i meccanicismi al potere: gli apprendisti stregoni e il diluvio dopo di loro – 249

vi e` una connessione evidente fra la visione meccanicistica dell’economia introdotta in Inghilterra nel Settecento, cioe`, per dirla in volgare, con la nascita del capitalismo, e la concezione del mondo altrettanto meccanicistica di Newton, in poche parole con la nascita della scienza moderna.

entrambe hanno profondamente distorto l’immagine del mondo e della societa` umana, concependoli come un meccanismo sul quale agire esercitando la forza.

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vi e` qualcosa di tipicamente e grettamente anglosassone in questa visione, che e` tipicamente la proiezione arrogante di un popolo di affaristi insensibili e di colonizzatori che saccheggiavano il mondo, teorizzando la provvidenziale bonta` del loro egoismo.

non che la cultura inglese sia stata tutta cosi`; basterebbe pensare alla straordinaria figura di John, o Giovanni, Florio, nato a Londra da un esule italiano per sfuggire alle persecusione religiose del periodo; sia stato lui, appunto John, oppure no, autore o almeno co-autore dell’impresa culturale messa in scena sotto il nome di Shakespeare, secondo le controverse ipotesi di cui si discute intensamente negli ultimi anni; e non soltanto il suo editore, come certamente fu.

comunque il ricco umanesimo inglese del Cinquecento e Seicento fu sconfitto politicamente e le due rivoluzioni avvenute nel paese nel corso del Seicento diedero alla fine la prevalenza a questa classe di mercanti e alla sua visione del mondo, della societa` e della politica.

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una visione che si e` rivelata efficace, almeno nel medio periodo, e dunque e` diventata egemone nel mondo attuale, con una sola vistosa eccezione, a livello planetario, rappresentata oggi dall’integralismo religioso islamico, dove non diventa una semplice copertura formale della stessa linea sostanziale di pensiero.

ma non e` possibile criticare il capitalismo se si conserva una visione meccanicistica del mondo; e questo e` l’errore filosofico capitale compiuto da Lenin, che rifiuto` di accettare la crisi dello scientismo newtoniano che si era aperta gia` ai suoi tempi, e concepi` la nascita del comunismo come la prosecuzione del metodo capitalistico dell’uso della forza, in questo caso quello della lotta di classe e quella piu` concretamente realizzata dal partito.

e non e` neppure possibile superare questa forma di pensiero fino a che essa risulta praticamente vincente e in grado di rispondere, almeno apparentemente, ai problemi stessi che crea.

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il tecno-capitalismo meccanicistico contrasta tuttavia ormai con i risultati stessi della ricerca scientifica e con la nuova visione probabilistica del mondo a cui approda la fisica quantistica, riettendo al centro dell’universo il soggetto.

a livello economico e` diventato la parodia di se stesso nella nevrosi ossessiva del monetarismo come strumento per dirigere dall’alto le dinamiche sociali e nel culto del debito che deve sostenere il paradigma della crescita infinita.

la contraddizione pare evidentemente insanabile e il collasso prossimo.

gli apprendisti stregoni del disastro climatico provocato da questa folle corsa al profitto continuamente crescente continuano pero` intanto ​a ripetere che la situazione e` sotto controllo e che tutto va bene.

invocano ogni giorno una ulteriore crescita, del PIL, parola senza senso, come senza senso e` la garanzia che questa formuletta magica dovrebbe darci sul futuro.

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in realta` sanno benissimo che non e` vero: stanno comunque rinunciando a provare a salvarsi e a salvarci.

il loro orizzonte si chiude oramai al cerchio ristretto di pochi anni a venire e hanno deciso che il pianeta non e` salvabile.

pertanto si costruiscono gli ultimi scampoli di benessere per l’oggi e si preparano al tramonto stesso dell’umanita`, dal quale sperano di ricavare i loro ultimi profitti.

non esiste per loro possibilita` alcuna che vada in crisi il loro meccanicismo: sono diventati la storia stessa dell’umanita` ed e` l’umanita` stessa che deve perire con loro.

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l’esito finale sara` tanto piu` tragico, quanto piu` rinviato.

la soluzione provvisoria di una contraddizione continuamente ripetuta con diversi espedienti successivi pone le premesse per la creazione di nuovi problemi ancora piu` gravi.

ma l’orizzonte mentale umano e` limitato ed e` difficile parlare del diluvio dopo di noi, quando questo appare ancora un’ipotesi, per quanto di giorno in giorno piu` fondata.

basilica-di-san-marco-noe-diluvio-universale


2 risposte a "i meccanicismi al potere: gli apprendisti stregoni e il diluvio dopo di loro – 249"

  1. caro kiver, pensi davvero che dobbiamo aspettare “una palingenesi culturale globale:?

    potrei limitarmi a dire che i miei tempi personali sono oramai troppo limitati per un obiettivo cosi` ambizioso.

    ma devo andare oltre: le esperienze storiche del Novecento, da quella bolscevica a quella cinese per finire a quelle vietnamite e cubana (vedi il mio bortoround), dimostrano che la vischiosita` delle culture tradizionali e` stata sottovalutata.

    quindi credo che dobbiamo accontentarci delle piccole molecolari trasformazioni delle culture tradizionali di cui parlava Gramsci.

    credo che sarebbe gia` eccezionale riuscire in questo.

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  2. come diceva Keynes “nel lungo periodo siamo tutti morti”. questi se ne fottono anche del lungo periodo. se ci aggiungi l’etica Calviniana del “se sono sopra me lo sono meritato”, direi che non c’è scampo a meno di una palingenesi culturale globale.

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