Guimaraes, l’origine del Portogallo – 147

Ieri sera, dopo il bacalhau, il freddo e la pioggia hanno sconfitto l’idea di una passeggiata a documentare nei giochi di luce notturni la grandezza inamidata di Braga, che pure si lascia scoprire ancora, anche mentre mi faccio la mia sgambata veloce per tornare al tepore dell’ostello, che alla fine mi accoglie per un lungo sonno riparatore.

E poi il risveglio, la colazione nella sala panoramica e la partenza.

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Chi lo sapeva, prima, davvero e non per sentito dire libresco, che il Portogallo è nato qui, in queste vallate del nord, dalle quali è cominciata la graduale riconquista contro gli arabi, e poi, appena conclusa questa, la proiezione sui mari e la trasformazione per breve tempo in una potenza mondiale a capo di un impero transcontinentale?

Tranquilli, a tutto penso in questo viaggio in Portogallo tranne che ad imbastirci su qualcuna delle mie analisi improvvisate; però complice la stanchezza, dopo gli eccessi peripatetici di ieri, sono loro che mi vengono addosso a tradimento, dopo che salgo sull’autobus che da Braga in un’oretta di strada sinuosa nella valle, mi porta a Guimarães o a Ghimaranges, se scriviamo come quasi si pronuncia.

Sono un po’ agitato, perché sto capendo che girare alla cieca cercando la sistemazione sul posto, come ho sempre fatto, non è più possibile oggi che tutti prenotano via internet, e adesso che cerco di rimediare dall’autobus, dei due ostelli della città uno è tutto pieno e l’altro non permette di prenotare.

E quindi lascio arrivare quei pensieri, così noiosi per chi mi legge, che avranno spazio per tutta la giornata, percorsa a passo lento e molto indolente: rilassato, insomma.

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Come del resto esige questo straordinario centro storico patrimonio UNESCO, che è un poco la Colmar del Portogallo, e quindi distende molto.

Del resto, lasciatemi orientare, dopo qualche errore, dato che la stazione d’arrivo dei bus è fuori dalla mappa della guida, ed eccomi in una fascinosa stradina antica a suonare al campanello, farmi aprire e trovare la mia economica sistemazione, di nuovo al piano di sopra di un letto a castello, ma in una stanza di solo quattro letti stavolta.

E, dopo le tre notti negli altri due ostelli di moderne catene ipertecnologiche, eccomi in una struttura familiare e retrò, che trovo più rassicurante, a partire dal letto a castello più basso e meno acrobatico di quello di ieri.

Del resto questa città ha la strana capacità di risolvere i problemi che crea, come mi dimostra l’addetta solerte e gentile che a fine giornata mi potenzia con altri 32 giga la memoria esaurita di 7 giga dello smartphone con cui faccio le foto e le riprese panoramiche.

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A proposito di castelli…

Qui siamo proprio sotto il castello da cui Henrique lanciò la riconquista, e nel Novecento il dittatore fascista Salazar collocò la sua dimora ufficiale, simbolicamente, in un altro palazzo, mastodontico e cupo, appena sotto, che fece restaurare a lungo.

Siamo nel cuore di un Portogallo rurale ed iper-cattolico, dove si spiega la storia del paese dal 1913 in poi.

Già, perché il 1913 è l’anno di Fatima, l’apparizione della Madonna ai tre pastorelli analfabeti, che anticipa e prepara Salazar.

Come ho fatto a non capirlo prima, proprio io che leggevo da bambino “Fatima”, uno dei pochi libri salvatisi dal saccheggio della biblioteca di mio padre mal affidata al solaio della casa degli ufficiali di Merano?

e chi era in quel libro l’antagonista diabolico delle forze del bene? Il sindaco socialista di Fatima, un malefico don Peppone laicista, che considera i tre pastorelli esaltati e\o simulatori.

Partì dalle campagne fanatiche e bigotte di questo cattolicesimo che impregna di sé ogni angolo di questa terra, la rivincita del Portogallo semplice e contadino contro quello proiettato sugli oceani, aperto e navigatore, che aveva fatto la grandezza effimera del paese e spiega i chili d’oro a decorare le chiese di Porto, a cominciare, per un grottesco paradosso da quella di san Francesco, dedicata al santo poverello.

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E io mi accorgo, ora che conosco in loco quest’arte religiosa portoghese, di averla già conosciuta, anche senza mai essere stato qui: fu per accenni a Cochin, nel Kerala, ma in pieno trionfo a Macau, nella Cina dei monaci missionari portoghesi.

E qui ci vorrebbe il link a post e video adatti, ma li inseriro’ più tardi.

È un’arte che dà voce ad una rappresentazione così esasperata dei sentimenti canonici del cattolicesimo, che non può neppure essere definita sentimentalismo, perché questi sentimenti sono così convenzionali e codificati da mancare del requisito primo di un sentimento vero, che è l’originalità e l’autenticità; questo, allora, è patetismo, non sentimentalismo.

Ma qui il post dovrebbe riempirsi di foto, per diventare sopportabile.

Intanto salvo, e poi riprendo e continuo.

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Ma solo per raccontare che, dopo castello di Henrique e palazzo che fu di Salazar, ho passeggiato a lungo per le strade acciottolate e rassicuranti e mi sono riposato meditando su una panca dell’antica cattedrale.

Poi, gia nel pomeriggio, ho deciso, senza troppa convinzione di prendere la teleferica che porta a la Penha, a quasi 700 metri e 7 km da qui: troppi per una nuova sfida a piedi…

Una bellissima ragazza – sembra che il Portogallo ne trabocchi davvero – mi chiede se può fotografarmi mentre sto per partire con la cabina, e io fesso le chiedo di ricambiarmi il permesso che lei mi nega.

Scioccamente mi chiedo se sono così vecchio da meritarmi una foto, ma la maliarda svela il mistero allo sbarco al rientro, vendendomi una guida in opuscolo personalizzato con la mia foto in fondo.

Solo, che pessime foto quelle di Guimaraes!

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In mezzo ci sono stati, una volta arrivati in cima, gli affascinanti, giganteschi massi muscosi di misteriosa origine, ma di spettacolare suggestione, e il santuario dedicato a Pio X, dove ho sentito aleggiare anche lo spirito del fratello di mio nonno, che ne fu il confessore e che quel papa si portò in Vaticano dal Veneto altrettanto rurale del Portogallo e quasi fratello nella scissione fra capitale cosmopolita e proiettata sul mare, commercialmente e militarmente, e terraferma conservatrice; ma ecco la statua enorme di Pio IX, sulla cima, poco più in là.

Ma la potenza della natura sovrasta le miserie della storia…

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Mi sono dilungato ancora, accidenti, ma qui in viaggio il tempo si dilata incredibilmente e i resoconti anche, pur se cercano di stare all’essenziale.

Davvero faccio fatica a credere che ero a Porto solo due giorni e non due mesi fa.


3 risposte a "Guimaraes, l’origine del Portogallo – 147"

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