pane, poesia e diritti d’autore- 230

DIRITTO D’AUTORE Difendiamo i poeti Esistono artisti non famosi che creano in libertà grazie a questi proventi  di NICOLA PIOVANI

commenterò soltanto il titolo di questo articolo di Repubblica, per i motivi che spiego meglio in fondo. 

di suo, Nicola Piovani è un musicista, autore di colonne sonore di molti film italiani importanti: difende il suo lavoro, lo capisco; ma credo che sarebbe compensato abbastanza già dai produttori o dai concerti.

in ogni caso non è un poeta, o soltanto in senso lato, per metafora, quindi sta uscendo dal suo seminato.

. . .

max_carmina

la poesia non dà pane, carmina non dant panem, fin dall’antica Roma, e ora voi vorreste farmi credere il contrario?

questi giornalisti ipocriti paludati e saccenti, che ci hanno truffato i pensieri della mente per anni, si mascherano dietro la poesia (Italia, paese di eterno liceo classico!) per difendere interessi commerciali ben differenti.

da quando in qua la poesia ha bisogno di essere pagata?

da quando in qua un poeta o uno scrittore vero si fa pagare per scrivere?

. . .

non basta la testimonianza contraria della Merini?

in internet ritrovo questa sua testimonianza, che non riempirò di aggettivi di consenso ammirato, perché lo farà meglio di me chi la leggerà con me.

Con i bombardamenti perdemmo tutto. Rimasero solo macerie e dovemmo imparare la povertà, ricominciare da zero. Già allora la parola era il mio rifugio. Leggevo e scrivevo, anche sui muri, in mancanza d’altro. Avevo appena quindici anni, quando mostrai a mio padre la prima recensione a una mia poesia. Non mi sembrava vero. Ma mio padre prese il foglio, lo strappò a pezzetti e mi disse con serietà: Ascoltami, cara, la poesia non dà il pane.  Era un uomo di buon senso, mio padre. Lo potevo capire, ma non lo potevo ascoltare. Non potevo. Chissà, forse anche per quello, qualche anno dopo, mi sposai con un panettiere. Da lui ebbi il pane, certo, e quattro figlie. Non potevo chiedere che capisse anche il mio bisogno di poesia.
Ma la poesia era il mio respiro, la mia linfa. Era la mia lingua.
Gli anni del manicomio furono anni di silenzio. Di gorghi e di palude. Di vuoto d’amore. Mi tolsero le mie figlie e mi tolsero la poesia. Furono tanti e forse troppi, ma passarono. Quando finalmente uscii e ripresi il filo delle mie scritture, ecco che anche tutto quel dolore, quel delirio, ebbero un senso. Intessuti nella poesia diventarono ancor più parte di me e allo stesso tempo altro da me. Diventarono verbo. E in quanto verbo, forma di vita e d’amore.
Io la vita l’ho pagata cara. Per questo è stata bella. Ho amato, a modo mio, tanto. Con il corpo, la mente, le parole. Le parole, sì, furono la mia forma d’amore più grande. Uno scorrere interminabile e necessario, come il mio Naviglio: l’ho lasciato fluire. Per questo posso dire di essere stata felice.
Scrivo ancora sui muri. E credo che siano tutte canzoni d’amore.

. . .

qualche poeta e molti scrittori, è vero, pretendono che li si mantenga in nome della eccezionalità della loro arte; eppure anche i sommi, come Montale o Pasolini, sono vissuti di altre attività parallele alla poesia, a volte anche di scrittura varia e diversa.

ma i poeti di wordpress o un tempo di blogs.it hanno forse mai preteso di vivere della presunta eccezionalità dei loro versi?

non li hanno regalati e non li regalano su queste pagine virtuali?

. . .

conosco solo qualche caso, nella storia, di poeti che vivevano dei versi: sono i poeti di corte, quelli che scrivevano per dare lustro ai potenti del loro tempo, i cosiddetti mecenati.

ma non conosco mecenati così micragni come quelli del nostro tempo post-moderno che vorrebbero anche che fossero i lettori a pagare i LORO poeti di corte.

. . .

la poesia è un dono, non una merce.

vive senza altro diritto che quello alla felicità dei suoi autori.

anzi, noi salviamo la poesia proprio negandole il diritto d’autore e la frequentazione delle leggi e degli avvocati.

. . .

salviamo, anzi, la poesia dai mercanti di parole.

stanno cercando di rinchiudere internet e la libera circolazione delle idee.

non è vero che che chi si oppone a questo strumento di mercificazione del pensiero stia affamando dei miseri poeti che altrimenti potrebbero vivere del loro sublime versificare.

patetica e assieme ridicola idea tipica dell’abitudine a mentire dei mentori abituali dell’opinione pubblica.

ma no, stiamo soltanto intaccando, nel nostro piccolo, il sistema del profitto applicato anche alla poesia, leggendo i versi che i poeti veri regalano a chi vuole ascoltarli.

. . .

per difendere questa libertà di scrivere e regalare poesia nata per caso su internet e finita in parte fuori controllo del potere, scelgo assieme ad altri di continuare a pubblicare, cioè rendere pubbliche, le proprie scritture scrivendole su questi muri virtuali, come faceva Ada Merini.

e io, che non sono neppure un poeta, non mi sogno affatto di volere essere pagato per questo!

. . .

a proposito,  quello citato all’inizio è il titolo di un articolo a pagamento di Repubblica – e figuratevi se mi abbono a 10 euro al mese per farmi anche rintronare il cervello dalle loro gabole.

un conto è il mezzo euro abbondante che mi chiede lo Spiegel per qualche articolo particolarmente interessante, e dopo avermene fatto leggere una parte, per convincermi che ne vale la pena – ci può anche stare.

ma chiedere di abbonarsi a priori alle opinioni di Scalfari o Michele Serra, con tutto il rispetto per le sciocchezze che a volte scrivono anche loro, scusatemi, è decisamente troppo: e c’è dietro un’idea del pubblico babbione che non condivido.


4 risposte a "pane, poesia e diritti d’autore- 230"

  1. Perfetto !!!

    527
    CONTRO IL POTERE

    Il potere è contro natura,
    Contro la natura e la natura umana.

    Giocoforza è contro i poeti.

    Il poeta è opposizione,
    Altro non è.

    I poeti sono contro
    Chi è contro il sole,
    Il sorriso,
    Lo stare insieme,
    Le nuove primavere.

    Il potere teme il libero sentire,
    Il libero creare.
    Per svuotare
    Di ogni “contro” l’arte
    La compra, la snatura.

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    1. il potere è contro i poeti, d’accordo con te.

      e direi anche che molto spesso, o quasi sempre, i poeti veri sono per parte loro contro il potere.

      dove non mi ritrovo è quando dici che il potere è contro natura.

      in verità non ho mai trovato nulla di così naturale come il potere.

      caro silvano, io ho il sospetto che natura e potere sono culo e camicia, e ogni tanto fingono di litigare, solo per darla a bere a noi babbioni.

      la natura è matrigna, diceva il poeta: traducendo in italiano moderno, è una madre stronza, come quella che aveva appunto il Leopardi.

      la dobbiamo amare lo stesso, perché non ne abbiamo un’altra, ma spesso ci tradisce e fa comunella col potere, gli si vende e dà addosso a noi assieme a lui.

      diciamola tutta, caro silvano, e non è solo amore per il paradosso a farmi parlare: sono la poesia, la solidarietà contro natura.

      la civiltà nasce pur sempre dalla natura, ma non è totalmente naturale, e dovremmo essere orgogliosi di non esserlo.

      "Mi piace"

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