ci siamo giocati il pianeta e non ce ne frega piu` niente – 256

qualcuno chiede post corti ed essenziali?

eccolo accontentato.

. . .

la catastrofe climatica avanza a passi sempre piu` veloci.

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34 gradi oltre il circolo polare artico, 50 gradi nell’Africa del Nord, 87 morti in Giappone per il caldo eccezionale, Atene brucia, ma tanto i roghi sono dolosi, cincischiano i media; e poi nel 2007 non c’erano gia` stati 77 morti, sempre bruciati vivi alla stessa maniera?

certo che sono dolosi! chi sta continuando nel delirio della crescita del PIL ad oltranza?

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. . .

tutto il resto e` ammuina, confusione voluta, grottesco ciarpame.

chiacchiere ampiamente inutili, da lasciare cadere nella noia.

hanno inventato i social media per tenerci distratti mentre il pianeta va in fiamme.

e intanto istigano un popolaccio ingordo a reclamare sempre nuovi consumi.

diffondono l’odio nella plebaglia sperando che alla fine si scannino fra loro.

l’elite prepara silenziosa le proprie casematte coi condizionatori, dove saranno robot intelligenti artificiali a servirli, indifferenti al caldo.

fino a che non si ribelleranno almeno loro, se piu` intelligenti di noi.

. . .

che altro si puo` fare?

rassegnarsi alla tempesta inarrestabile che avanza.

anche l’illusione che basta ritirarsi in montagna per sfuggire al delirio di fuoco e chiacchiere e` soltanto un ridicolo palliativo.

contenti adesso?


4 risposte a "ci siamo giocati il pianeta e non ce ne frega piu` niente – 256"

  1. la prima poesia mi pare di averla gia` letta; molto incisiva anche la seconda.

    la poesia contraddice la prosa ed e` stranamente piu` realistica: no, “Non c’e` niente da fare”, non e` vero che “solo il disastro può cambiare” le nostre menti.

    infatti non c’e` nessuna speranza che la massa possa cambiare modo di pensare, neppure momentaneamente e neppure sotto l’evidenza della catastrofe, tanto meno mentre l’intero apparato mediatico e` totalmente impegnato ad impedire una presa di coscienza autentica e scelte coerenti contrarie alla scatenata ricerca del profitto e dei consumi.

    occorrerebbe riportare la popolazione alla mentalita` e ai quadri mentali di due secoli fa, e ci sono voluti diversi decenni per distruggere quel modo di pensare; ce ne vorrebbero forse di piu` a tornare indietro, ammesso che sia possibile rinchiudere i demoni dopo averli fatti uscire dall’inferno.

    abbiamo dei precedenti storici precisi: per esempio, la catastrofe ecologica di Rapa Nui, l’isola di Pasqua dove gli abitanti proseguirono diligenti a tagliare fino all’ultimo albero, come prescriveva la loro religione, cioe` la loro allucinazione, provocando la carestia che li stermino` per il 90%.

    abbiamo la certezza che il nostro cervello e` fatto in modo – forse biologicamente utile nell’immediato – che di fronte all’evidenza di una catastrofe (ad esempio una malattia mortale) semplicemente la nega.

    aggiungi che la catastrofe climatica non procede con una riscaldamento globale omogeneo e coerente, ma per sbalzi a macchia di leopardo, e anche in direzioni opposte: dunque aumenta gli eventi estremi, ma in modo disordinato; accentua i suoi effetti in regioni lontane dalla nostra; qui da noi, ad esempio, ci regala una estate che nelle montagne in cui siamo tu ed io e` piu` fredda e piovosa del solito, dopo la tremenda siccita` dell’anno scorso, e insomma da` l’apparenza di una quasi normale variabilita` e alternanza codificate nelle menti degli anziani.

    soltanto una piccola minoranza si rende conto, ed e` pero` impotente ad agire; del resto anche se la massa capisse qualcosa di quello che sta succedendo, nessuno, ma veramente nessuno, e` in grado di indicare una vera soluzione, che non sia lo sterminio della massa stessa – che l’elite del resto sta programando silenziosamente: puoi avere chi cerca di sabotare la TAV, ma non troverai nessuno al mondo che cerca di sabotare il riscaldamento globale, perche` nessuno saprebbe dire come si fa, a parte le poche scelte personali del passaggio almeno parziale all’autoconsumo frugale, ma che sono assolutamente invisibili e quasi totalmente irrilevanti: ma non e` neppure una strategia che possa essere generalizzata: sono opzioni soltanto individuali.

    quindi la speranza che il disastro ci faccia ravvedere rientra perfettamente nello scenario della mente che non si rassegna alla malattia inguaribile, o alla catastrofe annunciata.

    ma credo che tu sia d’accordo e probabilmente ho soltanto inteso male, isolando una frase dal contesto.

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  2. Solo il disastro può cambiare momentaneamente l’incrostazione istintiva dei cervelli che vogliono sempre di più… sempre di più.

    819
    TRANQUILLI

    Senza allarmi,
    Attendono, digerendo pranzi,
    Le catastrofi annunciate.

    Non scuote l’eterna masticanza
    La rottura dei cieli
    Che prosciuga vite e rovescia fiumi.

    Davanti al televisore, scolata la birra,
    Della secca che spinge a solcare il mare
    Nessuno vuol sentire.

    Occhiali neri e protezione solare,
    Dalla spiaggia non vedono
    L’onda di morte che il mare riporta.

    Non c’è niente da fare …

    28
    TROPPO A TROPPO POCO

    I cassetti
    Rifiutano ulteriori immissioni,
    Gli armadi
    Si oppongono alla chiusura,
    Cantine e solai
    Non permettono l’accesso.

    Sensata ribelle,
    La casa si oppone
    All’insensato spreco.
    Soffocata, invoca parsimonia.

    Colpevoli e vittime abbiamo
    Accettato di vivere in spot pubblicitari
    Escludendo ragione.

    Sette vite vivrò
    Per poter consumare
    Tanta stupidità ingorda.

    Con troppo a troppo poco
    Ci hanno allettato
    Depredando lavoro e Terra.

    I maggiordomi dicono:
    Il consumo è salvezza,
    Non hanno pudore
    Nel nascondere la catastrofe.

    Ci hanno condotto
    Alla rovina morale
    Con desideri infiniti
    E servita mollezza

    "Mi piace"

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