il Rovelli del tempo: e se anche il futuro determinasse il presente? – 248

Carlo Rovelli e` sicuramente un genio e il suo libro L’ordine del tempo e` il libro di fisica e di filosofia piu` acuto che mi e` capitato di leggere da anni; e nello stesso tempo e` anche un bellissimo testo dal punto di vista letterario; ed e` perfino anche un giallo appassionante, che perdipiu` rimane aperto e senza soluzione.

o meglio: scopriamo alla fine che “come nel primo e nel piu` grande di tutti i gialli, l’Edipo re di Sofocle, il colpevole era il detective” (e non lo sapeva!), ma il delitto dov’e`?

a meno che non sia un delitto la morte stessa del concetto di tempo.

. . .

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ho letto questo libro di Rovelli gia` qualche tempo fa, eppure non sono mai riuscito a parlarne perche` devo confessare di non averlo finora capito in un passaggio fondamentale.

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nella Prima Parte, Lo sfaldarsi del tempo, Rovelli ricostruisce la storia del concetto di tempo da Anassimandro in poi, attraverso una acuta e originale reinterpretazione.

l’unico frammento di Anassimandro che ci e` arrivato dice:

Le cose si trasformano l’una nell’altra secondo necessita` e si rendono giustizia secondo l’ordine del tempo.

vi era l’idea di un tempo unico, da intendere come successione ordinata di eventi.

ma l’esistenza di un tempo unico e` un’illusione, una semplice illusione prospettica, dovuta al semplice fatto che viviamo in un mondo percettivo molto limitato dove le differenze tra i diversi tempi sono talmente piccole da risultare impercettibili.

non esiste un tempo assoluto, esistono solo i diversi tempi soggettivi: il tempo non trascorre alla stessa velocita` per tutti: il tempo scorre piu` lentamente vicino ad una grande massa, e per questo per chi sale in montagna e si allontana, sia pure di pochissimo, dal centro della Terra il tempo scorre impalpabilmente piu` veloce.

il tempo e` rallentato anche dalla velocita`: tanto piu` velocemente si muove un oggetto, tanto piu` lentamente procede il tempo che lo riguarda – anche se, di nuovo, si tratta sempre di differenze impercettibili alle velocita` che ordinariaente sperimentiamo.

lo sviluppo della tecnologia alla fine ha reso concretamente misurabili queste differenze.

e tuttavia queste sono cosi` piccole che alla fine determinano in noi l’illusione di un tempo oggettivo, uguale per tutti, che scorre al di fuori di noi: illusione che Newton ha trasformato in una legge scientifica, sbagliando.

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il risultato di queste osservazioni in cui Rovelli riassume la ricerca scientifica sul tempo fino ad Einstein e` che il concetto di presente e` applicabile soltanto ad una piccola bolla dello spazio-tempo attorno a noi, che coincide con la nostra esperienza immediata.

ma non esiste un presente universale che possa essere applicato allo spazio infinito.

la domanda che cosa sta succedendo adesso nella nebulosa di Andromeda a due milioni di anni luce da noi e` semplicemente una domanda senza senso: “e` come chiedere quale squadra di calcio ha vinto i campionati di basket”: “la nozione di presente si riferisce alle cose vicine, non a quelle lontane”.

. . .

ma il tempo ha perso anche la sua direzione: c’e` un solo tipo di fenomeni per i quali il tempo ha una direzione, e sono quelli nei quali avviene un impiego di energia: qui entra in gioco la legge universale dell’entropia che afferma che ogni fenomeno inizia ad uno stato di piu` bassa entropia ed aumenta l’entropia, cioe` il disordine.

e` questo aumento dell’entropia che determina la freccia della direzione del tempo.

ma, riflettendoci, questo fenomeno ha un significato unicamente statistico: qualunque stato iniziale, se lo assumo a punto di riferimento, e` per me convenzionalmente a bassa entropia iniziale, cioe` a disordine nullo, e qualunque nuovo fenomeno vi accada lo allontana da quell’ordine, in quanto lo modifica, e dunque aumenta l’entropia.

e l’entropia aumenta, inevitabilmente, perche` ​​e` statisticamente assolutamente improbabile, a fronte del numero illimitato di variazioni possibili, che una nuova variazione ripristini lo stato precedente.

ecco perche` il calore non puo` passare da un oggetto freddo ad un oggetto caldo: perche` nell’oggetto caldo le molecole si muovono di piu` e dunque hanno maggiori possibilita – nell’osservazione – di passare all’oggetto freddo che il contrario.

e nella somma globale e` l’oggetto caldo che riscalda quello freddo, non il contrario: lo vieta la legge della probabilita` statistica.

cosi` noi vediamo crescere l’entropia, e cioe` cogliamo lo scorrere del tempo, soltanto perche` abbiamo assunto un unico stato della materia come punto di riferimento, ma se potessimo assumerli tutti, ci accorgeremmo che non esiste nessun disordine che avanza, ma solo una molteplicita` di stati che coesistono.

solo troppo numerosi perche` noi possiao percepirli tutti.

. . .

dunque, l’entropia e` una nostra forma di miopia, uno sguardo limitato e sfocato che vede solo da vicino; se potessimo vedere tutti gli stati del mondo assieme, l’entropia sparirebbe, sparirebbe il tempo.

il tempo e` dunque soltanto una deformazione ottica: il tempo siamo noi, e siccome noi siamo gli avvenimenti che ci formano, il tempo e` soltanto una forma particolare che assumono gli accadimenti.

. . .

ed e` qui, appunto, che mi sono arenato.

perche`, se il tempo e` soltanto apparente, in che senso possiamo parlare di avvenimenti in un universo che nella sua struttura profonda non conosce il tempo, eppure le cose succedono lo stesso?

come possono le cose succedere fuori del tempo?

questo Rovelli non lo spiega e dopo averci condotto fino a qui prosegue nella Seconda parte, Il mondo senza tempo, parlando tranquillamente di “eventi”, anzi la parte inizia con un capitolo intitolato “Il mondo e` fatto di eventi, non di cose”.

il mondo, dice, “e` una sterminata rete di eventi quantistici”.

ma che cos’e` un evento in un mondo senza tempo?

ma, fatemi dire di piu`, in un mondo senza spazio-tempo?

(perche` tutto ma proprio tutto quello che abbiao detto per il tempo, non vale forse anche per lo spazio?).

. . .

evidentemente Rovelli da` tutto questo per scontato, ma per me non lo e` stato proprio.

solo in queste ore mi sembra di avere capito o almeno intuito che cosa e` un evento in un universo quantistico senza spazio-tempo.

qui, un evento e` semplicemente una correlazione che si stabilisce dentro questo universo, nel nostro caso ad opera di un osservatore.

l’universo quantistico senza spazio-tempo e` soltanto una rete probabilistica dentro la quale l’osservatore stabilisce delle relazioni.

sono queste relazioni che noi chiamiamo eventi e tutte assieme formano la nostra realta`, sono loro che portano le cose dalla dimensione probabilistica a quella determinata del mondo reale.

. . .

ma l’osservazione, questo processo che costruisce relazioni che rendono le cose “vere”, impiega energia e dunque modifica la configurazione energetica dell’universo probabilistico: solo la configurazione, perche` la somma dell’energia non cambia, ma dal punto di vista dell’osservatore il “disordine” rispetto allo stato iniziale aumenta.

e` questo disordine il tempo, o meglio ancora lo spazio-tempo.

diventando reali necessariamente, dal punto di vista di un osservatore, le cose dissipano entropia, e dunque creano il tempo.

il tempo e` dunque un fenomeno intrinseco dell’osservazione.

quel che aveva gia` detto Kant, vertiginosamente anticipando i secoli: spazio e tempo sono categorie della mente, non della realta`.

. . .

noi viviamo nel tempo perche` osserviamo la realta`, cioe` la portiamo alla dimensione dell’esistenza.

il tempo, lo spazio-tempo, e` l’osservatore; il tempo siamo noi.

. . .

sono arrivato qui, e il tempo dell’universo probabilistico senza tempo mi gioca uno scherzo bello, nel senso autentico del termine, sotto forma di questo articolo, che mi arriva abbastanza per caso: Il Futuro determina il Presente.

https://www.fisicaquantistica.it/fisica-quantistica/il-futuro-determina-il-presente

il fisico Yakir Aharonov pensa che la retro-causalità possa spiegare alcune delle caratteristiche più enigmatiche della meccanica quantistica e ha riscritto le equazioni quantistiche in modo che il futuro non sia determinato solo dalle informazioni che fluiscono dal passato al presente, ma anche da quelle che fluiscono dal futuro verso il presente

infatti, in un universo dove lo spazio-tempo non si e` ancora costituito attraverso l’osservazione, che cosa impedisce che possano costituirsi altre correlazioni, non osservate, ma non per questo non possibili, che non seguano l’ordine temporale del tempo dell’osservatore?

sta qui la chiave del fenomeno altrimenti inspiegabile dell’entanglement, cioe` l’interazione istantanea fra loro di particelle generate assieme e poi dislocate in luoghi distanti, come se fossero una sola particella dislocata contemporaneamente (?) in più punti dell’universo?

. . .

Aharonov riferisce di alcuni esperimenti di retro-psicocinesi da lui compiuti: dei bit casuali non osservati, precedentemente registrati, venivano sottoposti a osservazione secondo istruzioni date al soggetto, del tipo ‘concentrati sull’uno’ oppure ‘concentrati sullo zero’, istruzioni generate dopo che i bit erano già stati registrati. I risultati di questi esperimenti, secondo lui, hanno dimostrato che l’atto dell’osservazione influenza anche retroattivamente gli eventi quantistici.

. . .

ovviamente non sono in grado di valutare l’attendibilita` di questa notizia e sottolineo con forza che essa si limita strettamente a fenomeni di fisica quantistica.

lasciamo da parte il karma soggettivo, per favore…

e tuttavia essa mi appare certamente compatibile con l’immagine di un universo senza tempo oggettivo pre-definito che viene anche dalle osservazioni di Rovelli.

. . .

quale e` dunque la conclusione a cui arriva la ricerca del pensiero umano occidentale sul tempo vecchia di 2.500 anni?

simile o molto simile a quella delle filosofie orientali?

e` il tempo il velo di Maya che ci impedisce di capire che cosa sia davvero la realta`?

il tempo che l’osservatore crea, creando la realta`, e` anche l’incantesimo che ci impedisce di capirla?

credo che per quanto ci ar-Rovelli-amo, il tempo continuera` a sfuggirci.

. . .

vivere e` gia` molto: pretendere anche di capire la vita… 

. . .

postilla 19 luglio:

pero`, dire che “l’osservatore crea (…) la realta`” e` a sua volta improprio, in quanto l’osservatore non crea nulla, e semmai creerebbe qualcosa che e` l’inseparabile contestuale darsi dell’osservatore e della realta`; dunque l’osservatore, se creasse la realta`, creerebbe anche se stesso come osservatore; ma altro non sussiste che l’eventualita` dell’osservazione in se stessa indistinguibile.

e` la mente umana simbolica, e dunque forse anche un poco malata, che separa soggetto ed oggetto; ed e` probabile che per menti piu` semplici si dia soltanto questa dimensione unitaria dell’osservazione senza la percezione illusoria del trascorrere del tempo.


11 risposte a "il Rovelli del tempo: e se anche il futuro determinasse il presente? – 248"

  1. devo correre ad informarmi, sai?

    “L’entalpia è una funzione di stato di un sistema ed esprime la quantità di energia che esso può scambiare con l’ambiente”.

    ma io preferisco fantasticare e immaginare che l’entalpia sia una variante della renitenza che si oppone all’entropia del capitale ritirarndosi sulle Alpi…

    passami la battuta un poco frigida, dai… 🙂

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  2. L’entropia non è immaginaria. Infatti si parla di morte termica dell’universo.
    Se mangi una mela non riesci a ricostruira semplicemente sputandone indietro i pezzi.
    È però vero che puoi creare un’altra mela ma solo perché il Sole ha aumentato la sua di entropia

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    1. Per fortuna nostra (?!) esistono anche momenti di entalpia…

      642
      ENTROPIA CAPITALISTICA

      La furiosa entropia del capitale
      Ha consumato in poco
      Montagne, valli e pianure,
      Foreste e mari,
      Sottosuoli e cieli,
      Corpi e menti,
      Bruciando risorse
      Di ogni futuro.

      Senza progetto
      Che non sia
      Sottrarre
      Ricchezze e potere.
      È malata ingordigia di
      Perverse fauci bestiali.

      433
      ENTALPIA

      L’entropia scorre, fluttua, avanza,
      Nulla la può fermare,
      Tutto vuol divorare,
      Tutto vuol livellare.

      Ma grumi, riccioli, intoppi
      Che incontra nel suo cadere
      Danno altezza al calore,
      Danno vita alla vita.

      Finché entalpia dura è cuccagna.

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    2. nessuno sta sostenendo, caro Fla, che l’entropia sia imaginaria, non Rovelli a neppure io che lo riassumo malamente, ricamandoci su.

      dire che l’entropia, e dunque il tempo, si costituiscono attraverso l’osservazione non significa affatto renderli immaginari: l’osservazione, infatti, e` a sua volta un fenomeno fisico ben preciso, e addirittura coporta l’impiego di energia; e quando mai chi osserva vede quello che vuole lui soggettivamente? sarebbe allucinazione, iaginazione, sogno o incubo, ma non osservazione.

      pero` rimane il fatto che l’unico universo a cui abbiamo accesso e` quello deformato dalla nostra osservazione, e l’unico universo che conosciamo e` quello in cui la deformazione della nostra osservazione limitata crea il tempo e l’entropia: che non settono di essere oggettive per questo.

      e tuttavia questo universo imperfetto del nostro sguardo miope ha cominciato a mandarci ripetuti segnali che ci permettono di intuire che, aldila` della nostra osservazione, l’universo in se stesso non conosce il tempo, ma vive in un eterno presente (per dire cosi`, per cercare in qualche modo di dirlo), ma meglio, vive in un’assenza di tempo dove non esiste neppure il presente.

      e dunque l’universo vive anche la morte dell’universo (che e` termica pero` soltanto nell’osservazione): l’universo e` conteporaneamente vivo e morto, coe il gatto di Schroedinger, cioe` e` soltanto probabilita`, fino a che non viene un osservatore che e` obbligato a dire, per l’universo come per se stesso, che e` vivo, ma destinato a morire.

      destinato a morire solo perche` osservato: il tempo e` il prezzo che l’osservazione deve pagare per poter rendere l’universo reale.

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      1. le metafore possono tornare utili qualche volta ma credo che in questo caso il senso pratico possa servire di più.

        se vogliamo tornare al dibattito universo oggettivo o soggettivo non ne usciamo più. Se metto la pentola piena d’acqua sul fuoco e mi allontano per dieci minuti quando torno trovo l’acqua calda. Non l’ho osservata eppure è calda. Stesso esperimento con il sostenitore dell’universo soggettivo. Vediamo se la trova fredda.

        Solo perché stiamo vivendo in una frazione infinitesima sulla scala temporale dell’universo non significa che l’entropia globale e il tempo non esistano perché non mutano. La natura del tempo era diversa all’inizio dell’universo e lo sarà anche verso la sua fine. Si può discutere sulla natura del tempo. Per esempio perché il tempo lo consideriamo continuo mentre le altre 3 dimensioni sono discretizzate. Forse anche il tempo procede a “scatti” e forse tra un fotogramma e l’altro la posizione degli elementi non è precisa.

        Però mi pare che il post serva a sostenere solo la soggettività dell’universo. Cioè la parte più importante dell’universo sono i 10 metri che mi circondano.

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        1. caro fla, credo che non ci intendiamo proprio.

          il post non serve affatto a sostenere che l’universo che percepiamo e` soggettivo, nel senso che la questione e` gia` risolta da almeno 250 anni, cioe` dal tempo di Kant: dobbiamo proprio rassegnarci al fatto che a noi non e` concesso altro che di conoscere il nostro universo soggettivo.

          la questione da allora si e` spostata su quanto possiamo conoscere di un universo oggettivo che starebbe dietro, secondo alcune ipotesi, al nostro universo soggettivo: le regolarita` che riscontriamo nel nostro universo soggettivo e che tu citi possono essere attribuite ad un universo oggettivo che sta dietro a quello soggettivo oppure appartengono soltanto al soggetto stesso?

          questione su cui si e` divisa la filosofia dopo Kant, fra idealisti che lo negavano e materialisti che lo affermavano come certezza.

          questione di lana caprina e puramente terminologica, se mi permetti; aggiungo che purtroppo i materialisti, fino a un secolo fa, almeno, e a Lenin, ma anche molto oltre, non si sono accontentati di dire che esiste un universo oggettivo che determina il nostro soggettivo, ma anche che esso e` quell’universo meccanicistico e rigidamente determinato da ultimo descritto da Newton.

          ora capisco che per un ingegnere e` duro ammetterlo, ma la ricerca scientifca da almeno cento anni a questa parte ha smentito questa ipotesi interpretativa globale del mondo (anche se ovviamente essa rimane molto utile per gli ingegneri che studiano come trasformarlo su piccola, ma non troppo piccola scala: sono infatti gli ingegneri coloro che devono restringere l’osservazione in campi delimitati per non perdere l’illusione di un universo meccanico, che peraltro funziona bene come strumento pratico per trasformarlo su piccola scala; fisici e filosofi spaziano di piu` e vedono altro).

          e dunque ecco tentativi di interpretazione dell’universo che vanno oltre la distinzione tra soggettivo ed oggettivo (insensata, ripeto) e spostano l’attenzione sul fatto che l’universo – sia esso quello soggettivo che osserviamo, sia eventualmente quello oggettivo che dovrebbe starci dietro – ha natura probabilistica.

          ma, questo almeno pare a me, se l’universo e` probabilistico e l’osservazione soggettiva e` un fenomeno fisico di questo universo probabilistico che lo trasforma mentre avviene, la distinzione stessa fra soggettivo e oggettivo perde ogni significato.

          se si pensa all’universo come reale, allora ci laceriamo a dire se e` reale l’universo soggettivo o il presunto universo oggettivo; ma se l’universo e` soltanto un repertorio di probabilita` che assumono forme ben determinate attraverso l’osservazione, allora la discussione appena citata rivela tutta la sua inconsistenza.

          ed eccoci davanti al paradosso che nell’universo probabilistico e` l’osservazione soggettiva che rende l’universo oggettivo.

          quindi la risposta alla domanda se esiste un universo oggettivo e`: si`, se esiste un soggetto che lo osserva!

          in ogni caso, per distinguere le tesi scientifiche di Rovelli dalle mie elucubrazioni, perche` non ti leggi il suo libro? e` una meravigliosa serie di boccate di aria fresca, meglio di una lunga passeggiata in montagna. 🙂

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          1. scusa il ritardo nella risposta. Penso che il ritardo spieghi bene perché non lo leggo il libro. Magari in futuro con più calma lo farò. Grazie del suggerimento.

            Non saprei. La meccanica quantistica l’ho sempre vista come una complicazione dell’universo oggettivo e non come un risultato di un universo soggettivo.

            Chiaro che l’universo esiste se c’è qualcuno che possa rilevarlo. Anche se tra due persone di età diversa quella più giovane potrebbe affermare che il più vecchio non sia esistito prima della sua nascita anche se quest’ultimo è convinto che sia esistito da giovane.

            La probabilità non la vedo come legame tra oggettivo e soggettivo. Indica piuttosto che l’universo è una simulazione. Una matrice oggettiva simulata di cui a seconda dei limiti di oaservazione si percepiscono alcune cose e non altre. Sarebbe più dispendioso per un conputer simulare direttamente un universo soggettivo ogni volta diverso 🙂

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            1. non ho capito il nesso fra il ritardo della risposta a me, di cui non ti dvevi scusare affatto (anche io mi sono riposato, infatti, intanto) e il rinvio della lettura del libro di uno dei fisici piu` brillanti che ha l’Italia.

              continui imperterrito sulla distinzione fra oggettivo e soggettivo, che – dal mio punto di vista, a direi anche da quello della fisica quantistica – non ha piu` molto senso.

              se preferisci dire che l’universo e` una simulazione, una matrice di cui si percepiscono alcune cose e non altre, non stai dicendo una cosa poi troppo diversa da quella che affermo io.

              l’unica differenza e` che ti ostini a definire oggettiva la matrix da cui si genera l’universo osservato da ciascuno di noi, che anche tu ovviamente ammetti che e` l’unico osservabile per noi.

              ma se l’universo osservabile e` comune ai diversi soggetti che lo osservano solo su una scala ristretta, se ogni osservatore ha il suo proprio tempo, generato dalla sua osservazione, che viene a coincidere in piccolo con quello degli altri osservatori con cui puo` entrare in contatto, generando l’illusione che esista un tempo universale uguale per tutti, ovviamente e` molto piu` logico ed economico pensare che la matrix abbia natura probabilistica, e che l’oggettivita` sia un’illusione.

              esattamente come la soggettivita`, che ci porta a considerare quasi possibile che l’universo coincida con la nostra personale osservazione soltanto: idiozia insuperabile, se non dalla convinzione parallela e contraria che esista un universo oggettivo uguale per tutti, anche soltanto come matrix. 🙂

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