per fortuna c’e` l’inflazione: il rapporto ISTAT giugno 2018 – 265

se solo fossimo capaci di non farci distrarre!

ragazzi, dobbiamo restare concentrarti sul PIL: si chiama Prodotto Interno Lordo, ma in realta` misura soltanto quanto denaro sta circolando.

non interessa nulla a quali scopi circola: recentemente anche la prostituzione o il traffico di droga sono trionfalmente entrati a far parte del PIL, anche se nessuno saprebbe effettivamente dire che cosa producono (a parte lo sballo).

ma il mantra e` quello del dio denaro: abbiamo costruito un sistema economico che si regge soltanto se il denaro circola sempre di piu`, non importa a nessuno a quale scopo.

e allora, ditemi, cari lettori, se qualcuno di voi lo sa: come sta andando il PIL in Italia?

ce lo dice il rapporto periodico trimestrale dell’ISTAT, riassumendo la situazione a fine giugno.

. . .

il PIL va maluccio, eh.

non nel senso, Dio non voglia, che, come in qualche malaugurato anno passato, abbia gia` cominciato a diminuire di nuovo…: ma si dice meglio decrescere, giusto per non abbandonare l’idea della crescita neppure quando si vorrebbe negarla.

sono quattro anni che il PIL in Italia cresce, complessivamente del 4,5% nel periodo.

ma adesso da` segni di crescere meno…: negli ultimi 3 mesi soltanto lo 0,2%.

lo 0,9% dall’inizio dell’anno; e manca ancora lo 0,6%, da qui a dicembre, alla previsione dell’1,5% annuale.

e dunque, allarme: anche molto interessato.

restiamo ancora dello 0,7% sotto al livello raggiunto a fine giugno del 2011 e siamo ben del 5,4% in meno rispetto al marzo 2008, l’inizio della grande crisi.

servirebbe sottolineare che il dato italiano e` in linea, pur sepre sottotono, con l’andamento economico generale dell’Unione Europea, che e` del + 0,3% a giugno rispetto al + 2,1% previsto su base annua.

se si approfondisse ancora l’analisi – ma dio ce ne guardi -, si potrebbe scoprire che “dal lato della domanda, vi è (…) un apporto negativo della componente estera netta”. L’export netto, insomma, ha remato contro.

. . .

questo ci potrebbe dire, se qualcuno avesse voglia di saperlo, che probabilmente sono i primi effetti della guerra commerciale che Trump sta facendo all’Unione Europea, ma ti pare il caso di dare la colpa all’amico americano del governo?

l’amico americano dai piedi d’argilla, che sta adottando la stessa nostra politica economica: nel bilancio 2019 il debito pubblico americano superera` per la prima volta il 100% del PIL annuo (raggiungendo i tre quarti del valore percentuale che ha in Italia) e i 1.200 miliardi di dollari: quasi la meta` del debito pubblico italiano in un anno soltanto.

con un aumento del debito per spese militari a 716 miliardi di dollari rispetto ai 634 del 2017 e del deficit per altre spese a 605 miliardi di dollari rispetto ai 539 di due anni fa.

. . .

in ogni caso in Italia “la diminuzione del valore aggiunto” e` concentrata “nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca”: che si stia diffondendo davvero il modello dell’autoconsumo?

il risultato globale, comunque, e` che torna a diminuire, e questa e` davvero una brutta notizia, il numero complessivo degli occupati, dopo una crescita importante di 330.000 unita` nell’ultimo anno.

diminuiscono soprattutto gli occupati a tempo indeterminato con piu` di 35 anni, e aumentano ancora invece gli occupati a tempo determinato.

in buona sostanza aumentano disoccupazione e precarieta`.

e questo e` un dato italiano, in controtendenza rispetto a quello dell’Unione Europea, dove l’aumento dell’occupazione continua, sia pure con una significativa improvvisa diminuzione del forte ritmo degli ultimi anni, molto positivo soprattutto nell’area euro.

eurostat-disoccupazione-ue

. . .

pero` per fortuna, a stare alla nostra stampa di regime al servizio dei suoi proprietari , in questo scenario non catastrofico, ma vagamente preoccupante, c’e` una buona notizia.

e ve la cito come la da` letteralmente La Stampa perche` altrimenti potreste pensare che me lo invento:

Segnali positivi arrivano invece dalle stime sull’inflazione, che a luglio registra un aumento dello 0,3% su base mensile e dell’1,5% su base annua (a giugno era +1,3%). L’aumento dei prezzi fa crescere il Pil nominale e quindi aiuta i conti pubblici.

e poi qualcuno si lamenta se i populisti crescono?!

ve lo traduco in italiano populista io questo dato?

le esportazioni calano, la disoccupazione cresce, le aziende, se assumono, lo fanno a termine; e aggiungi anche che i prezzi salgono lo stesso, e quindi il valore reale dei salari diminuisce.

ma questa e` l’unica vera buona notizia per i padroni del vapore…

quelli che sognano il grande colpo gobbo dell’uscita dall’euro per rilanciare l’inflazione alla grande…

. . .

blog-peggio_1929_1a

andamento storico dell’indebitaento totale negli USA nell’ultimo secolo, qui fino al 2011.

che l’economia moderna si regga sempre di piu` sull’aumento del debito dimostra che siamo governati da un’economia di rapina che distrugge l’ambiente e ipoteca il futuro.

purtroppo una mente libera deve rovesciare il mantra del culto del PIL e dell’amore per il debito.

il ritorno ad un’economia umana che metta al primo posto i nostri bisogni fondamentali, un’economia della frugalita`, passa attraverso la gioia per la diinuzione del PIL, nonostante i suoi gravi costi sociali attuali.

il PIL cala, i prezzi crescono lo stesso, i consumi reali quindi diminuiscono, il pianeta migliora almeno per quanto sta in noi.

dobbiamo pero` intervenire socialmente per dare lavoro a tutti: ci serve il lavoro di cittadinanza, non il reddito di cittadinanza.


2 risposte a "per fortuna c’e` l’inflazione: il rapporto ISTAT giugno 2018 – 265"

  1. In buona sostanza la decrescita ( si spera felice) si impone per necessità inevitabile, i governi ne prendano atto e la favoriscano disincentivando l’economia di puro consumo inutile da un lato e creando lavoro socialmente utile finanziato dagli enti pubblici invece che grandi opere dannose per tutti ed utili solo per l’oligarchia economica attuale, e non mi si dica che mancano i danari … quando servono al potere si trovano comunque in due giorni, vedi banche, guerre ed armi, sostegni alle industrie del fossile, alla chiesa, sprechi vari ed grandi evasioni…
    Ma forse pretendo un po’ di socialismo antiliberista

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    1. siccome dici cose che anche io ripeto a me stesso, mi appunto qualche elemento di autocritica, piu` che altro:

      1) siamo ancora a Keynes: in periodi di crisi lo stato deve non sostenere i consumi, come oggi si suole dire attribuendogli cose mai dette, ma investire in modo utile per il futuro.

      ma questo continua a sviluppare il debito, e dunque quanto e` compatibile con la nostra concreta situazione attuale?

      2) limitare i consumi inutili: ma chi decide quali sono? per te e me sono ad esempio il SUV, ma per il proprietario del SUV o gli elettori di Trump una spesa inutile e` proteggere il territorio.

      questa temo sia l’obiezione definitiva: i consumi del consumismo che noi giudichiamo inutile sono psicologicamente indispensabili per la maggioranza .

      dunque occorre introdurre qualche criterio oggettivo (credo che tu ed io intendiamo questo usando la parola “inutile”): ma se la maggioranza della popolazione rifiuta questi criteri oggettivi, che si fa?

      si esce dalla democrazia come orizzonte mentale nell’attesa illusoria che qualche potere esterno illuminato imponga queste scelte?

      mi pare grottesco pensarlo, visto che oltretutto i poteri reali sono fermamente decisi a sviluppare il consumismo fino a che si puo`.

      ma se anche, per assurdo, ci fosse un generale in grado di pensarlo e di fare un colpo di stato per imporre la difesa dell’ambiente e la fine dell’autodistruzione, i costi sociali di questa scelta sarebbero inaccettabili, dato che vi sarebbero certamente forme di opposizione violente.

      lucidamente, credo, io non ci vedo soluzione.

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