il crollo della mente monocamerale, la comunicazione sdraiata e la crisi della democrazia rappresentativa – 243

a volte il demone della complessità si sveglia in me, e lo fa preferibilmente la mattina; probabilmente ha da scaricare in qualche modo, per purificare la mente, qualcosa che ha composto di notte, in quella specie di dormiveglia nel quale compone i suoi discorsi.

prometto comuqnue di essere sintetico al massimo possibile, così da ridurre questo post al rango di appunti.

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Julian-Jaynes-Il-crollo-della-mente-bicamerale-e-l-origine-della-extra-big-119-989

in un saggio famoso, ma non quanto merita, Il crollo della mente bicamerale, Jaynes DIMOSTRO’ – parola che pare esagerata, ma credetemi, è la più adatta – che nelle culture occidentali fino a meno di duemila anni fa la mente umana funzionava in un modo completamente diverso dall’attuale:

sentire le voci, che venivano interpretate come divine, era una condizione normale, mentre oggi viene considerato un sintomo di dissociazione, e viene interpretata come malattia, la schizofrenia, appunto, la mente divisa;

e in questo senso appunto parla della mente bicamerale, scissa, in due “camere” distinte, di cui una sentita come esterna e di rango superiore all’altra.

il processo che ha portato in Occidente a sostituire l’autocoscienza riflettente alle voci degli dei risuonanti nella mente ha coinciso con la nascita del cristianesimo e la formazione della fede in un’anima cosciente, libera e responsabile (anche se irrimediabilmente gravata dalla colpa, come sintetizzato dal mito del peccato originale).

la colpa appunto ha conseguito un rilievo sconosciuto prima, quando le azioni umane erano largamente guidate dalle voci e dunque andavano attribuite agli dei (non era una metafora letteraria, come interpretiamo noi oggi!) e non al singolo che le seguiva.

la fine della mente bicamerale e la nascita di quella monocamerale è da mettere in relazione con la diffusione della lettura come tecnica principale di assimilazione dei testi: in precedenza infatti i testi erano comunicati soprattutto oralmente e la scrittura serviva come semplice supporto mnemonico; la polemica di Platone contro la scrittura indica una delle ultime battaglie a difesa dell’oralità e anche (ma senza saperlo) della bicameralità, ben rappresentata del resto, nel mito del Fedro, dal duplice cavallo che guida l’anima.

ma negli ultimi secoli del cristianesimo l’acquisizione della mente bicamerale ha via relegato nel mondo delle influenze, o addirittura possessioni, diaboliche ogni manifestazione del preesistente pensiero schzoide, salvo alcune isole sacralizzate sotto forma di estasi, apparizioni divine, ispirazione derivante direttamente da Dio.

secondo Jaynes sono tuttavia rimaste notevoli sopravvivenze della mente bicamerale non sacralizzate, che hanno un ruolo centrale, ad esempio, nella ispirazione artistica: fenomenale la sua interpretazione della Comedia di Dante come la descrizione di una esperienza effettivamente soggettivamente vissuta come autentica.

insomma, la famosa ispirazione poetica o artistica, quando sembra soggettivamente all’autore che il testo nasca fuori dalla nostra mente cosciente e come per dettatura esterna, è ancora una delle ultime manifestazioni della mente bicamerale non considerate patologiche e non sottoposte a cura.

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probabilmente al giorno d’oggi sta avvenendo un’analoga trasformazione profonda del funzionamento della mente e siamo in una fase, ben più convulsa e accelerata, che vede la sostituzione tendenziale della mente monocamerale, con una specie di mente diffusa, superpersonale, che risiede nella rete informatica che connette le diverse menti individuali, che tendono tuttavia ad apparire piuttosto come sfaccettature di una super-mente sociale.

insomma, la coscienza individuale tende a sparire come centro del proprio mondo consapevole e decisionale, per sfumare al rango di punto di osservazione e di regolazione di consumi eterodiretti.

la vecchia mente monocamerale smania per sentirtsi ancora al centro, in crisi macroscopiche di narcisismo compensativo, ma in realtà oramai è decisa ben più di quanto (pur sempre apparentemente) potesse decidere in precedenza.

l’individuo diventa una semplice centrale di smistamento di lavoro e consumo, ma è deciso ben più di quanto decida – fatte salve alcune ostinate eccezioni, che comunque recitano ruoli sociali predefiniti, anche se si illudono del contrario recitando atteggiamenti di puro ribellismo.

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le conseguenze di questo processo sono immense, e mi limito ad indicarne alcune.

la prima è che tutto lo sviluppo culturale del passato diventa incomprensibile e il processo avviato porterà alla sua perdita radicale, oppure all’oblio dei suoi autentici significati (come avvenuto per noi per i pochi monumenti residui della mente bicamerale, prima che venisse Jaynes a risveglarne i signficati con le sue intuizioni).

per un’umanità che va perdendo le tracce stesse di una coscienza individuale, i monumenti del passato, letterari o artistici, che ne segnavano le massime manifestazioni, si riducono a semplice catalogo di beni di consumo.

il processo è già abbastanza evidente.

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la seconda trasformazione riguarda le modalità stesse della comunicazione culturale che, nell’epoca della mente monocamerale, era prevalentemente verticale, in quanto fondata sul principio di autorità o almeno di autorevolezza.

in una comunicazione prodotta da coscienze individuali si riconosceva ad alcune una particolare efficacia comunicativa oppure documentazione sulla realtà oggettiva che induceva a privilegiarle.

nella fase della super-mente socialmente diffusa, la comunicazione diventa rigorosamente orizzontale, e il principio di autorità è definitivamente morto.

la proposta di restaurarlo mettendo quasi simbolicamente i predellini sotto le cattedre (Galli Della Loggia) è semplicemente ridicola e porterebbe soltanto ad una ulteriore perdita di credibilità della scuola.

nella comunicazione orizzontale, che provocatoriamente ho definito sdraiata nel titolo  del post, tramonta il concetto stesso di verità.

la coscienza del singolo ha sempre in se stessa il limite di doversi misurare con la realtà esterna, ma dove la coscienza diventa un unico fenomeno collettivo trasversale, è questa coscienza stessa la verità.

le tesi di chi dice in rete  che le piramidi egizie furono costruite dagli alieni, cioè dagli Elohim, appaiono semplicemente ridicole e grottesche a chi conosce la storia, ma nel pensiero a rete possono diventare rapidamente egemoni e quindi socialmente vere, dato che la mente collettiva è essa stessa la realtà e non conosce la limitazione dell’oggettivo.

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il processo è pericoloso, non soltanto perché questa apparente radicale perdita di realtà e dunque di verità appare senza ritorno, ma perché è in grado di fare davvero molto male.

le sperimentazioni cinesi in atto del controllo capillare diffuso con l’attribuzione di premi o punizioni ai comportamenti conformi oppure dissonanti delinea il futuro che si va costruendo.

le basi della fascistizzazione estrema del pensiero, con l’espulsione dal circuito comunicativo di ogni manifestazione difforme è implicita nella rete e necessaria.

il dissenso è una fastidiosa e dannosa risonanza, dove il pensiero collettivo è più forte della realtà e decide a priori di non considerarla.

ho usato la parola decide: facile accorgersi che è un relitto storico di mente monocamerale che parla: queste cose non le decide più nessuno, succedono senza decisore alcuno.

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la terza vittima della morte della mente monocamerale è la democrazia rappresentativa.

il suo punto debole, ma anche il suo punto di forza, è stato sempre nella preliminare riduzione del decisore politico a elettore, cioè a decisore indivuduale, ovviamente attento in via principale a rappresentare nel voto i propri bisogni, prima di tutto, e poi nel chiamarlo, nella finzione delle elezioni, a farsi carico dell’interesse collettivo.

tipico mandato schizogenico, avrebbe detto Bateson, per la contraddizione implicita: impossibile che un votante singolo possa farsi carico dell’interesse collettivo.

la finzione si regge tutta sullo stesso presupposto ideologico indimostrato, anzi smentito, del capitalismo: che una misteriosa mano provvidenziale faccia in modo che dallo scatenamento degli egoismi individuali non esca il caos sociale e l’ingiusta appropriazione di beni da parte del più forte, ma l’armonia sociale e il bene collettivo.

come il capitalista, secondo questa narrazione leggendaria, seguendo egoisticamente il suo prpfitto, fa in realtà anche il bene della società, anche l’elettore voterà ciascuno per sè, ma poi la somma degli egoismi produrrà il migliore bene collettivo possibile, per una sorta di miracolo destinato a rimanere non spiegato (come tutti i miracoli, ed atto di fede, appunto).

del resto la democrazia originaria non è mai stata questa: a Grecia e a Rma si votava in pubbliche assemblee e agli elettori ancora bicamerali nella mente sarebbe sembrato grottesco andare a votare nel chiuso di una cabina, per nascondere il voto e renderlo segreto, là dove per decidere si alzava semplicemente la mano, davanti a tutti, e come parte di un corpo elettorale collettivo.

inutile sforzarsi di dimostrare, la cosa è evidente di per sé,  come anche questa forma, comunque discutibile, di democrazia tramonti nell’eclisse della mente monocamerale, e l’invenzione del leader, portatore di pulsioni non verificate, ma costruite dagli algoritmi impersonali della rete, è il portato necessario di questa “crisi della civiltà”, e non a caso uso il titolo del famoso saggio di Huizinga alla vigilia della seconda guerra mondiale.


17 risposte a "il crollo della mente monocamerale, la comunicazione sdraiata e la crisi della democrazia rappresentativa – 243"

  1. Ho letto solo in parte per la mia idiosincrasia alle letture complesse e troppo lunghe ma sono d’accordo e comprerò cercherò questo libro e mi permetto solo di osservare che forse noi siamo ancora nel mezzo di questo processo in parte strattonati E questo potrebbe essere alla base del nostro perpetuo malessere del non sentirsi Ovviamente chi ha chi ne ha percezione a proprio agio in nessun luogo comune.

    Shera

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    1. buona lettura, ma fai attenzione perché ovviamente il libro, di centinaia di pagine, è molto ma molto più complesso della sintesi di poche righe che ne ho fatto io.

      certamente il primo processo (crollo della mente bicamerale) è per qualche verso ancora in svolgimento e non è concluso affatto per tutti; ma se è vera l’ipotesi buttata lì da me, e cioè che anche la mente monocamerale ha cominciato a sfaldarsi, la cosa potrebbe anche vero scarsissima importanza.

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      1. Ho affrontato recentissimamente 4321 di Paul Auster. Il Mio punto di vista è che un post deve essere facile da fruire Soprattutto se si vuole interagire; un libro può avere come in questo caso, anche oltre 900 pagine.
        Probabilmente è un mio problema ma non riesco a stare col telefonino luminescente davanti agli occhi oppure appollaiata alla scrivania davanti al computer.
        Se poi Consideriamo che mediamente almeno per quello che mi riguarda seguo più post il mio diventerebbe un impegno a tempo pieno.

        sheraconuninchino

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        1. inchino mio di ringraziamento: il tuo commento mi apre mondi.

          non ho ai neppure vagaente pensato che i iei post potessero essere letti da un telefonino: per me questo srumento va bene per whatsapp oppure i like di facebook; no, non sono affatto adatti ad una lettura frettolosa e inframezzata da altro.

          io col telefonino non riesco a fare nulla di serio, intellettualmente parlando, nppure leggerci i quotidiani.

          effettivaente i iei post sono pensati per quello strumento vetursto che e` il pc, arrivano fino ad un tablet di buone dimensioni, oltre – nella corsa al rimpicciolimento, visivo, ma anche mentale, non si spingono: pc di questo tipo non costringono a innaturali appollaiamenti: io scrivo prevalentemente a letto, ad esempio.

          ma esistono i problemi di vista, e allora che dire? escluso che uno se li faccia leggere o se li stampi per leggerseli su carta (sto scherzando…), ho pensato piu` volte di farne dei video Youtube; purtroppo occorre tantissimo tempo, che al momento non ho…

          non che un precedente vecchio tentativo abbia avuto grande successo, ma pria o poi ci provero` e ti avviso.

          poi, certo, la lunghezza diventera` ancora peggiore, perche` uno non puo` neppure ricorrere alle tecniche di lettura veloce.,.. 😦

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          1. Caro bortocal rispondo a tuo commento solo ora perché per quanto ‘ci’ riguarda ho fatto conto di aspettare a sedermi al computer ma c’è stato il sabato e la domenica e il computer è rimasto chiuso…
            I telefonini oggi per chi ne fa uso completo e ne possiede uno di buone prestazioni non servono soltanto per telefonare o mandare messaggi WhatsApp ma sono dei veri e propri computer.
            Io non utilizzo i cosiddetti social dunque non sono assalita da continui trillare di avvisi…
            sì, leggo dal telefono cellulare i post che seguo che sono un discreto numero per interesse e ormai per amicizia perché mi aiutano ad approfondire sempre nuovi argomenti o mi danno lo spunto terra.
            leggo al parco oppure mi prendo mezz’ ora la mattina. mezz’ ora il pomeriggio.
            L’insieme dei blog che leggo sono il mio svago preferito il mio modo di intrattenere relazioni; il momento che io dovessi come in ufficio Sedermi al computer tutto questo tempo frastagliato ma fattivo non lo troverei.
            Spero di non averti ferito che tu non mi ritenga superficiale.

            sherabuonasettimana

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            1. cara shera, invidio il tuo computer completamente chiuso, ma a me ogni momento rimane aperto il telefonino, che funziona appunto anche da computer, e a me almeno notifica i commenti al blog principale, anche se lo uso per leggerli, ma non certo per rispondervi (troppo inganfito con le dita su una tastiera cosi` piccola…).

              fuori casa lo uso anche io per dare un’occhiata ai quotidiani online o alle mail, ma rimane per me sempre uno strumento minore di supporto, poi torno a casa e dedico una parte della mia giornata al computer che mi da` la sensazione di un collegamento piu` autentico e vero.

              nel mio commento precedente non c’era ombra alcuna di ironia, credimi, e non vorrei che ti sentissi in qualche modo svalutata.

              mi hai invece fatto riflettere e cogliere una cosa che mi era sfuggita: se il mezzo che usiamo per comunicare e` il vero messaggio, i blogger come me non si erano ancora accorti che stavano mandando dei messaggi molto diversi da quelli che credevano.

              credevano di scrivere per un lettore almeno virtuale dotato di schermo adeguato e di concentrazione; scrivono invece per un utente di telefonino frettoloso e distratto; ma non e` colpa tua, non fraintendermi; finora avevo attribuito soltanto ai social media la crisi del blog e non mi ero reso conto che i social media sono stati cosi potenti da mettere in crisi anche il pc e farlo sostuire dall’i-phone.

              il processo dunque e` stato anche tecnologico e la moneta cattiva ha cacciato quella buona o meno cattiva, come da regola generale dell’economia, ma di’ pure della fisica, che parla di entropia inevitabilente crescente, cioe` di disordine e peggioramento inevitabili.

              ma se scrivendo sto dicendo, per via del mezzo che mi trasmette, quel che non voglio dire, vale ancora la pena che io scriva un blog?

              bella domanda, davvero.

              un abbraccio, carissima, e grazie.

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              1. credevano di scrivere per un lettore almeno virtuale dotato di schermo adeguato e di concentrazione; scrivono invece perun utente di telefonino frettoloso e distratto..

                e ancora prima :

                se il mezzo che usiamo per comunicare e` il vero messaggio, i blogger come me non si erano ancora accorti che stavano mandando dei messaggi molto diversi da quelli che credevano.

                A Roma si direbbe ma che stai a di’!?

                Lettori frettolosi e distratti solo perché non leggono davanti a un schermo adeguato lo pensi davvero ma davvero?

                Mi lasci molto perplessa.
                shera

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                1. scusa, shera, ma ho forse detto qualcosa di diverso da quello che hai detto tu un paio di commenti fa?

                  scrivevi: Il mio punto di vista è che un post deve essere facile da fruire (…) Probabilmente è un mio problema ma non riesco a stare col telefonino luminescente davanti agli occhi.

                  e piu` avanti spieghi che sei disponibile ad una lettura continuata soltanto con un libro.

                  non credo che sia soltanto un tuo problema, tu hai avuto la chiarezza di dirlo; credo che sia diventato un problema globale: i nuovi media ci stanno abituando tutti a questo tipo di lettura deconcentrata e distratta, una specie di zapping applicato anche allo scherno scritto, direi il peggiore consumismo della lettura.

                  a questo punto, chi continua a scrivere qui sui blog alimenta questo tipo di lettura: in questo senso citavo Mc Luhan, il maggiore teorico della comunicazione del secolo scorso: il medium e` il messaggio (lo dice lui che ci capiva, io lo cito soltanto, per dire che non rientra nelle mie aspirazioni di fare il portaborse virtuale dei social media).

                  e a questo punto non mi pare ci sia niente di strano se, alla ricerca di un lettore concentrato, sto pensando di tornare alla scrittura su carta o almeno simile, lasciando in disparte il blog non ti pare?

                  ma certamente anche questo commento e` oramai troppo lungo e ha gia` superato i canoni della comunicazione efficace da telefonino. 🙂

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                  1. La mia lettura non è né deconcentrata né superficiale per il semplice fatto che sui media Ricerco una sintesi, degli stimoli, esperienze diverse! non faccio zapping e trovo quasi offensivo che tu che in qualche modo Mi hai conosciuta possa ritenermi tanto piccina da pensarlo.
                    Mi pare che tu possa avere la riprova che negli scritti tuoi nei quali mi sono permessa di inserirmi i miei commenti siano sempre stati pertinenti ma
                    tant’è che in ogni caso con la tua chiusa riesci a essere sgradevole a dispetto della emoticon sorridente.
                    Post scriptum adesso la vacuità della mia risposta ti arriva per tablet Samsung 8 ! tuona

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                    1. eh eh, lo vedo e lo sento che tuona, speriamo che il bel tempo torni presto! 🙂

                      non sto parlando di te personalmente, sheraaaa!!!

                      certo che i tuoi commenti sono pertinenti e anche questi lo sono.

                      e proprio per questo mi fanno riflettere su questioni piu` generali…

                      calma e gesso, e prova a rispondere a questa semplice domanda: se una lettura prolungata e` possibile – o quanto meno facile – solo davanti a un testo scritto su carta, ha senso scrivere su un blog se si cercano lettori disponibili a una lettura di quel tipo?

                      e se qualcuno si ostina in questa mission quasi disperata, non sta sbagliando il medium, il mezzo, su cui manda il messaggio?

                      ha senso per il naufrago scrivere telegrammi infilandoli in una bottiglia e affidandoli alle onde?

                      qui c’e` qualcuno (io) che sta provando a pubblicare romanzi col telegrafo senza fili, bip bip bip… 🙂

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                    2. Credo che la tua domanda non centri ancora il problema ammesso che vi sia un problema.
                      I blogger sono una moltitutine di e-letti e a loro volta e-lettori attivi nelle loro scelte che tuttavia possono ‘deviare’ verso scelte che spesso (e per fortuna) diventano emotive.
                      La blogsfera è un coacervo di idee più o meno approfondite ed il problema nella lettura sorge quando manca la tua personale preparazione di lettore in uno specifico campo.
                      Quello che io apprezzo nei blog che leggo è la leggerezza della loro esposizione dove la ricetta del cavoletti di Bruxelles è farcita con umorismo e con lampi di vita.
                      Che mi importa di leggere GialloZafferano?
                      Una fotografia è una semplice didascalia, ti ricorda o ti fa venire voglia di conoscere, questo è anche il blog per me.
                      Le poesie del mio amico Sarino, gli articoli del barman del club sulla musica oppure le recensioni di libri ed autori molto spesso poco conosciuti della lettrice assorta o ancora lo stesso lavoro di ricerca fatto in campo musicale da Crimson, la nostra comune amica .marta e la mia cara amica Primula che ha finito di pubblicare a capitoli un suo romanzo che ho stampato e mi sono ripromessa di leggere in questi giorni.
                      Tu vai come un treno sulle tue rotaie e di queste persone non hai idea e ti perdi molto perché il blog è un modo intelligente per confrontarsi amichevolmente con gli altri, insomma conoscere mondi di persone comuni.
                      Scrivere dei veri e propri saggi sotto forma di blog lo trovo a mio avviso controproducente per chi lo scrive. Perché non essendoci credo sezione monotematiche il tutto si disperde molto più facilmente di una semplice fotografia.

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                    3. cara Shera, ho avuto l’impressione, per tutto il commento, che avessimo cambiato argomento, ma l’ultimo capoverso mi fa capire che non e` cosi`.

                      ognuno ha il suo karma, carissima, e il mio non e` certamente la leggerezza, almeno nel blog (per il resto mi sono attenuto, fino a che ho potuto, al detto di Pasolini: la fedelta` e` un bene, ma e` un bene anche la leggerezza; leggero ma fedele, fedele ma leggero, anche se non sono stato molto apprezzato in queste scelte).

                      tu sei stata cosi` gentile da attribuire al telefonino la tua fatica della lettura dei miei post e, invece di dirmi che li trovi pesanti, hai usato la metafora dello schermo che sfarfalleggia; io non ho capito e ti ho seguito per la tangente.

                      ma ora che il problema e` chiaro, io non posso cambiare la mia natura: anche quando scrivevo per un quotidiano locale mi veniva ripetuta la stessa critica, e dunque avete tutti ragione, che dire?

                      ma sono sicuro che, se provassi ad essere leggero, forzandomi, sarei semplicemente del tutto penoso.

                      nello stesso tempo so bene che non sono saggi quelli che scrivo qui, ma una scrittura pur sempre intermedia, dunque ne` carne ne` pesce, troppo superficiali per essere letti da chi cerca saggi, troppi pesanti per chi cerca letture piu` leggere – e uso questa parola non solo senza volonta` di critica, ma con ammirazione, ricordando Kundera, Elogio della leggerezza, mi pare.

                      diciamo che e` un miracolo che tu passi lo stesso a dare un’occhiata qualche volta, e ti sono grato per questo.

                      poi non e` che io non abbia la mia rete di letture nel blog, diciamo che coincidono poco con la tua – ed e` anche ovvio se seguiamo dei karma differenti -, anche se sono sempre curioso dei nomi che mi proponi.

                      spero che i lavori della casa finiscano, che i debiti connessi mi impediscano il secondo giro del mondo, che la salute regga ancora per un po’, e allora forse a breve mi mettero` a provare a scrivere qualche libro anche io, come altri mi stanno consigliando di fare, e prima di tirare del tutto i remi in barca.

                      ma se non dovessi riuscirci, alla fine chi se frega? in fondo la mia forma di leggerezza e` quella di scrivere lunghi post barbosi sull’acqua che scorre, e che spariscano pure nel fiume… 🙂

                      un abbraccio, carissima.

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                    4. Chiusa è un po’ melodrammatica! Io non ho detto ne mi permetterei di dire fra l’altro che tu sia noioso o pesante ma che semplicemente per me alcuni tuoi scritti e ribadisco alcuni esulano dai miei interessi e soprattutto dal mio bisogno di staccare la spina.
                      Mia madre donna di grande cultura e umanità aveva il dono della leggerezza e ti assicuro che è stata un bellissimo esempio.
                      Giovanni Berlinguer aveva il dono della leggerezza e delle esprimersi con estrema semplicità e autoironia ma appunto è un dono.
                      Per quel che mi riguarda al contrario di te io non leggo i quotidiani on-line ma quotidianamente Perdonami il bisticcio ne compro uno al giorno tra quelli che mi interessano e mi soffermo sulle analisi sugli insetti mi capita ancora di conservare.
                      Ricambio l’abbraccio Buonanotte

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