Lombok: un terremoto oggi, e tre giorni della mia vita nel 2013 – 263

be’, non so se e` bello commentare un terremoto in questo modo: con le immagini ricordo di momenti di felicita` del mio viaggio a Lombok (anche) di cinque anni fa.

aggiungo che sono racconti lenti lenti.

ma forse nella lentezza c’e` molto del segreto della felicita`.

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SUL TRAGHETTO DA PADANGBAI, BALI, A LEMBAK E POI A SENGGIGI, LOMBOK – VIDEOCLIP INDONESIANO N. 128 – 678.

in fondo c’è poco da commentare su questo video, che descrive abbastanza scolasticamente la partenza da Padangbai verso le nove di mattina sul traghetto per l’isola di Lombok, e si accontenta di qualche modesta fotografia nelle sei ore di viaggio per mare, e nelle successive… (….)

ma oramai il tempo della partenza si avvicina: alle sette sono stato contattato da un venditore di biglietti del traghetto per Lombok, che mi ha portato alla sua agenzia e per l’equivalente di 8 euro mi ha lasciato un biglietto per il traghetto che parte alle 9, per le sei ore di navigazione, e accennato confusamente a un taxi che sarebbe venuto a prendermi.

guardando più tardi sulla guida mi pare di avere preso una mezza fregatura, dato che i biglietti del ferry, senza taxi, costano decisamente di meno, ma non pare il caso di farsi dei problemi per una spesa simile, adesso. (…)

segue il racconto di un grottesco contrattempo a Padangbali che rischia di farmi perdere il battello.

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butto tutto nella valigia e corro, oramai corro davvero, verso il traghetto che sta già fischiando…; uff, finalmente a bordo – anche se poi il traghetto parte con mezzora buona di ritardo.

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ed ora si scorre ancora una volta lungo la baia raccolta, si scivola al largo del promontorio; le alture di Bali e la solita affascinante alternanza di terra ed acqua già vista dal traghetto tra Giava e Sumatra, lasciano rapidamente il passo al monotono mare aperto…

una manciata di arachidi lesse costituisce il mio pranzo, al momento, poi non resta che farsi abbrustolire dal sole, sperando che serva a ridurre al silenzio la tosse da aria condizionata che oramai si è impadronita fino in fondo dei miei bronchi.

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qualche ora più tardi Lombok compare e non resta che studiare sulla mappa della guida turistica il punto esatto di Senggigi dove approderà il traghetto, e nello stesso tempo constatare la desolata solitudine che caratterizza perlopiù le coste di quest’isola così poco abitata, che sembra quasi l’antagonista di Bali.

peccato che il profilo della costa, l’ampia baia nella quale stiamo entrando, e tutto il contesto, non corrispondano per nulla a quel che risulta sulla cartina geografica di Senggigi; non mi resta che arrendermi via via alla disperante evidenza che non stiamo approdando lì, bensì a Lembak, molto a sud della medesima, che è in tutto il secondo approdo della parte occidentale di Lombok.

oh mio dio, e adesso che farò? non solo Lembak è località che la guida quasi neppure nomina e anche alla vista appare come un terminal nel vuoto di attrezzature turistiche, ma qui sono a sud di qualche decina di km della capitale di Lombok, Mataran, rispetto alla quale Senggigi si trova qualche decina di km a nord.

e l’idea di dover compiere questo percorso è semplicemente da paura, e rischia di farmi saltare in questa penosa incombenza non solo tutto il resto della giornata, ma anche parte della successiva, e insomma tutti i miei progetti di viaggio delle ultime 36 ore in Indonesia.

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mi sto appunto disperando in questo modo, preparandomi a scendere dal traghetto che nel frattempo ha attraccato, quando un uomo vestito di bianco mi raggiunge: è Lei che ha il biglietto per Senggigi? – sì – sono il suo tassista.

ci potete credere? negli 8 euro del biglietto ci stava non soltanto la traversata di sei ore del largo braccio di mare tra Bali e Lombok, ma le successive tre ore di taxi, con lungo attraversamento della capitale, Mataran, fino al lungomare di Senggigi!

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non meravigliatevi, allora, che le foto che vi presento siano quasi tutte svogliate e quasi di ordinanza; ero veramente esausto dai contrattempi e dallo stress.

e neanche ho avuto tempo di osservare molto di questa provincialissima Lombok, tutta risaie e moschee, una specie di ritorno ad una Giava solo più abbandonata e impoverita…

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aggiungete che si sta profilando un problema: per quanto quasi sterminata sia la potenza di archiviazione delle mie card, essa appare prossima all’esaurimento (una card vuota giace ancora nascosta in una camicia ritornata dalla lavanderia, ma la scoprirò solo a casa): questo comporta la quasi completa sparizione oggi e domani dei voluminosi filmati e il diversivo durante le ore inutili del traghetto di far passare tutte le foto fatte fino a quel momento, cancellando tutte quelle riuscite male – il che spiega come mai nei miei montaggi non ne abbia dovuta sacrificare praticamente nessuna, dato che anche quelle sfuocate o mosse rimaste si sono salvate solo perché potevano avere qualche residuo motivo di interesse.

* * *

è con questo stato d’animo sollevato, comunque, che, quando finalmente arriviamo, mi vedo passare davanti il poco attraente paesaggio urbano di Senggigi, una località tipicamente e sfacciatamente turistica, molto occidentalizzata, nel suo nucleo centrale, che è semplicemente disteso lungo una strada tra la montagna e il mare: ma è da qui che si parte per le isole Gili, una delle meraviglie turistiche dell’Indonesia, che l’indomani tuttavia deciderò di lascia perdere, per non aggiungere traghetto di domani a quello di oggi.

* * *

e poi, per un vicoletto, fortunatamente molto simile a quelli di Padangbai, solo più rustico e quasi campestre, accedo ad cortiletto sotto un freschissimo pergolato assediato dal canto delle cicale: è la Sonya Homestay, l’ultima scelta fortunata di questo viaggio.

e la fortuna comincia con uno splendido piatto di pesce col quale recupero nel tardo pomeriggio il pranzo sinora non fatto.

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commenti:

bortocal 18 dicembre 2013 alle 7:57 mail
commento al video, più che altro:
Questa colonna sonora l’hai conservata per i finali, dici la verità.
Carino quel villaggio 0:28
Sembrerebbe il ponte di comando 0:52
Di che cosa si tratta 1:55
Originali 3:10, decorazioni o spaventapasseri?
Anche questo bello, e panorami diversi dai soliti.

bortocal 18 dicembre 2013 alle 8:17
il villaggio 0:28 è Padangbai, ovviamente, da cui si sta partendo…
0:52, anche a me ora sembra una postazione di comando della nave, ma come mai non è sulla prua, ma su una fiancata? forse ha a che fare con le manovre di accesso ai pontili all’attracco?
1:55, è spiegato nel post: sono arachidi lesse comperate da un venditore ambulante, che mi fanno compagnia nel viaggio come pranzo provvisorio…
3:10: credo che siano più che altro spaventapasseri, però sono immagini davvero curiose…
da ultimo la musica: straordinariamente azzeccata, e trovata l’altroieri, cercandola, in un primo momento, per il video 127, ma poi non mi è apparsa adatta.
le musiche vengono cercate al momento, se ne accumulano a volte due o tre, ma quasi sempre la ricerca riesce al primo colpo (e i miei figli direbbero che si vede…): non faccio molta fatica a trovarla; credo che il segreto stia tutto nella scelta delle parole chiave che forse si sta inconsciamente perfezionando, così che permette di arrivare subito a quel che si cerca.
devo rifare il video 125! una ripresa inserita lì dentro del tramonto, è di Sengiggi e non di Padangbai; e inoltre sono uscite fuori un’altra decina di foto di Padangbai, che erano state archiviate per errore fra quelle di Sengiggi.

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cristina bove 18 dicembre 2013 alle 10:24
è bello il tuo modo di viaggiare

bortocal 18 dicembre 2013 alle 21:40
grazie: credo che sia l’unica cosa che so fare bene.

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TRAMONTO A SENGGIGI, ISOLA DI LOMBOK – VIDEOCLIP INDONESIANO N. 129 – 681.

eccomi giunto al punto nel quale il montaggio di questi video, oramai nella sua fase ultima, sta smettendo di essere un piacere e comincia a diventare una pena.

non per il peso dell’opera decisamente debordante che ho alle spalle, ma per lo strazio della nostalgia che per queste tre ultime giornate fra Bali e Lombok si sta facendo acuta.

vi è qualcosa di polinesiano oramai in questi paesaggi, in queste camminate, e questa maledetta Polinesia immaginaria sembra che ce l’abbiamo nel cuore in modo tale che basta incontrarne delle semplici tracce per sentire scattare la dipendenza da quel luogo che ce la ricorda…

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una volta che ho finito il mio pranzo di pesce molto tardivo nella Sonya Homestay, è molto facile abbandonare lo stradone dove tripudia la Sengiggi turistica e consumistica; ma rimane il tempo di dare un’occhiata a un centro di negozietti di artigianato locale, che presenta alcuni consueti motivi indonesiani in una luce diversa: forse altri colori, forse maggiore uso delle foglie di palma intrecciate, forse qualcosa di più rustico e primitivo nelle lavorazioni, ma anche qui si respira qualcosa di nuovo.

ma subito dopo non resta che infilare un sentierino che scende verso la spiaggia e cominciare a percorrerla verso sud, lungo un mare dalle tinte sempre più pastello, e si scopre di essere in un mondo dove la presenza turistica è tutto sommato secondaria: qualche tavola di surf, ma i surfisti sono locali, e qualche fotografo, credo giapponese.

ma per il resto quella spiaggia è un luogo vivo per le barche coloratissime  con i loro bilanceri ricurvi, che avevamo già visto a Padangbai, dei pescatori locali, che scendono dalle medesime di ritorno da una battuta di pesca in mare aperto e le trascinano a riva.

più avanti ci sono invece dei pescatori individuali, con canna e lenza, che cercano i pesci stando immersi nel mare fino alla cintola, ed hanno un abbigliamento caratteristico con i loro cappelli conici di vimini che però servono anche da deposito di tutto quel che è necessario che resti fuori dall’acqua; ed ecco le sigarette o altri oggetti necessari per pescare che stanno sopra il cappello, infilati nelle corde rosse che lo decorano.

il solito pesce vivacemente colorato, che è caduto vittima questa volta, e che fotografo, sembra un lontano parente di quello fotografato ieri sera a Padangbai.

* * *

il lungomare di Senggigi è articolato in tratti diversi, fra cui una specie di promontorio molto verde e decisamente impostato per le passeggiate di quei perditempo che si dicono viaggiatori.

ma poi altre punte delineano successivi abbozzi di insenatura, ognuno con il suo carattere diverso, con un particolare colore dei sassi o della sabbia, con una particolare densità dei frammenti di corallo che le onde sbattono sulla spiaggia, con diversi tipi di scogliere, parte naturali, parte rielaborate artificialmente.

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le ore passate nel viaggio per mare e per terra da Padangbai e i successivi tempi di recupero di un bortocal oramai decisamente in piena bronchite fanno in modo che il tramonto lo colga mentre ancora si aggira su questo lido senza avere toccato ancora nessuna meta realmente significativa; è ancora relativamente presto, considerando che è partito dalla pensioncina circa un’ora prima; e quindi il suo carico di foto non è esagerato, e quello di struggenti malinconie è quasi intatto: alla terza settimana, per quanto densa di sorprese e di emozioni, ma in fondo povera di incontri, la mancanza del mondo degli affetti si fa sentire abbastanza pesantemente.

e tanto di più, a sorpresa, quanto poi il ricongiungimento con le persone care è oramai imminente: incoerenze della nostra mente e del nostro cuore.

* * *

ma in casi come questi, che cosa di meglio che sedersi a respirare la notte, davanti ad un mare stupendo, in fondo al quale si intravvede appena, nella nuvolaglia di oggi, la sagoma della più alta vetta vulcanica di Bali laggiù ad occidente?

tra poco il ritorno più veloce sullo stradone turistico illuminato nella notte; ma per ora, qui, sul bordo del tramonto, le malinconie sono senza nome, respirano meglio quest’aria salmastra che forse mi farà meglio.

se riuscissero a diventare parole direbbero: fermati, bortocal, lascia perdere il ritorno per ora, tanto tutti dobbiamo tornare ad un altrove che non è neppure quello dal quale siamo venuti…

* * *

sei felice qui? no, non è vero?

ma che importa? qui senti che potresti esserlo, no?

e allora lascia perdere quello che sei, che è quello che sei stato.

l’essere stati è infelicità, il non essere più, serenità; e non sarebbe più bello ancora smettere di essere se stessi e diventare puro paesaggio a Senggigi?

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commenti:

bortocal 20 dicembre 2013 alle 7:59 commento via mail:
Se vuoi essere migliore di noi, caro amico, viaggia. Goethe
Tante persone viaggiano ma ti devo dare atto che certamente non sono molti, o forse nessuno, a invitare tutti in questo modo originale comunicativo e interessante a riviaggiare con te elaborando, con la memoria , tanta buona volontà e testardaggine, con minuzie e particolarità, riprese e racconti…..
aaahh Secchione Emoticon .

.l’essere stati è infelicità, il non essere più, serenità; e non sarebbe più bello ancora smettere di essere se stessi e diventare puro paesaggio a Sengiggi?
Viaggiare è nascere e morire a ogni momento. V. Hugo
La prima foto è una scogliera di cemento?

bortocal 20 dicembre 2013 alle 8:11
wow, che citazioni! Goethe e Hugo, una meglio dell’altra…
e meno male che ho ricopiato il tuo commento qui: non avrei mai capito che quella faccia sorridente con gli occhiali voleva dire secchione, se non me lo avesse spiegato wordpress, che non ha messo la faccina, ma l’ha tradotta…
io non credo che i secchioni sorridano, e secondo me esiste una sottile differenza fra il concetto di secchione e quello di sgobbone; io mi considero nel secondo tipo.
quanto alle due espressioni, sono poi tremendamente italiane, di un paese malato che considera una colpa il fare bene il proprio dovere o quello che comunque si decide di fare, che brividi per la schiena.
sì, mi hai fatto capire ancora una volta di essere un tipo strano in Italia, ma non così strano al di fuori di questo buco oscuro del mondo.
l’anno scorso quando postavo i miei modesti videoclip sul Myanmar avevo conosciuto via You Tube un olandese che ne aveva postati più di mille, di altissimo livello, quasi professionale, girati con una videocamera di altissima qualità, e mi sentivo un nano, dove in Italia appaio un gigante, almeno per l’impegno che ci metto.
ma in Italia mai metterci troppo impegno.
quanto a quella mappa dell’isola di Lombok che ho messo in apertura di questo video, era certamente su un muro, non mi pare su una scogliera, ma è una di quelle cose che non avrei memorizzato altrimenti.
una immagine simile c’era nel muro che fiancheggiava il vialetto di accesso alla Guest House, ma non mi pare la stessa; se lo fosse, vorrebbe dire che a metà passeggiata sono tornato indietro per qualche motivo, ma questi dettagli non li ricordo proprio; mi pare invece che questa immagine fosse invece su un muro della grande area verde turistica su quella piccola punta che si spinge nel mare quasi in corrispondenza del punto centrale del paese.
che, a differenza di Padangbai non ha un suo centro antico, ma è nato soprattutto come punto di partenza per le isole Gili ed è povero di identità.

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edoardo 20 dicembre 2013 alle 10:19sono in assoluto i post che leggo con grande piacere..!
tra l’altro scrivi:
“un paese malato che considera una colpa il fare bene il proprio dovere”….
parole sante ma hanno una spiegazione …:
ormai in italia si e’ diffusa una CULTURA CRIMINALE e, tanto per non usare un linguaggio politicamente corretto, l’origine e’ nella espansione culturale di una mentalita’ mafiosa che le regioni del sud, tramite i loro politici, amministratori e dirigenti che sono ubiquitari, hanno avuto a livello nazionale da Bolzano ad Asti da Bologna a Genova.
giustamente un grande siciliano LEONARDO SCIASCIA, la classica eccezione che conferma la regola….. disse……: ”speravo che la sicilia si italianizzasse ma osservo con orrore la sicilianizzazione dell’italia”.

bortocal 20 dicembre 2013 alle 12:11
sulla cultura criminale che domina oramai completamente l’Italia e che ha completamente coinvolto anche coloro (il Partito Democratico) che con Berlinguer se ne presentavano come gli oppositori, o meglio sono oggi i loro eredi, siamo completamente d’accordo.
e un’analisi lucida della situazione dice che non c‘è assolutamente alcun rimedio, considerando che dovremmo considerare tale il movimento di Beppe Grillo, che è l’unico che parzialmente se ne discosta.
ora, questo movimento, alla prova dei fatti, non è infarcito di mezzi delinquenti pure lui, come il novimento di quel demagogo corrotto che era Di Pietro, però é fatto di gente impreparata guidata da due squilibrati.
il che dimostra che il malaffare ha talmente inquinato il paese diventando senso comune che oramai bisogna esserre dei mezzi squilibrati per starne fuori.
– viaggiare è un modo di riprendere aria e libertà, anche di pensiero.
sta decollando il mio giro del mondo dell’anno prossimo, sto comperando il biglietto base, come regalo di natale!…
però temo che non garantirò i collegamenti: potrei anche diventare molto egoista e tenermi tutto per me, in un viaggio così lungo…

edoardo 22 dicembre 2013 alle 11:21
Goethe probabilmente ha ragione ma un uomo piu’ grande di lui, LUCIO ANNEO SENECA in una lettera a lucilio, gli spiegava con argomentazioni afficacissime dell’inutilita’ dei viaggi dato che la mente con il suo carico di pensieri e preoccupazioni ti segue ovunque.
in ogni caso sono contento che tu faccia il giro del mondo e ti raccomando di non trascurarere il Giappone, mirabile esempio di equilibrio fra tradizione ed accentuato modernismo.
comunque se vuoi qualche dritta sono a tua disposizione.

bortocal 22 dicembre 2013 alle 14:59
caro edoardo, sarà un omaggio alla nostra amicizia, ma il giro prevede anche due settimane in Giappone, per un trasbordo da Osaka a Tokio, memore di alcune dritte che mi avevi già dato su un triangolo di cui ora non ricorso il terzo vertice, ma non era lontano o forse era Kyoto, e sperando nelle prossime indicazioni che mi darai: la data dovrebbe essere settembre, insciallah!
sul Giappone si leggono cose sempre più preoccupanti: pare che il paese sia in una deriva militarista e neo-nazionalista; ma, nonostante certi post che ho scritto sul tema, come vedi, sfido ancora la sorte; e poi, niente di meglio che verificare sul posto le dicerie messe in giro, questa è la mia regola – come sai…
Seneca pensava al viaggio forse entro gli orizzonti mentali dell’uomo antico, che dirti…, ma ne abbiamo già discusso: quella sua frase resta per me incomprensibile, oppure al massimo la sottoscrivo per il turismo, ma non per il viaggio nelle sue dimensioni di esplorazione conoscitiva e di sfida con se stessi…
(devo dire che l’impiegata dell’agenzia mi pare molto restia a farmi il biglietto, continua a rinviare e ogni volta che torno mi chiede se sono sicuro: insomma un vecchietto che avrà 66 anni quasi 5 mesi in giro per il mondo da solo…).

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gelsobianco 25 dicembre 2013 alle 3:20
ritorno.
qui il discorso non è semplice.
perdonami.
ora sono stanca.
🙂
gb

bortocal 25 dicembre 2013 alle 9:07
ti aspettero`, non abbiamo fretta… 🙂

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IL MARE APERTO A SENGGIGI, ISOLA DI LOMBOK – VIDEOCLIP INDONESIANO N. 130 – 684.

nuovo Errata Corrige: finora ho sempre scritto Sengiggi, trasformando la parola in una specie di romanesco: invece scopro adesso, dopo essere passato inconsapevole per wikipedia e You Tube, che la grafia giusta è Senggigi, che faccio proprio fatica a digitare senza impappinarmi (come se fosse difficile…).

* * *

eccomi dunque a Senggigi, in un risveglio che mi pare tardivo, con una memoria digitale faticosamente recuperata per le foto della penultima giornata indonesiana (la prossima dovrebbe essere dedicata ad una rapida visita di Jakarta tra un volo e l’altro), e per prima cosa me ne vado a camminare lungo il mare dal lato opposto a quello percorso ieri.

dato che la Sonia Homestay è quasi all’estremità settentrionale della costa abitata e del paese, questo significa che, fatti 200 o 300 metri, già sono su uno spuntone dal quale si vede tutta la spiaggia di ieri, che da qui appare totalmente immersa nel verde, e le case, i negozi, gli alberghi, la strada, scompaiono alla vista come inessenziali.

ho davanti a me una villa spettacolare alta su una scogliera contro la quale si infrangono delle onde poderose: la giornata è limpidissima, e i colori non riesco a definirli altro che strazianti.

* * *

un modestissimo tempietto indù introduce ad un tratto di costa selvaggia di stupefacente bellezza; nel tempietto vi è come un Bignami sintetico del culto induista indonesiano, con ombrelli sacri e statuette, ma c’è anche il primo e ultimo vero e proprio lingam che vedrò in Indonesia.

il lingam per chi non lo sapesse (ma credo siano ben pochi) è la raffigurazione allusiva non del membro maschile, come dice una vulgata piuttosto rozza, ma della forza generatrice dell’universo; a volte è associato alla yoni, il suo equivalente femminile, in cui prevale, piuttosto che il culto della forza che si impone, quello della capacità di accogliere, e dunque della fecondità.

siccome il lingam non è un oggetto, ma il simbolo di una energia vitale che attraversa l’universo, esso è preferibilmente ricercato nella natura, piuttosto che artificialmente scolpito: qui infatti è formato da una pietra allungata, debitamente adornata con un drappo, e da due coralli o spugne marmorizzate tondeggianti.

* * *

al tempio segue un resort modernissimo, in parte ancora in costruzione, dove lavorano ancora alle ultime rifiniture due giovani muratori, con i quali abbiamo uno scambio di battute di simpatia e di sorrisi: uno scrive a mia richiesta il suo nome sulla sabbia, perché io possa ricordarlo nel video e nel blog: tuttavia adesso risulta solo parzialmente leggibile: come si chiamava l’amico dei dieci minuti?

Falir, si direbbe, a riguardare adesso con occhio da papirologo antico.

ciao, Falir, che lavori con qualla benda di traverso sulla fronte in questo paesaggio meraviglioso, che per te probabilmente è semplicemente familiare e naturale come le brutture delle nostre periferie per noi che siamo costretti in esse e non immagineremmo altro, se non venisse la televisione (o venissero i video su You Tube…) a dirci che un altro mondo è possibile.

* * *

la discesa ulteriore è un inno che gli occhi cantano alla schiuma del mare: manca solo qualche Afrodite che nasca perfetta da queste onde, ma nella piccolissima laguna che si è formata dietro una bassa duna di sabbia che offre un modesto rialzo per due barche locali, una ragazza nuota silenziosa come una ninfa antica.

attorno, sotto un capanno, gente semplice e un venditore di arachidi da sgranocchiare nel resto del percorso: in disparte, e come emarginati dal gruppo, due ragazzini sorridenti che hanno tutta l’aria di farsi una canna.

* * *

qualche foto l’ho trasformata in acquerello, perché Gauguin, ancora una volta, è una presenza silenziosa.

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commenti:

bortocal 21 dicembre 2013 alle 7:34 commento via mail:
Nientedimeno sei arrivato a 130 e forse non vorresti finire mai.
La sequenza di foto con le onde 0:32-0:39 sembra quasi filmato.
Che spettacolo gli spruzzi del mare sotto quella casa 0:44.
Lo scampanellio del sottofondo musicale si evidenzia a questo punto (1:15 lingam) e sembra fatto apposta.
Ricordo questa poesia guardando la sabbia 1:52:
“Cerca di compitare
un nome sulla sabbia
e il mare lo trascini
sul filo di una danza sorridente
fino all’approdo
ove l’attende il cavo di una mano
per trascriverlo ancora”.
E quell’albero nel mare? 2:27
Gli acquarelli di Gauguin sono le ultime barche?
Ma che bravo artista.

bortocal 21 dicembre 2013 alle 7:41
no, il ricordo, molto vago, di Gauguin è piuttosto, nelle intenzioni, nei tre particolari sulla gente del posto che precedono di poco.
gli acquerelli di barche sono un motivo meno caratteristico, mi pare.
ho cercato su google la poesia e non l’ho trovata, mi rimanda soltanto all’omicidio Moro, gulp!.
ne deduco che sia tua: bella!
sì, questi ultimo video mi pesano, nonostante mi pare che siano i migliori in assoluto del viaggio, o forse proprio per questo.
ne sono previsti ancora 7: 5 su Senggigi e due riepilogativi del viaggio: quindi il totale finale sarà 137, non lo avrei mai creduto possibile! 😉

bortocal 22 dicembre 2013 alle 8:42 commento di risposta via mail:
La poesia è mia ma non scritta da me.

bortocal 22 dicembre 2013 alle 8:43
ho capito, credo: ti è stata dedicata da chi ti amava.
grande, indimenticabile amore il vostro, capisco…

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amleta 22 dicembre 2013 alle 9:53 · ·
Come si può non amare un posto del genere? Capisco che tu ci voglia sempre ritornare e capisco la magia che Paul potè trovare in questi posti così meravigliosi.
L’unica cosa che non mi piace del video, e del posto, è quella specie di “resort” con casette, sedie e ombrelloni. Ma capisco che di qualcosa devono vivere questi poveri indonesiani e quindi è chiaro che le strutture per i turisti sono necessarie. Peccato però, io avrei lasciato tutto intatto per come era prima e magari messo solo capanne di paglia o tende di foglie. Ma si sa, i turisti europei vogliono tutte le comodità.
Sai, qualche settimana fa vidi un documentario sulla Tasmania e pensai subito a te, di sicuro non ci sei mai stato, vero? E’ una terra ancora molto vergine quella, chissà magari un giorno… ci andrò
🙂

bortocal 22 dicembre 2013 alle 10:18
conosco la Tasmania soltanto dai racconti di mia figlia che c’è stata durante i suoi tre anni australiani: terra miracolosa.
la sfiorerò nel viaggio intorno al mondo dell’anno prossimo, ma mi fermerò in Nuova Zelanda soltanto…
la magia di questi luoghi sta – per me – in questo mix di bellezze naturali senza tempo e cultura e storia e tragedie che ti fanno pensare e poi tornare con più bisogno ancora di dimenticare tutto l’umano nello spettacolo di questo pianeta meraviglioso.
avrei potuto evitare di fotografare il resort, ma avrei dato un’immagine troppo di cartolina: c’é anche la modernità che avanza, in questi luoghi, e non è quella dei poveri indonesiani, che si accontentano di lavorarci, come i due muratori di questo videoclip.
il “resort” di paglia e foglie di palma, costruito dai locali per le loro vacanze si vede nel video-clip successivo…
io avrei preferito passarci la notte lì, sinceramente, che nel resort per ricchi, per fortuna c’è ancora qualche europeo che viaggia come un cane sciolto… 🙂

amleta 22 dicembre 2013 alle 10:24
Il viaggio intorno al mondo? Ma non eri tu quello che scrivi sempre che sei troppo vecchio per certe cose? Che hai gli acciacchi ecc…? Non fai fatica a girare il mondo e poi ti dai per “disastrato” in altre cose? Ma che storie racconti dunque? Sei dunque vecchio solo per l’amore, non per girare il mondo!

bortocal 22 dicembre 2013 alle 15:51
be’, che io sia abbastanza arzillo per girare il mondo non dovrebbero esserci dubbi anche soltanto dopo queste tre frenetiche settimane indonesiane che si stanno per concludere….
che io non sia più disponibile psicologicamente a storie passionali è un altro fatto; ma non per impossibilità tecnica, diciamo così.
ti basta, come spiegazione? 🙂

amleta 22 dicembre 2013 alle 15:55
Non ne chiederò altre, se ti può far stare sereno, e ti augurerò buon viaggio e spero che il mondo ti basti 🙂

bortocal 22 dicembre 2013 alle 16:54
grande grandiosa eccelsa definizione… “speriamo che il mondo ti basti”.
più adatta ad Alessandro Magno che a me, però sorrido lo stesso… 😉

amleta 22 dicembre 2013 alle 16:58
sorrido anch’io 🙂

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gelsobianco 25 dicembre 2013 alle 3:18
tu continui a farmi sognare e a farmi rivivere…
la poesia è tua, ma non scritta da te.
l’hai condivisa.
ti sorrido
gb

bortocal 25 dicembre 2013 alle 9:06
un giro molto complesso e ancora più bello per questo.
io ho condiviso una poesia ricevuta da una persona che me l’ha mandata e alla quale era stata dedicata da una persona che ora non c’è più.

gelsobianco 25 dicembre 2013 alle 23:09
con_dividere è magico.
il tempo non conta.
ti sorrido
gb

bortocal 25 dicembre 2013 alle 23:26
con-dividere è una parola magica.
parte dalla parola dividere per dire il suo contrario: niente riunifica, in realtà, più della condivisione… 😉

gelsobianco 25 dicembre 2013 alle 23:34 · · esattamente
la con_divisione è unione profonda!
sorrido
gb

bortocal 25 dicembre 2013 alle 23:41
🙂

gelsobianco 26 dicembre 2013 alle 1:26
oh, condividere un sorriso!
🙂

bortocal 26 dicembre 2013 alle 8:21
la natura in questo ci è stata benevola, perché è una delle cose che facciamo spontaneamente, per un riflesso incondizionato, ed è difficile piuttosto non farlo… 😉

gelsobianco 27 dicembre 2013 alle 0:33
c’è gente che sorride solo con le labbra.
il sorriso è completo quando si distende sulle labbra e negli occhi.
ecco è bello con_dividere un sorriso completo!
gb

bortocal 27 dicembre 2013 alle 0:43
peccato che per blog non si possa vedere…
le fotografie invece trasmettono questo tipo di sorriso: ne ho fatto una indigestione, quasi, in Indonesia.
anche se i veri sorrisi non sono mai troppi e non saziano mai.

gelsobianco 27 dicembre 2013 alle 3:29 · ·
i sorrisi in Asia hanno un particolare “senso”.
io amo i sorrisi accennati sulle labbra, che si vedono brillare negli occhi!
amo la non “appariscenza”.
amo il valore vero.
🙂
gb

bortocal 27 dicembre 2013 alle 9:25
nel video 134 c’è un esempio bellissimo di questo sorriso discreto fatto solo con gli occhi: è così bello che l’ho fotografato due volte…

gelsobianco 27 dicembre 2013 alle 22:15
lo andrò a guardare bene.
è una gioia il sorriso discreto.
🙂
gb

bortocal 28 dicembre 2013 alle 8:32
ops, forse dovevo dirti il punto esatto, per aiutarti ad individuarlo…

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LAGUNA, MARE APERTO E PROMONTORI DI SENGGIGI – VIDEOCLIP INDONESIANO N. 131 – 686.

credo che questo videoclip possa essere descritto solamente come la seconda parte di quello che lo precede e che anche questo post sia soltanto la prosecuzione dell’ultimo che ho scritto sul mio viaggio indonesiano.

* * *

appena lasciato il primo gruppo di capanne, il percorso lungo la spiaggia risultava interrotto da un largo specchio d’acqua un poco fangosa che si spingeva profondamente verso l’interno in una zona pianeggiante.

vegetazione strana e quasi surreale, mucche semi-selvatiche al pascolo piuttosto sospettose, qualche cane randagio (non fotografato, per non indispettirlo) alquanto minaccioso, che mi induce ad armarmi di un bastone.

per poter passare, devo risalire fin quasi al muraglione di fondo, che sostiene la litoranea da Senggigi verso il nord dell’isola di Lombok, scavalcare una specie di putrescente fognatura, e poi, mentre ridiscendo, la natura riprende, riprende la musica del mare azzurro e la danza delle sue onde.

* * *

nel nuovo tratto di costa una specie di altro villaggio, però quasi deserto, che ha quasi l’aria di una rustica zona di turismo locale, come indica anche la musica ultra-moderna del luogo.

nuove chiacchiere e foto di compagnia (non tutte comprese ancora nel video-clip), prima di spingermi ancora più avanti, lasciandomi alle spalle la musica globalizzata, su un nuovo promontorio solitario e superbo, più alto degli altri, oltre il quale lo sguardo si perde verso zone oramai del tutto selvagge.

il ritorno è facile e non mi fa ripetere il lungo giro interno: basta mettersi sulla strada e in un paio di rapidi km, eccomi di nuovo alla Guest House, a ripetere, ad un orario più consono, lo stesso pranzo di pesce e nasi (riso) di ieri,e poi a schiacciare un pisolino.

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commenti:

bortocal 22 dicembre 2013 alle 8:50 commento via mail:
A guardare i tuoi videoclip mi ritornano in mente tanti ricordi: per esempio il cocco 0:27 di tanti anni fa.
Sai che cosa erano quelle separazioni di piccoli ambienti 1.11..1.20 fatti con le foglie secche delle palme?
A proposito di palme finalmente mi ricordo. Da quando commento i tuoi video puntualmente, appena ne ho inviato uno: perbacco neanche questa volta ho chiesto delle palme.
ed eccomi qua a chiederti se il punteruolo rosso era arrivato anche là.
(2:00) E’ lo stesso albero che hai ripreso in mezzo all’acqua nel video precedente?
Che formidabile intreccio di radici 3.32 .
Mi è piaciuta la musica, e ai tuoi figli?

bortocal 22 dicembre 2013 alle 9:00
ahimé, devo inanellare una serie di non so.
non so a che cosa servissero gli ambienti separati nelle capanne (mi pareva di averlo anche scritto nel post, ma vedo che poi mi sono dimenticato…).
men che meno so se il punteruolo rosso delle palme è arrivato anche in Indonesia, però ne ho viste talmente numerose e in così buona salute, che potrei azzardare di no.
senza andare a rivedere il video e cercando di indovinare il punto al quale ti riferisci, a proposito dell’albero nell’acqua, non può assolutamente essere quello del video precedente, sia perché i due tratti di mare sono differenti (questo è aldilà della laguna, quello era precedente), sia perché qui c’è uno spuntone che tiene l’albero fuori dall’acqua, e infatti ci sta sopra una ragazza.
tu credi che i miei figli guardino i miei videoclip? ma se li fuggono come la peste anche quando cerco soltanto di fargliene vedere uno se mi invitano a cena… 🙂 😉 😉

bortocal 24 dicembre 2013 alle 1:30 risposta al commento, via mail:
inutilissima chiarificazione
video n. 130 L’albero che esce dall’acqua sta sulla spiaggia e si vede l’onda successiva che sta per rifrangersi, Si nota anche che il mare sale molto.
video n. 131 Non può essere che l’hai fotografato di nuovo con il mare calmo?
Se lo riguardi, sì, la ragazza sta seduta sulle radici, ma si vede la spiaggia che continua.
Gli alberi si somigliano, forse sono somiglianti, posso pensare che sono simili.
Ma se sono uguali? te lo dicevo che è lo stesso.

bortocal 24 dicembre 2013 alle 1:45
ahhha ahhha, ecco un esempio della tua celebre ostinazione… 🙂
sono tornato a guardare, ops.
i due alberi sono diversissimi: quello del video 130, minuto 2:28, è più piccolo e sta basso, tanto che il mare lo sommerge facilmente; quello del video 131, minuto 1:59, è grande e sta alto su uno spuntone, tanto che una ragazza sta seduta fra le radici scoperte dall’erosione del mare, sicura di non potere essere sommersa dalle onde.
e non può essere questione di alta e bassa marea perché tutta la passeggiata è durata un paio d’ore
anche la forma dei rami è differente.
inoltre, da un punto di vista scientifico :), il primo corrisponde alla foto n. 7.030 scattata alle 3:55, ora italiana, e il secondo alle foto n. 7.044 e 7.045 scattate alle 4:55, un’ora dopo e dall’altra parte della laguna: e non sono certo tornato indietro per fotografare l’albero di nuovo!
ma non bastava la mia prima testimonianza che diceva già più sinteticamente tutte queste cose?
in effetti la cosa più strana è che io mi sia dato tanta pena di verificare, direi…
comunque, se per qualche motivo ti fa bene pensare che i due alberi, ben diversi anche a occhio nudo, siano un albero solo, non ho più niente in contrario… ;).
rispetto ogni forma di fede anche se contraria all’evidenza e alla storia… 🙂

bortocal 24 dicembre 2013 alle 9:37 risposta al commento, via mail:
“ahhha ahhha, ecco un esempio della tua celebre ostinazione…”
Ma senti chi parla.
Vorrei ancora divertirmi ma il tempo, oggi, è tiranno.
Potrei consigliarti di andare a controllare di nuovo, e che la foto del secondo albero è stata scattata da una distanza diversa per poter calcolare esattamente la sua grandezza e se guardi i cespugli sotto sono identici, ma non lo farò.
Tornerò sul tema con strumenti adatti in un prossimo futuro.
Serena vigilia.

bortocal 24 dicembre 2013 alle 9:41
non negherò l’ostinazione mia, mia madre mi chiamava “il mulo”: non è bello a dirsi e neppure a sentirselo dire da quando sei in grado di capire, però rende l’idea.
mi accontento però di notare che c’e` una certa differenza tra l’ostinazione sulle idee giuste e su quelle sbagliate.
non tornerò più sull’argomento: ho il ricordo personale chiaro, la data delle foto che esclude assolutamente la possibilita` che si tratti di un albero solo fotografato due volte e le analogie esistono solo nella tua mente, dato che chiunque può notare la netta differenza tra i due alberi.
buon ostinato Natale a te! 😉

bortocal 25 dicembre 2013 alle 8:41 risposta via mail:
Non vuoi riparlarne? ma la nostra non è una ostinazione su un’idea ma su una constatazione errata.

bortocal 25 dicembre 2013 alle 8:43
quando si dice “parlare al muro”… 🙂

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gelsobianco 25 dicembre 2013 alle 3:14
io mi limito a rivedere in me… per ora.
sogno posti in cui sono stata.
tante vite fa, forse!
non so.
buon Natale a te, Bortocal!
ti sorrido
gb
essere ostinati può essere un grande pregio!

bortocal 25 dicembre 2013 alle 9:02
ahhha, certo, hai ragione, non ci avevo pensato: tutti siamo stati ai tropici tante vite fa: per questo proviamo tanta nostalgia a vederli… 😉
sull’ostinazione sono d’accordo con te, e infatti sono anche io molto ostinato: “può” essere un pregio, ma non sempre.
c’è anche l’ostinazione che nega l’evidenza e che si autodefinisce fede, oppure l’ostinazione che non consente di ascoltare gli altri e confina con l’autismo, oppure l’ostinazione che rifiuta di prendere atto della realtà…: queste forme di ostinazione sono un grave limite, invece, e un modo di farsi male.

gelsobianco 26 dicembre 2013 alle 23:26
l’ostinazione “malata” può essere un grave limite e un farsi male!
decisamente sì.
è un’ostinazione “malata” però, secondo il mio modesto parere.
so bene che il confine tra “sano” e “malato” è molto sottile.

bortocal 27 dicembre 2013 alle 9:53
pienamente d’accordo.
questo fa sì che la nostra ostinazione sia sempre sana per noi quando la pensiamo, ma che non sempre il giudizio è condiviso da altri…

gelsobianco 25 dicembre 2013 alle 23:06
io sono stata veramente ai tropici.
più di una volta.
ora mi sembra che fossero tante vite fa.
in realtà sono passati solo pochi anni.
e rimpiango, per un verso, quei miei anni, non lontani.
“può” essere un pregio l’ostinazione. “può”.
può essere un grave “malessere”.
concordo con te.
gb

bortocal 25 dicembre 2013 alle 23:24
da come ne accenni, sembra che tu sia stati ai tropici non come semplice turista.
se è così, ti invidio…

gelsobianco 26 dicembre 2013 alle 2:48
sono stata come turista particolare, direi come “non turista”.
mi è rimasto molto dentro.
ti sorrido
gb

bortocal 26 dicembre 2013 alle 8:57
ahhha, bellissimo questo dire e non dire che moltiplica la curiosità…

gelsobianco 26 dicembre 2013 alle 23:23
sai, sono divenuta maestra nel dire e nel non dire.
so che questo moltiplica la curiostà.
non agisco così per ottenere questo. no.
non parlo di me in termini “chiari” solo sul web.
lo faccio in privato.
ho visto che è meglio.
dico sempre quello che penso nei miei commenti. sempre.
sono me stessa in ogni minimo particolare.
non parlo di “fatti privati” pubblicamente.
in privato sì.
e con te, anzi, pubblicamente, mi sono lasciata andare e ho svelato molto di me sull’onda dell’emozione.
forse, ora sono più chiara, Bort?
ti sorrido
gb

bortocal 27 dicembre 2013 alle 10:18
hai perfettamente ragione e ti capisco.
e apprezzo la sincerità dei commenti…

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GENTE DI SENGGIGI IN SPIAGGIA AL TRAMONTO – VIDEOCLIP INDONESIANO N. 132 – 689.

pranzo, digestione, riposino, il cui bisogno è accentuato dalla oramai pesante bronchite: quando esco dalla Guest House sono già le quattro del pomeriggio, e mi rimangono circa due ore di passeggiata: l’ultima passeggiata indonesiana, tutto fa prevedere.

riattraverso veloce il tratto di spiaggia meridionale attraversato anche ieri sera, senza altre fotografie della zona.

* * *

ma non sono così veloce da non essere fermato, proprio mentre taglio questa volta orizzontalmente il piccolo promontorio verde destinato alle vedute panoramiche dei turisti, da un uomo di circa quarant’anni che sta appoggiato ad un muretto e mi sussurra con voce bassa e sguardo obliquo: Massage?

ora, questa sui massage indonesiani, è una risposta che devo ad una mia amica, che mi chiede da giorni come sia possibile che in tre settimane in Indonesia io non abbia provato una delle sue attrattive più celebri, i massaggi che ti rigenerano, dalla testa ai piedi, e in particolare abbia ignorato quelli di Bali.

per la verità, a Padangbai, che è appunto a Bali, un negozietto esponeva in vetrina una serie di offerte, a costi davvero economici: 8 euro per un’ora, ma di fronte all’alternativa fra massaggio o passeggiata al tramonto con fotografie sulla Laguna Blu, aveva vinto quest’ultima, e poi non ci sarebbe stata più la possibilità.

aggiungete un brutto ricordo di una massaggio di anni fa nello Sri Lanka, dove la deliziosa fanciulla, mentre mi beavo sotto le sue mani delicate ma ferme, mi aveva alleggerito il portafoglio di 50 euro.

* * *

quindi l’idea poteva avere il suo lato interessante, considerando anche che avevo superato la terza settimana di astinenza, e qui mi sono fermato, così che non mi sono neppure scandalizzato troppo quando l’uomo ha insistito: “Sex massage” e ha esposto la tariffa, che era di 10 euro.

non potevo credere che quell’uomo stesse offrendo se stesso, tanto era decisamente brutto, quindi ho inteso che stesse offrendo i massaggi di qualche signorina.

ma lui ha voluto togliermi ogni dubbio e ha proseguito dicendo che la settimana scorsa un vecchio turista olandese era rimasto molto soddisfatto di lui.

non volevo credere a quel che sentivo, ma comunque gli ho sorriso: ho accennato al piccolo lontanissimo tempio hindù che stavo cercando di raggiungere prima del tramonto, e l’ho lasciato con un diplomatico “later”, più tardi, purtroppo seguito da parte sua da un poco incoraggiante “I will wait You”, ti aspetterò.

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la spiaggia è di nuovo piena di vita; mi tolgo i sandali e cammino lungo la linea dove la sabbia è bagnata, ma non si entra ancora in acqua; ho superato la parte dove stavano i pescatori ed ora mi spingo più avanti rispetto a ieri: da un lato le prime colline dell’interno di Lombok, con strane case dall’architettura caratteristica, quasi da Nuova Guinea, direi, e con uno specchio d’acqua, dall’altro i turisti indonesiani, soprattutto ragazzi e ragazze, che giocano nell’aqua e fuori dell’acqua.

ma anche caserecce galline, banalissime galline, un poco più magre e longilinee delle nostre, che zampettano ovunque nella sabbia, come se fossero pagate per illustrare la poesia di Montale sulla storia; oppure aquiloni dai colori un poco sbiaditi che sembrano perfino indecisi a restare in aria, dato che c’è poco vento.

* * *

pian piano comincio a mescolarmi alla gente del posto; la foto ai bambini è il mio biglietto da visita: ogni foto venuta bene (e sul visore della video-camera i difetti non si notano e tutte le foto sembrano perfette) passa di mano in mano con sorrisi di soddisfazione.

risalgo a un certo punto i pochi metri della statale per arrivare ad un baracchino a bere il succo di cocco verde, dolcissimo e ristoratore: la polpa di questo tipo di noce di cocco è sottile, semitrasparente e molliccia; comunque disseta anche lei.

scavalco anche il piccolo promontorio del tempio, per affacciarmi al successivo golfo sul quale riesco a spingermi oramai poco in avanti: le ombre incombono.

* * *

ma quando ritorno sulla strada per entrare nel tempio, ecco la sorpresa di cui si saprà di più al prossimo post e al prossimo video…

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commenti:

bortocal 24 dicembre 2013 alle 1:54 commento via mail:
FOTO PER UNA MOSTRA
Che vuoi che ti dica, faccio commenti o cerco titoli per le foto?
0, 38 se non ci fossero gli alberi che formano un angolo con l’acqua non si distinguerebbe la realtà dal riflesso.
0,44 titolo: Sottosopra
Titolo dalla successiva: Dritta
1.21 Titolo: musica sugli scogli
2.02 Titolo: fotografo il bimbo per la mamma.
Successivo: Con quel faccino non tollera il succo di cocco
I ragazzi sulla spiaggia sono spettacolari
Come concludo sognando l’aquilone o con qualcosa terra terra come le orme di galline o un girotondo di orme?

bortocal 24 dicembre 2013 alle 2:01
effettivamente nella prima fase del blog bortografia, questa: http://bortografia.blogs.it/, vari blogger pubblicavano le loro foto, sempre senza titolo, ed erano i lettori a proporlo…, è un gioco divertente…
galline, aquiloni, orme, ombre del tramonto: ognuno sceglie quello che vuole, oppure non sceglie niente e si lascia attraversare dal clima del momento…

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gelsobianco 25 dicembre 2013 alle 3:08
rivedo…
sorrido
gb
splendido video!

bortocal 25 dicembre 2013 alle 8:51
grazie!
e buon Natale, gelsobianco…

gelsobianco 25 dicembre 2013 alle 22:59
Buon Natale a a te, bortocal!
🙂
gb
Non amo molto, ora, queste feste!

bortocal 25 dicembre 2013 alle 23:22
anche questo commento è un poco ermetico.
del resto il mio post contro-corrente sul natale lo hai già letto e commentato e aspetto che tu mi dica qualcosa di più…

gelsobianco 26 dicembre 2013 alle 3:08
e buon tutto a te, bortocal.

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IL MISTERIOSO CORTEO DI SENGGIGI – VIDEOCLIP INDONESIANO N. 133 – 692.

dunque, sto percorrendo da poco la strada che sovrasta la spiaggia di Senggigi, sul lato sud, quello che porta alla capitale dell’isola di Lombok, Mataram, quando una musica violenta mi induce ad accendere la camera nel formato video e subito a cominciare a seguire un misterioso corteo di giovani danzanti, chiuso da colossali altoparlanti che inondano la strada.

i ragazzi sono frequentemente vestiti di nero, a volte sopra ampie gonne azzurre di batik, le ragazze sono in parte velate, composte e vestite tradizionalmente, in parte a testa scoperta, in jeans, scatenate in modo seducente nei movimenti della danza.

mi immergo nel corteo anche io: che senso avrebbe filmarlo dalla strada? voglio viverlo e farlo vivere a chi se lo vedrà, dal di dentro.

la mia presenza non disturba, solo scatena evidentemente qualche virtuosismo in più.

* * *

e intanto io risalgo il gruppo, che sarà forse di 200 ragazzi, più di una manifestazione di centri sociali a Brescia, mi viene da sogghignare, e cerco di capire di che cosa si tratta.

escluso che sia una manifestazione politica, anche per tutto quel ballare a tratti convulso, che si tratti di una festa di strada?

le macchine pazientemente incolonnate, ora in un senso di marcia, ora nell’altro, mostrano una tolleranza che deve essere dedicata a un’occasione importante…

e quando arrivo all’altezza di una ragazzo vestito con abiti tradizionali riccamente decorati e ricamati un primo dubbio mi si affaccia, ma alcune domande non trovano ancora risposta.

davanti a lui ecco che stanno soltanto ragazze, e davanti a tutte, ma accompagnata e quasi assistita da due amiche, una bellissima ragazza, vestita altrettanto riccamente, che ha un’aria molto concentrata e partecipe, ma non le sfugge un lievissimo sorriso di soddisfazione quando si accorge che il suo corteo – lo dico? – di matrimonio sta per essere immortalato da un occidentale!

* * *

corteo di matrimonio, mi dico…

ma mi domando anche come sia possibile: se è un matrimonio, dove stanno gli adulti? dove sono i genitori dello sposo e della sposa? e gli altri parenti?

come mai il corteo nuziale, questa riedizione degli antichi culti greci e romani (peccato non sapere le parole di queste canzoni!), è formato solo da adolescenti  e da ragazzini?

con questi pensieri rallento la mia camminata partecipe e mi lascio nuovamente scavalcare dal corteo: ecco di nuovo lo sposo, un ragazzino, che sorride, forse pensando alla notte che lo aspetta, che invece preoccupa la ragazza, direi.

* * *

prima di arrivare a scrivere questo post, ho fatto ovviamente le mie ricerche empiriche, valgono quel che valgono, e alcune informazioni me le ha date un amico pakistano, che ni ha spiegato che anche da loro usa così; e a questo punto mi sento di confermare ufficialmente che quello al quale avete assistito è il corteo di un matrimonio.

dove ancora lo sposo e la sposa non possono prendere contatto e i genitori e gli adulti non ci sono, perché li stanno aspettando al luogo della cerimonia nuziale.

questo momento è tutto dei ragazzi, è tutto della loro adolescenza che se ne va: si dissolve ed il suo fantasma, che ancora non sente di morire, entra nella vita adulta con la sua spavalderia e il suo entusiasmo, ma finisce così, ballando, su queste strade.

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il video è abbastanza breve, ma credo costituisca fra tutti il ritratto più autentico della vera Indonesia di oggi, e ancora di più di quella del futuro.

su queste immagini direi che frana anche larga parte dei miei pregiudizi sull’islam, o almeno sull’islamismo indonesiano.

o forse soltanto su quello di Lombok, isola nella quale induismo ed islam convivono…

quante cose, quante cose: direi che si viaggia soprattutto per farsi confondere le idee.

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il video non si carica su You Tube, sembra che si sia bloccato.

il video successivo non mi convince e sto facendolo e disfacendolo via via che rifinisco il montaggio.

avevo deciso di farne uno solo; poi provo a farne due, perché mi pare troppo lungo ed anche eterogeneo.

non ho ancora deciso: se dovessi farne due, allora il primo verrebbe prima di questo; altrimenti va bene così.

intanto ho sospeso il primo caricamento visto che si era bloccato all’82% del video e prometteva di impiegarci ancora mezzora per l’ultimo 18%.

questo caricamento non è più veloce.

se carico il post ancora senza video, qualcuno mi promette poi di andare a vedere il video, anche se finirò di caricarlo solo più tardi e appena posso lo integro, giuro?

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commenti:

bortocal 24 dicembre 2013 alle 2:14 commento via mail:
“Fino a qualche decennio fa la più comune forma di matrimonio consisteva nella fuga o nel rapimento della sposa (il ngirod), spesso anche contro la volontà di questa.
Anche se oggi il matrimonio è basato sul reciproco accordo, la tradizione continua ad essere praticata, ed i segreti sposi si accordano in segreto per la fuga, spesso aiutati da amici e parenti; La reazione irata dei familiari fa anch’essa parte della cerimonia, e trascorso un certo periodo, i fuggiaschi tornano al villaggio,
si riappacificano con la famiglia e partecipano alla cerimonia nuziale.”
Certamente tutto questo sarà stato superato come hai potuto constatare ma serve per conoscere le antiche tradizioni.

bortocal 24 dicembre 2013 alle 2:16
molto utile, invece, questa tua ricerca…
e se questo corteo fosse appunto quello che accompagna i due ragazzi fuggiaschi al villaggio e alle famiglie per sposarsi davvero dopo il ngirod?
l’assenza dei genitori si spiegherebbe meglio…

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IL PURA BATU BOLONG DI SENGIGGI – VIDEOCLIP INDONESIANO N. 134 – 694.

secondo la guida della Lonely Planet il Pura Batu Bolong è il monumento più grazioso di Sengiggi: è il tempio (Pura) della roccia col buco (Batu Bolong) e sta disseminato tra una serie pittoresca di scogli su una punta rocciosa della costa a sud del centro abitato; l’arco naturale su cui sorge l’ultima piccola pagoda è ben visibile anche nella sequenza di foto di questo videoclip.

si può arrivare al Pura Batu Bolong direttamente dalla spiaggia, scavalcando una bassa recinzione per entrare subito nella parte del complesso, se non più sacra, certamente più amata: quella che si spinge appunto nel mare.

oppure scendervi dalla collina, in alto, dove passa la strada, ed attraversare i 14 diversi punti di preghiera.

io, forse è superfluo dirlo, naturalmente ho fatto tutti e due i percorsi…

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lo stile di questo insieme di piccoli edifici ha qualcosa di originale, che lo distacca in parte da Bali, nonostante la fortissima ripetizione di molti elementi identici nelle statue, nel modo di addobbarle, con drappi giallo squillante o a grandi quadri bianchi e grigi, nell’iconografia dei mostri, nella ritualità dei canestrini di offerte coloratissime, depositati ovunque.

il tratto originale, in questo complesso sacro estremamente pittoresco e suggestivo, sta invece negli elementi cinesizzanti dell’architettura, come i tettucci delle piccole pagode che hanno ben poco di indiano e perfino di balinese e molto invece di cinese: per cui è davvero sconcertante questo assaggio di una specie di induismo cinesizzante…

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le immagini del prossimo video evidenzieranno per qualche altro aspetto questa ultima novità di Lombok e dell’Indonesia, che non ha finito ancora di stupirmi ed è già quasi giunto il momento di lasciarla…

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commenti:

gelsobianco 25 dicembre 2013 alle 1:39
Sì. Non si finirà mai di stupirsi!
🙂
gb

bortocal 25 dicembre 2013 alle 10:19
si viaggia proprio per questo… 🙂

gelsobianco 25 dicembre 2013 alle 22:57
Sì. E’ vero.
Lo stupore può essere provato anche stando in casa però.
E’ un qualcosa che appartiene ad alcuni, ad altri no.
Che cosa ne pensi?
Sorriso
gb

bortocal 25 dicembre 2013 alle 23:18
nei secoli, dal Marino al Pascoli, la capacità di meravigliarsi è stata vista come la vera base della poesia, cioè come il fondamento stesso dello spirito artistico.
credo che sia vero, e credo quindi che chi ha una predisposizione artistica sia particolarmente predisposto a meravigliarsi, mentre anime più concrete non si meravigliano più di tanto… e trovano che in fondo è normale anche lo straordinario…
😉
benvenuta quindi nel mondo degli artisti almeno potenziali, gelsobianco

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SECONDO E ULTIMO TRAMONTO A SENGIGGI – VIDEOCLIP INDONESIANO N. 135 – 698.

Ma domani ci sarà anche l’edizione natalizia del videoclip?

per una strana coincidenza i video veri e propri del viaggio indonesiano si concludono il giorno di Natale; ma non lo so se questo videoclip si possa definire natalizio: certo è infiocchettato per bene e il colore dell’oro delle decorazioni non manca al suo interno, anche se si tratta dell’oro naturale del tramonto.

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si tratta di un tramonto esagerato, da tutti i punti di vista: dei colori, dei profumi (impossibili da comunicare), delle penombre.

il sole tramonta, scendendo da nord – ma dopo tre settimane adesso non ci faccio neppure più caso -, dietro il vulcano Seraya, dell’isola di Bali: che non è neppure così imponente, come appare nelle foto, perché non raggiunge i 1.200 metri, ma ha una forma conica quasi perfetta ed appare netto e slanciato contro il cielo che si incendia.

è aldilà di sei ore di navigazione e tre di taxi, ma ora sembra vicinissimo, ed il profilo della punta orientale di Bali si distingue abbastanza bene.

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il tramonto è visto all’inizio dallo stesso Tempio della Roccia col Buco, il Pura Batu Bolong, del video precedente: solo che in esso compare un nuovo personaggio: un guru vestito di bianco che ha un’aria completamente cinese e continua a dissestare i miei punti di riferimento mentali, perché sarei portato a pensarlo piuttosto confuciano e a non vedercelo in un tempio induista, sia pure cinesizzante.

davanti al tempio nel tramonto i fedeli compiono gli ultimi riti, in parte a fianco del guru, con le loro offerte di fiori e frutta alle statue degli dei sulla punta marina del tempio, in parte nella spiaggia che si annera.

i fedeli hanno dei chicchi di riso incollati sulla fronte, non so come, e una polvere bianca, credo sempre di riso, sparsa tra i capelli.

hanno visi di una serenità quasi surreale.

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questo video è anche esageratamente lungo, rispetto al tema, e tanta insistenza si giustifica solo pensando che queste riprese segnano il mio addio all’Indonesia.

la notte che cala e nella quale, finito di cliccare, rientro rapidamente alla Sonya Homestay, è anche quella che mi vedrà partire molto, troppo presto, domani mattina, ben prima dell’alba, per l’aeroporto internazionale di Lombok, per il ritorno in Italia.

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per questo, fino a che c’è uno scialbore di luce, clicco nevroticamente, come se uno scatto in più potesse trattenere più a fondo il ricordo di questo viaggio che si conclude senza vere risposte, forse perché si è svolto senza vere domande.

non conoscevo l’Indonesia prima di partire, non mi sento di dire di conoscerla, dopo averne visitato una parte e avere toccato quattro delle sue isole maggiori in tre settimane.

l’idea che è rimasta a me, dopo questo caleidoscopio cangiante di immagini e che potrei avere trasmesso anche a chi ha avuto la bontà di seguirmi, in tutto o in parte, è quella della varietà, del cambiamento, dei colpi di scena, dell’inatteso che non si concilia facilmente con quanto si sapeva già o si crede di sapere.

* * *

nonostante quel che è dichiarato nel titolo e nel testo, qui sono mescolate riprese dello stesso tramonto di due giorni diversi, il 10 e l’11 maggio, e se qualcuno trova qualcosa di familiare nell’immagine della turista che riprende il calare del sole sulla spiaggia, sappia che la ripresa era stata inserita per errore nel video sul tramonto di Padangbai (e fu il motivo stesso che mi costrinse a rifare il video in una nuova versione).

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[IL VOLO DA LOMBOK A JAKARTA] – VIDEOCLIP INDONESIANO N. 1 – 700.

la notte è inquieta: mi sono messo d’accordo, due giorni fa, col tassista che mi ha portato qui a Denggigi dall’approdo del traghetto di Lombar – fin dal momento dello  sbarco per avere la certezza assoluta di riuscire a tornare -, perché venisse a prendermi in tempo per arrivare all’aeroporto di Mataram, il capoluogo di Lombok.

l’imbarco è previsto per prima delle 6 e questo orario antelucano è quello che spiega il prezzo modestissimo del volo di due ore per Jakarta: 70 euro.

chissà dove credevo di finire: tra i selvaggi? Senggigi è una località turistica (molto più vivace oggi, tra l’altro, di come la descrive la guida della Lonely Planet di qualche anno fa) e pullula di agenzie di viaggio che offrono servizi simili; la stessa Sonya Homestay poteva organizzarmi il viaggio.

il prezzo che mi ha richiesto il tassista è stato inoltre esoso, ma io non ho fiatato, quasi per ricambiarlo della cifra irrisoria che mi era costato arrivare fino a qui.

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il tassista ha calcolato che una partenza all’una fosse l’anticipo necessario, ed io già dall’una meno 10 minuti sono sulla strada che aspetto, col troller, in preda all’ansia, dato che purtroppo sono un tipo molto nevrotico: questa mia ansia è molto utile (per gli altri) quando si traduce in senso del dovere e perfezionismo personale sul lavoro; fastidiosissima, una vera zavorra, per non dire una maledizione, quando viene a colpire anche i momenti di svago.

insomma, il fatto di riuscire in due ore di volo a riattraversare tutta l’Indonesia, che ho messo venti giorni a percorrere via terra (e acqua), non mi convince del tutto: io poi sono – a sentire me – uno sfigato, un pasticcione (pensate che ho provato a partire da Malpensa con 12 ore di anticipo, leggendo male l’orario dell’aereo!) ed è sempre e soltanto un miracolo (secondo me) che riesca a cavarmela, organizzandomi i viaggi più inverosimili da solo e uscendone sempre vivo…

però, intanto che mi faccio tutti questi ragionamenti, l’una è passata e del tassista non si vede traccia; ovviamente avevo telefonato ansiosamente all’agenzia nel pomeriggio e mi ero fatto dare un numero di telefono; chiamo, ma il cellulare è disattivato.

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sarà l’una e un quarto che un taxi si profila sulla strada: corro verso di lui e salgo direttamente, non sono in grado di riconoscere se il tassista è quello di due giorni prima, ma dal nostro dialogo in un inglese immaginario, tanto il mio che il suo, capisco che non è lui.

lui del resto mi chiede stupito perché mai ho bisogno di un tassista per andare all’aeroporto: tra un’ora e mezza parte l’autobus di linea e mi mostra da dove.

oramai io però sono in preda al panico: secondo me l’autobus di linea non arriverà comunque mai in tempo per le complesse operazioni di imbarco e con l’avanzare della notte anche i taxi spariranno dalle strade: che fare?

* * *

cammino su e giù disperato, anche perché effettivamente non passano più altri taxi, e allargando il giro del mio inquieto vagare, passo davanti ad una normalissima auto dove c’è un uomo che dorme, ma è come se magicamente sentisse le ondate della mia ansia che escono dal mio corpo, perché si riscuote, si stropiccia gli occhi, si alza, apre la portiera sorridendo.

è lui! il mio autista, adesso lo riconosco, mentre bofonchia, sorry, di essere arrivato troppo presto (anche lui!) e di essersi addormentato…

va be’, sbrighiamoci, è già l’una e trenta: carico il troller e si parte.

* * *

il percorso è straordinariamente scorrevole e sorprendentemente breve: alle 2:30 siamo già davanti all’ingresso dell’aeroporto.

sbarrato, sbarratissimo.

c’è solo un custode ad una guardiola, a forse un km, un km e mezzo, dall’edificio, che si vede in fondo ad un lungo viale che fa una larga curva.

non importa, dico al tassista e al custode, se lui non può entrare, me la faccio anche a piedi.

eh no, non si può, dice il guardiano: motivi di sicurezza: diversi viaggiatori sono stati rapinati di notte mentre facevano quel tratto, e per questo adesso l’aeroporto di notte è chiuso: bisogna aspettare le 4 quando aprirà.

e allora io che faccio?

guardiano e tassista parlottano un po’, poi il tassista mi dice che, con una piccola mancia, il custode mi lascerà distendermi su una panca in una della guardiole.

affare fatto, e così ecco che mi godo la notte tropicale, i furgoni che vanno e vengono con le loro merci, entrando tanto non verranno rapinati loro, alla fine ecco anche l’autobus da Senggigi, che arriva alle 4 in punto ed entra…

* * *

e dietro di lui ecco bortocal, col suo troller, che si fa a piedi, vispo e pieno di tosse, il vialone, che dalle 4 in poi è ufficialmente sicuro, dicono.

ma l’aeroporto vero e proprio è chiuso ancora e non aprirà prima delle 5: non rimane che risistemarsi lì fuori, con altri viaggiatori, ed imbarcarsi veloci al momento giusto.

a Jakarta si arriva alle 8 di mattina: mi immaginavo un volo spettacolare dal punto di vista dei panorami, ma la foschia del mattina nasconde tutto, come sa chi ha già visto il video numero 1.

sembrano passati anni, non tre settimane, vero?


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