l’Europa nella trappola americana dei latticini – 210

Washington, abbiamo un problema: il presidente degli USA e` un pazzo!, dicono.

Sulla base delle false dichiarazioni di Justin alla sua conferenza stampa e del fatto che il Canada sta caricando tariffe enormi per i nostri agricoltori, per i lavoratori e per le società statunitensi, ho incaricato i nostri rappresentanti degli Stati Uniti di non approvare il comunicato [congiunto del G7], mentre guardiamo ai dazi sulle automobili che invadono il mercato statunitense!

disdice il comunicato, appena dopo averlo firmato, perche`…

Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha agito in modo così gentile e mite durante le nostre riunioni @ G7 solo per tenere una conferenza stampa dopo che me ne ero andato, dicendo che “i dazi degli Stati Uniti erano piuttosto offensivi” e lui “non sarà preso in giro”. Molto disonesto e debole. Le nostre tariffe sono in risposta alle sue del 270% sui latticini!

ma siamo sicuri che Trump e` pazzo?

oppure sta facendo quello che desidera una certa parte almeno della classe dirigente americana?

in modo rozzo e sguaiato, ma nello stesso tempo anche rapido ed efficace.

“Faremo tutto il necessario per proteggere l’industria e i lavoratori americani dalle pratiche commerciali sleali dei paesi stranieri, e ce ne sono molti.
Le altre economie hanno bisogno degli Stati Uniti più del contrario.
Non hanno scelta: risolveremo il problema ora, e se non sara` risolto, non faremo piu` scambi con quei paesi”.

nelle dichiarazioni in conferenza stampa, l’annuncio di una fascistissima autarchia americana.

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ma che cosa diceva questo comunicato elaborato con tanta fatica in un clima di fortissime tensioni tra gli Stati Uniti e i suoi (ex?) alleati?

il testo completo non sono riuscito a trovarlo, in una ricerca sia pure rapida in internet: il giornalismo predilige informare, cioe` manipolare, piuttosto che documentare.

comunque ecco una delle sintesi fornite:

“Sottolineiamo il ruolo centrale di un sistema internazionale basato su regole e continuiamo a combattere il protezionismo.

Riconosciamo che il commercio e i liberi investimenti, equi e reciprocamente vantaggiosi, mentre creano benefici reciproci sono  fattori determinanti per produrre crescita e occupazione.

Assumiamo l’impegno a modernizzare il Wto per renderlo più equo il più presto possibile.

Ci sforziamo di ridurre le barriere, tariffarie e non, e i sussidi”.

Un passaggio è dedicato anche alla Russia, a cui si chiede di smetterla di minare i sistemi democratici.

Nel documento c’è poi l’impegno dei Paesi del G7 ad assicurare che il programma nucleare iraniano “resti pacifico”.

il contrario esatto di quel che Trump ha dichiarato subito dopo: non c’e` da meravigliarsi che abbia ritirato la firma, ma piuttosto che lo avesse firmato.

. . .

eppure era un testo generico, dal carattere per niente vincolante, frutto di evidenti compromessi, il cui significato fondamentale era simbolico, cioe` di far credere che esiste ancora un fronte occidentale comune, in un periodo nel quale l’Europa e` messa ripetutamente sotto scacco dall’America e colpita primariamente nei suoi interessi, a cominciare dai dazi imposti da Trump sull’acciaio (per ora, ma in futuro anche su molto altro).

proviamo a staccarci un attimo dalla rappresentazione corrente di un uomo psicologicamente instabile a capo della maggiore potenza del pianeta e a fare l’ipotesi che Trump persegua, sia pure con modi suoi, un disegno suo, peraltro appoggiato dal suo partito, il Repubblicano, o almeno dalla sua parte principale.

e la promessa di Trump di imporre a breve dei dazi anche sulle automobili europee conferma che la politica della destra repubblicana continua decisa; che questa politica di protezionismo commerciale anti-europeo venga giustificata con i dazi canadesi sui latticini americani e` perfino irridente:

Trump calpesta vistosamente ogni forma di collaborazione con l’Europa, verso la quale si sta comportando semplicemente da avversario.

(come gia` accennavo: il nemico ritrovato: americano – 178)

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e` abbastanza evidente che nell’immagine del mondo di Trump l’Europa – che e` il principale mercato commerciale del mondo – non e` un interlocutore reale: questo ruolo spetta ad altri due paesi, oltre agli USA: la Cina e la Russia, e l’Europa e` semplicemente una ininfluente appendice americana, costretta ad adeguarsi ai diktat dell’impero.

nella visione tripolare del mondo di Trump ovviamente vince chi riesce ad allearsi con uno degli altri due poli contro il terzo: e l’alleato potenziale di Trump e` la Russia, in funzione anticinese.

finora, invece, l’America di Obama, ma anche dei Bush, aveva puntato ad un rapporto positivo con la Cina, semmai, in funzione anti-russa.

il problema di Trump e` che la Russia e` oggi molto piu` vicina ad una alleanza organica con la Cina che con gli USA.

dopo che la Cina ha superato col suo PIL quello degli USA, l’egemonia americana nel mondo rimane affidata principalmente al piano militare, in cui la Cina e` in una posizione di netta inferiorita`; ma se la Cina, il paese piu` popoloso e ormai con la piu` potente economia del mondo, porta dalla sua parte la Russia con la sua potenza militare, la partita per l’egemonia mondiale e` gia` chiusa.

con gli USA a far da secondi, ma con l’Europa condannata all’irrilevanza politica e quindi alla sudditanza americana.

il prezzo di questa sottomissione all’America trumpiana e` del resto un logoramento del suo benessere e del tenore di vita.

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il fatto piu` importante (e preoccupante) e` che Trump sposta il centro della visione dei rapporti di potere tra gli stati dal piano economico a quello militare.

e qui l’Europa e` totalmente dipendente dagli USA e non puo` staccarsi dal rapporto con loro, pena il diventare a tutti gli effetti una appendice della Russia.

la politica estera russa, infatti, ha un carattere molto diverso da quello cinese.

la Cina mette al centro dei propri rapporti internazionali la dimensione economica, ed e` totalmente indifferente al tipo di regime politica che caratterizza un paese.

la Russia, invece, interviene attivamente nella politica interna europea con una fitta rete di alleanze con i diversi partiti politici nazionali della destra reazionaria e sovranista.

una alleanza europea con la Russia passa dunque attraverso un ribaltamento degli equilibri politici interni dell’Europa.

ma e` resa anche praticamente impossibile dal fatto che i paesi dell’Est Europa, dove sono al governo le destre nazionaliste e fascistoidi su cui in astratto punta la Russia per conquistare l’Europa dall’interno, sono allo stesso tempo violentemente anti-russe per motivi storici, temendo il ripetersi di quel dominio diretto su di loro che ha caratterizzato la loro storia non troppo lontana dal 1945 alla caduta del muro di Berlino.

quindi l’Europa deve restare anti-russa per non disgregarsi completamente sul piano politico.

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intelligenza vorrebbe, dunque, che l’Europa puntasse allora su una alleanza con la Cina, come gia` sta facendo l’Inghilterra post-brexit.

ma che cosa ha da offrire l’Europa alla Cina?

non l’immensa riserva delle materie prime russe, non la potenza militare ben restaurata del vecchio impero sovietico, non il mercato potenziale immenso dell’India.

ma l’integrazione di due economie potenzialmente piu` concorrenti che integrabili fra loro, una volta che e` stato superato il gap tecnologico che peneva l’Europa in una posizione di superiorita` sulla Cina su questo piano.

no, per la Cina l’alleato strategico e` la Russia, come gia` e` stato dopo la nascita della Repubblica Popolare cinese nel 1949 e fino alla rivoluzione culturale di Mao del 1966, quando la Cina ruppe questa alleanza per il rischio evidente di essere colonizzata dalla Russia, data la sua fragilita` econimica, allora da paese del terzo mondo.

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a questo scenario globale negativo per l’Europa si devono aggiungere due determinanti fattori di debolezza specifica.

il primo e` lo stesso che impedisce che l’Europa da mercato libro di circolazione delle merci con qualche normativa interna comune volto a facilitarla si trasformi in una vera entita` politica con un potere politico evidente e verificabile.

la frammentazione interna degli interessi, lo sviluppo visibile di politiche estere differenti e conflittuali fra loro, le divisioni politiche e la mancanza di una linea comune sui problemi centrali mondiali del momento (a parte forse l’azione contro il deterioramento climatico) sono tutti fattori che dimostrano come la mancata integrazione politica europea non e` il frutto di qualche cattiva volonta` locale che possa essere facilmente superata, ma di profondi e strutturali condizionamenti interni.

e a nulla serve l’osservare in astratto la necessita` di questa integrazione, perche` i comportamenti umani non sono razionali, ne` sul piano individuale ne` su quello collettivo.

. . .

la situazione dei rapporti moderni fra l’Europa e gli USA sembra la ripetizione esatta su scala piu` vasta di quel che avvenne piu` di due millenni fa nel rapporto fra il mondo greco e il mondo macedone, prima, e poi il nascente impero romano.

anche allora ai greci, dominatori commerciali del Mediterraneo, ma frammentati politicamente da secoli di contrapposizioni e di vere e proprie sanguinose guerre interne sfuggi` il significato molto pericoloso per loro dell’ascesa militare dell’impero romano.

anche allora reagirono con la creazione di leghe, cioe` di sistemi di strette alleanze, che tuttavia non riuscirono mai ad unificare realmente quel mondo e alla fine furono pesantemente ridimensionate.

lasciatemi fare un piccolo ripasso usando wikipedia, prima di tutto per me stesso, e chi e` poco interessato alla storia antica salti il prossimo capoverso; ma chi lo leggera` vi trovera` delle analogie impressionanti col presente.

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La Lega etolica era una confederazione di città greche, inizialmente dell’Etolia: nacque nel IV secolo a.C. per opporsi alla Macedonia.
Era guidata da uno stratego, eletto annualmente dall’assemblea federale (composta da tutti i cittadini liberi sopra i 30 anni), che si riuniva in primavera e in autunno. Lo stratego era assistito da un collegio di 30 membri e da alcuni magistrati minori. Le deliberazioni erano prese dall’assemblea.

col tempo la lega etolica divenne egemine anche nell’anfizionia delfica.

ma che cos’era l’anfizionia – cioe` la lega – delfica, chiamata anche anfizionia di Delfi o grande lega anfizionica?

una associazione di citta` stato organizzata per sostenere i maggiori templi, cioe` per scopi religiosi.

L’anfizionia dettava anche le regole per proteggere i santuari e/o per imporre pene a coloro che li molestavano. Il consiglio dell’anfizionia aveva il potere di pronunciare condanne contro i trasgressori, dalle ammende all’espulsione, e poteva condurre guerre sacre.

chi trovasse in questo motivi insuperabili di differenza col presente, tenga presente che l’economia ha nel nostro mondo moderno tutti i caratteri di un vero e proprio culto religioso che convive con quello tradizionale, e la cui tutela e` chiaramente al centro dell’azione di moderne leghe di stati come l’Unione Europea.

ma, tornando alla lega etolica, questa si affermò dopo avere contribuito a bloccare l’invasione celtica della Grecia centrale nel 279 a.C; questo permise di inglobare diverse altre regioni della Grecia, allargandosi molto aldila` del suo nucleo originario (Acarnania, Focide, Locride, Beozia, Elide, Messenia e Megalopoli in Arcadia).

giunta all’apice della sua potenza, la lega etolica entro` pero` rapidamente in decadenza per i conflitti che la contrapposero via via alla Macedonia, all’altra lega, quella achea, che comprendeva il Peloponneso, ma a partire dal secondo secolo soprattuto con i romani, con i quali pure si allearono inizialmente: subi` una pesante sconfitta contro i romani alle Termopili e vide una pesante riduzione del suo territorio e della sua importanza e alla fine anche dell’indipendenza.

analogie col presente impressionanti, no?

mettete questa lega al posto dell’Unione Europea, la Macedonia e/o la Siria ellenistica al posto della Russia, l’Inghilterra e il comonwealth al posto della lega achea, gli USA al posto dei romani, e vi ritroverete ai giorni nostri.

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il secondo motivo della moderna fragilita` dell’Unione Europea, cosi` simile a quella delle leghe dell’antica Grecia che non seppero contrastare il potere romano nella sua ascesa, si chiama Italia.

da dieci anni ormai si conduce in Italia una pesante campagna anti-tedesca, del tutto simile a quella che negli anni Trenta condusse Mussolini contro l’Inghilterra, la perfida Albione, solo molto piu` potente e radicata: in altre parole una campagna efficace e mirata per la disgregazione dall’interno dell’Unione Europea.

a nulla conta l’alleanza pluridecennale fra i due paesi, Italia e Germania, egualmente fondatori nel 1956 dell’Unione Europea e nel 1992 dell’euro, entrato in vigore dieci anni dopo.

come nel 1915 nella prima guerra mondiale l’Italia ruppe la Triplice Alleanza con la Germania (e con l’Austria-Ungheria) che durava da piu` di trent’anni; come quasi trent’anni dopo fu rotto il Patto d’Acciaio stipulato da Mussolini con la Germania hitleriana nel 1939; cosi` oggi l’Italia si appresta forse all’ennesima piroetta della sua politica estera, in funzione anti-tedesca – come del resto reclama a gran voce e in modo quasi concorde un’opinione pubblica abilmente preparata a questo.

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Trump ha individuato con prontezza nell’Italia l’eterno anello debole delle alleanze tedesche e l’invito a Washington del nostro nuovo primo ministro Conte prelude al tentativo di usare l’Italia per disgregare definitivamente l’Unione Europea, gia` in crisi per la brexit.

America first, dice Trump, e prima gli italiani dice il nuovo governo sovranista giallo-verde, almeno senza dubbio nella sua versione salviniana.

come si possa essere primi in due non e` troppo chiaro e neppure se questa simpatia politica possa portare effettivi vantaggi per il nostro paese.

certo, un’eventuale proposta americana di esentare l’Italia dai dazi, a condizione che noi usciamo dall’Unione Europea, avrebbe una forza irresistibile, anche se ci consegnerebbe ad un ruolo di vassallo che del resto, fino alla caduta del muro di Berlino e anche oltre, abbiamo sempre esercitato benissimo.

gia` si legge in giro la cruciale e strumentale domanda: preferiamo essere servi della Germania o alleati dell’America?

che potrebbe facilmente essere rovesciata nella piu` appropriata domanda:  preferiamo essere servi dell’America (come siamo stati per decenni) oppure alleati della Germania?

ben piu` appropriata, perche non c’e paragone possibile fra la potenza americana e quella tedesca.

pero` questa domanda non e` di moda farla.

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suvvia, Trudeau: dal Canada togli i dazi sui latticini americani e salva l’Europa!

Afidop_formaggi

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analisi avventurose e unpoco romanzesche le mie?

giudichi il lettore.

io per me sarei contento se soltanto avessi risvegliato in lui il demone del dubbio.


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