lo sciopero dei pomodori – 273

mi scrive un messaggio un amico:

Pomodori. I democratici USA (kennedyani & C.) negli anni Sessanta fecero per mesi (o anni) sciopero di acquisti di uva da tavola. Potremo imitarli per una settimana di sciopero dei pomodori?

con questa brillante proposta intende ovviamente appoggiare lo sciopero dei braccianti immigrati indetto per oggi nelle piantagioni di pomodori, dove lavorano in condizioni pratiche di schiavitu` per l’Italia ipocrita e benestante contraria agli immigrati clandestini, ma non quando lavorano in nero e in condizioni brutali, per il loro profitto.

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finalmente anche la moderna schiavitu` si muove; e noi che cosa facciamo?

. . .

gli rispondo, come autoproduttore pervicace di verdure, uova e frutta:

ah, io non ho problemi, figurati: ottima idea. Sostengo lo sciopero regalando pomodori bio a chi viene a prenderseli da me. 🙂

. . .

non e` uno scherzo: faccio davvero mia la proposta di boicottare l’acquisto di pomodori coltivati con metodi industriali la prossima settimana da lunedi` a domenica ed offro davvero un chilo di pomodori coltivati in modo assolutamente naturale, fino ad esaurimento della produzione, a chi viene a trovarmi, aderendo allo sciopero.

chi condivide, e` pregato di diffondere l’idea.

 

 


2 risposte a "lo sciopero dei pomodori – 273"

  1. Io sapevo che al Nord Italia la raccolta del pomodoro da industria è totalmente meccanizzata, se in alcune zone del Sud è ancora manuale, probabilmente è più per arretratezza culturale/tecnologica e lassismo da parte delle istituzioni statali, che per profitto o per tenere i prezzi bassi (come sostiene qualcuno, secondo me infondatamente, visto che i prezzi non sono determinati dal metodo di raccolta).
    Dal momento che non è possibile per il consumatore distinguere tra i pomodori raccolti meccanicamente, e quelli raccolti a mano (e tra quelli raccolti a mano non c’è modo di riconoscere quelli raccolti tramite schiavismo, da quelli raccolti da dipendenti in regola), forse il boicottaggio non ha molto senso.

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    1. sono osservazioni acute, come sempre, che cercano di riportare con i piedi per terra.

      pero` direi che, piaccia o meno, la prima caratteristica di uno sciopero (e quindi anche di un boicottaggio) e` di non riuscire quasi mai a delimitare rigorosamente gli effetti della sua azione a chi e` oggetto della protesta: per esempio, quando scioperano i lavoratori dei trasporti, sono i trasportati che restano a piedi, cioe` vengono colpiti anche loro, che non c’entrano niente; si suppone (a ragione o a torto) che questo danno sociale dovrebbe indurre le autorita` politiche ad intervenire per rimuovere le cause della protesta.

      in alcuni casi la legge interviene, o dovrebbe, per limitare danni sociali troppo ingiusti; ma non mi pare questo il caso; e` vero che verrebbero colpiti da questo boicottaggio (indirettamente) anche produttori che non hanno niente a che fare con pratiche illegali di utilizzo della mandodopera; ma il danno generale dovrebbe in teoria indurre il governo ad intervenire con piu` energia per stroncare queste pratiche illegali; quindi direi che il danno ingiusto a chi non c’entra sarebbe addirittura equilibrato in questo caso dal possibile vantaggio di eliminazione di una concorrenza ingiusta.

      caso addirittura raro, dunque, di un’azione di protesta, in questo caso contro il lassismo statale (come giustaente lo definisci), la quale ha un aspetto positivo per chi ne viene indirettamente colpito.

      la mia seconda osservazione riguarda il rapporto fra prezzi e metodi di raccolta e la prendo alla larga con un esempio: e` abbastanza accettato nel campo degli studi della storia antica che fu lo schiavismo – che divenne la struttura sociale portante dell’impero romano – la causa principale del blocco, a partire dal terzo secolo a.C., della ricerca scientifica e tecnologica che aveva raggiunto risultati eccezionali fino a quel momento: simbolica addirittura e` l’uccisione di Archimede, l’Einstein dell’antichita`, ad opera di un soldato romano durante l’assedio di Siracusa, in cui lui aveva organizzato una brillante difesa incendiando le navi romane con gli specchi ustori, una specie di antenato dei moderni laser.

      nel nuovo impero romano la disponibilita` data dalle continue guerre di conquista e la quasi inesauribile di manodopera a prezzo nullo (Catone il Vecchio consigliava di uccidere gli schiavi se diventavano improduttivi per malattie o vecchiaia) distrusse la tecnologia ellenistica., che aveva raggiunto risultati davvero straordinari, che furono addirittura dimenticati quasi completamente e vengono oggi riscoperti frammentariamente e quasi per caso.

      lo schiavismo quindi e` sempre nemico della tecnologia e puo` impedirne l’affermazione grazie a prezzi di produzione addirittura piu` bassi.

      per inciso, il modello di organizzazione sociale che il nazismo aveva in mente e che fortunatamente e` fallito per le sue sconfitte militari era proprio una riedizione moderna dello schiavismo dell’antica Roma.

      questo ando` in crisi quando vennero meno le possibilita` di espansione militare e quindi di nuovi schiavi, sia per l’insuperabile resistenza delle popolazioni locali nell’Europa nord-orientale, sia per limiti geografici (il Sahara a sud): i romani non arrivarono mai ad inventare il comercio degli schiavi attraverso gli oceani proprio per i limiti, prima di tutto mentali e culturali, prodotti dalla ideologia dello schiavismo di massa realizzato attraverso guerre di conquista.

      la riduzione dell’apporto di nuovi schiavi costrinse alla fine a cambiare atteggiamento verso gli schiavi, divenuti merce preziosa, introdusse pratiche di affrancamento e porto` al successo sociale le filosofie filantropiche dell’epoca, prima, e poi la loro popolarizzazione in forma di nuove religioni, come il cristianesimo, e alla fine produsse nuove forme di organizzazione sociale e la sostituzione dello schiavismo antico con la servitu` della gleba medievale, cioe` di una forma di schiavismo autarchico e a base sociale al posto dello schiavismo generato dal complesso del potere politico-militare romano.

      certo, alcuni parallelismi col mondo moderno sarebbero persino impressionanti se non corrispondessero, evidentemente, a strutture profonde del pensiero umano.

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