Porto: di sorpresa in sorpresa fino alla libreria di Harry Potter – 143

Non racconti veri, per ora, delle giornate portoghesi, ma appunti veloci in vista di qualche riscrittura che verrà in tempi in cui avrò più  concentrazione per curarla meglio.

È  la giornata dei progetti che cambiano e alla fine si realizzano lo stesso.

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Esco di casa con un piano preciso, ma mi trovo con la prima sorpresa della giornata: un nebbione densissimo che non permette neppure di vedere intero il grande ponte di ferro dell’allievo di Eifel.

E un freddo incredibile che stravolge perfino i colori delle case e fa pensare a momenti di essere in Norvegia, piuttosto.

Sarebbe quasi surreale questa luce livida e raggelante.

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Ma sono uscito dall’ostello troppo presto dopo la colazione abbondante, compresa nel prezzo, come ha verificato il cameriere scrupoloso e gentile, che mi batte alla fine la mano sulla spalla.

La chiesa sta aprendo adesso, alla nove, quando ci arrivo, ma intanto lì sotto c’è il capolinea del tram giallo, che arriva adesso.

E allora perché pensare ancora di andare a vedersi l’oceano a 30 km da qui, in autobus, come da progetto, se il tram porta verso la foce del Douro e all’oceano lo stesso?

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Ecco che cambio la prima volta progetto: Porto ha questi tram storici, belli come quelli di San Francisco, credetemi che li ho visti, ma molto meno famosi; ci salgo e il tram parte subito, costeggiando il fiume per 4 o 5 km, lasciandoci a mezzo km da un molo, interdetto per le ondate violente che quasi lo sovrastano, e si spinge in mezzo all’oceano.

Ma l’oceano si costeggia lo stesso, tra scogliere meravigliose, gabbiani che stridono e foto che si spandono per il mondo via whatsapp, non so quanto opportunamente per chi le riceve al lavoro.

A malincuore alla fine devo invertire la marcia e tornare sui miei passi, visitando anche una vecchia fortezza che sta proprio a controllare la punta dove il fiume sbocca nel mare, ed è  sorprendentemente affascinante, dentro.

Ma poi, quando ripasso davanti al faro e oramai è uscito un bel sole, una folla di allegri violatori delle norme lo ha raggiunto e si fotografa fra le ondate violente che saltano in alto senza fare male.

Anche io mi ci spingo, allora, e, arrivato alla punta, proprio mentre mi sollevo verso l’ultimo alto parapetto per affacciarmi sul mare aperto, ecco che con tempismo perfetto un’onda enorme fa lo stesso davanti a me sotto i miei occhi sbigottiti e mi lava da capo a pie’.

Neppure l’ultima, perche` una bagnata minore me la prendo anche dopo.

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Ora c’è solo da tornare per due o tre km fino al punto in cui un traghetto veloce, che mi aspetta per partire, porta dall’altra parte del fiume.

La metà è Afurada, un vecchio borgo di pescatori, di cui ho già  parlato, e come dicevo per alcuni aspetti è rimasto incredibilmente fuori del tempo: c’è ancora un grande lavatoio a più  vasche con donne rozze in grembiuloni che sbattono i panni sulla pietra come non vedo fare da quando avevo 5 anni, e poi vanno a stendere in un incredibile prato multicolore, sui fili stesi fra i gabbiani.

Ma prima mi sono ingozzato di pesce in una trattoria locale: due seppie giganti, che ho voluto col saporitissimo inchiostro nero.

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Dura adesso rifare a piedi i km del tram dell’andata dall’altra parte del fiume, che sembra perfino più sinuosa  tanto che alla fine devo farmi anche una dormita su una panchina.

Poi mi riprendo e arrivo all’altra parte del centro di Porto, completamente rimodernato e trasformato nella tipica zona del passeggio del 21esimo secolo europeo: qui ci stanno anche i musei cantina sulla produzione del vino Porto, dove la gente si accalca.

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Ma io sono stanchissimo, ha anche cominciato a piovere e devo rifare tutti i miei apparati tecnologici.

Buona scusa per tornare all’ostello e riposare un’ora e mezza, fino a che il sole esce di nuovo e io finalmente faccio quel che volevo fare la mattina: la stessa chiesa, poi la salita per un’altra parte di Porto, sempre sorprendentemente bella, fino a che trovo a che la libreria di Harry Potter, perché la saga è  nata qui, e le foto mi permettono di whatsappare col mio nipotino più  grande che ne è  un fanatico e la riconosce subito.

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Si rientra nella sera tra le sorprendenti architetture di questa città magica e le mattonelle azzurre maiolicate.

La vacanza vera è  proprio questa libertà  di girare a caso e di ritrovare il più autentico se stesso proprio quando sembrerebbe che si sia persa la strada.

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(Certamente alcune trovate dell’imperterrito conformista correttore automatico del tablet, che odia ogni espressione non comune, mi saranno sfuggite: chiedo venia, ma la lotta è impari: stamattina trasformava in capoluoghi in capodogli, stasera chissà che cos’altro ha combinato…

rifare gli apparati, ad esempio: che cavolo avro` voluto scrivere, invece?)


8 risposte a "Porto: di sorpresa in sorpresa fino alla libreria di Harry Potter – 143"

  1. Ohoh… Ma sei restato bagnato tutto il tempo?
    Anche a Roma piove e le temperature sono rigide Aprile pazzerello.
    Brutto per brutto preferisco starmene con te perché ho avuto modo di dirti che Barcellona è bellissima che mi piace tanto anche il riferimento ai suoi tram colorati fratelli negretti di quelli di San Francisco.
    Sherabientot grazie

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    1. Ancora Barcellona? Ma dai, questo correttore automatico è proprio… incorreggibile.

      Fratelli negretti o fratelli negletti?

      Avevo il giubbino i permeabile e col vento che c’era, impossibile restar bagnati per più di dieci minuti

      Mi piace

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