una giornata inutile a Fatima, fra Tomar e Lisboa – 152

A Fatima dovevo andare, più ancora che per me, per la pressante richiesta di un amico: dice che non si può andare in Portogallo e non andare a Fatima; ha anche aggiunto di pregare per lui, non so quanto scherzosamente, visto che è laico e non credente come me (o forse le era soltanto?); e comunque i motivi per attaccarsi ad ogni speranza purtroppo li ha.

Ma mi sono dimenticato di farlo, mi sono dimenticato perfino di chiedere per me di guarire in fretta dalla nuova bronchite ripresa per gli strapazzi del viaggio.

Che alla fine ha avuto oggi un andamento straordinariamente lento, e poco male, viste le mie condizioni di salute precarie.

. . .

Pensavo di andare a Fatima la mattina, cavarmela in un paio d’ore e poi arrivare a Lisboa nel pomeriggio e girarla un po’; ho anche controllato su internet gli orari dei bus da Tomar e ne dava uno ogni ora; ma quando arrivo alla biglietteria, di buon mattino, il primo autobus della giornata risulta alle 12:45 e dove ho sbagliato a leggere non so.

Va beh, devo giusto pensare a qualche regalino, quelli che portiamo a casa a chi è rimasto per farci perdonare di esserci divertiti, mentre loro lavoravano.

. . .

Poi finisco ai giardini di Tomar, visto che è una bella giornata di sole, a studiare bene sulla guida la storia, l’arte, la cultura del Portogallo: paese strano, direi, che alterna continuamente due identità: quella aperta e progressista (in questo momento ha l’unico governo integralmente di sinistra in Europa, e ha realizzato una rivoluzione verde, che lo porta ad esportare energia prodotta con fonti rinnovabili) e quella chiusa e reazionaria, che del resto corrisponde a periodi di decadenza civile: salazarismo perfino dopo la morte di Salazar e fino al 1974 e rivoluzione incruenta dei garofani, per dire.

. . .

Sapete già che Fatima incarna questo secondo Portogallo tetro e autodistruttivo e che la considero la premessa della dittatura cattolicamente reazionaria iniziata pochi anni dopo, nel 1928.

Ma ora approfondiscono il giudizio, dopo avere lasciato il mio bagaglio al deposito e aver girato dentro al complesso sacro per più di tre ore, a passo molto lento, inframmezzato anche da una pennichella su una panchina.

Non tanto per dire la mia miscredenza: la Madonna che appare ai tre pastorelli analfabeti, lasciandone morire due di influenza spagnola l’anno dopo, a dieci e undici anni di età, e che mette in piedi un delirio miracoloso, con tanto di sole rotante nel cielo davanti a 70.000 persone eccitatissime…, tutto per darci messaggi fondamentali come quello che bisogna dire il rosario tutti i giorni?

Ma dai!

La Madonna che si spreca in tre profezie, peccato che le prime due vengono rese note dalla superstite suor Lucia a profezia già realizzata: non che io pensi che la suora mentisse sapendo di mentire; ma no, in qualche modo era quel che si ricordava, ma sappiamo tutti che razza di cosa precaria sia la memoria anche quando abbiamo una mente abbastanza sana da risparmiarsi di parlare con la Madonna…

E la terza profezia? Questa effettivamente rivolta al futuro e subito secretata (per quanto era imbarazzante?), poi rivelata a stento e in parte, prima di cedere ad una pubblicazione probabilmente completa, ma chiaramente dai contenuti che si rivelano nebulosi e, dove non lo sono, inconsistenti…

. . .

E dovendosi sprecare in queste profezie, che cosa fa la Madonna? Ci mette in guardia dall’effetto serra, per dire o dell’autodistruzione collegata alla bomba demografica?: no, si comporta come una normale lobby politico-religiosa e chiede in tono un poco mafioso che la Russia si converta a lei (lei pirsunalmente, direbbe Camilleri) per evitare guai peggiori.

Insomma, fino a qui un bilancio in perdita.

. . .

Ma queste cose, da una mente malnata come la mia, ve le potreste anche aspettare ed erano scontate; la novità che nasce dalla visita diretta è che, dopo avere visto le due basiliche, quella del 1953, incredibilmente arretrata nello stile rispetto ai tempi, e quella stile centro commerciale del 2007, e la grande spianata morta di un chilometro in mezzo, io qui devo negare con decisione che occorre vedere Fatima, come dice la guida o il mio amico, per capire la religiosità portoghese.

Eh no, signori: tutto questo mio viaggio o quasi si è svolto in mezzo alle tracce, spesso emozionanti, di questa religiosità e anche delle sue forme diverse, dal patetico barocco delle chiese cariche dell’oro rapinato al Brasile, alla rigida religione dei templari, che si costruirono una chiesa dalle proporzioni adatte ad assistere alla messa sui loro cavalli; ma a Fatima soltanto l’origine remota, i fatti iniziali, sono ancora legati a questa fede su cui è nata la nazione stessa e che viveva e vive in una parte della popolazione come fatto autentico.

Ma l’architettura parla forte e chiaro, a chi la sa ascoltare, e proclama che la gestione dei tre pastorelli è una pesante operazione di colonizzazione mentale, il tentativo di modificare le caratteristiche di questa fede popolare portoghese.

. . .

Nel santuario di Fatima non trovate il Portogallo mistico, ma la potenza, un poco arida, della Chiesa cattolica universale, le statue dei papi recenti (assente, non a caso, credo, Giovanni XXIII), e la sovrapposizione forzata di una teologia più presentabile ad un episodio originario sentito come imbarazzante e in corso di falsificazione.

Scrivevo ad un’amica, via whatsapp, che la freddezza del modo in cui è stato concepito questo spazio, l’assenza di qualunque rapporto con la tradizione architettonica e con lo stile portoghese, dimostra che questo complesso è stato costruito da gente che non credeva davvero al messaggio puerile di una Madonna analfabeta, come i suoi pastorelli: il tutto resta un gesto di arroganza coloniale di una Chiesa che non ama troppo il Portogallo e il suo cattolicesimo così compromesso col fascismo esplicito.

Del resto niente lo dimostra meglio del frammento del muro di Berlino collocato in una grande teca a uno degli ingressi, con una breve preghiera di ringraziamento di papa Wojtyla alla Madonna, per avere fatto cadere il comunismo senza Dio.

. . .

Detto questo, riconosciamo comunque a Fatima di evitare, forse proprio grazie a questo, gli eccessi superstiziosi e la totale mercificazione di Lourdes: il clima rimane raccolto e tutto sommato presentabile.

Direi che queste, peraltro, non sono le riflessioni di un bizzarro anticonformista: anche Alexandr, il metalmeccanico ucraino col quale ho fatto il viaggio in bus sia all’andata sia al ritorno, sintetizza il tutto con la stessa formula conclusiva che qui avrei usato anche io: interessante, ma non bello.

A proposito: anche in bus si socializza bene, ogni tanto, e valga come smentita a quanto ho scritto in un post precedente.

. . .

Ma ora fatemi tornare ad Alexandr, viaggiatore solitario come il sottoscritto, che lascia la moglie a casa a curare il cane e i gatti e se viene a Lisboa dal confine con la Russia, mentre lei avrà le sue vacanze in agosto, presso il figlio, a Varna, in Bulgaria, e a curare i cani e i gatti resterà a casa lui.

Alexandr è un viaggiatore seriale da cui farsi fare un corso sul viaggiare in economia: gli dico, per vantarmi, che ho speso solo 24 euro per ciascun volo, e lui ne ha speso, da Kiev!, 21.

Io giro per ostelli e camerate, spendendo per dormire dai 15 ai 22 euro a notte; lui ha trovato una camera con air-bnb, nella semiperiferia di Lisboa per 7 euro a notte.

Lui ha fatto un contratto flatutenza (flat, flat: impagabile il correttore automatico, e questa la devo lasciare…) con un’agenzia di 250 euro per 7 giorni e io spendero’ qualcosa più del doppio per 9.

Lui viaggia con uno zainetto leggero e senza altri bagagli, io con la ridotta misura di un trolley che non paga supplementi con Ryanair, e lui mi fa: che razza di bagaglio hai, ed ho solo un ricambio di tutto.

Tanto da imparare ancora, ma si viaggia anche per questo.

. . .

Caro Alexandr, che mi accompagna al metrò dandomi le istruzioni su percorsi e biglietti e poi mi saluta dalla banchina opposta mandandomi un bacio attraverso i binari: non vuol credere alla mia età, e in effetti lui, da metalmeccanico, mi sembrerebbe piuttosto coetaneo, nonostante i 14 anni in meno: ma dice che non li dimostro per come mi comporto.

Caro Alexandr, gli rispondo: lo sai qual è davvero il sintomo più importante della vecchiaia? La perdita della memoria… – e io mi dimentico di essere vecchio, ecco tutto.

(ma questa non l’ho gia` scritta, appunto, anche in un altro post?)

. . .

Ed eccomi a Lisboa, finalmente: arrivo semplice in centro, con un solo trasbordo sul metro dalla stazione dei bus; ostello scelto benssimo, e parlano perfino l’italiano, oltre ad essere simpaticissimi; cena praticamente sotto casa a un ristorante tipico dell’Alentejo, zuppa e insalata di polipo; camerata a tre letti (due belle ragazze bionde) e letto basso, davanti alla finestra che dà sul campanile barocco di una chiesa.

C’è un solo neo, un solo elemento di disturbo qui dentro, in tutta questa fatimesca grazia di dio: la mia tosse intermittente e a tratti furiosa.

Ma sono sicuro che domani l’aria iodata di Lisboa la ridurrà a più miti consigli.


8 risposte a "una giornata inutile a Fatima, fra Tomar e Lisboa – 152"

Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.