, può essere eterodiretto, e che non mette in questione la globalizzazione in se`, ma solo gli scarsi vantaggi che da essa si hanno. D’altronde, i romani avrebbero disperso questi movimenti solo nel 70 d.C.

      A latere, nel fare i complimenti all’autore, noto un fatto interessante: che, come ora, le classi popolari basse furono importanti per l’affermazione dei populismi, che sono (oggi, ma credo anche allora) fenomeni in realtà “calati dall’alto”, allo scopo di conquistare alle elite un potere che, apparentemente, è stato assunto “per il bene del popolo”.

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      1. gli autori di quello studio sul nazionalismo ebraico del primo secolo al quale mi riferisco lo hanno concepito come una serie disorganica di rivolte contadine del tutto spontanee; io non sono convinto di questa lettura e ho evidenziato invece il preciso ruolo avuto nell’ispirare e a volte dirigere questi movimenti rivoluzionari da una precisa famiglia (Ezechia, poi Giuda il Galileo, poi Simone e Giacomo, poi Menahim), che tra l’altro rivendicava esplicitamente anche il trono di Israele, in quanto membri della dinastia degli Asmonei, che era stata scalzata da Erode, e alla quale peraltro e` ragionevole pensare che facesse riferimento in origine anche il personaggio semi-leggendario di Jeshu, probabile figlio primogenito di Giuda il Galileo e padre di Menahim, il quale ultimo poi fu effettivamente per alcuni mesi re autoproclamato a Gerusalemme durante la rivolta anti-romana.

        dunque effettivamente il movimento degli zeloti, che nella lotta contro l’impero globalizzato di Roma fu il punto di riferimento di queste rivolte degli ebrei poveri durate decenni, aveva un punto di riferimento molto preciso, ma questo non ci permette di dire che fosse totalmente calato dall’alto.

        neppure i populismi sovranisti di oggi sono propriamente calati dall’alto, se con questa espressione si intende l’oligarchia tecno-feudale che effettivamente dirige il mondo di oggi; cio` non toglie che siano strumentalizzati a destra.

        siamo di fronte a un paradosso evidente che scardina alcuni modi tradizionali di pensare: movimenti indiscutibilmente di destra che lottano contro la globalizzazione e il potere mondiale del capitale, in nome peraltro di un capitalismo localizzato, che si vorrebbe dal volto piu` umano…

        ma il punto al quale sono arrivato e` che necessariamente deve essere cosi`: perche` questi movimenti hanno come sbocco storico finale il ritorno all’autoconsumo e a un nuovo feudalesimo, mi pare.

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        1. Ad ogni modo, ritengo che siano sempre le classi abbienti ad avere in mano la propaganda che spinge larghe fette di pubblico ad identificare certi “nemici” e certi “bisogni”.

          Sull’ultimo punto non sono d’accordo, in quanto credo che nella storia non esista il “necessariamente”:-).

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          1. la tua domanda finale e` solo in apparenza semplice ed esigerebbe ben piu` di un commento, e anche ben piu` di un post.

            sono d’accordo con la tua osservazione sull’impossibilita` di applicare il concetto di necessario alla storia.

            la storia e` fatta ancora degli imprevedibili segni della celebre poesia di Montale, lasciati sulla spiaggia da una gallina.

            e tuttavia direi che la storia e` come la metereologia, e segue le leggi probabilistiche della fisica quantistica: non vi e` nulla di necessario nella storia, ma tutto segue comunque delle leggi.

            il fatto che la combinazione di queste leggi sia ampiamente non dominabile razionalmente, perche` troppo complessa, non impedisce di dire che alcuni elementi, invece, lo sono.

            ciao.

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              1. allora, io dicevo, in modo molto sintetico, e anzi troppo, che e` necessario che i movimenti che lottano contro la globalizzazione capitalistica in nome di un capitalismo localizzato e sovranista siano di destra.

                intendevo dire: perche` non contrastano davvero la logica capitalistica, ma la vorrebbero solo applicata localmente.

                leggendo il tuo commento a Eoberto Nicolini di un momento prima, qui in fondo, mi pare che siamo completamente d’accordo: poi qui si usa la parola necessario in un senso un po’ vago, per sottolineare che sembra logico, non in un senso rigoroso.

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      2. Infatti quello che io non condivido nell’analisi di bortocal (mi associo anch’io nel fargli i complimenti nell’esposizione sempre lucida e stimolante) è l’identificazione fra nazionalismi e l’estrema destra, o globalismi e la sinistra (o almeno così ho capito). Invece credo che bisogna guardare alle politiche messe in atto o rivendicate per dare un giudizio perlomeno politico: il globalismo punta ad una feroce compressione salariale a tutto vantaggio del Capitale. Il cosiddetto populismo invece punta perlomeno ad un ripristino, seppur parziale, delle tutele costituzionali. Che poi la gestione del dissenso sia comunque un modo del Capitale per continuare a comandare sono d’accordo (basta vedereil il m5s)

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        1. secondo me, caro Roberto, che i nazionalismi siano di destra, e persino i neo-battezzati sovranismi, non ci piove: che ci possa difendere dal dominio del tecno-feudalesimo rinchiudendosi nei recuperati confini nazionali e` proprio ridicolo pensarlo; e infatti dietro queste ideologie politiche sta ben altro che la lotta al capitale.

          e starei ben attento ad attribuire alla destra sovranista la volonta` di rivalutare i salari, dato che il primo effetto dell’inflazione che seguirebbe un ritorno alla lira sarebbe una pesantissima peridta di valore reale dei salari stessi.

          la sinistra e` sempre stata internazionalista (fin dalla nascita dell’Inno dell’Internazionale), ma nello stesso tempo ha combattuto l’imperialismo, quindi la globalizzazione imperialista del capitale.

          poi la sinistra si e` persa per strada, almeno in Italia e oggi non appare piu` credibile in alcun modo: ma rimane aperta la domanda se sia possibile credere ad un internazionalismo alternativo alla globalizzazione imperialista, ma non alla globalizzazione in se stessa, che pare per molti spetti irrinunciabile.

          direi che oggi si possono considerare ancora di sinistra i pochissimi che sono disposti a provare a crederci…

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        2. Per me non può esistere un’idea di sinistra che non abbia per logica conseguenza il globalismo, però; se è vero che da un lato il populismo rivendica, per usare le tue parole, “un ripristino, seppur parziale, delle tutele costituzionali”, è pur vero che questo ripristino risolve il problema della disparità (se lo risolve, che è tutto fuorché detto) soltanto a livello locale, e spesso a tutto detrimento di realtà locali diverse. Ma una sinistra, per essere tale, deve puntare alla giustizia per tutti, e non solo per i propri. Penso anzi che distinguere tra “noi” e “loro” sia l’atto fondativo di ogni destra.

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