natura bastarda? – 216

è l’alba di ieri che mi regala una nuova esperienza abbastanza agghiacciante.

(subito prima che mi si inceppasse anche il netbook – il pc fisso è in riparazione già da una settimana, e ora scrivo su un  vecchio scassatissimo netbook dismesso da mia figlia e regalatomi tempo fa, che faticosamente ho rimesso in funzione).

sento dunque arrivare il muratore, decisamente fuori orario, cioè in molto anticipo, e scendo.

ma non è qui per me; dopo l’alluvione dell’altro giorno è andato da un altro cliente a riparare i danni: una ditta con i capannoni travolti dal torrentello che scende dalle coste di sant’Eusebio, cresciuto di colpo di 4 metri; devo dargli torto? quello deve ricominciare a lavorare prima che si può.

ma alle sei di mattina l’Alex è qui non per lui, per prendere qualcosa che avesse qui in deposito, ma per gli animali che tiene ancora sotto il loggiato rustico che suo padre mi ha venduto, ma che conserva in uso fino a dicembre; e per animali qui si intendono il cane da caccia e i conigli, che stanno rinchiusi: le femmine con i piccoli in due gabbie distinte e il maschio rannicchiato sotto, in un recinto, nel buio dello stanzone squallido e ben poco illuminato; il cane all’aperto, se così può essere definito il recinto puzzolente di meno di due metri quadrati in cui sta mestamente accucciato.

. . .

ma mi rendo conto che questa descrizione accennata merita una divagazione.

l’economia di una volta era basata qui a mezza montagna nella Val Sabbia più su allevamento e caccia che su agricoltura e orti (nonostante i ciliegi e gli amareni che ricoprono Arvenino), ma gli usi locali non prevedono molta differenza tra quelle due attività: alla fine anche gli animali allevati vengono pur sempre uccisi, così che l’allevamento può essere considerato soltanto come una caccia differita e fatta in casa: ben poca pietà dunque per gli animali, che sarebbe soltanto un inutile disturbo psicologico, prima di scannarli.

chi vuole ricordi la Bibbia o meglio ancora i pannelli scolpiti dal medievale Wiligelmo sulla facciata del duomo di Modena: i popoli si distinguono tra agricoltori e allevatori, e i secondi sono i figli di Caino; infatti un popolazione che si nutre soprattutto di carne diventa naturalmente feroce; lasciamo la pietà, semmai e parlando solo relativamente, ai popoli che coltivano la terra.

. . .

ma ecco una divagazione ulteriore.

io, figlio di Abele, mi sento un poco ridicolo qui in terra di Caino, nelle mie ore passate nell’orto, che esige cure attente, quando qui si coltivano soprattutto il foraggio, il mais e le patate, che crescono quasi completamente da soli; gli orti fosse rendevano poco qui, nei tempi più freddi del passato? ma io ho imparato l’orto da mio padre, da bambino, nella bassa vallata dell’Adige a Merano e diserbare con cura attorno ai pomodori mi riporta all’infanzia e lo faccio con piacere.

strappare le erbacce del resto è un’altra strage, solo silenziosa, mentre cerchi di distinguere, mentre tiri verso l’alto, piante amiche da nemiche: ecco qui l’erba che finge di essere carota o patata e una specie che sembra finocchio selvatico, ma non si può mangiare, mentre vanno tutelati i cosidetti asparagi selvatici, dai germogli squisiti nelle frittatine; e il fragoleto che si riproduce da sè e deve averlo trasportato quassù chissà che vento, ma ha anche lui il suo imitatore bastardo, che non sono le fragoline bastarde, ma un’altra erba che fa le foglie quasi uguali.

. . .

strappando e meditando nella sera che avanza e dà voce ai grilli e alle campane della pieve lì sotto,col campanile che scandisce le otto e le nove, mi faccio contadino filosofo.

penso che le piante, che hanno il loro sistema nervoso nelle radici, se potessero immaginarsi il mondo qui fuori e dovessero crearsi l’incubo della morte, non la vedrebbero come una contadina che falcia, ma che strappa le radici.

e non è vera, per smentire ‘a livella di Totò, la favola reazionaria che la morte ci rende tutti uguali: è come dire che ci fa tutti uguali la vita perché nasciamo tutti in un modo simile; ma poi siamo tutti ben diversi sia nel modo di nascere sia in quello di morire, visto che ognuno ha il suo e la natura non ama l’uguaglianza.

così anche le erbacce, mentre le estraggo dal terreno, si comportano in modi così diversi: ci sono quelle che si abbandonano al destino ed escono dalla terra madre, e dal suo grembo tiepido, per entrare nel regno della morte, con tutte le radici, filiformi e asciutte, oppure a rete e abbarbicate alla terra: c’è chi trascina grosse zolle di terra nel suo aldiqua e chi piccoli residui di terra; e c’è la pianta che si spezza decisa e rimane con le sue radici ben piantate, pronte a rivivere di nuovo.

se sono le radici il cervello della pianta, qualcuno potrebbe anche dire che sono la loro anima (forse un bislacco filosofo dei campi come me): e allora ecco che anche per le piante le morti non sono tutte uguali.

ci sono anche lì anime che lasciano il mondo senza lasciare traccia, soprattutto le piantine piccole e vissute poco; e ci sono anime ostinate e potenti che non si rassegnano a morire del tutto: muoiono e lasciano traccia; per gli uomini tracce di parole o opere, come fossero quelle radici che si staccano dal loro corpo, che è il resto della pianta, per continuare a vivere di nuovo in altre opere, in altri corpi.

ah, se solo sapessimo vederci come piante…

. . .

ma forse divago per non raccontarvi il resto: torniamo dunque alle sei della mattina.

nello stanzone buio e sordido, eccolo, il muratore, che versa l’acqua negli abbeveratoi e prende con una specie di paletta il mangime a base di granoturco e lo rovescia da un grosso sacco nei piccoli truogoli a cui le bestioline paurose non si avvicinano finché c’è lui nei pressi.

“ah, brutta bastarda”, grida l’Alex ad un tratto: “ha ucciso i piccoli”, ed estrae dalla gabbia buttandoli sul pavimento i corpi di diverso colore di quattro coniglietti ammazzati dalla madre.

ma prima non rinuncia a mostrarmi come questa ha fatto la strage dei suoi figli, esibendo i moncherini insanguinati delle zampine, che la madre ha divorato ai suoi nati, lasciandoli poi dissanguare.

. . .

so che dovrei sentirmi quasi male alla vista, ma non succede.

invece mi passa per la testa un pensiero davvero strano: come se quella coniglia potesse avere avuto una coscienza umana e decidere che il meglio per i suoi figli appena nati sarebbe stato di morire subito, piuttosto che nel buio di quelle gabbie, per poi finire comunque sgozzati.

ma quei coniglietti avevano già otto giorni: perché aspettare tanto prima di farli morire con la madre che gli mangia ancora vivi le zampine, riducendole a sanguinosi moncherini?

non è più semplice, dopotutto, pensare che quella specie di animalesca Medea è soltanto impazzita, vivendo in quelle condizioni, e che ogni istinto materno è stato sopraffatto da un dissesto completo delle regole di comportamento?

. . .

io so già che la natura è bastarda e che le madri possono essere assassine.

la natura è sporca, livida, egoista, crudele anche senza necessità.

coloro che la amano fino a farne una specie di divinità al posto del Padre Eterno, che accusano di crudeltà giustamente, adorano in realtà una natura umanizzata a torto, l’umanità travestita da natura, la natura disneyana.

la natura non è quella di animalisti o verdi della domenica, la natura non è affatto buona né politicamente corretta: è ingiusta, ottusa, spietata, in una parola bastarda.

. . .

e proprio per questo lei è meravigliosamente vera e bella e non può essere amata, come ogni vera bellezza, ma solo ammirata; e chi invece la adora ne fa soltanto una ottusa caricatura.

la natura è una divinità pagana, anzi una somma di divinità diverse l’una dall’altra e bizzarre fino al sangue, non fatela cristiana, per favore, non riducetela a un santino.

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35 risposte a "natura bastarda? – 216"

    1. forse questa volta ho esagerato, carissima mente non proprio minima?

      lo sai che hoi pensato anche di cancellare questo post, che ha turbato troppo?

      ma poi continuo a chiedermi come mai turba di più la violenza contro qualche animale che quella contro gli esseri umani, ben peggiore.

      forse perché questa non possiamo mai descriverla davvero fino in fondo? sarebbe osceno farlo.

      o forse perché gli esseri umani (e dunque anche noi stessi) li sentiamo sempre come in fondo colpevoli di qualcosa?

      un abbraccio anche a te: vorrei essere capace della dolcezza di una ninnanna.

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  1. “la natura non è quella di animalisti o verdi della domenica, la natura non è affatto buona né politicamente corretta: è ingiusta, ottusa, spietata, in una parola bastarda”

    la natura è cancro, virus, microcefali e anatomie scomposte…
    e panorami e fiori per non farsene accorgere.

    un caro saluto
    cb

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    1. La natura è ecosistema che evolve e si adatta, né buona, né bastarda, siamo noi uomini che la definiamo a seconda che ci favorisca ( ci fa pur vivere) o che ci ostacoli o che ci faccia morire (eppur si deve… come tutto ciò che vive).
      Abbiamo però la fortuna di esserci pur per caso….
      volendo, per quanto si può godiamocela anche ste’ natura di panorami e fiori….

      880
      VERDE FUGA

      Menta selvatica,
      Salvia dei prati,
      Timo serpillo,
      Achillea millefoglie,
      Pulsatilla,
      Dente di leone,
      Botton d’oro.

      Profumi,
      Colori,
      Bellezza.

      Leggeri
      I passi nella mia verde fuga.
      1235
      PULSATILLA

      Grande
      Di petali bianchi
      Fra l’erba
      Ancora gialla di gelo.

      Sorprende
      La pulsatilla,
      Là, nei pascoli alti
      Dove tutto ancora riposa.

      Il capo chino non inganni,
      La donzella dei monti
      Sfida la notte e la neve
      Con il suo coraggio.

      1233
      MATTINO

      Apro la finestra.

      Vedo cielo terso,
      Guglie di neve,
      Tremolare gli orizzonti.

      I rami, a ritmo,
      Oscillano lenti,
      Il pero in fiore
      È raduno di api.

      Sento l’Edi
      Che, cadenzato,
      Nel piazzale taglia legna.

      Bianche, le nuvole
      Indolenti si muovono
      Senza fretta alcuna.

      Anch’io non ho più fretta.

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  2. Faccio il medico, e non sai quante volte devo avere a che fare con chi mi dice: “eh, ma non può fare male, è naturale!”, al che io rispondo: “anche la cicuta lo è”.

    Grazie mille per aver scritto questa frase: “la natura non ama l’uguaglianza”. Mi ricorda che siamo noi uomini a doverla perseguire, con le unghie e con i denti. Ciò non di meno… l’Adige è un fiume meraviglioso.

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            1. lungo commento mio, sbrodolata senile di ricordi sull’Adige a Meran/Merano, ma soprattutto sul Passirio della mia infanzia sud-tirolese.

              e diffidenza sulla verità di ricordi così lontani nel tempo.

              cancellato, cancellato dal netbook bastardo, e forse ha fatto bene.

              clicco subito invio, visto che ha cercato di cancellare anche questo.

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                1. ci riprovo? il mattino ha l’oro in bocca e più motivazioni al repetita iuvant.

                  ma ti deluderò un po’, probabilmente.

                  l’Adige non è nun solo fiume, è molti fiumi: c’è l’Adige di Verona e quello del Polesine, c’è l’AQdige del suo delta che si confonde con quello del Po, e poi c’è l’Adige delle sue vallate, che sono più d’una, perché sono diverse.

                  la Vallagarina, formatasi dopo la glaciazione, perché il ghiacciaio immenso dell’Adige, spesso due km, scendeva a formare il lago di Garda; la Valdadige, che è l’ossatura di due regioni, il Trentino e il Suedtirol, e sopra ancora la Val Venosta, in italiano, Vinschgau in tedesco e Gau non significa valle, ma distretto, perché qui la vallata è così solenne e imponente da sfuggire al concetto angusto di Tal e c’è l’Adige supremo di passo Resia, Reschenpass, col suo laghetto alpino così suggestivo da quando una diga gli ha fatto ingoiare un paesino intero e ne resta fuori soltanto il campanile circondato dalle acque.

                  ma nessuno di questi fiumi passava davvero per Meran/Merano, dove si formò il mio io cosciente tra i 5 e i 13 anni: anche se il mio quartiere, Untermais, Maia Bassa, era a meno di un km dal fiume, e devo credere che lo attraversavo a cinque anni quando salivo come uditore della maestra Chiettini, alla scuola elementare di Marling/Marlengo, alle falde della montagna, prima di ammalarmi e restare sei mesi chiuso in camera, e allora era la maestra che cveniva a farmi lezione in casa.

                  ma devo credere che davvero a quell’età i miei genitori mi facessero fare quella strada da solo, come ricordo, superando il cavalcavia sulla ferrovia e salendo per i viottoli alla grande scuola gialla affacciata sulla valle? eppure chi assistette una mattina su quel percorso allo scannamento di un maiale, che urlava il suo terrore, se non il mio io bambino?

                  oppure anche questo è un falso ricordo? come facciamo a credere alla nostra memoria, che oramai ci tradisce quotdianamente, settan’anni dopo?

                  ma l’Adige a Merfan/Merano era una presenza secondaria, nonostante la presenza perfino di un Lido sulle sue sponde, che io non frequentavo: un fiumastro ghiaioso, surclassato dal ben più esuberante e creativo Passirio che scendeva impetuoso dalla parte opposta, tra rapide, marmitte dei giganti e una piccola gola attorno alla quale e al ponte romano di Druso era nata la città, poi il Passirio, attraversato dalla passeggiata Tappeiner d’estate, si allargava, sotto la sagoma del campanile gotico, attorno a quella di inverno, tra il Casinò e il padiglione dei concerti, da un lato del fiume, e dall’altro il monumento a Sissi e le terme, che allora non esistevano ancora, ma c’era al loro posto un meleto…

                  qui clicco invio, e forse riprenderò stasera: temo qualche altro scherzo malvagio del netbook.

                  Piace a 1 persona

  3. Il discorso sarebbe molto lungo e complesso.
    Uomo è stato crudele disumano Certamente continua ad esserlo trovando mille assoluzione ai suoi comportamenti e quando non ve ne sono gli si dà del folle.
    I movimenti vegetariani i vegani sono nati proprio per contrastare l’utilizzo degli animali come ‘prodotti’ di consumo tout court calpestando la loro sofferenza in vita.
    Forse nelle montagne la vita ancora troppo grama per l’uomo perché si possa fare carico di certi ‘dettagli’ .
    Non si può cambiare tutto il mondo è il modo di pensare dei più Ma quello che mi fa meraviglia e che tu non si è riuscito in qualche modo a cambiare una piccolissima realtà.
    Come hai potuto conciliare i tuoi mici tenuti sul divano con il non pensiero de i conigli impazziti di paura al buio e il cane soprattutto il cane il migliore amico dell’uomo per antonomasia trattato come dici…l
    Shera

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    1. Continuo a trovare strano che mi si critichi x non avere pensato ai conigli, quando ci ho pensato tanto da scriverci su un post, non facile, oltretutto, e per farlo ho dovuto superare varie difficoltà logistiche…
      Non posso cambiare il mondo, questo lo si pensa nel delirio di onnipotenza dei vent’anni, e probabilmente neppure me stesso.
      Ora questa gente non si rende neppure conto delle crudeltà che compie. Ripete comportamenti tradizionali ricevuti in eredità fa generazioni. Aggiungi che sono più coerenti di certi animalisti buonisti che comunque la carne la mangiano. È il precario benessere urbano che ci rende più attenti alle sofferenze degli animali, ma proprio x questo più lontani dalla natura. Niente è meno naturale di certi naturisti esasperati. Non sono vegano, li rispetto, ma li critico anche. Abbiamo bisogno di mangiare meno carne, però senza costruirci su una mezza religione integralista.

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      1. Mi pare strano che tu non mi voglia capire Evidentemente mi spiego davvero male.
        I cambiamenti avvengono dalle piccole cose anche e soprattutto dai piccoli gesti.
        Discutere tra noi non significa metterci in mezzo questo mondo e quell’altro.
        Rispettare il benessere degli animali in vita credo che sia un gesto di civiltà che non ha niente a che fare con la crudeltà della natura che l’uomo ha provveduto ampiamente a snaturare.
        Io mangio carne Poca mala mangio Ho le scarpe di cuoio e forse anche qualche cintura di cuoio da molti anni ho rinunciato ai pon pon di pelliccia e le pellicce di mia mamma non so più dove stanno questo non significa essere degli animalisti ipocriti ma semplicemente di avere preso coscienza e acquisito una sensibilità maggiore.
        Non farei ride per liberare animali in gabbia Ma certamente battaglia tappeto per i controlli di quegli allevamenti che non rispettano i livelli standard che ci sono A tutela di una buona vita degli animali da allevamento.
        ciao ciao clik

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        1. perché pensi che se non ti capisco non ti VOGLIA capire? non è più probabile che non ti capisca soltanto? del resto anche io non mi sento molto capito da te, e probabilmente si tratta di sensibilità diverse che impediscono la piena comprensione, e nient’altro.

          qui potresti spiegarmi qual è il piccolo gesto che avrei potuto fare in un caso del genere? a me è sembrato che fosse scrivere questo post per sollevare domande.

          probabilmente a te sembra troppo astratto; può essere.

          secondo amleta avrei dovuto comperare i coniglietti (che nessuno voleva vendermi) e liberarli nei prati – essendo escluso che io volessi occuparmi di allevar conigli in futuro -, credo per regalarli all’astore gigantesco che ho incontrato ieri andando a funghi nel bosco: a me non pare una buona soluzione, e credo anche che ci siano situazioni negative dove non ci sono buone soluzioni.

          ma in concreto, che cosa avrei potuto fare di fronte a quattro coniglietti già morti e ad altri tre, adulti, destinati a finire prestissimo in padella?

          se me lo dici, forse capisco, finalmente.

          un abbraccio 😉

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          1. Intanto mi è parso di ricordare che questi animali siano ricoverati in uno spazio tuo fino a dicembre.
            Dunque in qualche modo potresti fare opera di Persuasione. Convincere questo signore che alla fine non gli costa niente se da un po’ di luce è un po’ più di spazio alle sue conigli che forse non impazzirebbero e non ne mangerebbero i figli e lui ci guadagnerebbe.
            Che vuol dire anche noi siamo nati per morire Eppure Facciamo di tutto per vivere il meglio possibile. Perché non dovrebbe essere lo stesso per i nostri animali Dai quali alla fine dipendiamo.
            Quanto al cane sto benissimo quanti sono maltrattati ma il cane di cui tu mi hai parlato è come se lo conoscessi e stanotte ho stentato a levarmelo levarmelo dagli occhi. Se la situazione è davvero come la Descrivi Credo che anche a Brescia ci sia un’associazione che si occupa del maltrattamento ai cani per i conigli non credo si possa fare molto…
            Permettimi di dirti che scriverne Forse ha assolto te da un tuo cruccio ma non ha cambiato Ne cambierà nulla alla situazione che è sotto i tuoi occhi.
            Lo sapevi ad esempio che è stato vietato buttare e cuocere nell’acqua bollente le aragoste vive? Certo vengono poi servite e mangiate con grande gusto ma si è risparmiato loro Un tormento.

            shhhhhera

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            1. no, cane e conigli sono in uno spazio che SARA’ pienamente mio DA dicembre, nel senso che è già di mia proprietà, ma ne ho lasciato l’uso all’ex proprietario fino ad allora; nessun dubbio che da gennaio quelle cose lì dentro non succederanno più, ma anche prudenza con le denunce (a parte ogni altra considerazione) dato che alla fine vai a spiegare le cose, non vorrei trovarmi nei guai io.

              consigliare all’ex proprietario altri spazi? non credo ne abbia; ma non credo neppure che i conigli qui vengano allevati in modi troppo diversi: anche nel piano seminterrato del pagliaio che ho acquistato con la casa quattro anni fa ci sono ancora le vecchie gabbie di legno per i conigli, vuote (oltre allo stallo per il maiale); e non è che la luce sia mkolto maggiore, le galline erano più fortunate, perché entravano in casa nel sottoscala da un buco, e questo aveva un finestrino può darsi anche che questa penombra abbia dei significati che noi cittadini non conosciamo.

              so bene che se dicessi qualcosa, verrei guardato come un marziano e già non ho buona fama, da quando si è diffusa la voce che io e mio figlio siamo dei verdi; un vicino, che non mi saluta qui dove salutare chi incontri è uno dei principali doveri sociali, tantoi per chiarire, un giorno mentre passavo ha gridato che lui i verdi li brucerebbe tutti. di fare denunce non mi sogno nemmeno, già quel tipo ha messo in giro la voce che sono io che ho chiamato la forestale che gli ha dato 2.000 euro di multa per non so quali uccelli proibiti che aveva in un capanno; ma in fondo io sono un immigrato qui, e sto cercando di conoscere e capire gli usi locali, senza sognarmi di stravolgerli come un qualunque islamista che va all’estero pensando di instaurare la sharia.

              il rispetto degli esseri umani e delle loro consuetudini per me viene prima di quello per gli animali, comunque; sono contento per le aragoste, che ho mangiato la prima volta a Cuba nel bortoround, ma finisco di sputtanarmi da solo dicendo che francamente mi preoccupano ben di più le sofferenze umane, di cui trabocca il mondo, e varrebbe la pena di occuparsi prima di queste.

              un abbraccio a te, carissima Sherazade

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  4. Ma dico tu sapevi e vedevi quelke po ere bestiole in quelle condizioni e li hai lasciate in quello stato? Io o li avrei comprati tutti e liberati oppure avrei aperto le gabbie e lasciati andar via. Come hai potuto stare sereno sapendo chr loro vivevano in quelle condizioni disumane? I conigli in nsyura appunto non vivono chiusi in una gabbia. In quelle condizioni pure una persona impazzirebbe, mein Gott!!!

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    1. no che non sono stato sereno, infatti ho scritto il post.

      credo che fosse l’unica cosa che potevo fare davvero.

      liberare i conigli? a che pro? non avrebbero vita lunga.

      i coniglietti piccoli se li sarebbero mangiati la volpe o i gatti.

      il post è crudele, la natura anche, visto che anche l’uono fa parte della natura, dicono e fino a prova contraria.

      ma chi mangia coniglio, come crede vengano allevati i conigli? qui non è particolare crudeltà di questo o quello, ma crudeltà della specie umana, del resto naturalmente anche carnivora.

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    2. Amleta noi in Umbria dove abbiamo un casale abbiamo molti rapporti coi contadini e ti assicuro che partendo dal maiale ai conigli alle galline che alla fine vengono tutti sacrificati alla tavola tutti hanno una vita Certamente di cattività ma non crudele come quella descritta qui.

      un abbraccio

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  5. Per quel che so io sono le madri che devono difendere i cuccioli dai maschi che molto spesso li divorano.
    Una coniglia in cattività il cui compito è quello di filiale certamente non può essere identificata con la natura quale che sia la definizione che gli vogliamo dare ne credo si possa decodificaril suo comportamento ( della coniglia) che è deviato dalla vita non vita in quella gabbietta oscura.
    È chiedere troppo oggi un minimo di compassione per gli animali che poi ci nutriranno?
    E poi tu come puoi conciliare la tua vicinanza con un individuo del genere vedendo come maltratta non solo i conigli ma il suo cane?
    La natura non sarà tutta rose e fiori ma l’uomo e certamente la parte peggiore.

    Mi si è bloccata la digestione fatto male a leggere.

    Shera

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    1. effettivamente il post è violento e brutale, nella sua sostanza, anche se prepara con molte divagazioni soft il duro e improvviso pugno nello stomaco finale.

      c’è però una messa in guardia all’inizio, quando uso la parola agghiacciante: forse dovevo aggiungere un esplicito invito a non proseguire per le persone troppo sensibili.

      anche a te dico che l’essere umano fa parte della natura e che i suoi comportamenti feroci sono perfettamente naturali: non dobbiamo umanizzare la natura e ti risparmio qualche esempio che mi viene in mente per rispetto postumo della tua sensibilità.

      sono tuttavia d’accordo con te che il vivere in gabbia fa impazzire gli animali, e il post ne ha dato una prova estrema.

      dopo di che chi mangia coniglio sa che cosa può starci dietro.

      è anche vero che in apparenza i conigli non soffrono particolarmente a stare in gabbia, salvo poi casi come questi.

      e dunque chi alleva conigli non si sente particolarmente crudele.

      e comunque, da carnivoro, in qualche modo l’uomo deve pure uccidere per sopravvivere: questo è natura, e la sostanza di quel che consegue non cambia, anche se cambiano le forme.

      il post vorrebbe fare riflettere su questa contraddizione insolubile, e lo fa facendo star male, non c’è dubbio.

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