effetto Salvini: moltiplicate le partenze dalla Libia – 259

i numeri parlano chiaro: la confusa e disumana politica di Salvini sugli sbarchi sta avendo l’effetto contrario almeno per un aspetto, le partenze.

dal luglio al dicembre 2017 gli sbarchi in Italia erano stati poco più di 10mila, considerando tutti i paesi di partenza; ma nel solo mese di giugno 2018 e considerando soltanto le partenze dalla Libia, queste sono state 7.028, un record assoluto dell’ultimo anno.

e` vero che nello stesso mese e nei primi giorni di luglio gli arrivi sono comunque diminuiti perche` ci sono stati piu` migranti intercettati e perche` gli annegati in mare sono stati 716, cioe` piu` della meta` di tutti gli annegati dal luglio scorso all’arrivo di Salvini al Ministero.

le macabre statistiche parlano chiaro: con Minniti c’era una media di 3,3 annegati al giorno, con Salvini questa e` salita a 16,2 annegati ogni giorno che passa.

insomma, con Salvini il rischio di morire annegati nel passaggio e` salito a uno su 10 (9,8%).

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ma se l’idea e` quella di porre termine alle partenze lasciando annegare chi ci prova, per effetto di dissuasione, sembra che non funzioni.

e fino a che le partenze aumentano il problema non puo` essere considerato davvero risolto.

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spiace per il ministro che da` ordini illegali via twitter, senza modificare le norme, riuscendo evidentemente a farsi obbedire da una burocrazia pavida.

gli esecutori silenziosi dei twitter di Salvini che chiudono arbitrariamente i porti ignorao i rischi legali che corrono eseguendo ordini informali illegali dati a voce: per legge occorre farseli ripetere per iscritto, nel caso si dubiti della loro illegalita`, ma questo non tutela co,unque del tutto dalle conseguenze penali nel caso l’ordine sia palesemente illegale, dato che l’eseguirlo in questi casi configura il reato di complicita`.

in ogni caso l’idea di Salvini che si fermi l’immigrazione clandestina anche aumentando, in maniera assolutamente intollerabile, il numero dei morti che costa provarci, non funziona; detto in parole povere e` una idiozia.

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un interessante articolo di Lorenzo Borga sul Foglio prova ad analizzare come mai.

La strategia di Salvini sull’immigrazione si fonda su basi deboli. Ecco cosa potrebbe andare storto.

Le scelte del ministro dell’Interno, all’apparenza, sembrano avere una logica. In realtà si poggiano su alcune ipotesi che sono da dimostrare. Fact checking.

diciamo subito, per onesta` intellettuale.​ che una spiegazione di quello che sta succedendo non e` del tutto chiara.

ma il fattore centrale che Borga mette in evidenza e` che secondo l’analisi di Salvini l’immigrazione clandestina e` ALIMENTATA dal pull factor (fattore di attrazione), e lui considera in questo centrali le organizzazione umanitarie che cercano di salvare i migranti dall’annegamento, quando succede.

ora basta pensarci un momento per capire al volo quanto e` stupida l’idea che la gente si mette in viaggio attraversando per centinaia di km il deserto del Sahara e poi si butta  in mare su imbarcazioni precarie, perche` tanto nel Mediterraneo forse in tempesta ci sono ad accoglierli i “vicescafisti” (Salvini) e i “taxi del mare” (Di Maio).

fra l’altro, non mettiamo ai nel conto quanti di coloro che cercano di arrivare in Europa muoiono nel deserto, e pensiamo soltanto a quelli che annegano davanti alle nostre coste.

Chi parte sa esattamente quello a cui va incontro: sa che molti moriranno nel deserto, che le donne verranno abusate durante il viaggio, che le famiglie saranno distrutte. Ciononostante scelgono di partire e accettano i rischi piuttosto che restare a casa.

ammiraglio Enrico Credendino, comandante dell’operazione militare europea EunavforMed

e semmai il fattore di attrazione sta nella qualita` complessiva della vita europea, per cui – se vogliamo ridurlo a zero – non ci resta che ridurci al livello africano anche noi.

giustamente Credendino mette l’accento sul push factor (fattore di spinta): se e` la spinta che agisce, non e` qualche tappo che riuscira` veramente a fermarla.

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ma poi chi ci dice che il comportamento dei migranti sia razionale, che loro siano informati sulla situazione, perfino che siano loro, giunti al mare della Libia o della Tunisia, a decidere se imbarcarsi o no?

A decidere chi, quando e come imbarcare i migranti sono i trafficanti di esseri umani, attraverso pratiche di deportazione. I migranti sono spesso ingannati, viene detto loro che attraverseranno “un fiume” e poi obbligati con la forza a salire sui gommoni, pena la morte.

puo` esserci infine anche qualche cambiamento di strategia in vista da parte dei trafficanti, abbandonando i fragili gommoni, a favore di imbarcazioni piu` grandi, piu` sicure e piu` robuste.

chi ci dice infine, aggiungo io considerando le distorsioni della mente umana, che alla fine non si scateni perfino, in gente disperata che non ha piu` nulla da perdere, un effetto di emulazione, la spinta piu` o meno consapevole ad andare a morire nel viaggio, tanto lo fanno gia` amici e conoscenti?

e, alla fine, perfino un semplice discorso di buon senso statistico matematico:

per la salvezza economica di una famiglia alla fame nel sahel occorre che almeno uno arrivi in Europa per rimandare indietro i soldi che permettono di tirare avanti e a volte arrivare al benessere (relativo) li`,

ma allora non e` forse logico, se diventa piu` difficile riuscirsi, che diventino piu` numerosi quelli che cercano di passare?

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vero comunque che il numero degli sbarchi dalla Libia al momento e` diminuito anche con Salvini; pero` ecco la novita` di queste ore di barche a vela che arrivano addirittura dalla Turchia.

ma i presupposti di una riuscita di questa disuana strategia a medio termine sono tutt’altro che certi.

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insomma, c’e` chi pensa che il pensiero semplificato aiuta a risolvere i problemi, e chi pensa che invece questo porta facilmente ad azioni sbagliate e controproducenti.

ma intanto che qualcuno pensa e qualcun altro non fa neppure questo, la gente annega.

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vero che non possiamo pensare di accogliere tutti i disperati del mondo, ma soltanto i profughi che fuggono dalle guerre che spesso noi stessi alimentiamo per fini di potere o per il beneficio delle noste industrie d’armi.

pero` l’azione per provare a mettere sotto controllo questi flussi va concentrata alla partenza e forse provare a regolarli con forme legali nei paesi di origine e` una soluzione piu` efficace.

 

 


30 risposte a "effetto Salvini: moltiplicate le partenze dalla Libia – 259"

  1. E’ da tanto che non commento (nei blog in generale, non solo nel tuo), mi limito soltanto ad osservare che il grafico che hai pubblicato è a dir poco fraudolento, un esempio da manuale dell’uso delle statistiche a fini propagandistici.
    Se guardiamo i dati grezzi il 2018 finora è l’anno con meno morti e scomparsi nel Mediterraneo degli ultimi 5 anni!
    Mentre il tasso di mortalità in proporzione ai tentativi di attraversamento è rimasto invariato, sempre 1,8 morti/scomparsi ogni 100 che provano ad attraversare il Mediterraneo. Ma nel 2018 i tentativi di attraversamento sono diminuiti drasticamente!
    Merito di Salvini? non credo, sarà dovuto a svariati fattori…
    Con l’attuale governo ci sarà un’ecatombe di immigrati? non ho la capacità di prevedere il futuro, chi può dirlo? ma per il momento i dati ci dicono che il tasso di mortalità è stabile (se prendiamo solo giugno sembra aumentato, ma le conclusioni si tirano su un lasso di tempo più lungo), e i morti sono molti meno poiché sono drasticamente diminuite anche le partenze (non necessariamente per merito dell’attuale governo).
    Tutto il resto(sia pro che contro Salvini) è propaganda, nel periodo di maggio/giugno, Salvini o non Salvini, c’è sempre stato un picco di morti/dispersi, è una costante, e quest’anno il picco è meno grave rispetto agli anni scorsi (se sommi maggio e giugno del 2017 il risultato è assai peggiore, per non parlare del maggio/giugno 2016!)

    https://missingmigrants.iom.int/region/mediterranean

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    1. ben tornato, prima di tutto, con le tue critiche puntuali (sino ad ora): spero che sia un piccolo segnale di ripresa anche in generale per una voglia di discutere e confrontarsi che non trova oggi altri spazi adatti che i blog (non necessariamente questo).

      tu dici che il grafico e` fraudolento: non dici che secondo te e` fraudolento l’uso del grafico; non ti seguo: il grafico da` dei numeri, e i numeri sono attendibili, e infatti li usi anche tu.

      ma, dici tu, se guardiamo ai morti nel Mediterraneo dall’inizio 2018 questo finora è l’anno con meno morti e scomparsi nel Mediterraneo degli ultimi 5 anni!

      vero: risulta dal grafico!

      ma che cosa c’entra con un discorso che cerca di cogliere gli effetti della politica di dura dissuasione aperta da Salvini?

      il governo Conte e` in carica dall’1 giugno, come ricorda il grafico; in questo solo mese ci sono stati oltre 600 morti, piu` che nei cinque mesi precedenti.

      tu dici, bonta` tua, che il tasso di mortalità è stabile, a per dirlo devi fare la media con i cinque mesi in cui Salvini non governava.

      che senso ha?

      poi dici anche che le partenze sono diminuite, e invece sono aumentate; sono diminuiti gli sbarchi, non le partenze, come ho scritto nel post: piu` respinti in Libia, a anche piu` annegati.

      di’ pure che un mese e` un po’ poco per tirare delle conclusioni definitive, ma questo l’ho detto anche io…

      tuttavia non e` troppo poco per cercare di cogliere delle tendenze, mi pare.

      insomma, potra` anche darsi che quel picco improvviso di 600 morti annegati nel Mediterraneo a giugno di quest’anno sia casuale e che sia il frutto di una sciagurata coincidenza (ma che qualcuno probabilmente direbbe invece fortunata) con gli impedimenti alle azioni di soccorso messe in atto da Salvini, ma vuoi negare che colpisce e solleva qualche domanda?

      ne riparleremo, potra` anche darsi che le preoccupazioni qui espresse si rivelino eccessive; pero` se e` presto per dire che la politica di Salvini non funziona, sara` presto anche per dire che non si deve dubitare che funzionera`, no?

      a presto.

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  2. La verità è che non sono le politiche del paese che spingono qualcuno a partire o a non partire: sono le condizioni del luogo in cui vivono. Che al governo ci sia Salvini oppure il Mahatma Gandhi, ciò è perfettamente ininfluente (se non sul numero delle persone che muoiono o vengono riportate indietro all’inferno libico).

    Sulla tua chiusa: forse dovremmo interrogarci su cosa significa accoglienza.

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    1. nella conclusione ho accennato soltanto un punto che in altri post ho trattato meglio; l’Europa in stagnazione demografica, ma alla ricerca ancora di espansione economica, dovrebbe rendersi conto che l’immigrazione, in questo quadro, le e` essenziale, come lo e` stata in altri momenti e in altri quadri storici in altri paesi (USA, Canada, Australia, Germania del dopoguerra con i suoi 8 milioni di morti) o come lo e` ancora in Nuova Zelanda.

      ovviamente questo e` un po’ meno vero per quei paesi dell’Europa Orientale che sono invece a loro volta paesi di emigrazione (come sta tornando ad esserlo anche l’Italia stessa), e dunque sono ferocemente contrari ad accettare immigrati extra-comunitari, dato che li vedono piu` che altro come concorrenti.

      questo comporterebbe per l’Europa avere una politica dell’immigrazione ragionata, che oggi dovrebbe vedere centri europei di selezione e accoglienza nei paesi di partenza, e forse anche centri di formazione culturale e lavorativa.

      arrivato qui, mi contrappongo a certo confuso buonismo di moda: accettare l’immigrazione e` doveroso (anche in una prospettiva di economia stabilizzata, per evitare il crollo della domanda e della produzione, con un impoverimento generale), ma non puo` signficare in nessun modo accettare una messa in discussione dei capisaldi della nostra cultura.

      credo che dovrebbe essere ben chiaro che chi decide di venire da noi, decide anche di accettare almeno alcuni dei nostri valori, quelli che noi consideriamo irrinunciabili (se ce ne sono); facendo due esempi: rinuncia alle mutilazioni sessuali di minori (leggi anche circoncisione) oppure alle tecniche di uccisione dolorose di animali, pur se prescritte religiosamente, superano i limiti della accettazione di altre religioni); ma allargo poi il discorso all’eguaglianza feminile, o all’accettazione delle sessualita` diverse, o alla rinuncia al velo integrale.

      credo che sia il silenzio su questi aspetti che spiega, almeno in parte, certi esasperati e rabbiosi rifiuti.

      accoglienza non e` assimilazione forzata, ma integrazione, e l’integrazione e` reciproca: ma integrazione non puo` significare accettazione indiscriminata di ogni comportamento.

      ovviamente ho colto al volo l’occasione per dilungarmi un po’: me ne scuso subito.

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      1. Mi spiego meglio: il mio punto di vista è che non si può decidere se accettare o meno l’emigrazione, perché l’emigrazione è sempre esistita, esiste ed esisterà. A questo punto la domanda diventa, allora: vogliamo accettare che il diritto ad andare dove vogliamo sia garantito soltanto ai cittadini europei ed occidentali, e sia invece negato a chi è nato in Africa? Vogliamo creare un’umanità di serie A ed una di serie B in modo non solo “informale”, come abbiamo fatto finora, ma anche “legalmente”?

        C’è anche da dire che noi parliamo di accoglienza, ma molti delle persone che arrivano sulle nostre coste non hanno bisogno di essere “accolti” nel senso che abbiamo imparato a dare a questa parola: si contetterebbero, semplicemente, di avere un lavoro ed una casa, cosa che la legge Bosssi-Fini (che nessuno, a quel che mi risulta, ha mai pensato di mettere in discussione) non consente loro. Ma credere che tutti gli immigrati siano “vittime” da “accogliere” (senza fermarsi a considerare quali potrebbero essere i loro desideri) è razzista quanto credere che siano tutti delinquenti da respingere.

        Su questo argomento consiglio:
        http://reotempo.net/2018/06/27/lantirazzismo-che-legittima-salvini/

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        1. Il diritto di emigrare dove vogliamo non esiste nemmeno per noi europei, al di fuori dell’area Schengen siamo vincolati anche noi a tutte le regole e i doveri necessari per ottenere visto e permesso di soggiorno.
          E anche se sei cittadino europeo in area Schengen ci sono delle regole, se non hai lavoro regolare, non studi, e non hai risorse economiche per mantenerti in maniera dignitosa, non puoi stare in un Paese Schengen per più di 3 mesi, e possono allontanarti forzosamente!
          Il diritto di emigrare non esiste per nessuno, è vero che ci sono condizioni facilitanti all’emigrazione, come i soldi o la cultura(i soldi o una formazione professionale sopra la media, indubbiamente aiutano), ma la residenza in un Paese straniero non è mai una cosa dovuta, è sempre una conquista.

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        2. grazie prima di tutto per l’articolata risposta e per avermi fatto conoscere quel sito, del quale condivido pienamente tutta la prima brillante pars destruens; ma quando inizia la pars construens non mi ritrovo piu`, cosi` come temo di non poter condividere completamente il tuo discorso.

          parto dall’inizio, anche logico: tu dici: l’emigrazione è sempre esistita, esiste ed esisterà. puo` sembrare giusto, e spesso ho scritto anche io qualcosa di simile, ma non e` vero: io direi, ad esempio, che le migrazioni sono sempre esistite, ma non direi che l’emigrazione e` sempre esistita: l’emigrazione e` soltanto una delle forme che hanno assunto recentemente le migrazioni sempre esistite della storia umana.

          allora vediamo meglio questa differenza nella storia: le migrazioni sono un fatto collettivo, generalmente violento quando non avvengono verso territori completamente vuoti; l’emigrazione e` invece una azione prevalentemente individuale o di piccoli gruppi familiari, ed e` generalmente pacifica; una variante storica particolare e` l’emigrazione forzata provocata dallo schiavismo.

          quindi l’emigrazione a me pare un fenomeno storico abbastanza recente che non riesco a far risalire ad un periodo antecedente al Cinquecento quando inizio` una emigrazione molto particolare, legata alle persecuzioni delle minoranze religiose dissidenti: fenomeno apparentemente marginale, eppure fu da una emigrazione simile che inizio` la Storia degli Stati Uniti.

          le ultime migrazioni etniche di massa sono quelle collegate in Europa alla fine della seconda guerra mondiale e allo spostamento dei confini tedeschi; un caso molto particolare e` quello della immigrazione ebraica in Palestina, inizialmente individuale e pacifica, ma che assunse poi tutte le caratteristiche delle migrazioni storiche di popoli, con la sovrapposizione alla identita` locale precedente di una nuova popolazione e una nuova cultura.

          altro punto di dissenso: non e` affatto vero che il diritto ad andare dove vogliamo sia garantito soltanto ai cittadini europei ed occidentali. ma chi lo dice? possiamo andare come turisti, ma sempre con un visto che implica un esame della richiesta e per un periodo ben determinato: in Vietnam, per dire il primo esempio che mi viene in mente, per non piu` di 30 giorni, e il primo occidentale che provasse a starci oltre senza autorizzazione incontrerebbe i rigori della legge esattamente come un clandestino vietnambita in Italia; io stesso sono stato respinto dall’India una volta per essermi dimenticato di fare il visto prima di partire, e in malo modo; non descrivo l’accoglienza ricevuta nel 2003 entrando in Siria dalla Turchia in autobus…

          non esiste comunita`, non esiste stato che non difenda il proprio territorio da intrusioni altrui non autorizzate, e l’autorizzazione viene ovviamente data per motivi di tornaconto economico e non umanitari; tuttavia ci sono convenzioni internazionali che sanciscono l’obbligo di accogliere comunque chi fugge da situazioni politiche che ne mettono in pericolo la vita. sarebbe gia` molto impegnarsi a fare rispettare queste norme.

          tenersi a questa norma significa agire per evitare che il tramonto della emigrazione pacifica ci riporti alle migrazioni dei popoli violente.

          estendere questo diritto di essere accolto per avere salva la vita anche a chi e` in pericolo di vita per motivi economici? bello, ma irrealizzabile nel momento attuale e metterebbe a rischio anche la solidarieta` ai profughi politici.

          nessuno potrebbe essere obbligato a condividere i suoi beni con tutti i bisognosi del mondo; e il discorso non cambia a livello politico, o almeno cosi` pare a me.

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          1. Ed appunto ho citato la Bossi-Fini: con una legge del genere, è praticamente impossibile un’immigrazione “regolare”. Chi offre un lavoro ad una persona che non ha mai visto? Leggevo non ricordo dpve (forse proprio sull’articolo che ti ho linkato) che la maggior parte degli stranieri presenti in Italia sono arrivati qui da irregolari e dopo hanno “fatto i documenti” con vari stratagemmi. Forse è da qui che dovremmo ripartire.

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            1. appunto! su questo siamo totalmente d’accordo; e non dovremmo dimenticarci di dire che stiamo appunto a vedere gli effetti di una legge voluta dalla Lega (anche se poi non troppo diversa dalla precedente legge Turco-Napolitano, che sopravvive dentro la Bossi-Fini).

              in un mondo civile l’Unione Europea prenderebbe atto del fabbisogno di migranti indicato dai paesi membri, con adeguati dettagli sui requisiti necessari (in Germania, ad esempio, c’e` una grande carenza di ingegneri); le attivita` produttive principali dovrebbero indicare il loro fabbisogno, che servirebbe da punti di riferimento; l’UE fisserebbe per ogni paese le quote amesse all’ingresso; toglierebbe dal conto, in caso di sovrapponibilita` dei requisiti, il numero dei profughi che si devono comunque accogliere e che vanno redistribuiti tra gli stati membri indipendentemente dai numeri sopra indicati, e infine distribuirebbe i numeri degli ammissibili fra gli stati candidati.

              le selezioni andrebbero organizzate dalle ambasciate italiane in quei paesi, e il trasferimento nei diversi paesi avvenire nel quadro di contratti di lavoro gia` predisposti.

              ovviamente gli aspiranti all’immigrazione dovrebbero impegnarsi anche formalmente al rispetto di alcune caratteristiche fondamentali della nostra cultura.\ ed essere adeguatamente informati della eventuale inaccettabilita` nel paese accogliente di alcune loro tradizioni locali.

              capisco che si tratta di un’utopia, ma sforzarsi almeno di muoversi in questa direzione?

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              1. Ma questo già avviene, i permessi di soggiorno lavorativi non sono illimitati, ma sono erogati sulla base dell’effettiva richiesta di lavoro (secondo i dati del Ministero del Lavoro), il problema sono i clandestini. Se tutti gli immigrati entrassero in Italia in maniera regolare (cosa che non è affatto impossibile, ne conosco diversi che sono venuti in Italia in maniera del tutto regolare), l’immigrazione sarebbe davvero una ricchezza che genera più vantaggi e benefici che problemi!

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                1. certo, e` vero che i permessi di soggiorno sono erogati oggi sulla base della effettiva richiesta di lavoro, ma – correggimi se sbaglio – su base individuale, sia sul versante della domanda di lavoro che su quello dell’offerta, come gia` diceva l’altro commentatore, gaber.

                  cioe` il singolo datore di lavoro deve stipulare un contratto di lavoro col singolo lavoratore straniero, che non si sa bene come possa conoscere.

                  questo aspetto rende la legge attuale, la Bossi Fini, assolutamente disfunzionale per una immigrazione effettivamente regolata, dato che la considera una specie di fatto ad personam, con inevitabili derive di tipo clientelare.

                  inoltre non prevede neppure la perdita del permesso di soggiorno nel caso di abbandono di una posizione lavorativa regolare, mi pare.

                  (in passato ho avuto a che fare con diversi extracomunitari, ai quali affittavo, e sono tuttora contattato qualche volta con la richiesta che io stipuli un contratto di lavoro con qualche parente rimasto in patria, oppure che trovi qualche datore di lavoro disposto a farlo; e` sottinteso che basta arrivare e poi si puo` fare quel che si vuole).

                  insomma la legge attuale vede l’immigrazione come un fatto assolutamente eccezionale e non come un aspetto ordinario della nostra vita sociale: la mia proposta e` sostanzialmente diversa, perche` prevede una immigrazione regolata nei flussi da richieste di manodopera gestita da centri per l’impiego locali.

                  per il 2018 sono previsti 31.000 permessi di soggiorno regolari, ma il numero di immigrati impiegati regolarmente e` cresciuto nel 2017 di quasi il doppio, di 56.000, e il numero degli stranieri e` cresciuto di 87.000 (meno comunque del calo della popolazione): e` evidente che la legge non funziona.

                  d’accordo con te sulle considerazioni finali sulla inaccettabilita` della presenza diffusa di clandestini in un paese ben regolato.

                  ma e` per questo che considero le attuali iniziative di Salvini, peraltro oscene dal punto di vista dell’umanita` e della nostra immagine internazionale, solo polvere negli occhi per gli sprovveduti: se il problema e` quello dei clandestini che delinquono, il ministro dovrebbe concentrarsi sulle espulsioni degli irregolari che compiono reati, non sull’impresa tutta dimostrativa di bloccare gli sbarchi, gia` ridotti da Minniti a 18.000 l’anno circa.

                  saremmo piu` sicuri con 10.000 sbarchi l’anno o con 5.000, quando abbiamo circa 500.000 irregolari gia` dentro il paese?

                  premesso che un rimpatrio costa circa 4.000 euro e che e` possibile solo verso paesi con i quali abbiamo stipulato accordi che li prevedono (Egitto, Nigeria, Tunisia e Marocco), nel 2017 sono stati effettuati circa 6.000 rimpatri in tutto.

                  e` evidente che un ministro serio lavorerebbe su questo piano e senza troppi clamori pubblici, che ci danneggiano soltanto da ogni punto di vista.

                  ma allora il mio ministro degli interni ideale era Minniti? non dico questo e non approvo i lager libici, ma di Minniti approvo la strategia degli accordi per la restituzione dei clandestini ai paesi di origine.

                  e` evidente a tutti che la via maestra per contenere gli arrivi non desiderati e` una strategia che ha due corni: 1) favorire gli arrivi regolari nel nuero necessario; 2) dissuadere dalle partenze irregolari con l’evidenza del rientro di chi non segue la prima via.

                  ma e` evidente che il rientro forzato va applicato soltanto a chi delinque oppure a chi non svolge attivita` lavorativa neppure in nero.

                  gia`, e` il lavoro in nero il grande convitato di pietra di ogni discorso sull’imigrazione clandestina: non ho MAI sentito la banalissima osservazione che la principale fonte di questa immigrazione e` il lavoro in nero (compreso il piccolo spaccio a servizio di organizzazioni nostre di spaccio criminale).

                  e comunque ben presto Salvini dovra` arrivare ad un nuovo decreto di regolarizzazione degli irregolari gia` entrati, e li` ci sara` da divertirsi con i suoi elettori.

                  ma forse sta facendo tutto sto casino proprio per attenuare l’impatto del prossimo decreto sanatoria.

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              2. Ok, ci ho riflettuto un po’ ma non riesco a trovare nulla da aggiungere a quanto ho già detto, e cioè che non credo che l’emigrazione moderna sia un fenomeno che si possa tranquillamente controllare, in modo per di più “amministrativo”; l’unico modo per “risolvere” il problema migratorio (che è, anzitutto, il problema delle persone che muoiono in una biblica traversata che vedono come unica soluzione di vita) è “risolvere” le condizioni che rendono preferibile un viaggio tanto pericoloso a restare nel proprio paese. E di quelle condizioni, spesso, noi ci avvantaggiamo, o comunque in qualche modo siamo responsabili. L’attuale afflato “para-colonialistico” di Salvini (mettiamo dei nostri centri di smistamento in Africa) non può essere una soluzione del problema, perché il colonialismo è (anche) ciò che ha causato il problema.

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                1. forse rispondere e` superfluo, o perfino un poco vile, dopo un simile lancio della spugna, ma mi sento obbligato a qualche ulteriore chiarimento.

                  non esiste, secondo me, un “problema migratorio”, accettare questa idea e` gia` essersi fatti penetrare dall’ideologia razzista.

                  i movimenti migratori non sono un problema piu` di quanto non sono un problema i fiumi.

                  che cosa penseresti di uno che dice che i fiumi sono un problema perche` possono provocare inondazioni, e promette anche di fermarli, bloccandoli alla sorgente?

                  penseresti che e` un pazzo e che, se per ipotesi assurda dovesse riuscirci, condannerebbe il paese a valle alla desertificazione e alla carestia…

                  ma che cosa penseresti di chi dice che, siccome i fiumi scendono naturalmente a valle, non ha senso costruire degli argini? che i fiumi non possono essere controllati, e che dunque occorre bloccarli a monte? (si`, lo dice anche lui, lo dici anche tu: solo vorresti un metodo diverso per lo stesso nobile scopo: bloccare i fiumi, costruendo loro dei luoghi meravigliosi dove possano soffermarsi in deliziosi meandri…, in poche parole preparando delle paludi…

                  se poi dobbiamo pensare che tutto il mondo, ma proprio tutto, compresi gli inuit e le tribu` dell’Amazzonia, debbano entusiasticamente adottare il modello di vita consumista occidentale (e pare che purtroppo proprio questo dobbiamo pensare, ci dicono), allora e` ovvio che “il problema” dell’immigrazione e` irrisolvibile.

                  la realta` forse e` un’altra e noi ci stiamo muovendo mentalente in uno scenario attardato, per incapacita` di cogliere per tepo il nuovo: l’elite e` sempre piu` consapevole che non e` possibile garantire standard di vita occidentali a piu` di sette miliardi di esseri umani; del resto in Occidente stesso il miglioramento del tenore di vita per la maggioranza della popolazione e` finito da un pezzo e piuttosto si assiste ad una decrescita molto infelice, anzi rabbiosa.

                  l’elite ha un problema: come liberarsi di un grossa parte di umanita` che sta diventando tendenzialmente superflua sul piano lavorativo, oltre che costituire una causa di inquietudine e preoccupazione per la rabbia che cresce.

                  che cosa c’e` di meglio che contrapporre gli uni agli altri? nel medio-breve periodo favorisce la concorrenza al ribasso della forza lavoro; nel medio-lungo periodo pone le premesse di una guerra civile suicida che potrebbe provocare provvidenzialente centinaia di milioni di morti, ed essere molto favorita dal veloce deterioramento climatico del pianeta.

                  in questo scenario, effettivamente, non ha piu` senso preoccuparsi di regolamentare i movimenti migratori, meglio, molto meglio, aizzare il razzismo da entrambe le parti, chissa` che la guerra civile non scoppi prima del previsto: dopotutto la banlieu pargina ha gia` dato degli splendidi esempi di come si puo` costruire la guerra tra le razze.

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                    1. caro gaber, tutti stiamo buttando la spugna, qualcuno come me deve prepararsi a farlo anche per motivi biografici o meglio biologici.

                      la dimensione dei problemi oraai tende a sovrastare le nostre possibilita` di indicare delle soluzioni: ci abbarbichiamo al vecchio mondo antico dei buoni sentimenti, per provare a tenerlo in vita ancora un po’.

                      io comunque sospetto che i pescecani che comandano il mondo si stiano preparando a mandarci al macello: nessuna dicotomia, un metodo vale l’altro, basta che si ottenga il risultato.

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            2. Chi offre un lavoro ad una persona che non ha mai visto?
              Un imprenditore straniero che preferisce assumere connazionali (nei ristoranti, negozi e aziende cinesi ci lavorano solo cinesi), o tramite raccomandazione (ad esempio un lavoratore extracomunitario può convincere il datore di lavoro italiano ad assumere un suo parente o amico), oppure aziende che per un qualunque motivo hanno bisogno di personale di una determinata nazionalità (per es. un’azienda che esporta in Iran potrebbe aver bisogno d un certo numero di dipendenti madrelingua persiano), ecc…
              Inoltre per quei lavori stagionali che gli italiani non vogliono più fare, ci sono accordi bilaterali tra l’Italia e Paesi extra UE, che permettono anche agli extracomunitari che non conoscono nessuno in Italia di venire in maniera 100% regolare. E una volta arrivati qui, nulla impedisce ai più intraprendenti di farsi assumere in un lavoro non stagionale, e prolungare il permesso di soggiorno oltre i termini del lavoro stagionale!

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              1. grazie di questo approfondimento che leggo dopo avere risposto al tuo commento precedente. mi pare che stiamo dicendo cose molto simili, a parte le informazioni che aggiungi sui lavori stagionali, che non conoscevo.

                come esistono delle agenzie di lavoro interinale che mettono a disposizione per lavoretti precari datori di lavoro con lavoratori precari che non conoscono, cosi` potrebbe avvenire anche per lavori a tempo determinato; aggiungo che le oderne tecnologie renderebbero possibili anche colloqui di lavoro a distanza, via internet, col paese d’origine.

                niente e` impossibile, se ci fosse davvero la volonta` di regolarizzare l’immigrazione.

                ma torno alla mia osservazione del commento precedente: e` cosi` difficile accorgersi che non si vuole davvero regolarizzare l’immigrazione clandestina perche` questo darebbe un colpo al lavoro nero?

                Salvini dovrebbe concentrarsi su questo, non fare le sceneggiate sugli sbarchi.

                ma ci si puo` aspettare una lotta alla corruzione da un partito che ha sottratto allo stato in maniera truffaldina 49 milioni e che rappresenta le istanze proprio di questa borghesia produttiva amante di illegalita` e raggiri?

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              2. Mi sembra comunque che parliamo di una minoranza di persone. E non vedo perché qualcuno si dovrebbe per così dire “accontentare” di un lavoro orrendo come quello dello stagionale nell’agricoltura.

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                1. stiamo parlando della norma; se la norma riguarda solo una minoranza di persone, questo dimostra da solo che la norma e` fallita.

                  il resto della battuta non lo capisco proprio: purtroppo per molti imigrati un lavoro anche orrendo, che nessun italiano vorrebbe fare, e` comunque un lavoro, lo scopo per il quale sono venuti qui.

                  e comunque non capisco – fino a che non mi accorgo che stai rispondendo – penso – ad andrea c., e non a me: cosa che la notifica via mail non permette di capire.

                  ma forse sbaglio anche in questo, ma mi disorienta che la risposta non appaia rivolta alle mie ultime considerazioni, che non sono minimamente prese in considerazione.

                  la territorialita`, individuale o di gruppo, e` implicita nel fatto stesso di esistere come organismo biologico: non e` possibile negarla del tutto.

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                2. <a gaberrici >

                  Perchè magari in posti come il Bangladesh o il Pakistan lo stesso identico e orrendo lavoro di braccianti agricoli viene retribuito 4 o 5 volte meno che in Italia, con i soldi che guadagnano in Italia riescono a mantenere decentemente la famiglia in Pakistan. Mentre con lo stesso lavoro in Pakistan farebbero la fame!

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                    1. Non essendo deportati a forza è logico supporre che nella maggior parte dei casi i lavoratori stagionali stranieri lo fanno per convenienza. Poi certo, da un punto di vista razionale è un po’ assurdo che uno stesso identico lavoro venga retribuito in maniera così diversa da uno stato all’altro(che è uno dei motivi che induce anche tanti italiani a lasciare l’Italia), purtroppo è una delle tante ingiustizie dell’economie attuale!

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