200 e 50: due anniversari dimenticati: Marx e il Sessantotto – 171

c’e` in giro una grande voglia di spazzare via il fastidioso passato; peggio, non e` neppure voglia iconoclasta, e` che semplicemente la storia e` stata buttata nel cesso: non serve piu`.

siamo entrati in un’epoca in cui la lotta di classe e` stata sostituita dalla lotta fra le tecnologia e la natura.

in questa fase della vita umana dobbiamo stare a vedere se il riscaldamento globale la vincera` contro la nostra delirante civilta` degli iper-consumi e l’oltre-uomo di Nietsche e` gia` realizzato perche` miliardi di esseri umani vivono come se i vincoli naturali non esistessero piu`.

oppure se la diminuzione dell’attivita` solare non provochera` un inatteso ribaltamento di tutti gli scenari, per risospingerci in una nuova epoca glaciale plurimillenaria.

che cosa voleta che importi ricordare che il 5 maggio 1818 nasceva Karl Marx, che di questi problemi non ha mai neppure avuto il sentore, che non si e` mai posto il problema del rapporto fra capitale e natura?

lui appare piuttosto il profeta che l’avversario di questo mondo che sta realizzando, grazie al capitale e non contro il capitale, il suo sogno assurdo di una societa` dove ciascuno avrebbe avuto secondo i suoi bisogni.

ma forse Marx credeva a Malthus e non poteva immaginare che gli esseri umani ben determinati a realizzare i loro bisogni consumistici, a scapito delle generazioni future, sarebbero stati 7 miliardi e piu` e non qualche centinaio di milioni, come ai suoi giorni.

. . .

e allo stesso modo, serve a qualcosa ricordare che il 3 maggio 1968 fu occupata a Parigi l’universita` della Sorbona, ed ebbe ufficialmente inizio, col maggio francese, il Sessantotto?

interdit-d-interdire

altro movimento sepolto dalla storia, che e` stata cinica con lui: come con Marx, anche i suoi slogan e le sue aspiazioni sono state deposte nel grembo del mercato capitalistico e sono diventate il loro opposto.

il che spiega come nei decenni successivi alcuni leader di quel movimento, continuando a ripetere fuori contesto quelle parole d’ordine, si trovarono a diventare i propagandisti del nuovo potere assoluto del mercato, senza neppure farci caso.

. . .

del Sessantotto trovo stamattina qualche ricordo in un blog in cui scrive qualche coetaneo evidentemente, e trovo piu` comodo lasciare la parola a lui, citandone qualche stralcio:

Era di maggio, cinquant’anni fa…

Il ’68 è un mito. Una data storica, un simbolo, una bandiera. Il ’68 ha cambiato il mondo. Sono passati cinquant’anni. Cosa è rimasto? Difficile chiederlo ai sessantottini; o sono morti, o sono in pensione, o scrivono libri dove condannano il ’68.

“Eravamo diventati una banda di terroristi intellettuali” ricorda Jean-Pierre le Goff nella prefazione di Zone de mort.

quest’altro pero` la fa molto piu` sporca, dato che cancella non soltanto il Sessantotto ma tutta una secolare tradizione democratica:

Paul Yonnet nel suo Voyage au centre du malaise français parlava dell’antirazzismo come della trasformazione della società in un “popolo adolescente”. 

del resto sono citazioni prese dal Foglio, e che cosa possiamo aspettarci di meglio?

. . .

e allora, veramente, lasciatemelo dire: ci sono anche i pirla come me che continuano a considerarlo un punto di riferimento

– anche sapendo che la vera data di morte del Sessantotto fu il 1973, quando usci` I limiti dello sviluppo del MIT, che seppelli` il mito post-bellico del progresso infinito e anticipo` quella contraddizione centrale del nostro tempo che dicevo all’inizio.

. . .

dunque il Sessantotto eravamo noi giovani abbagliati da “premesse sbagliate e argomenti sbagliati che portavano a conclusioni sbagliate”, ma con un’incredibile passione interiore, in lotta contro un establishment ottuso che rispondeva sparando ad altezza d’uomo?

ma, un momento, per favore: quali erano le idee sbagliate?

per fare solo un esempio, l’opposizione alla guerra del Vietnam era sbagliata? 

si e` mai vista una piu` inutile e stupida strage?

milioni di morti per impedire un Vietnam indipendente, che oggi si rivela il migliore alleato dell’America in Asia in funzione anti-cinese?

e sarebbe bastato saperne di storia (a proposito!) e di geopolitica per capirlo, anche cinquant’anni fa.

. . .

ma il Sessantotto italiano?

fu diverso, e` vero:

Nessun paese ha avuto la vocazione gruppettara, ideologica e settaria che il ’68 ha lasciato in eredità all’Italia. Nessun paese ha sviluppato e coltivato un approccio così fazioso alla politica.

si`, ma vi sembra un tratto tipico del nostro Sessantotto oppure un aspetto tipico della nostra cultura nazionale?

quello che sta ponendo in queste settimane la premessa di una crisi irreversibile della nostra democrazia, peraltro gia` ampiamente logorata e ridotta a un puro gioco formale.

. . .

finora ho citato quel post, con critiche laterali, ma da questo momento in poi devo criticarlo aspramente, perche` scrive autentiche sciocchezze:

Il ’68 italiano fu l’esaltazione del pensiero marxista privo di ogni critica, dell’esaltazione pregiudiziale di ogni bruttura comunista nel mondo reinterpretata in un’ottica di distorto egualitarismo: alla fine di ogni manifestazione di quegli anni (fine anni ’60, primi anni ’70) lo slogan liberatorio era Viva Marx, viva Lenin, Viva Mao-Tse-Tung!

ma dov’era l’autore in quei mesi?

Lotta Continua, Potere Operaio, il Manifesto non furono tutti, in diverso modo, movimento di marxismo critico?

il marxismo acritico era del Movimento Studentesco di Milano, di qualche gruppuscolo m-l di cui il piu` caricaturale e significativo fu Servire il Popolo, e perfino in Avanguardia Operaia l’ortodossia marxista leninista non c’era.

quindi e` vero che il Sessantotto italiano evolse, anzi subi` una involuzione, in senso marxista, ma fu in prevalenza un insieme di tentativi di marxismo critico, di rinnovamento del marxismo, in dissenso con quello imbalsamato e ufficiale dell’URSS e delle democrazie popolari.

. . .

semmai, possiamo lamentarci, col senno di poi, che neppure nelle punte piu` avanzate di quel tentativo di definire una nuova idea di comunismo e di marxismo, si arrivo` a risultati apprezzabili.

la mia personale spiegazione e` che questo avvenne perche` erano in se stessi insuperabili i limiti originari del marxismo come forma di hegelismo di sinistra.

. . .

Resta il fatto, che mi sembra incontestabile, che in quel momento una generazione colse in maniera collettiva, per quanto confusa, che sarebbe cambiato il mondo. Cinquant’anni dopo abbiamo gli strumenti per capire che quella intuizione era esatta: saremmo entrati e siamo tuttora in una grande transizione storica che sta cambiando le coordinate di quella che è stata “la modernità”.

meno male, un nota positiva.

ma allora fatemi fare il bastian contrario:

resta il fatto che non siamo stati capaci di capirla e dominarla questa modernita`, allora.

ma guardiamoci in faccia, anche se fa male: siamo forse capaci di controllarla oggi?

. . .

conclusioni di quel post:

è da qui che siamo partiti ed è da qui che siamo nati.

vero, ma anche: da Nixon a Reagan a Bush 1 e 2 a Trump, con un paio di pause giusto per tirare il fiato, passando da una guerra all’altra, mi pare una sconfitta totale, bella e buona.

d’accordo su questo.

ma il Sessantotto resta anche l’esempio unico nella storia di una rivoluzione fallita che non e` stata seguita da un bagno di sangue degli sconfitti.

ma forse questo dice da solo che non era una vera rivoluzione?

. . .

Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.

(…)

I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.

Pasolini, dalla poesia per gli scontri fra studenti e polizia, poi soprannominata battaglia di Valle Giulia, l’1 marzo 1968

 

 

 


17 risposte a "200 e 50: due anniversari dimenticati: Marx e il Sessantotto – 171"

  1. * Mentre i ragazzi americani nel timore di essere reclutati passavano il confine in Canada

    Perdonami un piccolo flashback: fu accompagnando in macchina un amico di università di mio fratello Che visitai le cascate del Niagara.

    "Mi piace"

  2. Oggi sono andata a vedere una mostra fotografica sul 68 direi che a Roma ci sono molte iniziative Hai ragione tu a livello nazionale se ne mormora.
    La guerra in Vietnam? Mio fratello quello grande stava finendo l’università al City College di New York ebbe tempo di laurearsi una tesi molto articolata sulla figura e la rappresentazione di Bob Dylan e di ragazzi americani nel timore di essere ricordati passava nel confine del Canada e per i ragazzi stranieri come mio fratello si stava rendendo necessario ritornare nel paese di origine per per lo stesso timore…

    Buonanotte e scusa se non entro nel temi.

    Shera

    "Mi piace"

    1. mi pare che ci sei entrata alla grande, invece, e con una preziosa testimonianza diretta di esperienze molto particolari, che ci danno con evidenza il quadro internazionale di quel momento straordinario.

      "Mi piace"

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