il governo assente e il (vis)Conte dimezzato: – 221

un governo immobile.

gli annunci si sprecano, ma non seguono i fatti.

salvo la vicenda grottesca e triste dell’Aquarius, servita ad eccitare gli animi e a confondere o chiudere i cuori, ma di nessuna importanza reale.

e il capo del governo assomiglia pericolosamente sempre di più al protagonista di un romanzo di Calvino: il (vis)Conte dimezzato.

Visconte-dimezzato

della serie fanno anche parte, per chi se lo fosse dimenticato, Il barone rampante (Salvini) e Il cavaliere inesistente (Di Maio).

. . .

Salvini infatti recita a fare lui il capo del governo e si sgola a promettere sfracelli ogni momento e in ogni campo, ma se continua a non succedere niente, si sgonfierà ancora più velocemente di Renzi.

e saranno i suoi a mollarlo per primi, anche se lui usa come collante del consenso l’odio, che funziona sempre.

e poi siamo in Italia e lo sbruffone ignorante fa sempre colpo, anziché suscitare compatimento.

. . .

palesemente Salvini non sta facendo il ministro degli Interni, ma il piazzista della Lega, come ha sempre fatto, e forse è anche l’unica cosa che sa fare.

ed è una bella novità un governo di destra che promette sicurezza, ma di fatto non ha un ministro che davvero se ne occupi.

insomma, abbiamo un governo che non sta facendo niente, simile più che altro a quello Gentiloni, solo che lì l’inerzia era il cuore stesso del programma, qui era stata annunciata una rivoluzione che non si vede proprio, anche se viene gridata su tutti i tetti, attraverso le antenne televisive.

. . .

governo tutto fumo e niente arrosto, e quel poco che si vede di concreto e in via di realizzazione è la continuazione diretta di quello che hanno fatto tutti gli altri ultimi governi, da Letta a Renzi a Gentiloni:

richiesta all’Europa di rinviare ancora il pareggio di bilancio,

fantomatiche attese di aumento del PIL (quando i Cinque Stelle erano di Grillo ragionavano di decrescita felice)

sulla base della crescita del debito.

lasciata cadere anche l’idea non insensata del ministro delle Finanze di lasciare aumentare l’IVA per ridurre le tasse, in particolare sulle attività produttive: è già passata in cavalleria l’unica idea un poco innovativa.

l’impressione chiara mia è che usino i migranti per nascondere che non sanno che cosa fare.

. . .

è una analisi così diversa da quelle che girano che mi faccio perfino un poco di riguardo a proporla alla mia metà regolare dei 25 lettori manzoniani.

e per scrupolo contro me stesso ho voluto verificarla.

dopotutto il governo è in carica solo da 20 giorni, mi sono detto, facciamo un paio di confronti.

eccoli.

. . .

il governo Monti entrò il carica il 16 novembre 2011 (in uno dei momenti di crisi più grave del nostro paese):

il 30 novembre, 14 giorni dopo, la Camera approva il pareggio di bilancio in Costituzione.

il 4 dicembre, 18 giorni dopo, il governo approva il Decreto Legge “Salva Italia” con una manovra fiscale anticrisi di circa 30 miliardi di euro in 3 anni di nuove entrate e la riforma delle pensioni Fornero.

entrambi i provvedimenti furono poi approvati definitivamente in pochi giorni, con maggioranze schiaccianti, in pratica col consenso di tutte le principali forze politiche.

. . .

governo Letta: entra in carica il 28 aprile 2013; il 15 maggio la Camera approva all’unanimità il decreto legge sul pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni, che era stato però preparato dal governo Monti uscente.

ecco un caso di inerzia iniziale simile a quella del governo Conte.

ma il governo stesso durò poco.

. . .

governo Renzi: entra in carica il 22 febbraio 2015.

il 5 marzo il Senato approva l’introduzione del reato di tortura nel Codice Penale.

il 12 marzo la Camera approva la riforma elettorale dell’Italicum.

il 12 marzo viene emanato il Decreto Legge sui contratti a termine e presentato il disegno di legge sul Jobs Act; viene annunciata l’erogazione degli 80 euro.

che attivismo: ma malsano, visti gli esiti.

. . .

il governo Gentiloni: entra in carica il 12 dicembre 2016.

il 23 dicembre viene approvato il decreto “Salvarisparmio” che istituisce un fondo di 20 miliardi per le banche in difficoltà.

. . .

insomma, persino Gentiloni riuscì a fare di più.

se guardiamo a questo governo, staccandoci con la mente dalle indicazioni della propaganda, per ora domina la babele delle lingue, anzi delle linguacce, e non si vede nulla di concreto.

a meno che non vogliamo considerare tale la novità assoluta di un ministro dell’Interno che insulta pubblicamente un gruppo di cittadini italiani, quelli appartenenti alla minoranza etnica non riconosciuta dei rom o zingari, dopo avere giurato sulla Costituzione, che ne prevede la tutela, proprio fra i principi fondamentali e indiscutibili.

Art. 6.
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

intendiamoci: li insulta, ma ha fatto qualcosa?

. . .

C’era una guerra contro i turchi. Il visconte Medardo di Terralba, mio zio, cavalcava per la pianura di Boemia diretto all’accampamento dei cristiani.  (…)
– Perché tante cicogne? – chiese Medardo (…) – dove volano?
– Volano ai campi di battaglia, – disse lo scudiero, tetro. – Ci accompagneranno per tutta la strada.

Italo Calvino, inizio del Visconte dimezzato.

altre citazioni:

Nulla piace agli uomini quanto avere dei nemici e vedere se sono proprio come ci s’immagina. 

S’era messo a capo d’una banda di ragazzi cattolici che saccheggiavano le campagne attorno.

Così si potesse dimezzare ogni cosa intera, così ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignorante interezza.

 

 

 

 

 


21 risposte a "il governo assente e il (vis)Conte dimezzato: – 221"

    1. bellissimo commento, con un’altra citazione del Visconte dimezzato, vedo; grazie!

      temo che i nostri tempi siano diversi da quelli di Calvino; non vedo più traccia di virtù disumane, e mi pare scarseggiano oramai anche quelle semplicemente umane.

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    1. grazie del giudizio e della condivisione.

      sì, sono finalmente riuscito ad abbandonare facebook: i motivi del rifiuto li ho spiegati varie volte, diciamo che è quasi un atto di disobbedienza civile, come fu un paio di decenni fa l’abbandono della televisione.

      non mi va di consolidare neppure in infima parte il potere di questo centro di condizionamento mentale e di schedatura di massa.

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  1. Posto che per me il pareggio di bilancio in costituzione non dovrebbe esserci e che l’aumento dell’IVA per diminuire la tassazione diretta è la più neoliberista riforma che si possa immaginare… sono d’accordo su tutto il resto. Ma noto, con dispiacere, che il visconte dimezzato di Calvino aveva, quanto meno, una metà buona (mentre qui abbiamo solo quella insignificante), che il cavaliere inesistente era una personalità brillante (tanto da far innamorare le Bradamanti) e, soprattutto, che il barone rampante se ne andava a vivere sugli alberi.

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    1. d’accordissimo con te sul riaggiustamento del tiro a proposito dei miei riferimenti sarcastici alla trilogia di Calvino: effrettivamente il parallelismo regge soltanto fino a che ci si ferma ai titoli.

      in disaccordo, invece, sui tuoi due disaccordi di sostanza: ovvio, no?

      provo a spiegare perché, secondo me, e so di doverlo fare perché sono due opinioni in contrasto con la vulgata anche di sinistra, che secondo me ha urgente bisogno di revisioni ed attualizzazioni.

      1- tassare i consumi è neo-liberista secondo la teoria economica classica, ed è vero: ma solo in un paese nel quale i redditi pagano davvero le tasse; invece, dove l’evasione è di un paio di centinaia di miliardi l’anno, può essere uno strumento efficace per far pagare le tasse a chi guadagna davvero e non quasi soltanto al lavoro dipendente, come oggi.
      si aggiunga che le tariffe differenziate in base alla natura dei consumi, dal 4 al 21 o 22 %, sono uno strumento efficace di progressività della tassazione sulla base della natura dei consumi, e se poi qualcuno avesse il coraggio di creare nuove aliquote, anche del 40%, su prodotti come i SUV o altri consumi di lusso, o di eliminare del tutto l’IVA su certi generi di primissima necessità, avremmo creato un sistema di tassazione progressiva reale, ben più giusto socialmente della flat tax in vista, anzi talmente efficace a valle, che ce la si potrebbe persino consentire.

      2- il pareggio di bilancio in costituzione (che del resto c’era già, introdotto dai padri costituenti, ma aggirato, come il successivo del 2011) è non soltanto giusto, ma SACROSANTO.
      è infatti una misura doverosa di tutela delle generazioni future dalla avidità delle generazioni presenti, che scaricano sui posteri, sortto forma di obbligo di restituzione dei debiti e dei relativi interessi, il peso via via insopportabile del loro amore per il lusso: lasciando schiamazzare i contrari, noi che siamo schiacciati dal debito accumulato negli ultimi quarant’anni al grido craxiano “fin che la barca va”, ora che la barca minaccia ogni momento di affondare, dovremmo capirlo meglio di ogni altro.

      ma, caro gaber, la forza della propaganda dei profittatori è immane e non saranno due mie idee controcorrente a raddrizzare il modo di pensare così diffuso e vincente.

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      1. Con questo spirito, sono riforme che posso anche accettare… ma si otterrebbe un miglior risultato, allora, con una tassazione realmente progressiva ed imponendo un maggior controllo sulle “spese pazze” dei governanti. Ciò che non posso assolutamente accettare, però, è l’idea dello stato-azienda, che è sottesa a riforme come quella montiana del pareggio di bilancio.

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        1. indubbiamente una tassazione progressiva sui redditi funziona meglio, ma soltanto se fosse davvero in grado di far pagare le tasse a tutti (a cominciare dalle multinazionali di internet, che pagano tasse attorno all’1%); e chi non sarebbe contrario alle spese pazze dei governanti? (ma occorre poi dire quali sono). di fatto però in Italia nessuno ha ancora trovato il modo di realizzare queste misure, quindi una tassa a valle sui consumi, con aliquote più alte su quelli di lusso, può funzionare bene.

          da aggiungere un fattore ancora da considerare: che tassare i consumi tende a favorire il risparmio, che nella nostra Costituzione un poco retrò è considerato ancora un valore da difendere. vero, piuttosto, che nel mondo del consumismo post-moderno è diventato piuttosto un vizio da colpire e il suo posto, come valore economico da premiare, è stato preso dal debito.

          condivido naturalmente l’avversione per chi considera lo stato come un’azienda; e tuttavia il principio della riduzione del debito diventato troppo alto non basta a definire aziendale una politica economica: è semplicemente un buon principio di gestione economica, anche personale o familiare, senza che ci si debba considerare aziendalisti per questo.

          del resto gli unici due politici che negli ultimi vent’anni hanno perseguito la riduzione del debito sono stati Monti e Prodi, e il primo era ideologicamente di destra, ma il secondo no.

          in ogni caso, a mio parere, e proprio per la riduzione del debito realizzata, i loro sono stati gli unici governi semplicemente onesti che l’Italia abbia avuto, nel senso che non hanno mentito al paese sulle sue reali condizioni: entrambi prima appoggiati e poi abbattuti e traditi dalla nostra sedicente sinistra.

          ahimé la mia ricostruzione dei tempi recenti è molto lontana dalla vulgata dominante, chiedo scusa.

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            1. be’, effettivamente ho dato spazio ad un accenno di analisi retrospettiva alla fine del commento, che però per il resto si occupa delle prospettive, giusto o sbagliato che sia il punto di vista.

              certo, per definire il punto di vista da cui si guarda avanti, è utile posizionarsi rispetto a quello che si ha alle spalle: è dal fondo di una retrospettiva che nasce pur sempre una prospettiva. 😉

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  2. grazie per l’arguto.

    be’, qualcuno potrebbe anche dire che il vuoto totale di iniziative, salvo il lasciare schiamazzare Salvini, è dopotutto il male minore, con l’elettorato che ci ritroviamo a questo punto.

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        1. Certo che questo discorso sembri un po’ sconclusionato! io intendevo dire leggendo quel tuo incomprensibile commento non direttamente sul tuo sito ma sul mio non ne potevo vedere la collocazione.
          🦋🌷 Buongiorno

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          1. buongiorno, shera.

            il tuo correttore automatico continua a imperversare e sembrA dare dello sconclusionato a me a me, anziché al discorso: divertentissimo, questo dialogo, dato che le macchine oramai non si accontentano di farci pensare quel che vogliono loro, ma addirittura ci rubano le parole di bocca e ci fanno dire in rete soltanto quel che secondo loro,.è accettabile.

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            1. ohhhhh noooo non te sconclusionato non mi permetterei ma il discorso è sconclusionato tra te che dici una cosa a me che arriva in ritardo o in modo diverso è il meccanismo ripeto sconclusionato!!!

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              1. Ahah, lo so che mi vuoi bene, e che sconclusionato è il meccanismo. Però la critica non la rifiuto. Una cara amica che mi segue da anni mi ha detto l’altro giorno che rileggendomi mi trova incoerente. Le ho chiesto di specificare meglio, sapendo che potrebbe essere così. Ma sto leggendo Pessoa e figurati se la cosa può farmi impressione. Lei non ha voluto precisare e allora, restando sulle generali, ho replicato che sono sfaccettato e complesso, e per chi mi legge questa può sembrare incoerenza. Dopotutto anche la coerenza può essere una forma di semplificazione.

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  3. Per ora soltanto il tuo arguto richiamo ai tre libri di Calvino sono la sola e unica nota positiva di questo governo sebbene i personaggi dei libri e queste macchiette facciano a pugni.

    sheraeallorabonanotte

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        1. solo per dire che capita abbastanza spesso, e lo trovo fastidioso, che un mio commento di risposta a te non finisca in coda al tuo, ma scali il primo posto della lista, per qualche errore informatico; così finisce fuori contesto.

          e la mia prima risposta la puoi leggere solo sopra il tuo commento anche stavolta.

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