non dirò il tuo nome, non lo meriti – 231

è il segreto consolidato del successo in quella parodia della democrazia che è la democrazia parlamentare: farsi parlare addosso.

nella società mediatica è una tecnica che vediamo all’opera almeno da 25 anni in Italia e Berlusconi ce ne ha svelati tutti i segreti; Trump, uomo televisivo come lui, la applica con invariato successo.

creare scandalo, spararle grosse, dire cose incredibili, così che i media siano costretti a parlare di te.

e quanto più i media ti nominano, tanto più cresce la tua immagine nel pubblico, che va chiamato elettorato solo perché periodicamente è chiamato ad esprimere il proprio consenso attraverso la farsa di elezioni truccate.

il pubblico è notoriamente minus habens: cinquant’anni fa gli si dava un’età mentale media di 12 anni. di recente pare che questa sia scesa a 9, o forse i ragazzini di oggi sono più svegli, chissà.

quindi non va per il sottile: se se ne parla tanto, significa che ha potere, pensa il pubblico novenne.

e il potere per il pubblico votante è come la carta moschicida per le mosche: più ne vanno ad incollarcisi sopra, più ne arrivano altre, per la sola forza dell’esempio.

. . .

quindi io non ti nomino, faccio giuramento, né oggi né mai.

del resto sei un bluff dall’inizio alla fine.

forse sbaglio a pensarti inadatto al potere perché troppo stupido.

i dittatori e gli aspiranti tali sono sempre stati tali.

nessuno che non sia un cretino fatto e finito può pensare da sè di essere l’uomo della Provvidenza e di avere le soluzioni per ogni problema.

a volte la strada della dittatura è spianata proprio dalla stupidità e un leader stupido è proprio l’uomo che ci vuole per gli stupidi che lo votano. 

. . .

però macchiarsi di sangue migrante, mentre il presidente dell’INPS avverte, conti alla mano, che senza immigrati le pensioni saltano…

un altro bluff, per un paese che cambia megafoni per fare sempre la stessa politica democristiana del reddito garantito, e rifiuta il merito, perché vuole la garanzia delle graduatorie…

prima Berlusconi, poi Renzi, adesso altri guitti.

dopo il Bomba Renzi, ecco il Bomba-e-mezzo.

ma le parabole di questi lanci spettacolari si fanno sempre più brevi.

quanto tempo ci vorrà perché anche questo pallone si sgonfi a forza di promesse sempre più mirabolanti e sempre meno vicine?

. . .

fatti, dunque, non parole.

e il tuo nome è una vuota parola.

Comedia

io non farò il tuo nome, parlerò soltanto dei tuoi fatti.

li sto ancora aspettando.

sempre che tu non voglia farmi credere che qualche annegato in più mentre cerca di passare il mare siano i fatti che miglioreranno la vita della piccola minoranza che ti ha votato.

 

 


14 risposte a "non dirò il tuo nome, non lo meriti – 231"

    1. oh, meno male, e c’erano anche virgolette e faccina, come potevo sbagliare?

      e pensare che starei per scrivere un post

      il ministro rivolta-Calzini.

      sto per rivelarvi
      un Segreto di Stato:
      al ministro dell’Inferno
      puzza parecchio il fiato.

      non credo che ci si possa spingere oltre e pensare a qualche critica “politica”.

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      1. allora la vecchia quercia è il simbolo del pd.
        sopra il ponte indica il raduno a pontida.

        Riscrivo il primo commento:
        “Nel mentre sto seduta sotto una vecchia quercia…. e vedo gli altri (per ora) sopra il ponte.. ma un domani potrebbero ritrovarsi sotto…”

        meglio così?

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        1. i simboli li avevo capiti, è che temo sempre di essere accusato di troppe simpatie per questa gente, per via delle mie antipatie anche per gli altri…

          mi sono iscritto al Partito Democratico, in Germania, quando fu fondato nel 2006. me ne pento ancora come del peggiore errore politico della mia vita.

          alla prima assemblea del Partito a Stoccarda mi ritrovai tutta la mafia dell’immigrazione italiana lì contro la quale stavo combattendo dal mio posto in Consolato rischiando l’osso del collo (e non per modo di dire): scappai a gambe levate, e poco dopo il leader locale fu arrestato per violenza sessuale contro una prostituta; ma non avevo ancora capito bene il quadro generale.

          ma mi ci volle poco a capire che farabutto fosse Veltroni, il finto buonista; Renzi era già lì, era dentro Veltroni, fu il suo maldestro ventriloquo.

          il Partito Democratico nasceva fingendo di riunificare la sinistra, ma in realtà cominciò a seppellire Prodi, a escludere la sinistra vera dal parflamento con la legge elettorale incostituzionale fatta assieme a Berlusconi e lo sfacelo definitivo dell’Italia democratica è cominciato da lì.

          ma se poi guardo ancora più indietro, che dire dell’espulsione del Manifesto per le critiche a Breznev nel 1970?

          e che dire del rifiuto del movimento studentesco e del Sessantotto? – e lo scrivo con le minuscole, perché non sto parlando di quello di Capanna?

          certo, quelli almeno erano personalmente onesti e teste pensanti, rispetto agli arlecchini venuti su da ultimo.

          ma la crisi della sinistra italiana (ed europea) ha radici molto profonde.

          no, non sto sotto nessuna vecchia quercia, l’hanno abbattuta i fulmini, sto in giro per il mondo, se posso, e se non posso, mi accontento del mio vecchio melo, impolitico, ma pieno di mele rosse.

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        1. in che senso mio, scusa?

          e in che senso idolo?

          spero almeno in quello che dà alla parola Bacone, e resta da stabilire a qiuale dei tipo di idola baconiani sia dovuto il successo, più apparente che reale, di questo personaggio:

          idola tribus, specus, fori o theatri?

          idolo della tribù, della caverna, della piazza o del teatro? 😉

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  1. E invece secondo me bisogna fare i nomi, ed aggiungere che quel che dicono (perché, per ora, non hanno fatto niente… la Camera ha lavorato cinque ore in un mese, leggevo) è merda.

    Hai letto “L’arte di avere ragione” di Schopenauer? Ne vedo in atto tutte le tecniche…

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    1. certo che ho letto quel libro, dal titolo pessimamente tradotto in Italia: la traduzione dal tedesco qui non può essere letterale (L’arte di ottenere ragione), ma va italianizzato: L’arte di farsi dare ragione – ed è strano che un libro simile lo abbia scritto un tedesco e niente del genere abbia prodotto la patria degli avvocati (ma forse per non svelare i segreti della casta).

      qui tengo presente in particolare, delle tecniche fuorvianti descritte da Schopenauer:

      la n. 8 : Provocazione: suscitare l’ira dell’avversario per confonderlo.

      la n. 27: Sfruttare l’ira dell’avversario: se di fronte a un certo argomento l’avversario si adira, insistere su quell’argomento, poiché è facilmente il punto debole del suo ragionamento.

      la n. 28: Argumentum ad auditores: funziona meglio quando persone colte disputano di fronte ad ascoltatori incolti. Avanzare un’obiezione non valida ma “spettacolare”, che richieda, per essere smentita, una lunga e noiosa disquisizione.

      la n. 36: Sproloquiare: l’avversario rimarrà sconcertato e sbigottito da sproloqui privi di senso.

      la n. 38: Argumentum ad personam: come ultima risorsa diventare offensivi, oltraggiosi e grossolani.

      a parte ciò, non sono assolutamente convinto dalla tua obiezione, dato che ha contro l’evidenza dei fatti: le tecniche di manipolazione di massa esigono che le masse non vengano convinte con argomenti, ma con l’apparenza degli argomenti.

      le masse non sono in grado di distinguere argomenti validi da inconsistenti e si orientano per apparenza, dando ragione a colui di cui si parla di più.

      abbiamo commesso questo errore per decenni con Berlusconi, Renzi e quant’altri.

      non caschiamoci più – almeno per quanto mi riguarda.

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      1. Lo so lo so, ma non chiamarlo per nome non aiuta in questo senso: mi spiace dirlo, perché lo meriteresti, ma non sei tu che fai pubblicità a gente come Salvini…

        Esatto, ho pensato proprio a quegli stratagemmi lì, quando ho letto la “risposta” del ministro a Boeri.

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        1. prendo atto di una differenza di valutazioni, ma è sempre piacevole discutere con te.

          in ogni caso ho escogitato un modo decisamente un poco grottesco per parlarne senza nominarlo, .-) e d’ora in poi farò nel mio piccolo come Brecht che di Hitler scriveva, senza nominarlo mai, come dell’imbianchino.

          io parlerò sempre, per quel pochissimo che serve, del rivolta-Calzini, e chiedo scusa se mi rendo consapevolmente un poco ridicolo.

          per quanto trascurabile sia il mio apporto, non intendo affatto contribuire alla demonizzazione dell’avversario, che fa risultare credibile anche un poveraccio come quello che abbiamo di fronte in questo caso.

          l’arroganza è la stessa di Renzi, la competenza perfino inferiore, la sua forza sta nell’agitare l’odio, cosa che paga sempre nel breve periodo.

          spero di non essere smentito se lo guardo con l’occhio – sia pure pensionato – del valutatore professionale, ma manca la sostanza, ed è un fuoco di paglia, anche se sarà appoggiato da Trump e da Putin.

          ma si schianterà più rapidamente ancora di Renzi, e se questo è arrivato al 40%, lui non ci arriva neppure.

          il problema vero è la disunione dei veri democratici, non la baldanza farlocca di personaggi come questo.

          se sbaglierò, non sarà la prima volta e neppure l’ultima, ma mi conforta di non avere sbagliato il tiro sul Renzino.

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