Bassa pressione e misticismo a Braga, Portogallo – 145

Sarà soltanto la bassa pressione e la pioggia fredda e grigia che imperversa per tutta la giornata, se il risveglio è  così  tetro?

O è l’angoscia del mondo che arriva fino a qui?

Comunque si parte: alla fine ho scoperto che è il treno il modo più  ovvio per andare da Porto a Braga, che ho scelto a sorpresa come prossima tappa, cambiando i miei piani.

E con meno di 4 euro di biglietto e un’attesa di meno di mezzora, eccomi che sonnecchio per un’ora buona sul vagone, fra un’extrasistole e l’altra, in un paesaggio grigio che si va riempiendo di boschi.

Braga non entusiasma, al primo impatto, ma come potrebbe sotto questo pioviggino; l’ostello apre la reception solo alle 4, ma intanto mi prendono la prenotazione e accettano le valigie, almeno.

Braga è  una città  straordinariamente bigotta, come mi dice il primo museo che incrocio, uscendo a caso, dentro un palazzo ricoperto splendidamente di azulejos…

non a caso parti’ da qui la dittatura di Salazar.

E questa pioggia maledetta!

Non resta che rifugiarsi nella cattedrale, la più antica del Portogallo, iniziata nel 1070.

Niente di eccezionale, comunque, direi, mentre mi riposo su una panca; ma poi lo sguardo si sollevava in alto e scopro di essere sotto il più inverosimile tripudio barocco che abbia mai visto: una cupola a cannocchiale riempita di canne d’organo e di un delirio di figure colorate che sembra d’essere in Tamil Nadu.

Poi è proprio una deliziosa ragazza indiana che mi fa da guida nelle cripte dove sotto un vetro è  esposto il cadavere mezzo mummificato di non so quale arcivescovo; ma lei parla l’italiano e viene da Piacenza, giusto per dire come il mondo è pieno di sorprese, che sono l’essenza del fascino, anche del suo.

Lei fa fatica ad aprire le porte, ma sono io che l’aiuto, meritando un sorriso nato nel Punjab.

. . .

Ma il seguito è ancora più estroso, perché la prossima meta è un santuario a 5 km da qui, il Bom Jesu do Monte, ma siccome lo intravedo da lontano sulle colline, decido di andarci a piedi orientandomi a caso, e ci riesco anche.

La conquista faticata è premio di se stessa e aiuta a rendere l’esperienza meravigliosa: per questo serviva la pioggia, che dà  un senso magico alla salita nel bosco, che ripercorre una via crucis di cappelle che ospitano statue colorate con i diversi momenti della passione, ma le prime, in modo molto originale raffigurano solo Cristo, nei diversi momenti, senza nessuno attorno.

Dalle cappelle bagnate dalla pioggerella e allietate dal canto degli uccelli si sbocca ai piedi di una incredibile scalinata che moltiplica Piazza di Spagna per due o per tre, sia in altezza sia in larghezza e distende ai miei occhi miscredenti un catalogo di citazioni profetiche, allegorie sotto forma di statue, emozioni ahime decisamente cattolicheggianti che appartengono forse anche loro alla assai bassa pressione.

La chiesa in cima ha dietro l’altare una pala a tre dimensioni, cioè un trionfo di statue colorate che recitano la crocifissione nel più scenografico dei modi.

C’è anche un trenino a cremagliera per scendere alla fine dell’incredibile complesso, che mi ha fatto rivivere certe emozioni provate soltanto in Giappone.

Ma ha anche infilato un po’  di ambigue emozioni misticheggianti nel mio cuore miscredente: rivincita portoghese della fede, anche se sovraccarica e superstiziosa; o forse proprio per questo?

. . .

Rientro pure a piedi, la reception è aperta ed ecco nella camerata un’altra graziosissima ragazza da perderci la testa.

Ho un letto in alto nel dormitorio e lei vuol ben essere sicura che me la cavo con la scaletta… 😀

Ma io, ora che ho scritto l’essenziale di una giornata di nuovo piena, mi butto fuori, che ho già  adocchiato un localino dove fanno il baccalhau.


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