lo Jeshu storico di cui scrive davvero Giuseppe Flavio (e non nel Testimonium Flavianum) – il profeta egiziano 27 – 163

e` opinione comune che Giuseppe Flavio, che nel primo secolo scrive della storia ebraica passata e a lui contemporanea, non parli mai ne` dello Jeshu evangelico ne` dei primi cristiani, tranne che nel passo famoso chiamato Testimonium Flavianum, ma che e` palesemente una interpolazione dettata da Eusebio di Cesarea nel IV secolo, a convalida del nuovo cristianesimo diventato religione di stato nell’impero romano – forse su una interpolazione cristiana precedente, in cui la figura di Jeshu non era ancora stata divinizzata.

ma e` davvero cosi`?

ora citero`, con qualche stralcio, un passo del Bellum Iudaicum di Giuseppe Flavio dove si direbbe il contrario.

avviso subito che la mia citazione e` volutamente parziale, ma spieghero` dopo perche`.

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300. Quando la città era al culmine della pace e della prosperità, un tale Gesù […] si recò alla festa in cui è uso che tutti costruiscano tabernacoli per il Dio e all’improvviso cominciò a gridare nel tempio: [301] “Una voce […] contro Gerusalemme e il tempio, […] una voce contro il popolo intero”.  […]
302. Alla fine i capi della cittadinanza, tediati di quel malaugurio, lo fecero prendere e gli inflissero molte battiture. Ma quello, senza né aprir bocca in sua difesa né muovere una specifica accusa contro chi lo aveva flagellato, continuò a ripetere il suo ritornello. 
303. Allora i capi […] lo trascinarono dinanzi al governatore romano. [304] Quivi, sebbene fosse flagellato fino a mettere allo scoperto le ossa, non ebbe un’implorazione né un gemito, ma […] a ogni battitura rispondeva: “Povera Gerusalemme!”.
305. Quando […] il governatore, gli fece domandare chi fosse, donde provenisse e perché lanciasse quella lamentazione, egli non rispose, ma continuò a compiangere il destino della città finché [… il governatore] sentenziò che si trattava di pazzia e lo lasciò andare.
(Guerra Giudaica, libro 6, 300-305)

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le analogie con alcuni momenti delle narrazioni evangeliche sono davvero impressionanti:

  1. l’inizio della attivita` pubblica a Gerusalemme in occasione della festa dei tabernacoli
  2. la profezia della distruzione del tempio di Gerusalemme e della rovina della citta`
  3. la cattura da parte del gruppo dirigente ebraico, evidentemente raccolto attorno al Sinedrio
  4. la consegna di Jeshu da parte di costoro al governatore romano
  5. il silenzio di Jeshu davanti al governatore romano
  6. la flagellazione

nello stesso tempo vi sono numerose e fortissime divergenze, di cui la piu` importante sta nella conclusione di questa parte della vicenda: Jeshu qui viene liberato dal governatore romano, mentre nei vangeli viene invece notoriamente crocifisso.

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ma. paradossalmente, questo e` proprio ​l’elemento decisamente piu` importante, che dimostra la confluenza di questa storia nelle narrazioni evangeliche.

solo cosi` troviamo infatti la spiegazione di uno degli aspetti piu` strani di questi racconti su Jeshu: la liberazione da parte del governatore romano di Barabba, Bar Abba, figlio del padre, che e` il nome stesso attribuito allo Jeshu evangelico – e in alcuni codici addirittura si dice di Jeshu Bar Abba.

e` abbastanza evidente che non sembra plausibile che vi siano stati a Gerusalemme due diversi Jeshu consegnati dal sinedrio al governatore romano e da questi fatti flagellare a sangue, con la stranezza ulteriore che di uno, un personaggio minore, Giuseppe Flavio ci racconta tali vicende nei particolari, mentre dell’altro Jeshu, che sarebbe stato di tanto piu` importante, si accontenta di una citazione sommaria e compendiaria – e perdipiu` falsa!

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l’unica spiegazione plausibile e` che i cristiani che raccolsero in una narrazione complessiva le vicende di Jeshu si trovarono davanti a questa tradizione di uno Jeshu catturato dal sinedrio, consegnato al governatore romano e da questo liberato e la fecero confluire nelle vicende del loro protagonista.

solo questo ci permette di capire la strana configurazione psicologica nei vangeli della figura di Pilato, rappresentato come restio a condannare Jeshu, quando storicamente invece questo governatore fu talmente feroce e sanguinario da essere rimosso e persino incriminato per i suoi comportamenti.

ma qui entra in gioco anche uno slittamento temporale del racconto, retrodatato a tempi gia` abbastanza lontani, ma non troppo.

. . .

ma ora occorre tornare al passo da me citato tendenziosamente per dimostrarne l’inequivocabile confluenza nelle tradizioni evangeliche, per leggerlo adesso integralmente, invece, e verificare tutte le palesi e radicali incompatibilita` con queste:

  1. questo Jeshu e` figlio di Anania e non di Giuseppe, ne` tantomeno di Giuda il Galileo, come possiamo oggi supporre noi
  2. l’episodio narrato da Giuseppe Flavio avviene tra il 62 (o forse il 59: la cronologia indicata da Giuseppe Flavio e` incoerente) e il 67 d.C., non certamente al tempo di Pilato
  3. il governatore romano, infatti, di cui si parla, non e` Pilato, ma Albino, che fu in carica dal 62 al 64
  4. questo Jeshu non e` un rabbi, un maestro biblico, ma un rozzo contadino
  5. Giuseppe Flavio lo rappresenta in modo caricaturale come uno squilibrato
  6. questo Jeshu muore dopo che la guerra giudaica e` cominciata e durante l’assedio romano di Gerusalemme, colpito da un proiettile vagante lanciato da una balestra romana.

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Libro VI:300 Ma ancora più tremendo fu quest’altro prodigio. Quattro anni prima che scoppiasse la guerra, quando la città era al culmine della pace e della prosperità, un tale Gesù figlio di Anania, un rozzo contadino, si recò alla festa in cui è uso che tutti costruiscano tabernacoli per il Dio e all’improvviso cominciò a gridare nel tempio:
Libro VI:301 “Una voce da oriente, una voce da occidente, una voce dai quattro venti, una voce contro Gerusalemme e il tempio, una voce contro sposi e spose, una voce contro il popolo intero”. Giorno e notte si aggirava per tutti i vicoli gridando queste parole,
Libro VI:302 e alla fine alcuni dei capi della cittadinanza, tediati di quel malaugurio, lo fecero prendere e gli inflissero molte battiture. Ma quello, senza né aprir bocca in sua difesa né muovere una specifica accusa contro chi lo aveva flagellato, continuò a ripetere il suo ritornello.
Libro VI:303 Allora i capi, ritenendo – com’era in realtà – che quell’uomo agisse per effetto di una forza sovrumana, lo trascinarono dinanzi al governatore romano.
Libro VI:304 Quivi, sebbene fosse flagellato fino a mettere allo scoperto le ossa, non ebbe un’implorazione né un gemito, ma dando alla sua voce il tono più lugubre che poteva, a ogni battitura rispondeva: “Povera Gerusalemme!”.
Libro VI:305 Quando Albino, che era il governatore, gli fece domandare chi fosse, donde provenisse e perché lanciasse quella lamentazione, egli non rispose, ma continuò a compiangere il destino della città finché Albino sentenziò che si trattava di pazzia e lo lasciò andare.
Libro VI:306 Fino allo scoppio della guerra egli non si avvicinò ad alcun cittadino né fu visto parlare con alcuno, ma ogni giorno, come uno che si esercitasse a pregare, ripeteva il suo lugubre ritornello: “Povera Gerusalemme!”.
Libro VI:307 Né imprecava contro quelli che, un giorno l’uno un giorno l’altro, lo percuotevano, né benediceva chi gli dava qualcosa da mangiare; l’unica risposta per tutti era quel grido di malaugurio, che egli lanciava soprattutto nelle feste.
Libro VI:308 Per sette anni e cinque mesi lo andò ripetendo senza che la sua voce si affievolisse e senza provar stanchezza, e smise solo all’inizio dell’assedio, quando ormai vedeva avverarsi il suo triste presagio.
Libro VI:309 Infatti un giorno che andava in giro sulle mura gridando a piena gola: “Ancora una volta, povera la città, e povero il popolo, e povero il tempio!”, come alla fine aggiunse: “E poveretto anche me!”, una pietra scagliata da un lanciamissili lo colpì uccidendolo all’istante, ed egli spirò ripetendo ancora quelle parole.
Libro VI:310 – 5, 4. A riflettere su tali cose, si troverà che il Dio ha cura degli uomini e che in ogni modo preannuncia al suo popolo i mezzi per conseguire la salvezza,
Libro VI:311 mentre quelli si rovinano per la loro stoltezza e procurandosi i guai da sé.

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nonostante tutte queste evidenze contrarie, rimane indiscutibile, secondo me, che le vicende di questo strano personaggio, omonimo di quello raccontato nei vangeli, entrano a fare parte della biografia semi-leggendaria del personaggio Jeshu.

questo conferma il carattere composito di questa biografia, con elementi presi da personaggi diversi del tempo, ma nello stesso tempo da` indicazioni ancora piu` precise sui modi e sui tempi in cui questa narrazione venne a costituirsi.

se la vicenda biografica dello Jeshu di Anania entra gia` nel Vangelo dei Discepoli, impiantato da Lazzaro come manifesto unitario del movimento anti-romano al momento stesso dello scoppio della grande rivolta antiromana del 66, questo la data appunto a quegli anni, all’inizio degli anni 60 e non prima: anzi non prima del 62.

ma in questo vangelo piu` antico, e il primo ad assumere forma di narrazione quasi biografica, entrano soltanto la flagellazione e l’atteggiamento non ostile a questo Jeshu dell’autorita` romana.

e` nel successivo Vangelo secondo Marco che la narrazione si amplia con i confusi riferimenti alla liberazione di Barabba, cioe` in buona sostanza dello stesso Jeshu bar (figlio di) Anania.

questo getta una luce precisa sul modo oramai totalmente leggendario di ampliare gli elelemti narrativi sparsi contenuti nelle diverse testimonianze sul personaggio Jeshu contenute nel Vangelo dei Discepoli, unificate con le raccolte di insegnamenti attribuite ad un diverso Jeshu, messia profetico, e contenute nei testi attribuiti a Giuda il fratello gemello o Tommaso e a Filippo.

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evidentemente questi vangeli vennero prima raccolti oralmente e poi messi per iscritto nell’ambiente della emigrazione ebraica nell’impero romano e non avevano piu` nessuna precisa relazione col mondo della Palestina ebraica dove venivano ambientate queste vicende, frutto di echi confusi.

la conclusione tragica della guerra giudaica, con la completa distruzione di Gerusalemme, non e` conosciuta da noi nei suoi effettivi drammatici effetti: non sappiamo se fu seguita da una espulsione degli ebrei dalla Palestina, come la successiva rivolta di Bar Kobka del 135 d.C. – che pure qualcuno nega oggi, arrivando a sostenere la tesi paradossale che i veri eredi biologici degli ebrei di 2.000 anni fa sono i palestinesi successivamente islamizzati, e non gli ebrei che oggi hanno rioccupato il paese, che sono per la maggior parte i discendenti di popolazioni varie, successivamente convertitesi all’ebraismo e solo in piccolissima parte gli eredi della emigrazione giudaica nel Mediterraneo.

Giuseppe Flavio, lo storico della guerra giudaica e dell’ebraismo, non aveva interesse a calcare la mano sulla durezza con cui i romani trattarono i ribelli, essendo la sua un’opera sostanzialmente apologetica nei confronti dei romani; e tuttavia i suoi stessi ripetuti accenni alla distruzione completa del paese, che lui rinfaccia come colpa agli insorti, lasciano intendere uno scenario devastante.

mi limito a citare dalle prime righe del Bellum Iudaicum:

Libro I:9 – 4. […] concedendo ai miei sentimenti lo sfogo del rimpianto per la rovina della patria.

Libro I:11 […] infatti fra tutte le città soggette ai romani fu la nostra quella a cui toccò d’innalzarsi al più alto grado di fortuna e di piombare poi nel baratro più profondo della miseria.

Libro I:12 Io credo che le sventure di tutti gli altri popoli a partire dall’origine dei tempi restino inferiori al paragone con quelle dei giudei.

coloriture retoriche e nazionalismo a parte, evidentemente Giuseppe Flavio considera la sorte del popolo ebraico peggiore perfino di quella dei cartaginesi, totalmente cancellati dalla storia.

. . .

non si sbaglierebbe dunque a pensare che, come nei casi simili di Cartagine e Corinto, la popolazione fosse ampiamente sterminata, molti superstiti fossero venduti come schiavi, e la sopravvivenza della cultura ebraica rimanesse  affidata ai preesistenti nuclei ebraici emigrati nel Mediterraneo, che potevano avere una relazione e una conoscenza molto vaga dei fatti effettivamente accaduti prima di questa guerra devastante e dovevano affidarsi a dicerie molto confuse che accumulavano assieme allo scopo di delineare la figura di un maestro ideale.

cosi` il nuovo messianismo attorno alla figura composita di Jeshu, che era servito a Lazzaro per tentare l’unificazione dei movimenti messianisti ed antiromani dei suoi giorni, assumeva una funzione totalmente diversa nel mondo dell’emigrazione ebraica, pur senza rinunciare del tutto alla sua anima messianica.

qui il messianismo tendeva a diventare gradualmente cristianesimo, cioe` una nuova religione oramai plurietnica ed aperta con cui staccarsi dal marchio tipicamente ebraico, per sfuggire a razzismi e discriminazioni.

e, cartina al tornasole della svolta, divenuta definitiva quando i cristiani sotto Adriano si opposero alla rivolta prettamente ebraica di Bar Kobka, fu il rifiuto della circoncisione – ampiamente teorizzato nelle pseudo-lettere attribuite a Paulus, ma scritte allora -, col quale i cristiani smisero di essere religiosamente ebrei: nel secondo secolo, non prima.

Paolo-Tarso


11 risposte a "lo Jeshu storico di cui scrive davvero Giuseppe Flavio (e non nel Testimonium Flavianum) – il profeta egiziano 27 – 163"

        1. non ricordo questo testo, anche se lessi diverso tempo fa Finzioni, ma non ha proprio lasciato traccia. l’ho ritrovato in rete e mi e` sembrato proprio di leggerlo per la prima volta.

          non dico per smentire che mi ci sia ispirato: mi sembra alquanto differente dal mio, proprio come impostazione.

          ma forse l’affinita` che io non vedo e` data dalla parallela mostruosa ostinazione: di Borges nel costruire un suo universo di teologi in larga parte fantastici, mia nel districarmi tra i grovigli reali delle testimonianze storiche, talmente sconosciute in tutto il proliferante dibattito sulle origini del cristianesimo, da sembrare a loro volta una finzione borgesiana. 😉

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            1. io invece sono stato molto colpito dal fatto che l’interpretazione della figura di Giuda data da Runeberg, il protagonista del racconto di Borges, e` esattamente e quasi profeticamente la stessa dell’apocrifo e gnostico Vangelo di Giuda, recentemente riscoperto in papiro nel 1978 e pubblicato nel 2006.

              prima di allora se ne sapeva soltanto quel che aveva scritto ireneo verso il 180: […secondo i Cainiti] solo Giuda il traditore conosceva la Verità come nessun altro e per questo ha realizzato il mistero del tradimento, in seguito al quale tutto, in terra e in cielo, rimase sconvolto. Essi hanno dunque prodotto una storia fondata su dette basi e l’hanno chiamata Vangelo di Giuda. (Adversus haereses, I. 31,1)

              evidentemente Borges ha saputo cogliere questo spuno e darne una reinterpretazione magistrale.

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  1. Tutto quello che hai riportato qui non fa una piega. Ma come sempre io mi chiedo”perche?”
    Sedavvero Jeshu era solo un contadino folle prchè prendere proprio lui e farko diventare un Messia, figlio di Dio e creatore del cristianesimo? Chi ha fatto e deciso ciò? E per quale motivo creare una nuova religione?

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    1. veramente, cara amleta, io dico una cosa un po’ diversa: non che Jeshu fosse un contadino folle, ma che la sua storia incorporo` anche quella di uno Jeshu contadino folle.

      la storia di Jeshu nasce come mescolanza di storie di diversi personaggi esistiti che avevano avuto un ruolo messianico, allo scopo di unificarli nella lotta contro i romani, e comprende tanto lo Jeshu figlio di Anania morto nel 66-67, quando l’anonimo profeta egiziano di oltre un decennio prima che aveva portato i suoi seguaci sul monte degli Ulivi, in attesa del crollo delle mura di Geruslamme, prima di sparire misteriosamente; ed evidentemente anche questo Jeshu descritto da Giuseppe Flavio come pazzoide avra` avuto i suoi sostenitori, visto che perfino questo storico, che gli e` ostile, gli riconosce tuttavia di agire “per effetto di una forza piu` che umana” e per paradosso, attribuisce anche al Sinedrio questa convizione, anzi la indica come motivo primo del tentativo di questo di sopprimerlo.

      il motivo della nascita del cristianesimo come nuova religione l’ho indicat alla fine del post: nella prima meta` del secondo secolo quando gli ultimi ebrei osservanti si ribellarono di nuovo all’impero romano portando alla rovina per la seconda volta in settant’anni il mondo ebraico, e gli ebrei venivano perseguitati nell’impero piu` di quanto non lo fossero stati in precedenza, una parte dell’emigrazione ebraica che si era gia` ellenizzata e mescolata dal punto di vista religioso a diversi esponenti del mondo greco-romano, ritenne di rimpere i ponti con l’ebraismo, per salvarsi.

      la proibizione della circoncisione, voluta dagli imperatori del tempo, fu da loro accettata – come risulta dalle lettere di Paolo, scritte allora -, mentre gli ebrei osservanti continuarono a praticarla, anche se era stata proibita legalmente: qui il cristianesimo divento` defintiivamente altro dall’ebraismo, mentre in precedenza ne era stata soltanto una variante interna.

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      1. Scusa la svista. Bisogna allora vedere se tutte queste figure descritte da vari storici combaciano o no. Dunque tu dici che il Jeshu che conosciamo è un mix di tante persone. Ma il fatto che Giuseppe Flavio gli attribuisse superpoteri, per dirla alla Marvel, e che i discepoli scrissero di quei poteri, devi ammettere che è una ben strana coincidenza. Capisco che a quei tempi persino l’imperatore era considerato Dio però scegliere di creare un personaggio così complesso non è roba da poco. O erano degli ottimi precursori degli scrittori fantasy oppure un briciolo di verità ci dev’essere. Vedi in fisica se un qualcosa succede una volta è un caso, due volte è un’ipotesi, se succede dieci volte diventa legge ( la citazione non è precisa ma il senso è quello). Cioè finchè ne parla uno allora magari è un raccontino, se poi ne parlano due o tre o dieci allora qualche dubbio viene.
        Dici che hanno creato questa religione per quel motivo, ma chi? Uno si è alzato una mattina e ha detto ok adesso facciamo che questo Jeshu è messia e ci ricamiamo una bella storia intorno?

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        1. sicuramente non combaciano, tutte queste figure, con quelle abbastanza diverse fra loro, che confluirono poi alla fne nell’unica narrazione leggendaria della vita dello Jeshu proclamato figlio di dio.

          questo e` un personaggio, non una persona pienamente storica, ma e` un personaggio in cerca di autore, nel senso che i suoi autori sono nessuno e centomila: una tradizione popolare si forma per variazioni nel passaggio della narrazione da una bocca all’altra e anche i testi scritti ebbero delle trasformazioni simili.

          Celso, il filosofo pagano che si occupo` del cristianesimo nella seconda meta` del secondo secolo, scrive chiaramente che i cristiani modificavano le narrazioni sulla vita di Gesu`, per adattarle alle diverse critiche che via ricevevano.

          che poi Jeshu potesse avere dei poteri magici non veniva messo in discussione neppure da Celso, dato che il pensiero di quel periodo era fortemente caratterizzato da una forte fiducia nell’effettiva potenza della magia, ma si attribuiva questa sua presunta capacita` al suo soggiorno in Egitto e al suo contatto con quella religione, facendone quasi una competenza professionale.

          quanto al fatto che ci sia stato effettivamente un predicatore ebreo nel primo secolo dotato di poteri taumaturgici mi permetto di dubitarne, dato che nulla del genere risulta dalle due piu` antiche raccolte di detti a lui attribuiti (Tommaso e Filippo).

          smentisco con decisione, per via della documentata esperienza, che una bufala possa diventare vera solo perche` ripetuta migliaia di volte, oppure da milioni, ma perfino anche miliardi, di persone.

          la capacita` umana di credere vere delle idiozie e` praticamente illimitata.

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