autorita`, autorevolezza, responsabilita` – 206

l’amico Raimondo, rispondendo ad un mio commento sul suo blog, mi sollecita ad una riflessione sul tema della responsabilita`:

mi aspetto che tu scriva qualcosa su ‘rischio e responsabilità’.

ora ci provo, ma la prendo un poco da lontano e parto dall’autorita`; piu` avanti sara` chiaro perche`.

. . .

che cos’e` esattamente l’autorita`?

la domanda e` importante, quasi un esame di coscienza postumo, per un sessantottino della generazione che contesto` il principio di autorita` (e che per questo viene considerata la causa di molti mali del presente).

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per capire il significato di un concetto e` utile spesso analizzare la parola che lo esprime: e dunque autorita` e` la capacita` riconosciuta di essere auctor, cioe` autore, realizzatore di qualcosa in campo sociale, cioe` consiste nel diritto di poter prendere decisioni che hanno una portata non esclusivamente individuale, ma coinvolgono anche la vita e le decisioni di altri, che finiscono con l’essere subordinate alla prima.

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l’autorita` non va confusa con l’autorevolezza; questa e` il pubblico riconoscimento dato a qualcuno di essere in grado di svolgere la funzione sociale dell’autorita` in qualche campo: la sanciscono frasi come “nel suo campo e` una vera autorita`.

questa frase non dice che effettivamente sia riconosciuta la capacita` di decidere anche per altri a colui di cui la si dice, ma che effettivamente darebbe in grado di farlo bene: nonostante in apparenza dica il contraio, non riconosce l’autorita`, ma l’autorevolezza.

ed ora fatemi fare un piccolo passo indietro: il Sessantotto contesto` il principio di autorita`, ma non affatto l’autorevolezza.

nel mondo reale, infatti, l’autorita` e l’autorevolezza sono frequentemente separati: si puo` essere un’autorita`, ma non essere autorevoli, e viceversa essere molto autorevoli, ma non esercitare fattivamente alcuna autorita`.

l’autorita` esercitata senza le competenze e le capacita` riconosciute dall’autorevolezza si trasforma in autoritarismo, la bestia nera del Sessantotto, ma anche dei tempi presenti, anche se il termine e` passato di moda.

l’autoritarismo e` dunque l’ultima risorsa di una autorita` non autorevole, che si impone con la forza delle imposizioni legali, dato che non e` in grado di persuadere.

e l’autoritarismo e` una limitazione delle liberta` e dunque della qualita` della vita.

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faccio un esempio che risultera` certamente urtante per molti: la recente legge sulla obbligatorieta` dei vaccini, che e` una tipica manifestazione di autoritarismo di uno stato che ha perso autorevolezza: incapace di convincere i suoi cittadini della bonta` delle vaccinazioni, si riduce a costringerceli con la legge.

possiamo essere in dissenso sulla portata del rischio, che giustifica o no questo ricorso alla costrizione, ma non dovremmo essere in disaccordo sul fatto che questa costrizione sia il sinomo di un deterioramento della qualita` della vita sociale.

. . .

il rifiuto del principio di autorita` – che caratterizzava il Sessantotto – si univa all’idea di una societa` partecipata, largamente fondata sull’esercizio della democrazia diretta, dove cittadini consapevoli e informati intervenivano in modo determinante nel processo delle decisioni.

stati come la Svizzera, col suo ampio ricorso ai referendum con carattere decisionale, rappresentano un modello di organizzazione statale fondato sull’autorita` diffusa; un altro modello, storicamente datato, era quello della democrazia dei consiglio o soviet in russo, che delegava alle assemblee di base costituite sui luoghi di lavoro una ampia parte del processo decisionale collettivo.

e qui la democrazia diretta si intersecava in maniera determinante col tema del lavoro: l’immagine era quello di una societa` in cui tutti lavoravano, con la distruzione della classe di chi vive di pura rendita senza lavorare, e nel lavoro come dimensione collettiva vedeva i presupposti di una condivisione delle decisioni del gruppo sociale.

. . .

ho descritto questo modello ideale di organizzazione della vita sociale collettiva e dei processi connessi di decisione politica come una forma di democrazia diretta ampiamente diffusa, che esige come contropartita:

partecipazione (cioe` volonta` effettiva di partecipare alla vita sociale),

informazione (cioe` studio dei problemi, con impegno e fatica adeguati)

e…

… e responsabilita`!

ecco che sono arrivato al punto che mi era stato proposto.

. . .

ma che cosa e` esattamente la responsabilita`?

anche qui aiuta l’analisi della parola: e` la capacita` di dare risposte; responsabile e` colui che sa rispondere ai problemi, alle richieste, ai doveri.

vorrei quasi dire che responsabile e` chi sa dare risposte all’autorita`, che rappresenta chi ha il diritto di fare richieste.

per questo ho pensato che non si  potesse rispondere ad una domanda sulla responsabilita` senza definire prima l’autorita`.

ma responsabili si e` non soltanto e non tanto in rapporto all’autorita` costituita, cosi` che responsabile va riconosciuto colui che sa rispondere, in modo positivo, alle richieste delle autorita`.

ma responsabile e` in particolar modo chi sa dare risposta simile ad una autorita` morale virtuale che ha saputo costruire dentro di se`.

responsabile e` chi ha una coscienza che agisce dentro di lui come se fosse una autorita`esterna, dotata della capacita` di attribuire premi e ricompense, oppure punizioni, in  relazione alla natura della risposta ricevuta.

. . .

ma qui interviene un aspetto non considerato abitualmente: quanti esseri umani sono capaci di costruire questa autorita` interna virtuale?

da un lato c’e` Freud, che considera una caratteristica universale della psiche umana la costruzione di un Super-Io interiore, cioe` di una specie di autorita` morale in grado di intervenire sul nostro comportamento;

dall’altro la lato ci sta Jaynes, che considera invece la nascita della autocoscienza consapevole come un processo storico realizzatosi verso la fine dell’era antica e preceduto da una lunga era in cui l’uomo era governato da voci interne, a cui attribuiva carattere di divinita`; e in qualche modo la nascita stessa delle religioni monoteiste sarebbe da attribuire alla progressiva attenuazione di queste presenze, cioe` alla vera e propria, quasi fisica, morte degli dei.

ai nostri giorni, quasi duemila anni dopo, stiamo invece assistendo alla morte di dio, cioe`, in altri termini alla progressiva scomparsa di quella unica voce interiore del super-Io che sarebbe comparsa due millenni fa.

sostituita da che cosa?

da una coscienza virtuale e socialmente condivisa in rete, almeno per la parte oramai prevalente, dell’umanita` che vive interconnessa anche mentalmente?

eclisse della coscienza individuale distinta, cioe` anche della responsabilita`?

. . .

a me questa pare una discreta risposta all’osservazione del drammatico tramonto a cui stiamo assistendo del senso della responsabilita`, connessa al rischio della decisione.

viviamo in un mondo sempre piu` interconnesso, nel quale gli individui hanno sempre meno la percezione di essere i protagonisti delle loro decisioni, e le vivono invece come decisioni condivise del gruppo.

di qui, dunque, le attuali richieste, incomprensibili per chi generazionalmente e` rimasto attaccato all’idea che ciascuno e` responsabile delle sue scelte.

. . .

cosi` oggi chi ha affrontato il rischio di una scelta rivelatasi sbagliata rifiuta di farsi carico delle conseguenze e chiede che il suo errore sia imputato al gruppo sociale tutto intero, non soltanto per un banale egoismo di scopo, ma soprattutto perche` non si sente piu` personalmente responsabile di quella scelta, che pure ha sottoscritto.

se il processo decisionale diventa in realta` del gruppo, entro il quale l’individuo agisce solamente sentendosi come un suo terminale esecutivo, allora diventa comprensibile il rigetto sul gruppo della responsabilita` delle scelte?

. . .

ma mi rendo conto che la risposta a tutte queste domande e` talmente complessa e impegnativa che esige tempo per una risposta; non prometto nulla, perche` ogni tentativo di riflessione potrebbe ricadere su se stesso.

pero` credo che ci si possa pensare su, e certamente sara` gradito ogni contributo critico, sia negativo, sia nel senso di uno sviluppo delle ipotesi accennate qui.


11 risposte a "autorita`, autorevolezza, responsabilita` – 206"

  1. “ma responsabile e` in particolar modo chi sa dare risposta simile ad una autorita` morale virtuale che ha saputo costruire dentro di se`.”.
    Ossia, come stava scritto in un libro che ho molto amato, prima di vivere con gli altri, io devo vivere con me stesso.

    Posso dire che l’idea di prendere decisioni COME gruppo, e non come singoli ALL’INTERNO di un gruppo, rivela il carattere spiccatamente di destra dei tempi che viviamo? In fin dei conti era l’idea base del fascismo: c’è una nazione compatta nei suoi desideri, ed un’unica persona, il duce, che se ne fa portavoce. Autoritario, ovviamente.

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    1. e poi, hai certamente ragione a dire che “prendere decisioni COME gruppo, e non come singoli ALL’INTERNO di un gruppo, rivela il carattere spiccatamente di destra dei tempi che viviamo”.

      e qui per destra intendiamo il movimento reazionario, cioe` di regressione, che ci riporta indietro a prima che la modernita` valorizzasse le liberta` individuali.

      la cosa da sottolineare e` che questo processo non e` un epifenomeno politico, ma strutturale, quasi biologico, connesso alla creazione della mente in rete.

      attraverso internet stiamo trasformandoci dal punto div ista del funzionamento cerbrale in insetti che vivono in sciami o colonie e che hanno una mente solamente collettiva.

      per paradosso l’essere mammiferi sopravvive nel narcisismo esasperato che accompagna il processo di de-individuazione.

      le destre sono sempre state l’espressione di processi simili, che si acutizzano ovviamente quando i singoli si sentono in pericolo – anche per pericoli immaginari, naturalmente.

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      1. E il socialismo che privilegia le decisioni di gruppo, è quindi idea da buttare perché era ed è di destra?
        Valorizzare l’individualità non ha portato anche al capitalismo distruttore?
        E le classi che fin qui hanno governato non sono mosse da decisioni di gruppo?
        Io la decisione di gruppo non la vedo in questo modo tremendo, se una decisione passa è sempre di gruppo…o no ?
        Il problema si pone quando la decisione soverchia ed è negativa, non in quanto tale perché è di gruppo…
        La complessità del reale è complessa …

        A latere non capisco proprio tanto can can strumentale sul fatto che il Presidente del consiglio sia tenuto a rispettare un programma concordato e non agisca ad capocchiam tipo Renzi che ha operato in totale contrasto con il loro programma pur solo abbozzato…

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        1. ecco un altro commento prezioso, di quelli che giustificano da soli che si tenga un blog, perche` ti costringono a rivedere quello che hai scritto, per precisarlo, corrggerlo, oppure francamente ammettere che ha scritto una scempiaggine.

          vediamo:

          credo che certamente io, ma neppure Gaberricci, abbiamo mai inteso metere in discussione la positivita` delle decisioni colleive (che sono la base stessa della dimensione collettiva, cioe` politica, della nostra vita), ma abbiamo definito di destra quel modo di affrontare queste decisioni collettive in cui il singolo si annulla nelle sue capacita` criiche.

          ora a me non pare, che salvo nelle degenerazioni del movimento socialista, sotto lo stalinismo o nel culto della personalita` di Mao ed altri, sia previsto che il decidere collettivamente nelle istanze della societa` socialista de bba avvenire in un clima di adesione acritica e fanatica: anzi la discussione critica dovrebbe essere valorizzata come elemento positivo.

          quindi, occorre buttare via come variante di destra il socialismo e il comuniusmo fanatici, ma non certo la decisione collettiva frutto di libera discussione; il socialismo non deve essere inteso come forma di repressione dell’individualita`, ma semmai soltanto come strumento di conrollo e limitazione di certe sue manifestazioni arroganti e lesiuve dei diritti altrui; le decisioni di gruppo sono positive se vengono prese secondo metodi corretti e non prevaricanti dei singoli; determinate non e` se una decisione di gruppo passa oppure no, ma COME passa: decisioni di gruppo prese in un clima di adesione irrazionale ai dettami di un capo non dovrebbero essere considerate decisioni di gurppo valide (la folla isterica che acclama Mussolini che annuncia l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 dovrebbe essere considerato un esempio cruciale di decisioni di gruppo prese in modo scorretto, e dunque non riconoscibili come tali; e questo dipende non dalla negativita` della decisione in se`, perche` anche decisioni negative o sbagliate pssono essere prese collettivamente secondo un metodo scorretto.

          – il presidente del consiglio aisce sulla base del programma che ha esposto alle Camere e sul quale ha ottenuto la fiducia; il Contratto rimane sullo sfondo, ma non ha carattere giuridico vincolante per lui; questa crisi ha visto una innovazione positiva della prassi di gestione della formaziuone di un governo, nel senso che la definizione di u n programma comune fra le forze che hanno costituito la maggioranza ha preceduto e non seguito l’incarico al capo del governo; l’innovazione e` certamente postitiva.

          il tuo paragone con renzi conferma: renzi ha agito sulla base di un programma di governo molto diverso, e in alcuni punti addirittura opposto a quello sulla base del quale erano stati votati gli eletti del Partito Demokrat.

          sono totalmente d’accordo con te che il vero scandalo e` stato questo, non certo quello del Contratto, anche se questo conserva un carattere privato di accordo fra due forze politiche che non vincola altro che loro e formalmente non vincola neppure Conte.

          e` palese che ci deve attendere una grossa offensiva mediatica contro questo govenro; sinora mi pare particolarmente goffa e molto autolesionista: ma, poverini, non sono capaci di fare di meglio…

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  2. dritto al cuore del problema tu, eh?

    eppure Caino, quando risponde a Dio: Sono forse io il custode di mio fratello?, non aveva un briciolino di ragione? (a prescindere dal fatto specifico che sia la domanda sia la risposta sono in un gioco delle parti, dato che Caino aveva gia` ucciso suo fratello minore Abele e Dio, naturalmente, lo sapeva benissimo.

    la custodia non implica comunque l’attribuzione di uno stato di minorita`?

    insomma, il modello che la Genesi implicitamente propone e` una tutela dell’inferiore, non la solidarieta` fra eguali.

    ma mi si puo` rispondere che in molti casi l’inferiorita` comunque e` oggettiva…

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  3. provo a sintetizzare.
    tantissimi anni fa mi fecero la domanda “sei il custode di tuo fratello?”. Dalla risposta che diedi, ma non subitissimo, è cambiata tutta la mia vita. “Si”.

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  4. Sempre approfondito ed ampio….
    Due spunti…

    Finché non si realizzerà una società equa e direttamente partecipata (cioè mai) l’autorità pubblica sarà sempre autoritaria in quanto strutturalmente fautrice di ingiustizie che ne mirano l’autorevolezza, questa verrà però riconosciuta da chi risulta favorito nella concretezza economica o nella visione culturale, questo sul piano generale.

    Rimane poi il fatto che nell’homo sapiens (pan) sono presenti istinti di specie gregaria ( probabilmente sta qui l’origine biologica del super-io / coscienza e, molto alla lontana, dio) che fanno sì che in gran parte il gregge umano segua il capobranco, l’autorità, indipendentemente dal fatto che sia o non sia autorevole ( esempi tremendi di questo abbiamo vissuto recentemente, non posso non citare le tragiche macchiette di Renzie e Berlusca).

    Istinto di specie…

    1125
    INNOCENTE

    Il bimbo
    Annega
    Migrante.
    Io certo non l’ho voluto.

    Bombe
    Uccidono
    Uomini, donne, bambini innocenti.
    Io stavo dormendo, io non c’entro.

    Le guerre d’impero
    Distruggono vite
    Città, popoli interi.
    Io sono lontano, non ditemi responsabile.

    Spiegatemi
    Allora
    Perché
    Mi sento in colpa?

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    1. prima di tutto un apprezzamento per i versi.

      sapendo che rischiano di essere testimonianza di un tipo umano in via di estinzione, visto che si sente in colpa per situazioni umane altrui per cui altri invece piuttosto gioiscono.

      poi occorre forse che ci decidiamo ad affrontare di petto la contraddizione che le tue due osservazioni buttano opportunamente sul tavolo, e dobbiamo farlo provando a relazionarle fra loro.

      se l’uomo e`, indiscutibilmente un mammifero e un primate, in altri termini un animale e di tipo gregario, dovremmo arrivare ad ammettere il ruolo di capobranco esercitato da alcuni (maschi e femmine alfa, si usa chiamarli) e anche i connessi privilegi; in qualche modo questa diseguaglkianza si connette anche alla selezione che interviene sulla riprosuzione della specie, agevolando coloro che riescono effettivamente a svolgere questa funzione di controllo del branco.

      ma allora che cosa ci spinge, invece, a contestare fenomeni di leaderismo e di diseguaglianza che appaiono naturali? il semplice residuo delle pulsioni contradditrtore di ogni atteggiamento illuministico o ispirato al principio filantropico della solidarieta`?

      la tua seconda osservazione non toglie radicalmente ogni credibilita` alla tua prima?

      io credo di no: perche` viviamo in un’epoca di tecnocrazia trionfante, e dunque gli squilibri delle diseguaglianze si stanno accentuando un modo talmente esasperato da diventare un oggettivo pericolo per la sopravvivena stessa della specie umana.

      dunque non siamo chiamati ad una lotta perdente per la perfetta eguaglianza e la perfetta democrazia, ma ad una lotta piu` limitata per ricondurre l’arco delle diseguaglianze sociali e di potere entro termini umani effettivamente tollerabili da una societa` che voglia continuare a restare umana.

      il rischio che si va profilando e` quella della sostituzione su vasta scala degli esseri umani ad opera di sistemi automatizzati: la difesa della specie da questo pericolo e` forse il modo con cui altri masci alfa, non ancora riconosciuti come tali, tentano la loro scalata alk potere all’interno del branco, promettendogli salvezza.

      "Mi piace"

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